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Un ricordo di Alfio Mangiameli

Egli militó sempre, con coerenza, durante la sua lunga e intensa carriera politica, vissuta sempre nelle prime file, quelle cioé piú esposte al fuoco avversario, nella „sinistra democratica“; consigliere comunale per 9 legislature...

di Ferdinando Leonzio - domenica 19 febbraio 2023 - 3352 letture

Le elezioni comunali del 15 giugno 1975 segnarono una svolta nella politica lentinese, soprattutto perché una consistente fetta dell’elettorato comunista, in polemica col gruppo dirigente di quel partito [1] si spostó verso il PSI [2], che fu improvvisamente catalputato al centro della scena politica cittadina, quale forza politica da cui non si poteva prescindere per la formazione di qualunque maggioranza [3].

Sembrava quasi che i socialisti fossero stati concretamente proiettati verso i fasti del 1946 [4].

Posso dire di avere intuito quel brillante risultato, quando potei visibilmente constatare il favore del pubblico che gremiva numeroso le due piazze centrali, essendo toccato a me l’onore di chiudere la campagna elettorale per il partito socialista [5].

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Alfio Mangiameli

Gli otto eletti socialisti erano di varia provenienza ed esperienza: Sebastiano Centamore, vicesindaco uscente [6] e leader del partito a Lentini; Ferdinando Leonzio, professore e assessore uscente; Angelo Celso, commerciante del pesce e consigliere uscente, Vitale Martello, ragioniere, ex sindaco; Saro Chiarenza, agricoltore, ex consigliere; e i nuovi eletti Vittorio Maglitto, operaio, Nello Cardillo (capogruppo), impiegato, e l’allora sconosciuto Alfio Mangiameli [7].

Il leader del PSI, che non mancava di una notevole carica di ironia, pur gongolante per l’affermazione socialista, cosí la commentó, tra il serio e il faceto: „Semu cunsumati!“ (siamo rovinati). Fu buon profeta, come vedremo.

Il giovane Mangiameli (era nato il 15-6-1953), ancora fresco di studi (si era diplomato geometra all’Istituto Tecnico Commerciale [8]) era imprevedibilmente piombato in un ambiente alquanto insidioso e per lui del tutto sconosciuto.

Di lui si sapeva solo che era figlio del vecchio militante socialista Turi Mangiameli, impiegato comunale e intimo amico del leader Centamore. Da anziano Turi diventerá anche un mio caro amico, con cui avró costante frequentazione negli ultimi anni della sua vita.

Alfio in politica era del tutto bianco, ma aveva una qualitá che pochi hanno non solo in politica, ma anche nella vita: la modestia, accompagnata da una forte volontá di apprendere e di migliorare. Poco tempo dopo le elezioni mi avvicinó e mi chiese di potermi stare vicino nelle vicende comunali, per acquisire dimestichezza con la politica. Non so perché abbia scelto proprio me; forse perché ero l’unico laureato del gruppo e perché avevo anche una certa esperienza politica. Mi poneva domande, mi chiedeva informazioni, a cui io non mi sottraevo. Egli sapeva mettere a frutto tutte le esperienze che faceva. Tanto è vero che sará rieletto molte volte, ricoprendo anche importanti cariche assessoriali, fino a diventare un ottimo conoscitore della macchina amministrativa: il migliore che io abbia mai conosciuto.

Fu tuttavia sempre capace di avere convinzioni proprie, senza mai farsi strumentalizzare da nessuno, sapendo dire no quando occorreva, ma battendosi con ardore per le cause in cui credeva.

Nacque dunque fra noi un’amicizia sincera e una simpatia umana, che continuarono sul piano piú generale, anche quando le vicende successive divisero i nostri percorsi politici. Un’amicizia durata sino alla sua morte. Alfio non ha mai cercato la gloria personale, l’esibizione e l’arroganza del potere. Ha sempre preferito tenersi lontano dalle luci della ribalta, pur avendo ricoperto cariche e ruoli assai importanti nella vita pubblica. Il PSI, a grandissima maggioranza, nel 1975 decise di lasciare l’alleanza con lo sconfitto PCI e di partecipare, da protagonista, ad una nuova edizione del centro-sinistra [9]. Sindaco fu eletto Sebastiano Centamore [10].

Cosí cominciava una legislatura destinata ad essere molto movimentata. Il partito piú movimentato di tutti – lo si vide poco tempo dopo – era il PSI, diviso in correnti, cordate, gruppi, sottogruppi, per molti dei quali la meta agognata sopra ogni altra, l’Eldorato della politica, il ritorno all’Eden, il trionfo dell’Ideale ormai cominciavano ad avere un solo nome: assessorato.

La giunta Centamore ebbe poca vita. Le elezioni regionali del 20 giugno 1976, a cui lo stesso sindaco si era candidato, videro il PSI precipitare al 6,40 % e, alle politiche che si tennero contestualmente, addirittura al 5,7. Il sindaco, uomo di grande intuito politico, ne trasse le dovute conclusioni e, con gesto di notevole eleganza istituzionale, rassegnó le dimissioni.

Si aprirono dunque la prima crisi comunale e le trattative fra i partiti per la risoluzione della stessa. Intanto le tensioni interne avevano portato al commissariamento della sezione socialista [11].

La crisi si concluse con la costituzione di una Giunta di larghe intese [12], composta da DC, PCI, PSI e PSDI.

Al PSI andarono due assessorati assegnati, in seguito a rigida procedura statutaria, a Saro Chiarenza e a Ferdinando Leonzio, in seguito sostituito da Nello Cardillo.

Intanto, attorno alla figura di Alfio, andava coagualandosi, all’interno del PSI, una nuova componente, guidata dall’intelligente imprenditore ed ex consigliere Saro Renna.

Le dimissioni della giunta Fisicaro, logorata dalla rivalitá tra i partiti che l’avevano espressa e dalle loro diatribe interne, aprirono una lunga crisi istituzionale di non facile soluzione.

In particolare esplose la faida all’interno del PSI, partito buono per tutte le maggioranze e dunque potenziale detentore di assessorati. Si aprí al suo interno un periodo di turbolenze, denso di riunioni ufficiali e ufficiose, di scontri, di accalorati interventi, di finzioni, di trucchi, di finte, di incontri riservati, ma non tanto...

I toni alti delle tensioni interne portarono, nel dicembre 1977, ad un drastico intervento della Federazione socialista, ad un nuovo scioglimento della sezione e al conseguente suo commissariamento [13], nonché ad un ridimensionamento del gruppo consiliare, che venne „ingessato“ dal divieto della Federazione di partecipare a maggioranze o giunte.

Il consigliere Celso e il suo gruppo rimasero indipendenti, mentre la componente Renna e i consiglieri Cardillo e Mangiameli finirono per aderire al PRI.

Tale partito, nell’immediato dopoguerra, aveva puntato solo sul carisma di singoli personaggi dalla salda coscienza civile e di specchiata onestá, come il medico Milazzo e il barbiere Cannone, e solo di recente si era dotato di una struttura organizzativa, grazie alla passione di Giovanni Scuderi, di Salvatore Giuffrida, di Ciccio Consiglio, ed aveva potuto cosí presentare una propria lista, eleggendo un consigliere comunale, nella persona dell’avv. Salvatore Maddalena, poi entrato nella giunta Centamore.

Il PRI rimase fuori dalle giunte che si costituirono nell’ultima parte della legislatura, quelle di minoranza DC-PSDI, presietute prima dall’ing. Andrea Amore (PSDI) e poi dall’avv. Vincenzo Bombaci (DC), e quella di un nuovo „compromesso storico“ DC-PCI-PSDI, con sindaco il prof. Riccardo Insolia (PCI).

Questo periodo serví ad Alfio Mangiameli per acquisire una buona conoscenza della politica locale e della macchina amministrativa, per intrecciare rapporti con i vertici del suo nuovo partito; alla corrente Renna, confluita nel PRI, ma molto piú politicizzata e consistente del nucleo iniziale della sezione repubblicana, per conquistarne la maggioranza e portare Renna alla segreteria del partito. Immutati rimasero i miei rapporti di amicizia con Alfio.

Le nuove elezioni amministrative del’8 giugno 1980 espressero un Consiglio Comunale alquanto diverso dal precedente [14]. In particolare il PRI ottenne una buona affermazione, raggiungendo il 6,07 % dei consensi rispetto al 4,6% del 1975 e portando i suoi consiglieri da 1 a 2. Furono eletti l’uscente Alfio Mangiameli e, con una certa sorpresa degli ambienti politici, il suo zio paterno Nunzio, che ben presto si rivelerá ottimo collettore di consensi elettorali.

Costituitasi la giunta di centro sinistra DC-PSI-PRI, presieduta dall’avv. Giacomo Capizzi (DC), Alfio vi entró come assessore ai Lavori Pubblici, cioé con la rubrica considerata la piú „pesante“ politicamente. Dissoltasi, nell’aprile 1981, tale coalizione, per i dissensi tra DC e PSI, la nuova crisi venne risolta con il varo di un bicolore DC-PRI, appoggiato dall’esterno dal PSDI, e ancora presieduto dal Capizzi. Alfio Mangiameli, come rappresentante del secondo partito della coalizione, vi entró con la carica di vicesindaco.

Si era peró ben lungi dall’aver raggiunto una stabilitá nel quadro politico lentinese. Le dimissioni presentate da Capizzi aprirono un’ulteriore crisi che si concluderá con la riedizione della stessa formula DC- PRI con appoggio esterno del PSDI, ma con il cambio della sindacatura che fu assegnata al giornalista Gianni Cannone (DC). Vicesindaco fu di nuovo il repubblicano Alfio Mangiameli, ormai divenuto un esperto esponente della politica locale [15].

La giunta Cannone cadde in seguito al ritiro (25-4-1983) dell’appoggio esterno dell’unico, ma determinante, consigliere del PSDI [16].

La crisi che ne seguí fu davvero lunga e tormentata, soprattutto per le lotte di corrente che agitavano la DC e il suo gruppo consiliare e per l’instabilitá politica all’interno del PSI, sempre impegnato con rivalitá interne di vario tipo.

Alla fine le delegazioni della DC, guidata dal segretario rag. Pippo La Rocca [17], del PSI, capeggiata dal segretario Ferdinando Leonzio [18] e del PRI, rappresentato dal segretario Saro Renna, raggiunsero l’accordo (agosto 1983) per una nuova giunta Cannone, questa volta sostenuta da una maggioranza (apparentemente) forte di centro-sinistra, formata da DC, PSI e PRI.

Ancora una volta Alfio Mangiameli vi entró, come unico rappresentante del PRI.

I malumori per la scelta degli assessori cominciarono peró presto a serpeggiare nel PSI. Inoltre la nuova compagine non ebbe vita facile per i contrasti all’interno del gruppo consiliare della DC e il 12 dicembre 1983 il Consiglio Comunale dovette prendere atto delle dimissioni della Giunta. La polemica fra i tronconi della DC continuó anche in seguito, portandoli a conclusioni assai diverse: i „nicotriani“ optarono per uno scioglimento del Consiglio Comunale, onde ridare la parola ai cittadini, mentre i „moncadiani“ si pronunziarono per una soluzione „istituzionale“ che consentisse di affrontare i piú urgenti problemi cittadini.

Al PCI, giá costretto all’opposizione fin dall’inizio della legislatura, parve giunto il momento di ritornare alle urne, fiducioso in un successo elettorale che lo riportasse al centro della scena politica locale. All’interno del PRI si fece intanto strada una posizione assai critica nei confronti della DC, ritenuta la principale responsabile delle continue e logoranti crisi comunali.

Il PSI, allora allineato alla politica della „governabilitá“ a tutti i livelli, si schieró subito per un’intesa tra le forze laiche che desse vita ad una coalizione detta di “Alternativa Democratica“ tra PCI, PSI, PSDI e PRI. L’intesa tra PSI e PRI fu facilmente raggiunta. Assai piú tormentata risultò quella con il PCI, allora guidato dal prof. Michelangelo Cassarino [19].

Io ed Alfio Mangiameli (capogruppo PRI) decidemmo di approfittare di un’assemblea pubblica e „aperta“ del PCI, per informare della nostra proposta quell’assemblea , che non poté fare a meno di consentire di verificare la percorribilitá della soluzione proposta. Successivamente Alfio ed io ci dividemmo i compiti operativi: io quello di contattare ufficialmente il PCI e di convocare una conferenza interpartitica; Alfio quella di contattare il leader socialdemocratico Andrea Amore. Egli concluse con pieno successo la sua „missione“.

Dopo numerosi e lunghi incontri, svoltisi sotto la mia presidenza, fra le quattro delegazioni, alla fine si trovò l’accordo e venne eletta una Giunta, sorretta da 21 consiglieri su 40 [20], con sindaco l’on. Mario Bosco (PCI) [21].

Al momento della formazione della nuova Giunta i repubblicani indicarono come assessore non, come si pensava, il collaudato capogruppo ed ex vicesindaco Alfio Mangiameli, uno dei principali artefici della nuova formula, ma lo zio Nunzio Mangiameli. Non si capí allora se si trattasse di una normale rotazione all’interno del gruppo repubblicano, oppure di un segnale dell’emergere di qualche crepa nel gruppo dirigente di quel partito. Certo è che, qualche tempo dopo, in seguito ad un congresso sezionale, il prof. Silvio Pellico sostituirá alla segreteria del PRI il Renna, che diventerá, da allora, leader della minoranza interna del partito. Le nuove elezioni amministrative del 12 maggio 1985 premiarono la maggioranza di sinistra, che passó da 21 a 24 consiglieri [22].

Il PRI (8,48 %) aumentó la sua rappresentanza da due a tre consiglieri, riconfermando i due Mangiameli, Alfio e Nunzio, della maggioranza interna del PRI, mentre per la minoranza risultó eletto l’imprenditore Enzo Reale, astro nascente della politica lentinese [23].

Nunzio fu riconfermato, per il PRI, anche nella nuova giunta Bosco.

La divaricazione fra le due ali del PRI continuó a crescere, al punto che, tempo dopo, la minoranza lascerá il partito per aderire ad un movimento scissosi dal PRI, il Movimento Democratico Repubblicano (MDR).

Le diatribe all’interno dei partiti impegnati in giunta portarono alla caduta della seconda giunta Bosco e all’innaturale abbraccio diretto tra la „Balena Bianca“ e l’„Elefante Rosso“ [24], con esclusione di tutti gli altri partiti che, naturalmente si collocarono all’opposizione.

Sindaco, ora a capo di una Giunta DC-PCI, fu riconfermato l’on. Bosco. Tale connubio aveva peró molte probabilitá di non essere capito dall’elettorato, abituato, specialmente nella sua parte moderata, a considerare i due partiti alleati come alternativi fra di loro. La DC era molto sensibile a tale situazione, al punto di favorire una crisi pilotata. Caduta la terza ed ultima giunta Bosco si diede perció vita ad una larghissima coalizione DC-PCI- PSI-PRI-PSDI. Sindaco fu eletto (11-10-1988) il dott. Santo Ragazzi (PSI).

Per il PRI ritornó in Giunta l’ormai veterano Alfio Mangiameli.

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Mangiameli, delegato dal sindaco, celebra un matrimonio

Neanche la giunta Ragazzi ebbe vita facile e quando la DC, come partito di maggioranza relativa in C.C., esplicitó la sua aspirazione ad avere il sindaco, la giunta Ragazzi si dimise. Le subentró (1-8-1989) una giunta di centro sinistra classico DC-PSI-PRI, presieduta dal geom. Davide Battiato (DC) che durerá fino alla fine della travagliata legislatura, contrassegnata dalla crisi di tutti i partiti.

Il PRI, sempre guidato dal prof. Silvio Pellico, vi fu, ancora una volta, rappresentato da Alfio Mangiameli. Il quale intanto si era sposato, dedicandosi sempre piú alla sua attivitá di produttore agrumicolo.

Alle elezioni del 6-7 maggio 1990, le ultime tenute col sistema proporzionale [25], il PRI (7,61 %) sembró aver assorbito la scissione del MDR [26], ottenendo ugualmente tre consiglieri: gli uscenti Alfio Mangiameli (capogruppo) e Nunzio Mangiameli e l’esordiente rag. Umberto Ferriero. Dalle difficili trattative tra i partiti scaturí una giunta di centro composta da DC, MRD e PLI, presieduta dal rag. Pippo La Rocca (DC). Il PRI ne rimase fuori. Ma, cessato il clima unitario che si era in seguito instaurato in Consiglio Comunale per fronteggiare le conseguenze del terremoto del 13 dicembre 1990, la giunta La Rocca si dimise (15-2-1991), lasciando poi il posto, a una formazione di centro-sinistra di piú consistente base consiliare, ancora guidata dal La Rocca. Nel nuovo esecutivo DC-PSI-PRI-MDR il PRI fu ancora rappresentato da Alfio che, per la terza volta, divenne vicesindaco.

Ma anche questa coalizione duró poco, soprattutto per le divisioni interne alla DC, ormai in piena crisi organizzativa, per cui anche la 2a giunta La Rocca, nell’ottobre 1991, rassegnó le dimissioni. La Prima Repubblica stava morendo.

Dopo due mesi di logoranti quanto inutili trattative, fu un autorevole esponente del PDS [27], il capogruppo Elio Magnano, a prendere l’iniziativa, proponendo una „giunta di programma“, che fu poi eletta (10-12-1991) e sostenuta da PDS, 7 consiglieri della DC, PRI, PLI, MDR e dal consigliere Ragazzi (PSI).

Per il PRI, ancora una volta, entró in Giunta Alfio Mangiameli. Ma, all’approssimarsi delle elezioni politiche dell’aprile 1992, il gruppo consiliare della DC si ricompattó e, per conseguenza, anche la giunta d’emergenza Magnano si dimise (21-5-1992).

Essa venne sostituita da un ulteriore centro-sinistra DC-PSI-PRI con sindaco il prof. Nino Mazzone (DC). Il PRI vi partecipó, ma stavolta con Nunzio Mangiameli.

La nuova crisi fu causata dalle dimissioni dei due assessori del PSI. Di conseguenza, alla grandissima maggioranza dei consiglieri non restó altro che dimettersi dalla carica (15-10-1992), determinando con ció lo scioglimento del consesso civico.

Nel periodo della gestione commissariale del Comune scomparvero organizzativamente dalla scena politica lentinese la DC [28], il PSI e il PSDI. Apparvero nuovi partiti come Alleanza Democratica (AD) e Rifondazione Comunista (RC), La Rete e Mani Pulite, mentre si organizzavano alcune liste civiche.

Alle nuove elezioni comunali del 21-11-1993 il sindaco non sarebbe piú stato eletto dal C.C., ma direttamente dai cittadini, con un sistema maggioritario a doppio turno. I consiglieri sarebbero passati da 40 a 20. A prevalere fra i cinque candidati a sindaco, nel ballottaggio finale del 5-12-1994, fu il sindacalista Turi Raiti (PDS) [29], sostenuto dal suo partito e dal PRI.

La mancata inclusione, da parte di Raiti, nella sua Giunta, di una rappresentanza del PRI, che pure risultó determinante (7,27 %) per la sua elezione, fu causa di forte malumore dei repubblicani che avevano eletto due consiglieri su venti: ancora Alfio Mangiameli e, con la qualifica di socialista indipendente, Angelo Celso.

Nel corso del 1994 il PRI di Lentini cominció a liquefarsi [30], riducendosi, a poco a poco, a una sparuta pattuglia di militanti raccolta attorno al consigliere comunale Alfio Mangiameli.

Alle provinciali del 12 giugno 1994 il PDS di Lentini decise di presentare due canditati: un proprio militante, l’architetto Melo Conti, e Nunzio Mangiameli, come indipendente repubblicano, che fu l’unico dei due ad essere eletto [31].

All’approssimarsi delle nuove elezioni comunali del 30 novembre 1997, che avrebbero decretato la riconferma del sindaco Raiti [32], il PRI di Lentini, ormai ridotto quasi ad una sigla [33], non fu in grado di presentare una propria lista e pertanto decise di presentare alcuni suoi esponenti in quella di „Rinnovamento Italiano“ (R.I.) [34], di cui nazionalmente il PRI era stato stretto alleato all’interno della coalizione di centro-sinistra („L’Ulivo“) guidata da Romano Prodi. L’unico eletto di tale lista, che aveva sostenuto la candidatura a sindaco dell’on. Mario Bosco, fu Alfio Mangiameli.

Il periodo che seguí fu contrassegnato da una vorticosa girandola di cambiamenti, sia a livello nazionale che locale, col tramonto e col sorgere di partiti e movimenti [35]. Il piú rilevante di essi fu la confluenza del PDS nei DS (Democratici di Sinistra) [36].

Per quanto riguarda questa breve carrellata, basta ricordare che alle elezioni provinciali del 24 maggio 1998 fu eletto, per i Socialisti Democratici Italiani (SDI) [37], il geom. Alfio Mangiameli, figlio di Nunzio e quindi cugino del Nostro e suo omonimo. A questa elezione, con ogni probabilitá, non mancó l’apporto del cugino consigliere comunale.

Come non mancó il sostegno di Alfio al passaggio, avvenuto qualche tempo dopo, del consigliere provinciale nelle file della Margherita [38], nella quale egli stesso confluirá, essendo stato eletto consigliere comunale nella lista di Rinnovamento Italiano, appunto cofondatore della Margherita.

Alla fine della legislatura comunale il gruppo consiliare della Margherita sará costituito da Natale Addamo, Salvatore Costantino Muccio e, appunto, da Alfio Mangiameli.

Le elezioni comunali del 26-27 maggio 2002 decretarono la piena vittoria del centro-destra con l’elezione (al primo turno!) a sindaco del dott. Franco Rossitto (FI).

La Margherita si presentó con candidato sindaco il dott. Sebastiano Butera e, per ragioni tecniche, con due liste: una denominata „Democrazia è Libertá con Rutelli“, che ebbe un unico eletto (Delfo Cavarra) e una, intitolata „La Margherita per la Sicilia con Butera“, di cui faceva parte Alfio Mangiameli, che ebbe come unico eletto il dott. Enzo Crisci.

Alfio Mangiameli, dunque, non entró nel nuovo Consiglio Comunale; ma non abbandonó l’attivitá di partito, anche in vista delle provinciali (25-26/5/2003) che decretarono la trionfale riconferma del cugino jr, stavolta nella lista della Margherita [39], classificandosi primo eletto del suo partito in tutta la provincia.

Caduta l’Amministrazione Rossitto, in seguito ad un’inaspettata mozione di sfiducia (11-8-2003), il Comune venne commissariato. Il periodo successivo fu contrassegnato da un frenetico ribollio politico in tutti i settori politici della Cittá. La Margherita vi partecipó con due importanti iniziative: un incontro con un suo prestigioso esponente nazionale, il filosofo Massimo Cacciari (25-9-2003), ex sindaco di Venezia, e un altro (18-1-2004) con Pierluigi Castagnetti, capogruppo alla Camera, ultimo segretario nazionale del PPI, prima della confluenza nella Margherita.

In seguito alle nuove elezioni comunali del 12-13 giugno 2004, sindaco fu eletto l’on. Nello Neri.

La Margherita, che aveva presentato al primo turno, come candidato sindaco, il suo piú valido esponente Enzo Pupillo e, al ballottaggio, aveva sostenuto il prof. Renato Marino (UDEUR), si classificó primo partito della Cittá, col 9,89 %, ed elesse tre consiglieri comunali, uno dei quali era Alfio Mangiameli [40], che cosí ritornó a sedere nel Consiglio Comunale, con le funzioni di capogruppo della Margherita.

Il periodo che seguí all’elezione di Neri fu agitato da una serie di vicende che finirono per incidere su tutti i partiti e sulla composizione di tutti i gruppi consiliari. Anche perché un’ulteriore accelerazione al ribollio politico locale fu impressa dalle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006 e dalle regionali del 28 maggio 2006.

Alfio Mangiameli sr. partecipó in prima persona alle varie e complesse problematiche, sia coma capogruppo che come dirigente di primo piano della locale Margherita.

Per le nuove elezioni comunali (11-12/6/2006) si presentarono cinque candidati a sindaco, fra i quali il consigliere provinciale Alfio Mangiameli, sostenuto da Margherita, Rosa nel Pugno (RnP) [41], Pensionati, „Con Alfio sindaco“. Al ballottaggio gli assicurarono il loro sostegno altri due candidati: il dott. Salvatore Oddo e il preside Armando Rossisto noto leader progressista, espresso dai DS, che diventerá vicesindaco.

partiti politici italiani

Il giovane Mangiameli al ballottaggio vinse (56,81 %) il confronto con la forte candidatura dell’on. Neri e si insedió a Palazzo di Cittá il 28 giugno 2006.

Il suo partito, la Margherita (11,79 %), anche grazie al premio di maggioranza conquistó 5 seggi su 20, fra cui Mangiameli senior, ormai alla sua ottava legislatura [42] e decano del Consiglio Comunale.

La sera del 26 giugno 2006, conosciuti i risultati del ballottaggio, e quindi l’elezione di suo cugino a sindaco, di cui lui era stato uno dei principali sostenitori, anziché partecipare agli entusiastici festeggiamenti dei fan del neoeletto, scomparve dalla scena. Se n’era andato, tutto solo, seguendo il suo carattere schivo e modesto, ad aspettarne la conclusione nei locali dell’ufficio elettorale del candidato, dove, con stupore, tornando a casa, lo ritrovammo poi suo padre ed io.

Importanti mutamenti maturavano intanto nel quadro politico nazionale e quindi anche in quello locale, che porranno fine, a tutti i livelli, alla rivalitá fra DS e Margherita.

Il 14 ottobre 2007, dopo essere stato avviato, soprattutto per impulso di Romano Prodi, si concluse infatti il processo di fusione tra i due partiti [43], che diede vita al Partito Democratico (PD), portando quindi all’unificazione di tutte le loro rappresentanze istituzionali, compresi i gruppi consiliari dei due partiti a Lentini, giá alleati nel sostegno all’Amministrazione Mangiameli.

Alle successive elezioni comunali del 29-30 maggio 2011, l’uscente Alfio Mangiameli, in sede di ballottaggio con l’on. Neri, prevalse (51,17 %) ancora una volta e fu riconfermato sindaco.

La lista del PD ottenne il 12,87 % dei voti e, grazie al meccanismo elettorale, elesse sei consiglieri, fra cui Alfio Mangiameli sr. [44].

Quest’ultimo, ormai ricco di esperienza e di saggezza, era stato, e continuerá ad essere, il piú sicuro sostegno del sindaco nelle varie vicende politiche e amministrative, in Consiglio e fuori.

Finita la sindacatura del giovane cugino, Egli si ritiró dalla scena politica lentinese, di cui era stato ininterrotto protagonista per oltre 40 anni, per dedicarsi con passione alla famiglia e al lavoro, rimanendo sempre disponibile e generoso con gli amici.

La morte lo colse il 27 gennaio 2023.

Egli militó sempre, con coerenza, durante la sua lunga e intensa carriera politica, vissuta sempre nelle prime file, quelle cioé piú esposte al fuoco avversario, nella „sinistra democratica“; consigliere comunale per 9 legislature, fu politico accorto, cittadino esemplare, saggio produttore agrumicolo e buon padre di famiglia.
Mai avrei potuto immaginare, avendo 14 anni piú di lui, che la mia amicizia quasi cinquantennale con il Nostro si sarebbe conclusa con questo mio scritto, tra storia, cronaca e necrologio.
È questo dunque il fiore che io depongo sulla sua tomba.
Addio Alfio, addio mio caro „allievo“, come egli, scherzando, amava definirsi.

Ferdinando Leonzio


Per le due foto di Alfio Mangiameli senior si ringrazia il figlio Salvatore.


Per la serie „Un ricordo di...“ sono stati in precedenza pubblicati da questo giornale, dello stesso autore, i saggi storici dedicati a Neddu Arena, Vincenzo Bombaci, Giuseppe Manzitto, Giovanni Pattavina, Cirino Speranza e Alessandro Tribulato, nonché.due volumi biografici: Delfo Castro, il socialdemocratico e Otello Marilli.


[1] Il PCI Passó, rispetto alle precedenti comunali del 1970, da 7385 voti a 5767, dal 42,3 % al 29,9 %, da 18 consiglieri su 40 a 12. Il dibattosi apertosi poco dopo all’interno di quel partito si concluse con l’accantonamento del vecchio gruppo dirigente e con l’emergere di una nuova e piú giovane leadership.

[2] Il PSI passó da 1227 a 3628 voti, dal 7 % al 18,8 % e da tre a otto consiglieri

[3] Il Consiglio Comunale eletto nel 1975 risultó cosí composto: DC 13 seggi (- 1), PCI 12 (- 6), PSI 8 (+ 5), MSI 4 (+ 2), PSDI 2 (+ 1) , PRI 1 (+1).).

[4] Alle elezioni per l’Assemblea Costituente, i socialisti erano stati consacrati primo partito cittadino, avendo ottenuto Il 33 %. In precedenza grazie al meccanismo della legge elettorale di allora, avevano ottenuto la maggioranza assoluta in Consiglio Comunale (18 seggi su 30).

[5] In realtá l’oratore ufficialmente designato per tale compito era il noto esponente socialista siracusano avv. Peppino Panico, il quale peró non poté arrivare a Lentini a causa di un incidente stradale, in conseguenza del quale trovó il traffico bloccato e perció non poté passare con la sua auto. Fu allora che l’allora segretario della sezione socialista di Lentini, Sebastiano Centamore, mi “ordinó” di sostituirlo.

[6] Sindaco uscente era il prof. Michelangelo Cassarino, del PCI.

[7] Da non confondere il Mangiameli (figlio di Turi), alla cui memoria è dedicato questo scritto, con l’ex sindaco Alfio Mangiameli (figlio di Nunzio), suo cugino ed omonimo.

[8] Suo insegnante di Estimo era stato il noto prof. Franco Vizzini, dal giovane Mangiameli particolarmente apprezzato.

[9] Il primo centro-sinistra a Lentini (di breve durata). si era avuto nel 1962 con l’elezione di una Giunta Comunale sostenuta da DC, PSI, Indipendenti e con l’appoggio esterno del PSDI, guidata dal sindaco socialista avv. Mario Ferrauto (22-1-1962/20-11-1962).

[10] Secondo la normativa allora vigente, sindaco e assessori erano eletti dal C.C. a scrutinio segreto. Della giunta Centamore facevano parte: Angelo Celso, Vitale Martello (PSI), Pasquale Valenti (vicesindaco), Francesco Fisicaro, Cirino Floridia, Salvatore Martines, Gaetano Sferrazzo (DC), Salvatore Maddalena (PRI).

[11] Nell’ultimo periodo si erano avvicendati alla segreteria della sezione il pensionato Sebastiano Ventura, il dott. Giuseppe Centamore, il commerciante Saro Ferrauto e l’imprenditore edile Alfio Serratore. Fu lo stesso leader della maggioranza interna del PSI a chiedere il commissariamento della sezione. Commissario fu nominato il dott. Ciccio La Face di Augusta, in seguito sostituito dal prof. Pippo Amara, pure di Augusta.

[12] Sindaco il dr Francesco Fisicaro, della DC (18-1-1976/10-3-1978).

[13] Commissario fu nominato il dott. Franco Vinci di Ferla.

[14] DC: 18 seggi; PCI : 13; PSI: 5; PRI: 2; MSI-DN: 1; PSDI: 1.

[15] Questa amministrazione si distinse per due importanti iniziative: un convegno internazionale sul grande filosofo lentinese Gorgia e l’impegno profuso, in particolare dal sindaco Cannone, per fare ottenere a Lentini il titolo di Cittá. Tale titolo sará concesso con D.P.R. 7-8-1990 durante la sindacatura Battiato (DC).

[16] L’ex sindaco ing. Andrea Amore.

[17] Era succeduto all’avv. Enzo Nicotra, eletto deputato nel giugno 1983.

[18] Dopo la gestione commissariale di Franco Vinci, si erano succeduti, alla guida del PSI, il dott. Filadelfo D’Anna, il prof. Filippo Motta, il commissario Santo Gallo di Canicattini e il dott. Santo Ragazzi. Dopo le dimissioni di quest’ultimo era stato eletto unitariamente il prof. Ferdinando Leonzio, che si trovó cosí a dover gestire la grave crisi interna del partito e quella dell’Amministrazione Comunale.

[19] Il PCI aveva ormai superato la crisi interna seguita alla sconfitta del 1975.

[20] Pci 13, PSI 5, PRI 2, PSDI 1.

[21] Bosco era stato eletto deputato regionale nelle elezioni del 21-6-1981.

[22] Questa la composizione del nuovo C.C. PCI: 13 seggi; DC: 13; PSI: 7; PRI: 3; PSDI: 1; MSI-DN: 1; PLI: 1; UDL (Unione Democratica Leontina): 1.

[23] Ai tre, nel 1986, si aggiungerá il consigliere Renato Casetto, eletto nella lista del PCI. Casetto aderirá alla minoranza Renna-Reale.

[24] Cosí taluni avevano soprannominato la DC e il PCI.

[25] I consiglieri del nuovo Consiglio Comunale risultarono cosí distribuiti: DC 18, PCI 9, PSI 5, PRI 3, MDR 2, DP 1, PLI 1.

[26] Per il MDR furono eletti Enzo Reale e Giuseppe Greco. Reale sará vicesindaco nella 1a giunta La Rocca e assessore nella 2a.

[27] Nel gennaio 1991, a Rimini, dalle ceneri del PCI era sorto il Partito Democratico della Sinistra (PDS), mentre una minoranza aveva dato vita al Partito della Rifondazione Comunista (PRC). Primo segretario del PDS di Lentini fu il sindacalista Paolo Censabella.

[28] A rappresentare la DC, ancora per poco, rimase, come Reggente Unico, Salvatore Martines che, nonostante gli sforzi profusi da lui e dal prof. Nino Guercio, non riuscí a presentare una lista del partito alle successive elezioni comunali, come anche il PSI e il PSDI. A livello nazionale, dalle ceneri della DC sorgerá il Partito Popolare Italiano (PPI), mentre la minoranza di destra fonderá il Centro Cristiano Democratico (CCD).

[29] Suo forte avversario era il noto intellettuale progressista Armando Rossitto.

[30] Alle politiche del 27-28 marzo non apparve sulla scheda il simbolo del PRI, essendosi esso presentato all’interno del cartello centrista denominato „Patto Segni“, che a Lentini conseguí il 4,47 %. Alle europee del 12-6-1994 il PRI di Lentini crolló peró allo 0,75 %.

[31] Alle provinciali il PRI non aveva una lista propria. Alle contestuali elezioni europee il PRI crolló allo 0,75 %.

[32] Suo avversario al ballottaggio fu l’on. Mario Bosco.

[33] Ma anche a livello nazionale il PRI aveva subito molte emorragie a destra verso Forza Italia e, a sinistra, verso Alleanza Democratica.

[34] “Rinnovamento Italiano“ era stato fondato dall’ex Presidente del Consiglio Lamberto Dini. A Lentini la sua sezione era stata costituita il 5-6-1997 con segretario il prof. Filadelfo Aurora.

[35] Per chi volesse seguirne gli aggrovigliati avvenimenti si propone il libro di Ferdinando Leonzio Lentini nell’Italia repubblicana, ZeroBook, 2019.

[36] I DS sorsero il 14-2-1998 dalla confluenza di PDS, Federazione Laburista, Comunisti Unitari, Cristiano Sociali, Sinistra Repubblicana, Riformatori per l’Europa, Agire Solidale.

[37] Lo SDI era sorto, dopo lo scioglimento del PSI, dalla fusione tra il SI (Socialisti Italiani) ed altri raggruppamenti socialisti (socialisti di Intini, laburisti autonomisti, socialdemocratici, gruppo Martelli).

[38] La Margherita sará costituita il 14-10-2000, come cartello elettorale, in vista delle elezioni politiche del 13-5-2001, fra PPI, RI, I Democratici, UDEUR. Il 24-3-2002, con l’eccezione dell’UDEUR, La Margherita si trasformó in partito vero e proprio. A Lentini, a dirigere la nuova formazione fu chiamato inizialmente l’ing. Natale Vinci e successivamente il prof. Silvio Pellico, ex segretario del PRI.

[39] La Margherita a Lentini conseguí, in quell’occasione, un ottimo 18,71 %. Essa poteva contare allora su un gruppo dirigente di alto profilo, in cui figuravano Silvio Pellico, Alfio Mangiameli senior e junior, Maria Cristiano, Enzo Pupillo, Sebastiano Butera, Ciro Greco, Gaetana Bifera, Alfio Cardillo, Enzo Caruso, Delfo Cavarra, Giuseppe Demma, ecc.).

[40] Gli altri due erano Ciro Greco e Adelfio Tocco.

[41] Alleanza fra SDI e radicali. A Lentini ne era segretario il prof. Filippo Motta.

[42] Gli altri quattro erano: Ciro Greco, Ugo Mazzilli, Adelfio Tocco, Renzo Vinci.

[43] Al processo costituente del PD parteciparono anche altre formazioni minori, come un gruppo di ex UDC, guidato da Marco Follini, e uno di ex SDI, diretto da Ottaviano Del Turco.

[44] Gli altri erano: Salvatore Barretta, Paolo Censabella, Luca Di Mari, Ciro Greco, Nazareno Nicotra.


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