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Un ricordo di Cirino Speranza

Ormai solo le persone piú anziane si ricordano di quel bracciante battista dallo sguardo magnetico, un modello di coerenza, di forza di carattere...
di Ferdinando Leonzio - giovedì 8 aprile 2021 - 651 letture

L’introduzione del protestantesimo a Lentini, e in genere nel Meridione d’Italia, è in buona parte ascrivibile all’opera di emigranti tornati dagli U.S.A., di cui avevano assorbito costumi e credenze.

Una volta rientrati in Italia, essi avevano poi divulgato la loro nuova fede, spesso con paziente attività di proselitismo, fra i loro conterranei, specialmente fra parenti e amici.

Se si considera che l’emigrazione riguardava essenzialmente poveri braccianti nullatenenti, lavoratori stagionali e jurnatari, si capisce perché le prime comunità protestanti fossero costituite essenzialmente da persone provenienti dal proletariato.

Questi gruppi di braccianti, abituati a vedere un potere politico supportato dallo stretto legame fra il Trono e l’Altare, consideravano l’adesione al movimento protestante non solo come fatto attinente alla loro coscienza individuale, ma implicitamente anche come elemento di contestazione dei tradizionali rapporti di classe della società di allora.

In seguito, essendo al suo interno il protestantesimo basato su principi di uguaglianza fra gli aderenti e di democrazia nella loro organizzazione interna, la sopravvenuta dittatura fascista, fautrice, invece, dei principi di autorità e di gerarchia, cominciò a guardarlo con sospetto e ostilità.

Inoltre il proletariato lentinese, generalmente inteso, già dalla fine del 19° secolo aveva acquisito una forte coscienza di classe, grazie all’opera appassionata di alcuni intellettuali socialisti riformisti, come gli avvocati Vincenzo Consiglio Zappulla, Raimondo Bruno e Francesco Sgalambro. Nel primo dopoguerra esso era poi diventato, nella sua grande maggioranza, sotto la guida di Filadelfo Castro, decisamente rivoluzionario e si era successivamente trovato costretto a fronteggiare la reazione fascista e il regime che ne seguí [1].

Anche i protestanti lentinesi, inizialmente rappresentati dalla sola „Chiesa Evangelica Battista“ e successivamente anche dalla „Chiesa Avventista del 7° Giorno“, furono oggetto di vessazioni e di persecuzioni, con revisione della corrispondenza, perquisizioni domiciliari e infiltrazioni di confidenti nella Chiesa evangelica [2].

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La Chiesa Evangelica Battista di Lentini

I due movimenti, il socialista e il battista, entrambi perseguitati, vennero dunque a convergere, non tanto sul terreno politico, viste le loro diverse finalità; ma sul terreno della difesa della democrazia.

Non mancarono singoli che militarono e operarono con pari impegno in entrambi gli schieramenti.

Uno di essi fu appunto Cirino Speranza che qui vogliamo ricordare.

Egli nacque il 25 gennaio del 1900 da Pietro Paolo e da Rosa Brigante. Non sappiamo quando e come sia avvenuta la sua adesione alla Chiesa Battista, se per tradizione familiare o per contatto con persone di quella fede.

Giovane bracciante, negli anni ’20 lo troviamo tra i piú attivi socialisti impegnati nella lotta per la terra, condotta dal combattivo proletariato lentinese, tanto da subire diversi arresti.

La sua battaglia politica non si arrestò neanche all’avvento del fascismo.

Nel 1930 entrò in contatto col socialista catanese avv. Agatino Bonfiglio [3], che gli forniva materiale antifascista, che egli poi distribuiva girando con la sua bicicletta.

Durante il ventennio aderí alla sezione clandestina comunista di Lentini che si era costituita il 10 ottobre 1933 [4], con segretario l’ebanista Filadelfo (Delfo) Nigro [5].

Sin dall’agosto 1940 l’OVRA [6] aveva notato che nelle piazze e nella villa comunale di Lentini alcune persone confabulavano e che sovente si riunivano nella bottega del calzolaio Filadelfo Santocono [7] e nella farmacia di Paolo Zarbano [8].

Si poté apprendere che durante le riunioni commentavano la Bibbia protestante e precisamente il capitolo dell’Apocalisse. Con la loro interpretazione venivano alla conclusione che la Russia sarebbe entrata in guerra contro le potenze dell’Asse, avrebbe scatenato la rivoluzione mondiale ed avrebbe instaurato un’era di giustizia e di benessere. Nella metà di novembre la questura di Siracusa comunicava all’ispettore dell’OVRA che nella chiesa evangelica di Lentini si faceva del disfattismo, ma dai «servizi fiduciari di osservazione» fatti nella chiesa durante le riunioni dei fedeli non emerse nulla. In perquisizioni domiciliari invece furono sequestrati una Bibbia con commenti a penna e a matita, una copia del Nuovo Testamento e quaderni di appunti vari di Filadelfo Nigro, tenuti da Paolo Zarbano [9].

Speranza fu arrestato il 21-1-1941 per aver svolto propaganda antifascista e per aver propalato notizie false e allarmistiche sulla guerra e sulle condizioni interne dell’Italia [10].

Assegnato al confino per anni tre dalla CP di Siracusa con ord. del 29 marzo 1941. La C di A con ord. del 24 luglio 1942 commutò in ammonizione. Sedi di confino : Pisticci, Tremiti. Liberato il 31 luglio 1942 per commutazione in ammonizione. Periodo trascorso in carcere e al confino : anni uno, mesi sei, giorni 11 [11].

Ma Speranza non si era piegato mai.

Il 18 marzo 1942 nella colonia di Pisticci lo Speranza, non dando alcun segno di ravvedimento, durante una discussione con altri confinati nel dormitorio si espresse nei seguenti termini: «Io ritorno ·dalla Sicilia e là si muore di fame ; i tedeschi sono già padroni di tutta l’isola e noi dobbiamo sottostare ai loro voleri, fortuna che tra breve sbarcheranno gli inglesi e ci libereranno tutti; io non mando più denaro a casa perché cambiando governo li perdo sicuramente». Lo Speranza venne ritenuto elemento perturbatore nella colonia di Pisticci e pertanto fu disposto il suo immediato trasferimento a Tremiti [12].

La vicenda che lo rese, per cosí dire, relativamente “celebre”, almeno nell’ambiente antifascista, è quella legata all’albero di Arnaldo Mussolini (1885-1931).

Era questi il fratello minore del Duce, al quale era succeduto nella direzione del Popolo d’Italia quando, nel 1922, Benito era diventato Presidente del Consiglio. La sua passione per la natura lo aveva portato a dedicarsi alla rinascita boschiva e all’agricoltura in genere, diventando anche Presidente Nazionale Forestale, tanto da ottenere una laurea honoris causa in Scienze Agrarie.

Quando, a causa di un improvviso attacco cardiaco, il 21 dicembre 1931, si spense a Milano, aveva appena 46 anni.

Il regime, che gli attribuiva il merito di aver contribuito allo sviluppo del patrimonio forestale, tenne varie celebrazioni in sua memoria. In particolare il comando della “Milizia Nazionale Forestale” emanò disposizioni secondo cui, in ogni comune d’Italia, doveva essere piantato, in luogo idoneo, un albero in memoria di Arnaldo, nel corso di un’apposita cerimonia pubblica definita rito silvano.

Ovviamente il Comune di Lentini si adeguò alla direttiva e piantò il suo albero nella villa “Gorgia” [13].

Ma una notte dell’estate 1933 qualcuno, volendo dare un segnale chiaro della forte presenza antifascista a Lentini, si introdusse nella villa e, con un atto di temeraria sfida al regime, tagliò l’albero di Arnaldo.

È facile immaginare la rabbia della polizia, della milizia e dei fascisti locali. Fu scatenata una piccola “caccia alle streghe”, cui fu vittima innocente il noto antifascista Natale Vella, da poco rientrato dall’esilio, che cosí in seguito racconterà l’episodio”:

Fu proprio dopo tre mesi dal mio arrivo che fui arrestato per il taglio dell’albero di Arnaldo Mussolini, posto dentro la Villa Gorgia. Dopo un mese, senza una prova, fui messo in libertà. Non fu mai scoperto chi fosse a fare l’opera. Giocavo con i fascisti e la polizia a guardia e ladri. Ero l’unico indiziato perché reduce dalla Francia [14].

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Villa Gorgia - Lentini

L’ episodio dell’albero rimarrà circondato da un alone di mistero e si capisce bene il perché.

Nel dopoguerra una voce mai comprovata prese ad attribuire l’audace gesto a Cirino Speranza, il quale parlava poco e niente dell’accaduto e comunque non ammettendo mai, neanche dopo la Liberazione, di esserne stato l’autore.

Non bisogna, infatti, dimenticare che gli antifascisti lentinesi che avevano assaggiato le prepotenze, il confino e la galera fascisti e l’esilio, avevano ormai acquisito un mentalità cospirativa che li induceva alla massima prudenza, perfino dopo la caduta del regime, anche perché le aspettative rivoluzionarie di taluni di loro non si erano concretizzate.

Tuttavia c’è chi ha detto una parola chiara sull’argomento, citando una testimonianza dello stesso Speranza:

… Ricorda inoltre che fu lo stesso Bonfiglio a suggerirgli di tagliare il 23 luglio 1933, l’albero dedicato alla memoria del defunto fratello di Mussolini, Arnaldo, cosa che in effetti Speranza fece [15].

Nel 1943 ebbe luogo a Lentini, per impulso del Centro Interno comunista, un convegno clandestino degli antifascisti siciliani. Il convegno si svolse ai primi di maggio, a ridosso della festa del patrono di Lentini, S. Alfio, affinché i convegnisti, potendosi mescolare ai molti forestieri che affluivano in città, non dessero nell’occhio.

Il convegno, alla cui organizzazione ebbe parte rilevante Natale Vella, si svolse in casa di Cirino Speranza, in Via degli Operai [16].

Dal convegno scaturì l’intesa di appoggiare l’eventuale sbarco degli Alleati e di sostenerlo, se necessario, anche con le armi [17].

Subito dopo, nonostante la presenza di truppe naziste a Lentini, si intensificarono le riunioni clandestine dei comunisti, nelle grotte di sant’Aloi, alla periferia di Lentini, cui lo Speranza partecipava.

Secondo il racconto di Giulio Brunno [18], da me intervistato, a tali riunioni partecipavano Delfo Nigro, Giovanni Arena, Paolo Di Giorgio, Delfo Santocono, Ignazio Magrí, Cirino Speranza, Vincenzo Pulvirenti e lo stesso Brunno, allora giovanissimo.

Speranza rappresentava e continuerà a rappresentare fino al 1948 il punto di raccordo tra il movimento bracciantile lentinese, da cui egli stesso proveniva [19], e il gruppo di artigiani che aveva fondato e diretto il primo nucleo di comunisti di Lentini fin dal 1921 [20].

Nell’immediato secondo dopoguerra la grande massa bracciantile affamata di terra [21] si schierò col PCI, che divenne cosí un partito di massa guidato da Francesco Marino [22].

Speranza successe a Nigro nella segreteria della sezione comunista lentinese, ben presto allocatasi nella storica sede di via Roma 10.

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Via Roma - Lentini

In questa veste egli si trovò a fronteggiare la dissidenza interna guidata da un altro prestigioso rivoluzionario comunista: Nello Arena [23].

Nel 1948 si diffuse nel movimento bracciantile lentinese, guidato in uno dalla CGIL e dal PCI, il cosiddetto „sciopero a rovescia“: i braccianti disoccupati (e affamati), senza essere stati assunti, entravano nei feudi incolti, li rendevano coltivabili e pretendevano poi la paga regolare dai proprietari.

La reazione padronale non poteva che appellarsi alla forza pubblica. Lo scontro raggiunse il suo culmine la mattina del 18 ottobre 1948: la polizia circondò i braccianti occupanti (3-400) del feudo „Vaddara“, questi chiesero aiuto ai compagni che lavoravano nei feudi vicini [24], i quali accorsero in massa, circondarono a loro volta la polizia e la disarmarono. La sera arrivarono a Lentini, con una cinquantina di autoblinde, i rinforzi della polizia, che operò 52 arresti [25], prelevando i presunti colpevoli casa per casa.

In questo clima di forte scontro di classe, il gruppo dirigente comunista guidato da Speranza si eclissò, tanto che la Federazione provinciale del PCI affiderà la sezione di Lentini al gruppo giovanile che era invece rimasto al suo posto.

Sia chiaro però: non si trattò di un atto di viltà. Quegli incalliti rivoluzionari, qualcuno dei quali teneva ancora nascoste le armi in attesa dell’ora X, erano ormai avvezzi a vivere in un clima di persecuzioni, di sospetti, di spie e di cospirazione, che li aveva abituati per vent’anni ad evitare, spesso non riuscendoci, la galera, il confino, l’esilio. Essi ritenevano un loro preciso dovere mettersi in salvo da un eventuale rigurgito reazionario.

Ma erano ormai lontani dalle nuove direttive (il „partito nuovo“ di Togliatti) ed erano perciò fuori della storia. Benché amati, osannati, a volte perfino idolatrati dai comunisti locali, essi divennero però solamente delle icone.

Compreso lo Speranza, che nel 1955 sarà chiamato a far parte... del Comitato Comunale „Pro assistenza“ [26].

Speranza, che intanto era venuto ad abitare in via Roma, pochi metri piú in là della sezione comunista, ormai vedovo [27], viveva con la figlia Rosina, sarta di ottimo livello, che era sposata con un tale Nipitella, da cui ebbe il figlio Nino.

Cirino morí il 28 maggio 1983.

Ormai solo le persone piú anziane si ricordano di quel bracciante battista dallo sguardo magnetico, modello di coerenza, di forza di carattere, di fedeltà ai propri ideali: per certi aspetti un eroe di provincia, meritevole però di essere ricordato, perché sono stati uomini come lui a consegnare alle nuove generazioni la nuova Italia democratica.

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Cirino Speranza

[1] Si veda, in proposito, il volume di Ferdinando Leonzio Lentini 1892-1956 – Vicende politiche, ZeroBook, 2018.

[2] Mimmo Franzinelli I tentacoli dell’OVRA Bollati Boringhieri, Torino, 2000, pag.365.

[3] Agatino Bonfiglio era nato a Catania il 5-7-1904. Nel 1924 aveva aderito al PSU. Attivo antifascista sarà arrestato il 12-9-1936 perché sospettato di essere promotore di un movimento separatista in Sicilia sotto gli auspici e con l’aiuto dell’Inghilterra (Scheda in Archivio centrale dello Stato). Sarà confinato a Grassano (Matera). Nel corso di una perquisizione gli furono trovati in casa alcuni opuscoli: La prima associazione internazionale dei lavoratori, Le direttive del partito socialista unitario italiano, Sull’Aventino, Cosa vogliono i socialisti. Nel 1951 sarà eletto deputato regionale in Sicilia.

[4] Si veda in proposito l’Archivio privato di Filadelfo Nigro in Istituto Gramsci – Palermo.

[5] Delfo Nigro era un evangelico indipendente, la cui moglie però aveva aderito al gruppo femminile della Chiesa Evangelica Battista. Nigro, al ritorno dalla prima guerra mondiale aveva aderito al movimento socialista rivoluzionario lentinese, guidato da Filadelfo Castro ed era poi stato fra i fondatori del primo nucleo comunista nel 1921. In lui la fede evangelica e quella nel comunismo convivevano armonicamente. Durante il fascismo subí varie persecuzioni. Vedi, in proposito, F. Leonzio, Lentini 1892-1956 – Vicende politiche cit.

[6] Organizzazione Volontaria per la Repressione Antifascista (le spie del regime).

[7] Filadelfo (Delfo) Santocono era considerato il primo comunista di Lentini, essendo stato il primo a dimettersi, nel 1921 da assessore e consigliere comunale del PSI a Lentini e dallo stesso PSI, per costituire successivamente, assieme ad altri, il primo nucleo comunista di Lentini (Si veda, in proposito, l’articolo di Ferdinando Leonzio Appunti sulle origini del PCI di Lentini in Girodivite del 19-8-2017.

[8] Paolo Zarbano, di fede avventista, farmacista, scienziato, pensatore e poeta, fu fervente antifascista e uomo coltissimo. Di lui piace ricordare la bellissima lirica-canto religioso in dialetto siciliano Quannu perdi ogni filu di spranza (Quando perdi ogni filo di speranza). Il pensiero politico-religioso di Zarbano è esposto, fra l’altro, in due suoi noti saggi: Il regno di Dio, C.I.T.E.M., Catania e Canali capillari di potenza, tipografia Saluta, Lentini, 1945.

[9] Zarbano, tra arresto e confino a Pisticci (Matera) scontò 10 mesi e 7 giorni.

[10] I corsivi sono tratti da: Salvatore Carbone e Laura Grimaldi Il popolo al confino – La persecuzione fascista in Sicilia con prefazione di Sandro Pertini, Archivio Centrale dello Stato, Roma 1989.

[11] Ibidem.

[12] Ibidem.

[13] Anche il ginnasio comunale fu intitolato ad Arnaldo Mussolini. Dopo la Liberazione, l’ultimo podestà di Lentini (confermato nella carica dagli Alleati), il ten. col. Luigi Bugliarello, con propria deliberazione del 21-8-1943 stabilí una nuova intitolazione del ginnasio al grande sofista lentinese Gorgia. Tale intitolazione si estenderà in seguito al Ginnasio-Liceo „Gorgia“.

[14] Natale Vella, memoriale Lentini dell’antifascismo. Dal 1921 al 1943. In Fondazione Gramsci, Palermo.

[15] F. Pezzino – L. D’Antona – S. Gentile Catania tra guerra e dopoguerra Edizioni del Prisma, Catania, 1983, pagine 124-125.

[16] Vi parteciparono, secondo il racconto di Vella, Franco Grasso (Palermo), Calogero Boccadutri, Nicola Piave, Angelo Berretta (Caltanissetta), Salvatore Renda (Trapani), Nino Graffeo (Siracusa), Rosario De Luca, Luigi Favara, Luciano Pistritto (Carlentini), Marco Fleres, Delfo Nigro, Cirino Speranza, Natale Vella (Lentini).

[17] Vella. Memoriale, cit.

[18] Giulio Brunno, ormai deceduto, era stato segretario della Camera del Lavoro di Lentini nel 1948 e segretario della locale sezione comunista nel 1948-49. Quando lo intervistai era presidente del „Circolo anziani“ di Lentini.

[19] Il 26-3-1944 venne ricostituito il Sindacato dei Lavoratori della Terra, numericamente preponderante nell’ambito della locale CGIL. Esso era presieduto da Cirino Speranza.

[20] Delfo Santocono (calzolaio), Delfo Nigro (ebanista), Paolo Di Giorgio (cartolaio), Ignazio Magrí (falegname), Delfo Pupillo (calzolaio), Tano Giudice (muratore), Sebastiano Scatà (sarto), Sebastiano Cavaleri (calzolaio). Tredici in tutto, secondo la testimonianza del Magrí, da me raccolta. La grande massa proletaria era allora rimasta col PSI.

[21] Quelli che non avevano la mula, secondo la pittoresca espressione di uno di loro. Cioè i nullatenenti. Essi rivendicavano, fra l’altro, l’applicazione dei „Decreti Gullo“ del 1944 sulla proroga dei contratti agrari, sulla concessione delle terre incolte e sui contratti di compartecipazione. I contadini piccoli proprietari e i carrettieri rimasero, invece coi socialisti, nel 1947 quasi interamente transitati nel PSLI.

[22] Il rag. e geom. Francesco (Ciccio) Marino, era un esperto cooperatore. Immediatamente dopo la caduta del fascismo egli divenne l’idolo dei braccianti che cosí lo acclamavano: Vulemu u pani/vulemu u vinu/ e… Cicciu Marinu (Vogliamo il pane, vogliamo il vino e… Ciccio Marino!). Nel 1947 Marino sarà eletto deputato all’Assemblea Regionale Siciliana.

[23] Sebastiano (Neddu) Arena, orologiaio autodidatta e grande oratore, perseguitato politico antifascista, sarà sindaco di Lentini dal 13-12-1960 al 21-1-1962.

[24] Carrubbazza, Acqua Mentita, Canniddazza, Tenuta Grande.

[25] Fra di essi spiccava quello di Mario Strano, leader emergente del movimento contadino lentinese.

[26] Delibera del Consiglio Comunale del 18-7-1955.

[27] Era stato sposato con Provvidenza Scandurra (6-2-1902/1-5-1972).


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