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Un ricordo di Alessandro Tribulato

Alessandro Tribulato (1920/2008), è stato un uomo politico e amministratore di Lentini. Ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della città dopo il 1945.

di Ferdinando Leonzio - giovedì 17 marzo 2022 - 1615 letture

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Alessandro Tribulato

La prima impressione che suscitò in me, quando lo vidi per la prima volta, in un convegno al cinema La Ferla, fu quella di un uomo serio, nel senso di uno che prendeva sul serio i ruoli che si trovava ad esercitare. Quel sopracciglio che a volte si inarcava piú dell’altro, la raffinata signorilità, la flemma da indifferente me lo fecero immaginare come un tipico lord inglese col monocolo, un signore di campagna, un conservatore liberaldemocratico, un aristocratico prestato alla politica, da lui rigidamente intesa come servizio.

Alessandro Tribulato, nato a Lentini il 25 settembre 1920, aveva praticamente trascorso tutta la sua adolescenza e parte della giovinezza in pieno regime fascista. Un regime fatto di sfilate, di camicie nere indossate per le occasioni, di saluti romani, mentre una pattuglia di incorreggibili antifascisti lentinesi viaggiava tra carcere e confino. Una calma piatta, come oggi si direbbe, bruscamente interrotta dal discorso del Duce che annunciava, dall’altoparlante attaccato al balcone del Municipio, che l’Italia aveva dichiarato guerra alle „plutocrazie“ europee: „Vincere!...E vinceremo!“

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Quando, dopo la sconfitta, alcuni ex ufficiali tornarono a Lentini, trovarono una città assai diversa da quella che avevano lasciato : strade percorse da imponenti cortei delle due sinistre, quella socialista e quella comunista, ciascuna con la sua fanfara che suonava inni prima proibiti, unite nazionalmente, ma localmente rivaleggianti: i socialisti di Delfo Castro e i comunisti di Ciccio Marino; e anche sfollati senza casa, jurnatari senza lavoro, affamati senza cibo, mutilati senza arti, bambini senza scarpe. E la rivoluzione che sembrava dovesse scoppiare da un giorno all’altro... mentre l’Armata Rossa occupava mezza Europa...

A guerra finita, a Lentini inutilmente le forze antiproletarie avevano improvvisato una lista civica di moderati e conservatori di tutte le gradazioni per le amministrative del 17 marzo 1946, in cui per la prima volta votarono le donne [1]. I 30 seggi consiliari erano andati, anche grazie al meccanismo della legge elettorale, interamente alle sinistre: 18 seggi ai socialisti, 12 ai comunisti.

Gli sconfitti capirono che, se volevano avere un ruolo in città, dovevano trovare una copertura nazionale. L’ipotesi Democrazia Cristiana, peraltro ancora organizzativamente non presente a Lentini, era scartata per la sua presunta ambivalenza, in quanto, benché sicuramente anticomunista, essa era autorevole membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) [2] e a Roma governava con socialisti e comunisti. Lo stesso discorso valeva per il Partito Liberale [3].

L’occasione venne invece dalla costituzione del partito dell’Uomo Qualunque [4]:

Eravamo quasi tutti ex ufficiali e qualche ex fascista che avevamo aderito all’Uomo Qualunque, perché ci ritenevamo dei liberali che non ammettevano la politica liberale di persecuzione del fascista; questa era la differenza tra Uomo Qualunque e Partito Liberale. Poi l’Uomo Qualunque si sciolse e, sotto le continue insistenze e pressioni di mos. La Rosa, aderii alla DC. Una DC con valori simili a quelli della mia formazione, che operava con metodo liberaldemocratrico. [5]

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Infatti, in poco tempo, prima che arrivassero le votazioni per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, la sezione lentinese dell’Uomo Qualunque era già costituita [6], tanto che riuscí a raccogliere un discreto 6 %, di poco superiore alla media nazionale (5,28 %) del partito. Invece, la lista della DC, fortemente sostenuta dalla Chiesa cattolica, raggiunse a Lentini un piú corposo 12,5 %.

Ma il 20 aprile 1947, in occasione delle prime elezioni regionali siciliane, la situazione si capovolse: i ceti moderati di varia coloritura (tranne i cattolici), diffidenti di una DC che ancora governava con PSI e PCI, trovarono la loro collocazione nella lista del „Blocco Democratico Liberalqualunquista“ (U.Q. + PLI) che a Lentini raggiunse un importante 22,9 % dei voti, mentre la DC scese al 5,3 %. Tuttavia una schiarita definitiva nell’area di centro-destra si verificò nel periodo successivo, in seguito allo sfaldamento e alla dissoluzione in campo nazionale dell’Uomo Qualunque.

A Lentini il gruppo che aveva costituito e sostenuto il partito di Giannini si divise in due gruppi: i nostalgici del vecchio regime si organizzarono nel Movimento Sociale Italiano, collocato a destra dello schieramento politico [7]; i conservatori, i moderati e i centristi raggiunsero i cattolici nella Democrazia Cristiana, che nel maggio 1947 aveva rotto nazionalmente con le sinistre e che, alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, si era qualificata come l’unica, autentica, efficace „diga anticomunista“.

Ad aiutarli in questa scelta sarà monsignor Francesco La Rosa [8], desideroso di assicurare al partito cattolico gli elementi piú capaci e intelligenti [9] dell’U.Q.

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Simbolo dell’Uomo Qualunque
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Simbolo della Democrazia Cristiana
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L’avv. Alessandro Tributalo (in piedi) stringe la mano all’on. Mario Scelba

In vista delle elezioni amministrative del 25 maggio 1952 i partiti dovettero tenere nel dovuto conto la nuova legge elettorale maggioritaria [10].

L’area centrista capí che, per tentare di contrastare validamente la forte sinistra lentinese era assai consigliabile coalizzarsi in un’unica lista, „Lista torre civica con leone rampante“, formata da DC, PLI e indipendenti, fra cui l’avv. Tribulato. La maggioranza fu conquistata dalla lista „Autonomia e Rinascita“ (PCI +PSI + Ind.), che ottenne il 56,3 % e 24 seggi [11]. La lista centrista (15,4 %) ottenne comunque 4 seggi, di cui 2 liberali (avv. Giuseppe Bruno e avv. Alfio Sgalambro), 1 democristiano (prof. Alfio Moncada [12]) e 1 indipendente, l’avv. Alessandro Tribulato. Il quale, tuttavia, non rimarrà a lungo indipendente, in quanto finirà per aderire anch’egli alla DC [13].

Come consigliere comunale d’opposizione non fu difficile al Tribulato, grazie alla sua intelligenza e preparazione, guadagnarsi rispetto ed ammirazione nell’intera classe politica e nella città e, in particolare, nel suo partito, in cui la sua autorevolezza cresceva sempre piú.

Con l’avvento alla segreteria nazionale di Amintore Fanfani (1954), il partito dello scudo crociato cominciò a prestare particolare attenzione agli aspetti organizzativi della sua presenza politica, fino ad allora fin troppo legata all’Azione Cattolica. Si voleva fare della DC un partito moderno ed efficiente, presente in tutte le realtà locali, con le sue sezioni e le sue federazioni, con i suoi autonomi organi direttivi. Per raggiungere questi obiettivi occorreva valorizzare o creare tutte le risorse umane di cui il partito disponeva. A dirigere la Federazione di Siracusa venne inviato l’ex partigiano Graziano Verzotto, il quale, in breve tempo, seppe circondarsi di quadri di ottimo livello politico [14] e costruire i gruppi dirigenti dei vari comuni della provincia.

A Lentini fu nominato (1955) Commissario della sezione della Democrazia Cristiana l’avv. Alessandro Tribulato, con vice il laureando Enzo Nicotra. Questa accoppiata, che col senno di poi potrebbe essere giudicata „strana“, voleva essere non solo un omaggio al mito allora esistente dell’unità politica dei cattolici, ma anche un accordo fra le due anime che i due leader rappresentavano: Tribulato (come anche Bombaci) rappresentava l’anima aristocratica e idealistica del partito, la tradizione e l’esperienza; Nicotra [15] quella popolaresca ed empirica, l’innovazione e l’attivismo.

Per il momento queste differenze non affiorarono, come si vide agli inizi del 1956, con la riuscita organizzazione del 1° convegno sull’agrumicultura, settore fondamentale dell’economia lentinese, frenato però dal fatto che i numerosi produttori lavoravano in ordine sparso [16]. La manifestazione fu aperta da una brillante introduzione di Tribulato, che in seguito diventerà presidente del NUPRAL (Nucleo Produttori Agrumicoli Lentinesi).

Sarà proprio Tribulato a proporre Nicotra, di cui riconosceva i meriti e le intuizioni politiche [17], come segretario della sezione. Ma già incombevano le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale, fissate per il 26 maggio 1956.

Quelle del 1956 saranno, nella storia di Lentini, le elezioni col piú basso numero di liste presenti sulla scheda: appena due. Ancora una volta, infatti, le scelte dei partiti furono condizionate dalla legge elettorale maggioritaria, che assegnava i 3/4 dei seggi (ora 40) alla lista prima classificata. La sinistra, con la sua lista „Gorgia“, guidata dall’on. Otello Marilli, non fece che ripetere lo schieramento precedente (PCI + PSI + Ind.), che conseguí il 54 % dei voti e 30 consiglieri [18]. I rimanenti partiti esistenti in città, memori dell’esperienza precedente che li aveva visti divisi in tre liste diverse [19], decisero di superare le pur notevoli differenze politiche ed ideologiche esistenti tra loro e decisero di coalizzarsi in una lista denominata „Leone con bandiera“ (DC + PLI + MSI + PSDI), che però si fermò al 44 % ed elesse solo 10 consiglieri. Di essi quattro erano democristiani [20]: l’avv. Alessandro Tribulato, il prof. Alfio Rossitto e l’ing. Vincenzo Ragazzi, democristiani della prima ora, e il ventitreenne Enzo Nicotra [21], il quale nel 1957 divenne segretario della sezione, carica che ricoprirà ininterrottamente per quasi un ventennio, fino al 1973.

La gestione Nicotra, piú attiva e pragmatica, portò oggettivamente ad un allargamento della base elettorale della DC lentinese [22], ma anche ad un mutamento della natura del partito a Lentini, da cattolico-conservatore a partito veramente interclassista, non solo nella base elettorale, ma anche fra gli iscritti e persino nel gruppo dirigente. La vecchia guardia, ancora forte e autorevole, guardava a questi mutamenti strutturali del partito che superavano sempre piú la sua visione politica, con stupore e diffidenza, senza però concrete reazioni. Ma lo scontro era solo rimandato. Intanto nel 1958 Alessandro Tribulato divenne presidente del Consorzio di Bonifica del Lago di Lentini, carica che aumenterà di molto il suo già notevole prestigio nella Città.

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Le elezioni comunali del 6 novembre 1960 rappresentarono per Lentini una novità, in quanto si sarebbero svolte, per la prima volta, col sistema proporzionale, che avrebbe consentito a ciascun partito di presentarsi col proprio simbolo e di „misurare“ la propria presa elettorale.

La DC scese in campo con tutti i suoi uomini piú rappresentativi [23] e con una forte lista di 40 candidati, guidata dal prestigioso Alessandro Tribulato, capogruppo designato. L’incisivo lavoro di tutte le componenti portò ad un’autentica affermazione della DC, che conseguí un buon 34,8 % ed elesse ben 14 consiglieri comunali su 40. Tuttavia la maggioranza fu formata, ancora una volta, dalle sinistre e cioè dal PCI (18 seggi), dal PSI (4) e dall’USCS [24] (1). Sindaco fu eletto il noto intellettuale autodidatta Nello Arena, allora leader del PCI.

La giunta di sinistra non ebbe però vita lunga, perché dopo circa un anno, sommersa dai dissapori fra comunisti e socialisti, ma anche dai contrasti interni al PCI, essa fu costretta a dimettersi. Venne poi costituita una maggioranza, sia pure striminzita (21 seggi su 40), di centro- sinistra, formata dal PSI (4 seggi), dalla DC (14) e da indipendenti [25] (2), con l’appoggio esterno del PSDI (1). Sindaco fu eletto l’avv. Mario Ferrauto (PSI). Per la prima volta la DC entrò nella „stanza dei bottoni“ [26] con una qualificata delegazione di 4 assessori [27].

Passata l’euforia per essere finalmente entrati nel cuore del potere cittadino i maggiorenti democristiani si accorsero, però, degli scarsi risultati raggiunti dall’Amministrazione e il malumore cominciò a serpeggiare nelle loro file, mentre anche i forti contrasti interni del PSI mettevano in pericolo l’intera compagine. Timorosa, inoltre, di doversi presentare all’elettorato con un insuccesso alle spalle, la DC decise di assumere il potere al livello piú alto, mandando in prima linea il suo leader piú prestigioso.

Caduta dunque, dopo meno di un anno, la giunta di centro-sinistra, venne formata una giunta di centro di minoranza col sostegno dei 14 consiglieri della DC, dell’1 dell’USCS, di 3 indipendenti [28] e con l’appoggio esterno dell’unico rappresentante del PSDI.

Sindaco fu eletto l’avv. Alessandro Tribulato, con 21 voti, cioè con 2 voti in piú della coalizione da lui guidata: per la prima volta Lentini aveva un sindaco democristiano! In giunta, per la DC, entrarono quattro assessori: l’avv. Giovanni Sgalambro, il prof. Mario Ciancio, il geom. Antonino Casella e il sig. Mercurio Di Mari [29].

L’avvicendarsi di tre sindaci di colore diverso e sostenuti da tre diverse coalizioni nella stessa legislatura, accompagnato dalla sempre piú accesa dialettica interna dei partiti, non era rimasto senza conseguenze: il gruppo del PCI, il piú numeroso, finirà per frantumarsi in tre parti, mentre quelli del PSI e del MSI ne usciranno dimezzati.

Ma neanche la DC uscirà indenne dal groviglio di vicende che si erano avviluppate nel corso della legislatura, perché le sue due anime, una alla guida dell’Amministrazione Comunale, impersonata da Tribulato; e l’altra alla guida della sezione, con leader Nicotra vennero a scontrarsi in modo sempre piú aspro, finendo per scavare fra di loro un fossato che durerà fino allo scioglimento del partito nel 1994.

IL sindaco Tribulato, galantuomo di vecchio stampo, rispettoso delle leggi e delle istituzioni, non si rivelò l’uomo piú adatto a fronteggiare le immancabili aspirazioni clientelari, che sempre assillano i partiti che gestiscono un potere e le cui file, anche per questo, tendono ad ingrossarsi. Inoltre egli, geloso delle sue prerogative, mal si acconciava alle „incursioni“ del partito nelle scelte amministrative. Né il gruppo dirigente del partito era disposto ad esercitare il ruolo di semplice gestore della sezione, senza poter partecipare almeno alle piú significative scelte del Comune. Si intrecciavano cosí malintesi e malumori, riaffioravano vecchie rivalità ed emergevano nuove insoddisfazioni: gli uni vedevano i vecchi esponenti come „nobilastri“ che non si degnavano di consultarli; gli altri spesso consideravano i nuovi arrivati come nuovi arrivisti. Un’incomprensione dopo l’altra condussero le due „anime“ a guardarsi in cagnesco. Il logoramento dei rapporti tra Amministrazione e sezione, tra gruppo e gruppo, fra Tribulato e Nicotra erano ormai ad uno stadio avanzato, quando arrivarono i cattivi risultati delle elezioni politiche del 28 aprile 1963, in cui la DC scese al 25,6 % e quelle regionali del successivo 9 giugno, in cui raggiunse il 32, 4 %. Risultati inferiori alla aspettative e comunque inferiori a quelli conseguiti nelle amministrative del 1960. Essi indussero Tribulato, con un gesto di rara eleganza istituzionale, a presentarsi dimissionario in Consiglio Comunale, assieme alla sua Giunta, in omaggio alla volontà popolare [30]. Con la lealtà di un cavalleresco avversario, il popolare leader comunista, l’ex sindaco Arena, volle esprimergli, nella stesa seduta, il suo apprezzamento:

Nella vita politica occorrono due virtú: l’onestà e il coraggio. Al signor sindaco stasera non sono mancate queste due virtú.

Fu proprio Arena, nella sua qualità di consigliere piú anziano per voti, a presiedere l’ultima seduta di quel Consiglio Comunale, il 24 maggio 1963. I 32 consiglieri presenti si astennero tutti dalla votazione per l’elezione del nuovo sindaco, aprendo così la strada a una gestione commissariale al Comune. Il direttivo sezionale della DC era ormai a maggioranza saldamente nicotriana.

Durante la gestione commissariale del Comune (2-12-1963/9-12-1954), affidata al dott. Vincento Pisano, i contrasti fra democristiani si acuirono. Il partito democristiano accelerò la sua trasformazione da partito moderato, strettamente collegato all’Azione Cattolica, da cui aveva acquisito i suoi iniziali esponenti, in partito interclassista di massa, in cui affluivano nuovi quadri provenienti dalla cosiddetta società civile. Le tensioni interne alla DC salirono a livelli mai prima riscontrati. Al punto che il leader della minoranza, l’avv.Bombaci, lasciò il partito [31]. Da allora la leadership della minoranza interna passò all’avv. Salvatore Moncada [32]. Dopo i deludenti risultati delle elezioni comunali del 22 novembre 1964, in cui lo scudo crociato scese al 24,5 %, passando da 14 consiglieri a 10, le acque interne della DC sembrarono rasserenarsi [33].

Per un settennio circa Tribulato, uomo assai colto e dai modi garbati, ma non avvezzo alle asprezze della „nuova“ politica, preferí dedicarsi ad attività che gli davano maggiori soddisfazioni, qual era quella di Presidente del Consorzio di Bonifica. Fu anche, per un certo periodo, presidente del Rotary Club di Lentini.

In politica attiva riapparve in occasione delle elezioni comunali del 7 giugno 1970, probabilmente confortato dal clima piú disteso allora instauratosi nel partito. Alla nuova competizione elettorale la DC, desiderosa di riprendersi, si presentò di nuovo compatta, nonostante la naturale concorrenza fra i suoi forti candidati e quella fra le correnti interne. I risultati furono quelli sperati: la DC, col suo 32,2 %, elesse di nuovo 14 consiglieri. Fra di essi la prestigiosa figura di Alessandro Tribulato, primo sindaco democristiano della Città [34].

In quella legislatura ebbi l’onore di essergli collega, come consigliere del PSI. Egli sedeva nel banco proprio dietro il mio, sicché mi capitava, qualche volta, di scambiare qualche parola con lui e di apprezzarne l’intelligenza e la preparazione. Un piccolo scontro politico l’avemmo in occasione di un’importante deliberazione, presentata al voto del Consiglio Comunale: quella con cui si adottava il regolamento delle commissioni consiliari, da istituire per la prima volta a Lentini. Si doveva trattare di una formalità, in quanto c’era stato l’accordo preventivo fra i rappresentanti di tutti i partiti, compreso il mio. Suscitò dunque sorpresa il mio breve intervento, con cui annunziavo il voto contrario del gruppo socialista, che riteneva il regolamento poco democratico. Mi replicò proprio Tribulato, con la solita eleganza verbale, ma piuttosto contrariato da quello che egli riteneva un voltafaccia. Quand’ebbe finito, mi chiese privatamente il perché di quella mia presa di posizione. Gli dissi anzitutto che ogni consigliere aveva pienamente diritto e dovere di esprimere il proprio parere, anche se diverso da quello del proprio partito; ma soprattutto gli feci notare che, per come era congegnata la votazione per eleggere i componenti delle sei commissioni, tutti i seggi sarebbero andati ai partiti piú grossi (PCI e DC), lasciando del tutto fuori quelli piú piccoli (in quel caso PSI, MSI e PSDI), il che non mi pareva per niente democratico. Per questo avevo chiesto di inserire nel regolamento la frase „Ogni consigliere deve far parte di almeno una commissione“. Mi stupí molto la rapidità e la tolleranza con cui subito si convinse delle mie buone ragioni. Si alzò e annunciò il voto favorevole della DC alla mia proposta.

Il partito in cui Tribulato militava non era piú quello a cui aveva aderito, strettamente collegato alla Chiesa, in cui i militanti erano spesso legati anche da affettuose amicizie personali. Il vecchio partito degli inizi, cui poi erano affluiti i ceti moderati, attratti dal suo nuovo ruolo di „diga“ contro il comunismo, era poi diventato un partito conservatore di centro. Con la gestione Nicotra si era poi trasformato in un partito interclassista aperto a tutti i ceti sociali, all’insegna di una concretezza operativa capace di penetrare profondamente nel tessuto sociale locale, nei ceti medi ed anche fra la classe operaia, mentre al suo interno emergevano figure nuove e nuove aspirazioni e la dialettica fra le correnti era di solito effervescente. Il cambiamento di pelle della DC trovò il suo momento simbolico nel trasferimento di mons. La Rosa, parroco certamente ispirato, ma anche fine politico [35].

A questo turbinio dialettico e politico, umano e sociale, non poteva adattarsi un uomo come Tributato, legato alle tradizioni, fedele ai suoi antichi ideali, per il quale le istituzioni venivano prima del partito. Insomma l’ex sindaco era, a mio avviso, un „pesce fuor d’acqua“ nel suo stesso partito. Forse per questo, dopo meno di un anno, Tribulato si dimise da consigliere comunale [36]. Da allora egli non apparirà piú nella scena politica lentinese. Tuttavia una cosa è certa: egli aveva lasciato l’attività politica, non la politica, che seguirà anche quando, già anziano, si ritirerà nella sua residenza di campagna.

Lo potei constatare quando uno dei suoi figli contattò un celebre „parrucchiere per uomo“, mio caro e vecchio amico, perché gli facesse sapere dove poter acquistare un mio libro di storia locale, che il padre gli aveva chiesto e che lui non era riuscito a reperire. Saputa la cosa mi adoperai perché un comune amico, mio e di Tribulato, che di tanto in tanto andava a trovarlo, portasse all’Avvocato le mie pubblicazioni di allora su Lentini. Il vecchio gentiluomo – mi fu riferito - nel ricevere il mio modesto dono, si commosse. Ed io pure, nel saperlo.

Morí l’8 gennaio 2008.

Credetemi, miei cari lettori, ve lo dice uno che l’ha conosciuto: uomini della levatura morale, dell’ingegno, del carisma e dell’onestà intellettuale di Alessandro Tribulato, quando scompaiono non appartengono piú a un partito, ma all’intera Città.


[1] A Lentini ne fu eletta una sola, come indipendente nella lista del PCI: Elena Nipitella. Sarà per Lentini la primissima di una lunga serie.

[2] Nelle sue file, a Lentini militava anche la Medaglia d’Oro della Resistenza dott. Luigi Briganti.

[3] Anche il PLI faceva parte del CLN. Fra i piú illustri antifascisti di area liberale ricordiamo Piero Gobetti (1901-1926), direttore della rivista La Rivoluzione liberale e Giovanni Amendola (1882-1926), ex ministro, fondatore del giornale Il Mondo, entrambi morti in Francia, dove si erano recati in seguito alle percosse subite da squadre fasciste.

[4] Esso sorse poco tempo dopo l’uscita del primo numero (17-12-1944) dell’omonimo settimanale, diretto dal commediografo Guglielmo Giannini, che ne divenne il naturale leader. La sua polemica era indirizzata contro il nascente partitismo e contro l’antifascismo nel suo complesso.

[5] A. Tribulato, intervista in La Democrazia Cristiana in un comune rosso (1944-1970), tesi di laurea di Barbara Russo (relatore il ch.mo prof. Rosario Mangiameli), pag. 66 (Biblioteca Comunale – Lentini).

[6] Del gruppo dirigente dell’U.Q. facevano parte, oltre lo stesso Alessandro Tribulato, suo fratello avv. Delfo, l’avv. Vincenzo Bombaci, suo fratello geom. Francesco Bombaci e l’avv. Francesco Consiglio.

[7] Per una storia del MSI di Lentini si veda, di Ferdinando Leonzio, il capitolo Italiani di Lentini nel libro 13 storie leontine, APED, 2007.

[8] Sul sacerdote si veda, di Giuseppe La Pira, Monsignor Francesco La Rosa, Misterbianco, 2002.

[9] Particolarmente importante fu l’adesione dell’avv. Vincenzo Bombaci, già attratto dal pensiero di Luigi Sturzo e di Alcide De Gasperi. Politico nato, con la collaborazione dei pochi cattolici politicizzati (Cav. Pasquale Valenti, ing. ’Nzinu Ragazzi, cap. Alfio Parisi, prof. Alfio Rossitto, prof. Alfio Moncada, dott. Giuseppe La Pira ) egli fu il vero creatore della rete organizzativa della DC sul territorio, tanto che nel 1951 si poté aprire a Lentini la sezione dc e Bombaci fu nominato Commisario Zonale del triangolo Lentini-Carlentini-Francofonte.

[10] La legge assegnava i 3/4 dei 32 seggi del Consiglio Comunale di Lentini (dunque 24 seggi) alla lista prima classificata e il resto alla seconda lista ed, eventualmente, anche alla terza, se essa avesse superato il 12 % dei voti validi.

[11] Sindaco fu eletto il socialista prof. Peppino Ferrauto.

[12] Il prof. Alfio Moncada, qualche tempo dopo, si dimetterà e il 13-12-1954 gli subentrerà l’avv. Vincenzo Bombaci.

[13] Alla lista del MSI, terza classificata, che ottenne il 13,4% andarono gli altri 4 seggi. Tagliata fuori la socialdemocrazia di Filadelfo Castro.

[14] Corrado Piccione, Nitto Brancati, Pippo Lo Curzio, Santi Nicita, Marcello Sgarlata, Pippo Rizza, Enzo Nicotra.

[15] Nicotra (1933-2018) si era formato politicamente alla scuola del pretore Salvatore Paglialunga, un cattolico progressista, proveniente da Firenze, in cui aveva fatto suo il messaggio del famoso sindaco pacifista Giorgio La Pira. Nicotra aveva poi „rivisitato“ l’insegnamento di Paglialunga, con l’intuizione che, per battere i comunisti a Lentini, occorreva scendere sul loro terreno, trovando cioè soluzioni per i problemi della classe lavoratrice.

[16] Dal convegno, di cui fu protagonista l’avv. Tribulato, emerse la necessità di industrializzare il prodotto e quella di sollecitare l’organizzazione dei produttori. Il settore dava lavoro a circa 6.000 operai.

[17] Nicotra era riuscito a far penetrare la DC nel mondo del lavoro, promuovendo la costituzione dell’Associazione Cristiana Artigiani, dell’Associazione Cristiana Commercianti e dando un valido contributo per la soluzione del problema del Biviere, in base alla quale cacciatori e pescatori divennero assegnatari di gran parte delle fertilissime terre derivanti dal prosciugamento del lago, poi trasformate in fiorenti giardini di agrumi.

[18] Sindaco sarà l’on. Otello Marilli (PCI), poi dimessosi per ricandidarsi alla Camera e sostituito dal rag. Vitale Martello (PCI).

[19] Torre civica (DC + PLI + Ind.), MSI e PSDI.

[20] Gli altri 6 erano: 3 del MSI, 2 del PLI e 1 del PSDI.

[21] Nicotra si dimetterà da consigliere nel 1957. Gli subentrerà il cav. Pasquale Valenti, anch’egli della “vecchia guardia” cattolica.

[22] Lo si vide alle politiche del 25-5-1958 (31,4 %) e alle regionali del 7-5-1959 (34,41 %).

[23] Guidarono la campagna elettorale, anche se personalmente non presenti in lista, l’avv. Enzo Nicotra, segretario della sezione e componente della Commissione Provinciale di Controllo (CPC) e l’avv. Vincenzo Bombaci, vicedelegato dell’Amministrazione Provinciale (AP).

[24] L’Unione Siciliana Cristiano Sociale (USCS) era stata fondata l’8-11-1958 da un gruppo di deputati regionali siciliani democristiani guidato dall’on. Silvio Milazzo, da cui deriverà la parola milazzismo. Il partito si dissolverà nel 1963. A Lentini era stato fondato dal noto pedagogista prof. Giuseppe Nanfitò, unico eletto al CC nel 1960.

[25] I due erano Sebastiano Pignatello, uscito dal PCI, e Rosario Amato, uscito dal MSI.

[26] L’espressione è di Pietro Nenni, leader del PSI.

[27] L’avv. Giovanni Sgalambro (vicesindaco), l’ing. Alfio Buccheri, l’avv. Salvatore Moncada (futuro Presidente della Provincia) e il sig. Mercurio Di Mari.

[28] Ai due precedenti Sebastiano Pignatello (ex PCI) e Rosario Amato (ex MSI), si era aggiunto Giovanni Bruccone (ex PSI).

[29] Gli altri erano il prof. Giuseppe Nanfitò (USCS) e i 3 indipendenti.

[30] Nella storia cittadina si possono riscontrare solo due altri casi di dimissioni del sindaco per cattivi risultati del partito di appartenenza in consultazioni elettorali non comunali: quello di Delfo Castro (PSLI) nel 1947 e nel 1951 e quello di Sebastiano Centamore (PSI) nel 1976.

[31] Bombaci tuttavia non si ritirò dall’attività politica. Infatti costituí un circolo „Luigi Sturzo“, con sede in via Roma, che alle amministrative del 1964 si alleò con quel che restava del Partito Liberale, con cui presentò una lista „Torre e Bandiera“, che elesse due consiglieri comunali: lo stesso avv. Bombaci e il liberale avv. Alfio Sgalambro. L’avv. Bombaci nel 1966 rientrò nella DC.

[32] Salvatore Moncada (1931-2021) si era iscritto alla DC nel 1958. Nel 1960 era stato eletto consigliere comunale ed era poi diventato assessore alla P.I. nella giunta Mario Ferrauto. Provincialmente aveva costituito, assieme a Turi Magro, la corrente fanfaniana. Era successivamente approdato in quella andreottiana, nel siracusano guidata da Santi Nicita e da Gino Foti. Egli sarà eletto due volte consigliere provinciale, nel 1970 e nel 1975 e farà parte della Giunta Provinciale come assessore. All’apice della sua carriera politica sarà eletto Presidente della Provincia di Siracusa. Ritornerà a far parte del CC di Lentini nel 1980 e sarà riconfermato nel 1985 e nel 1990, ricoprendo il ruolo prima di capogruppo e poi di assessore. Scioltasi la DC (1994), si ritirerà dall’attività politica.

[33] Sindaco, sostenuto dalle sinistre, fu eletto, per la seconda volta, l’on. Otello Marilli (PCI).

[34] In seguito ce ne saranno altri: Francesco Fisicaro, Vincenzo Bombaci, Giacomo Capizzi, Gianni Cannone, Davide Battiato, Giuseppe La Rocca, Nino Mazzone.

[35] Mons. La Rosa era infatti stato nominato Rettore del Seminario di Siracusa. Era stato arcidiacono parroco della Chiesa Madre dal 1935 al 1963. Morirà a Ragusa il 21-7-1965.

[36] Gli subentrò, il 29-3-1971, il cav. Cirino Floridia, ex ferroviere, resosi noto per l’instancabile, e alla fine vittoriosa, battaglia affinché tutti i treni fermassero alla stazione di Lentini. La vicenda sarà consacrata in una sua pubblicazione, significativamente intitolata Alt! Fermata a Lentini!

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