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Carlo Maglitto. Il ritorno

Confine interno / Carlo Maglitto. - Youcanprint, 2022. - 72 p. - ISBN 979-12-214-3124-7

di Ferdinando Leonzio - sabato 3 dicembre 2022 - 2309 letture

L’artista lentinese Carlo Maglitto, da anni trapiantato in Liguria, si è recentemente riaffacciato in libreria con una nuova raccolta di poesie, intitolata Confine interno.
Di quale confine si tratti, vista la manifesta adesione dell’autore allo stile ermetico, possiamo solo dedurlo dalla sua intrigante biografia, che potremmo intitolare „Le tre vite di Carlo Maglitto“, che oscillano da un’infanzia trascorsa a Lentini, in Sicilia, a una serena vecchiaia vissuta a Cipresso, in Liguria, accanto alla sua Judith, in un ambiente tutto immerso nell’arte, quello di Villa Biener, in cui si alternano mostre, concerti, incontri letterari.

Io mi accontento dell’aria marina,
del filtro dei pini dietro casa,
e quando di notte c’è la luna nuova
mi basta il chiaro dei costieri fari.

Nel mezzo un’esperienza di vita irrequieta e affascinante che ha portato il Nostro dalla Svizzera all’Ungheria, dall’India alla Birmania e che lo spinge ad una costante ricerca di se stesso.
Potremmo perciò intendere per „confine interno“ quello artificialmente posto fra le sue tre vite, cosí diverse fra loro.
A conforto di ciò potremmo citare il fatto che, mentre il precedente volume di poesie era palesemente dedicato alla sua terra d’origine, questo recente appare imperniato sulla sua terra di adozione.

Liguria con le braccia spalancate,
ovunque mescolanze
di idiomi, le tue notti
turbolente quando
ai bordi delle strade
sostano camion e passeggeri.

Ma il titolo dell’opera in questione potrebbe anche essere inteso come polemico, in quanto i filoni culturali che hanno contribuito alla formazione dell’autore sono cosí diversi e cosí numerosi da farlo sentire „cittadino del mondo“, che egli vorrebbe senza confini.

Supino viaggiatore del mondo
cercando
se per caso
incontrassi una strana creatura
che parlasse,
che morisse
come me e poi
poterci raccontare qualche cosa
e insieme oziare.

La raccolta comprende cinque parti: Terra di luci; Il senso indicativo; Paesaggio interno; Miraggio e realtà; Essere qualcuno.
Lo scorrimento quasi prosaico dei testi è spesso attraversato da improvvisi sussulti di lirismo che colgono di sorpresa il lettore e lo trascinano nel tumultuoso mondo poetico del Maglitto, coinvolgendolo emotivamente nelle sue tematiche.

La Liguria, anzitutto:

Te lo devo dire cara terra
che mi stai addosso
sei da tempo il mio abito da festa
qui sono diventato grande
con i pini che scorazzano
gettando aghi come coriandoli.

La natura, di cui egli ha una visione quasi panteistica alla D’Annunzio, gli appare ora ferita dall’avanzare della cosiddetta civiltà:

Ho visto sul sentiero della morte
plastica e avanzi, nidi abbandonati,
ho percepito fatica e tensione.

Riemergono quasi prepotenti dall’antica memoria i ricordi della sua Infanzia, della tragedia della guerra, subita da bambino senza capirla, e dei poveri giochi dei tempi duri del dopoguerra:

Che restava alla gioventú di „tutti a casa“,
restava un abbraccio
alle madri
ai figli e non sapere nulla.
Noi quelli dei rifugi
e degli allarmi
pieni di favole e di avventure
vivemmo una guerra occulta
come i ragazzi di via Paal.

tutti aspettammo nei rifugi il pane
appena sfornato, tu a Lentini
avevi la palla di pezza, all’alba
si poteva giocare.

Con l’avanzare dell’età fatalmente emerge nel poeta l’interiore consapevolezza della caducità della vita:

Quanto tempo ci vuole
per essere chiarore
per la vita ancora,
quella da scoprire.

Non so se sono sul punto dell’addio
per una degna dipartita
come gli eroi di cappa e spada
o se mettere il caffé sul fuoco
per una visita di cortesia
con i versi postumi da mostrare.

Ma Maglitto non se ne preoccupa piú di tanto, perché trova rifugio e conforto nella poesia:

Rivedo con te la mia vita:
le onde, i passi,
i riti nel tempo,
vita e morte, magica realtà
di una follia,
nell’equilibrio della poesia.

Io evito la calca giornaliera
con un libro in mano,
fingendomi un letterato,
mentre accetto la mia ritirata.

Comunque sia, si deve pur vivere, anche se sapendo che il destino degli uomini è lo stesso per tutti:

Per noi ci sarà ancora una puntata, un evento per continuare.
Stiamo come la castagna
dentro il riccio
soggetti alle regole del gioco
dell’umano tragitto.

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Copertina del libro di Carlo Maglitto - Edizioni VILLA BIENER arte contemporanea, 2022

Un’opera, quella di Carlo Maglitto, in cui magistralmente si fondono gioia di vivere e amarezza per il destino di morte, amore per l’arte e per l’umanità. Un’opera capace di suscitare profonde emozioni, sollecitate anche dalla soffusa musicalità che fa da sottofondo allo scorrere del verso.
Un’opera che, a mio avviso, deve il suo sicuro successo alla spontaneità della creazione, in cui, cioé, i sentimenti sgorgano spontaneamente dalle viscere della coscienza e vanno a finire sulla carta, senza filtri di alcun tipo.
Credo che il Maglitto abbia ancora molto da dire. Staremo a vedere.


Di Carlo Maglitto, pittore, scultore, poeta, nato a Lentini il 13-02-1940, è stata recensita una sua precedente raccolta di poesie, intitolata Fuori luogo, nell’articolo Carlo Maglitto, poeta lentinese, pubblicato nel numero del 26-05-1921 di questo stesso giornale.


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