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Teresa Principato apre la 25° edizione di Libri, Autori e Bouganville

Si rinnova l’appuntamento con la letteratura a San Vito Lo Capo, nei mesi di luglio e agosto.

di Piero Buscemi - martedì 9 luglio 2024 - 448 letture

Si è aperta lunedì 8 luglio, la rassegna dedicata alla letteratura che ogni anno si svolge in questo periodo nella rinomata cittadina della provincia di Trapani, organizzata dalla Pro Loco con il patrocinio del Comune e diretta da Giacomo Pilati, scrittore e giornalista trapanese. Quale ospite migliore ad inaugurare l’evento nel giardino di Palazzo La Porta, se non l’ex magistrato Teresa Principato con il suo libro "Siciliana".

Qual è il ruolo di una magistrato dopo anni di attività investigativa, in prima linea e contro il fenomeno delle mafie? Quello di rappresentare un simbolo ma anche il viatico per la società civile che crede ancora di poter vivere in un mondo dove la legalità è imprescindibile per ogni cosa umana. Una testimonianza di ciò che è stata la lotta alla mafia in Italia e una degna portatrice del messaggio realistico che, oggi più di allora, la mafia è presente nel nostro quotidiano e condiziona qualsiasi relazione sociale ed economica del nostra Paese.

Teresa Principato si è presentata ieri sera al numeroso pubblico presente nel giardino di Palazzo La Porta, con la stessa determinazione che l’ha contraddistinta nella sua lunga esperienza di magistrato, sin dai tempi della sua collaborazione con Falcone e Borsellino e della consapevolezza di continuare il lavoro dei due magistrati uccisi nel 1992, impegnandosi a non rendere vane quelle vite strappate dall’arroganza della mafia.

Lo ha fatto parlandoci del suo libro "Siciliana", edito da Fuoriscena, con il quale ha voluto raccontarci quegli anni tra gli ’80 e i ’90 del secolo scorso, quando davvero la speranza dei cittadini onesti si riaccese con l’insediamento del Pool Antimafia del compianto Rocco Chinnici. Una speranza decantata più volte ad ogni funerale di stato che celebrò un nuovo omicidio, in quella mattanza di uomini della legalità che sembrava non dovesse finire mai.

Teresa Principato ci racconta quell’epoca storica del nostro Paese, così lontana e così vicina alle nostre esistenze, ce la racconta nelle pagine del suo libro che, nei momenti salienti della serata, riescono ancora a ingrossare quel groppo emotivo e quella rabbia che assale ogni cittadino, privato del sogno di comunità di integrazione morale ed etica, sulla quale poggiare le basi per il futuro dei nostri figli.

La scrittrice è consapevole di dovere aprirsi alla platea, quella che l’ha ascoltata ieri sera, trattenendo a fatica la commozione per ogni nome che Teresa Principato ha elencato nel ripercorrere i suoi ricordi, quella di chi ha letto il suo libro, o si accingerà a farlo, scoprendo la donna, siciliana appunto, originaria da una provincia bigotta ed arretrata, quella dell’agrigentino, dove il ruolo femminile è stato da sempre ridimensionato a quello di procreatrice, nella migliore delle ipotesi o, come un artefatto modo di dire siciliano recita, quello di addetta a "fare la cuasetta", letteralmente il compito di cucire e rammendare, come esclusiva del mondo femminile che non può aspirare ad altro nella vita.

Teresa Principato si è davvero aperta al suo pubblico, raccontando la sua infanzia, il rapporto con i genitori bigotti, il riscatto in una carriera da magistrato che, con tutte le conseguenze del caso, tra tragedie, perdita dei colleghi più cari, l’hanno portata a sentire nuovamente l’orgoglio di gridare al mondo la sua sicilianità, spesso ridotta nel resto del Paese come sinonimo di arretratezza o mafiosità, e il suo essere donna in un mondo che, anche in ambito di aule di tribunale, non riesce a liberarsi di un obsoleto machismo che non trova riscontro nella realtà.

Non è stata un’esperienza facile, lo ha ribadito più volte durante il suo intervento. Pensare a un’utopia di legalità, scoprendo giorno per giorno, di non trovare la stessa linearità in altri colleghi, più propensi a sfruttare una carriera prestigiosa con il minimo rischio e il sufficiente coinvolgimento, finendo spesso per assecondare la denigrazione e lo screditamento di chi, in questa lotta folle e, sicuramente, impari, ci ha lasciato la vita, morendo con la convinzione che, in ogni caso, ne sarebbe valsa la pena.

Ci sono stati due momenti davvero toccanti della serata, che porteremo con noi per tutta la vita. Forse proprio nel pieno rispetto delle intenzioni della scrittrice nella stesura del suo libro. Il momento in cui ci ha ricordato le parole di Paolo Borsellino, dopo l’uccisione dell’amico Giovanni Falcone, quando ebbe a dire: "Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

Il secondo momento emozionante è stato quando Teresa Principato, nel raccontare il suo impegno, e quello di tanti altri magistrati, di continuare il lavoro dello stesso Paolo Borsellino, dopo la strage di via D’Amelio, questa sua scelta le costò le minacce da parte della mafia nei confronti del figlio Giuliano. La donna, madre, magistrato, nel ricordare quei momenti di disperazione ci ha messo davanti alla cruda realtà di come una scelta di vita, inevitabilmente, finisce per condizionare la vita dei propri familiari, che in quella "scelta" non sono mai stati artefici.

A fine serata, l’organizzazione ha festeggiato il 25° anno di questa kermesse letteraria, dando appuntamento agli incontri che seguiranno in questa edizione, a partire già da giorno 11 luglio, quando verrà presentato il libro "La cattura" (Feltrinelli), scritto a quattro mani da Maurizio De Lucia e Salvo Palazzolo, che racconta i misteri e i retroscena della cattura di Matteo Messina Denaro.

Da parte nostra, durante il firmacopie a chiusura serata, auspicando di interpretare il pensiero di tutti gli astanti che hanno assistito alla presentazione, mentre la scrittrice ci donava il suo autografo sulla copia del libro, abbiamo voluto ringraziarla per aver risvegliato quel sogno di legalità che, con l’entusiasmo e l’ottimismo che lo ha contraddistinto in tutta la sua vita, Giovanni Falcone racchiuse in quella epigrafe alla quale ci sentiamo ancora aggrappati nella speranza: "La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine".

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Giacomo Pilati
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Giacomo Pilati e Teresa Principato
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Teresa Principato
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Teresa Principato


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