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L’Italia a fumetti

È una esperienza culturale imprescindibile nella storia personale di ciascuno di noi. Stiamo parlando dei fumetti. Il saggio di Ferdinando Leonzio, che qui pubblichiamo, rievoca alcuni elementi della "storia" di questo medium.

di Ferdinando Leonzio - mercoledì 7 giugno 2023 - 1038 letture

Il collezionismo ha radici molto antiche, ma in questa sede ci limitiamo solamente a individuarne la natura.

Esso sostanzialmente consiste nel conservare, ordinare, ammirare oggetti che per l’appassionato hanno un valore particolare, soprattutto perché – ciò è ormai assodato – ciò gli dà un piacere sensoriale e perché è un ottimo ansiolitico, in quanto procura all’interessato momenti di autentico relax e lo mette al riparo, come sosteneva lo stesso Freud, dai momenti di angoscia.

Il collezionismo può riguardare molti oggetti: bambole, libri, cartoline illustrate, album di figurine: di animali, di fiori, di calciatori; e ancora francobolli, monete, orologi, accendini, schede telefoniche, soldatini in miniatura, statuine per il presepe e chi piú ne ha piú ne metta.

Quello che qui vogliamo esaminare è il collezionismo italiano di fumetti, i popolari medium che si esprimono con un mix di immagini e di testi, inseriti nelle vignette all’interno di nuvolette [1], spesso accompagnate da onomatopee [2], o in didascalie; e che ormai godono di una larga e qualificata diffusione, eguagliata forse solo dalla filatelia.

A tal proposito ci pare opportuno dare uno sguardo panoramico all’oggetto di tale collezionismo, alle sue articolazioni, alla sua produzione, in una parola al suo mondo.

Occorre anche preliminarmente distinguere il collezionista da altri due tipi di acquirenti; e cioé, da un lato, dal semplice lettore, che può essere „usa e getta“ o magari uno che conserva ciò che acquista per altri motivi: per poterli rileggere un giorno, per passarli ad amici o parenti, ecc. Dall’altro, è opportuno precisare che il vero collezionista non vive la sua passione come una mania, una patologia che lo porta a spendere senza limiti, per soddisfare la sua insaziabile passione, la bramosia di possedere l’oggetto o che sacrifica ad essa tutti gli spazi disponibili nella sua casa. Il collezionista, inoltre, trova il suo piacere quasi sensuale, non tanto nel leggere il suo fumetto, quanto nel possederlo, nel sentirlo come cosa ormai sua.

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I fumetti, nati nei giornali USA nel 1895 come forma d’arte autonoma [3], apparvero per la prima volta in Italia il 27 dicembre 1908, con l’uscita del primo numero del Corriere dei piccoli, settimanale appositamente ideato per i bambini, avente il formato cosiddetto giornale.

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Ciò finirà col collocare, nel sentire comune e per molti anni, ogni fumetto in un complesso di pubblicazioni considerate essenzialmente per giovanissimi e forse per questo dette giornaletti.

Depurata dei „diseducativi“ balloons (nuvolette) contenenti le parole dei personaggi, ogni vignetta era commentata da didascalie in rima [4].

Negli anni trenta apparvero altre testate, con ottimi fumetti specialmente di importazione americana, quali Topolino (1932), L’Avventuroso (1934), L’Audace (1934), Intrepido (1935), Il Vittorioso (1937) e tanti altri.

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Nel 1938 il regime fascista proibí la pubblicazione di materiale americano, ma il provvedimento censorio spinse comunque a incrementare e a migliorare la qualità dei prodotti italiani [5].

Nello stesso anno nacque un personaggio destinato a grande popolarità e a una lunga vita come Dick Fulmine [6] di Vincenzo Baggioli e Carlo Cossio.

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Caduto il nazifascismo e finita la seconda guerra mondiale, nel nuovo clima della ritrovata libertà la vita culturale italiana fu contrassegnata da una grande quantità di iniziative nella letteratura, nella stampa, nel cinema...

Anche il fumetto partecipò a questa festa di libertà con numerose iniziative. Ritornarono anche i piú famosi personaggi avventurosi americani, come Flah Gordon, Mandrake il mago, L’Uomo Mascherato, Cino e Franco, ristampati dall’editore Nerbini di Firenze in albi [7] completi,

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nel formato detto all’italiana e con un’autentica esplosione di colori delle splendide copertine di Giove Toppi.

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Ma il fumetto „made in Italy“, non fu da meno, anche grazie all’uso dei giornalai di esporre gli albi all’esterno delle edicole, per attirare i lettori con le bellissime copertine, su cui piú si riversava l’impegno artistico dei disegnatori nostrani. Ed ecco apparire Gim Toro, Texas Bill, Kansas Kid, Ragar, Tony Falco, Mistero, Zambo, Mirko, Tanks, gli Albi dell’Intrepido e molti altri...

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Ma, sul finire degli anni Quaranta e per tutti gli anni Cinquanta un’ondata di ipocrita perbenismo borghese bigotto si abbatté sui fumetti, considerati strumenti di corruzione per la gioventú e conduttori di una sub-cultura, atta solo a distogliere dalla cultura vera, quella „sana“ ed edificante.

La vittima piú illustre dell’ondata censoria e autocensoria [8] che ne seguí fu la tarzanide di Gian Giacomo Dalmasso ed Enzo Magni, Pantera Bionda, che dal succinto costume iniziale, idoneo per chi opera in un’intricata giungla, fu costretta, a poco a poco, a indossare un’improbabile gonna del tutto inadatta al suo ambiente.

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Nello stesso periodo era nata una miriade di albi a striscia, detti anche tascabili, pare perché questo piccolo formato consentiva ai giovani lettori di meglio nasconderli – nelle tasche appunto – per sottrarli all’arcigna sorveglianza dei piú retrogradi insegnanti digiuni di psicologia [9].

Anche questi dovettero affrettarsi a ben ricoprire le loro eroine, mentre i piú formidabili pistoleri non riuscivano piú a piazzare un colpo mortale, ma si limitavano a colpire di striscio o a ferire in modo non mortale i terribili delinquenti che giornalmente incontravano sulla loro via. Nei casi peggiori si limitavano a stordirli con un pugno.

Ciò comunque non impedí che si affermassero soggettisti e disegnatori di grande spessore, come Gian Luigi Bonelli, Aurelio Galleppini, Andrea Lavezzolo, esseGesse, Antonio Canale, Tristano Torelli, Luigi Grecchi, Augusto Pedrazza e l’originale Benito Jacovitti.

Il primo albo a strisce in Italia fu la pregiata collana de Gli albi di Topolino, edita da Mondadori nel 1948. Tra le testate a strisce piú famose che seguirono, ricordiamo Il Piccolo Sceriffo (1948), di Tristano Torelli e Camillo Zuffi [10]; Tex (1948), di Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini [11], destinato ad diventare il fumetto piú longevo d’Italia;

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Forza John (1949) di Luigi Grecchi ed Erio Nicolò, inizialmente allegato in omaggio all’Intrepido dell’editrice Universo; Sciuscià (1949) di Tristano Torelli e Ferdinando Tacconi, ambientato nel periodo della Resistenza; Tony Boy (1949) di Leonello Martini e Francesco Pescador, caratterizzato dalle strisce verticali; il tarzanide Akim (1950), capace di parlare con gli animali, di Roberto Renzi e Augusto Pedrazza; Capitan Miki (1951) della esseGesse (Pietro Sartoris-Dario Guzzon-Giovanni Sinchetto), un grandissimo successo editoriale; Il grande Blek (1954), un altro popolare eroe creato dalla esseGesse; Il piccolo Ranger (1958) di Andrea Lavezzolo (autore anche del celebre Gim Toro e dell’innovativo Kinowa) e molti altri.

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Grande diffusione ebbero alcune collane di albi a formato verticale, prima fra tutte la prestigiosa collana degli Albi d’oro (1946) della Mondadori, che alternava personaggi della Disney a storie autoctone, fra cui il personaggio western creato da Guido Martina e Raffaele Paparella, Pecos Bill; da segnalare anche Mani in alto! (1949) di Rinaldo Dami e Aurelio Galleppini e due emancipate eroine [12]: Jane Calamity (1948) di Lina Buffolente e Miss Diavolo (1949) di Dalmasso e Tacconi.

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Grande e duraturo successo ebbe anche Topolino, specialmente dopo il passaggio, nel 1949, dal formato giornale al formato libretto, adottato da numerose altre testate di fumetti, in prevalenza comici, come Cucciolo, Tiramolla, Geppo, Nonna Abelarda, Soldino, Bongo, Pepito, Provolino, Volpetto, Pipo, Pugacioff, Silvestro, Tom e Jerry, Bunny e tantissimi altri, anche avventurosi, come gli Albi del Falco, che pubblicavano i celeberrimi Batman e Superman e altri supereroi.

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Nonostante la grande fioritura di intraprendenti editori, di validissimi prodotti, nonostante l’emergere di ottimi soggettisti e di grandi disegnatori, nonostante il vasto favore del pubblico, il fumetto italiano, per tutti gli anni ’50, ed oltre, continuò ad essere oggetto di un feroce ostracismo da parte della cultura „ufficiale“, sostenuta, purtroppo da scuola e famiglia.

Esso veniva considerato un prodotto di basso livello, con trame scadenti, disegni approssimativi, linguaggio appena accennato, spesso sopraffatto dalle onomatopee, buono solo a disabituare alla lettura, ritardando la capacità di organizzare il discorso e quindi il pensiero.

Letterati, educatori, pedagogisti e politici, in una coi bigotti di varia scuola, consideravano allora il fumetto come una malattia capace di deturpare letteratura e pittura. Spesso esso era considerato anche moralmente inaccettabile, sia perché – a loro dire – suscitava negli adolescenti morbose pulsioni, sia perché li spingeva, attraverso l’inevitabile processo di identificazione coi protagonisti, alla logica della violenza.

Infine – e fu questa l’accusa di maggior diffusione e durata – era considerata una lettura per adolescenti [13] e per imbecilli.

Sarà nel corso degli anni ’60 che le cose cominceranno a cambiare per la nona arte [14]: a sdoganare il fumetto dall’angolo buio della sotto-cultura in cui ipocriti perbenisti e pruriginosi moralisti l’avevano confinato, contribuirà soprattutto la „discesa in campo“ di alcuni autorevoli intellettuali, alcuni dei quali vogliamo qui rapidamente ricordare.

Umberto Eco (1932-2016), semiologo, filosofo, scrittore, docente universitario [15], con numerosi interventi in riviste e in libri, di cui il piú famoso è Apocalittici e integrati (1964) ed anche lettore e collezionista di fumetti. Sua la frase “Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.

Egli si occupò del fumetto come medium della cultura di massa, studiandolo nella sua struttura narrativa, nel suo linguaggio, nella sua ideologia, e come strumento di propaganda.

Oreste Del Buono (1923-2003), scrittore, giornalista, sceneggiatore, studioso della “cultura popolare”, in vari scritti [16] sostenne la validità artistica dei fumetti. Fu curatore della prima Enciclopedia del fumetto e fu tra i fondatori della prima rivista di fumetti Linus (1965), che diresse dal 1972 al 1981.

Elio Vittorini (1908-1966), scrittore [17] e critico letterario, fu il primo intellettuale italiano a sostenere, anche nella rivista da lui fondata, Il Politecnico, che il fumetto merita dignità letteraria. Fra l’altro egli ne individuò la principale caratteristica strutturale: mentre la già conosciuta singola vignetta (disegno + battuta), è in sé completa ed esprime un pensiero compiuto, la strip (striscia) dei fumetti, cioè la sequenza di piú vignette, dà il senso della successione temporale. Il che ne fa un efficace racconto per immagini.

Carlo Della Corte (1930-2000), scrittore, giornalista e saggista, è autore de I fumetti, primo libro italiano dedicato al mondo dei fumetti, uscito nel 1961 [18] e di numerosi e validi interventi sullo stesso tema, pubblicati su vari giornali: indimenticabili quelli pubblicati sulla rivista Eureka.

Un importante riconoscimento gli fu dato con l’assegnazione del Nettuno di bronzo 1992 da parte della prestigiosa associazione di appassionati ANAF per aver pubblicato, primo autore italiano, un’opera sui fumetti, aprendo la via alla loro valorizzazione culturale e al collezionismo, continuando con coerenza la sua prestigiosa opera, espressa con linguaggio accattivante e talvolta affettuosamente ironico.

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Gaetano Strazzulla (1930-2014) studioso e critico fumettistico, originario di Pachino (SR), è curatore della fondamentale antologia Enciclopedia dei fumetti, uscita inizialmente in fascicoli settimanali, caratterizzata dalla presenza in essa delle prime cronologie e da alcune storie, classiche o inedite, dei piú famosi character (personaggi) del fumetto americano. Di Strazzulla è anche il saggio critico-storico illustrato I fumetti (1970).

Grazie a questi e ad altri pionieri che ne prepararono il terreno, nel febbraio 1965 ebbe luogo il Salone Internazionale dei Comics di Bordighera.

La rivista Linus (aprile 1965), prima rivista in Italia dedicata ai fumetti, si occupò molto dei fumetti comico-intellettuali, primi fra tutti i Peanuts di Schulz, senza però trascurare il fumetto avventuroso americano; non mancò, inoltre, di valorizzare ottimi autori italiani, come Guido Crepax, creatore di Valentina, dando cosí inizio al cosiddetto “fumetto d’autore”.

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Oltre ai fumetti veri e propri, Linus pubblicò un gran numero di articoli di storia e di critica del fumetto, dando con ciò un apporto determinante per attirare l’interesse degli ambienti culturali, prima riottosi e diffidenti, se non ostili, nei confronti della nuova arte, nata dall’intelligente connubio di figure e testi. Si cominciarono cosí a studiare gli aspetti politici, psicologici, pedagogici del fumetto e le sue potenzialità di applicazione in ogni campo, compresi lo scolastico e il pubblicitario.

Il successo conseguito da Linus aprí la strada a diverse altre riviste, come Comic Art (1965), diretta da Rinaldo Traini, autorevole storico del fumetto; Sgt. Kirk (1967), diretta dal critico di fumetti Claudio Bertieri; Eureka (1967), diretta dal grande sceneggiatore Luciano Secchi; Il Mago (1972), diretta dall’editore Mario Spagnol; Corto Maltese (1982), diretta dalla giornalista Fulvia Serra; Orient Express (1982), diretta dallo scrittore, sceneggiatore e critico fumettistico Luigi Bernardi e tante altre.

Nel tempo si ebbe un fiorire di eccellenti soggettisti, disegnatori, autori completi, storici, critici del fumetto, come – citiamo lacunosamente a memoria – Dino Battaglia, Giancarlo Berardi, Sergio Bonelli, Bonvi (Franco Bonvicini), Mauro Boselli, Luciano Bottaro, Gianni Brunoro, Max Bunker (Luciano Secchi), Guido Buzzelli, Moreno Burattini, Giovan Battista Carpi, Alfredo Castelli. Carlo Chendi, Fabio Civitelli, Giulio Cesare Cuccolini, Gino D’Antonio, Vittorio Giardino, Lino Landolfi, Cinzia Leone, Guglielmo Letteri, Magnus (Roberto Raviola), Milo Manara, Guido Martina, Attilio Micheluzzi, Ivo Milazzo, Claudio Nizzi, Andrea Pazienza, Hugo Pratt, Giorgio Rebuffi, Franco Saudelli, Romano Scarpa, Tiziano Sclavi, Paolo Eleuteri Serpieri, Silver (Guido Silvestri), Luciano Tamagnini, Giovanni Ticci, Sergio Toppi, Claudio Villa, Silvia Ziche, ecc. ecc.

Questo massiccio impegno culturale, dalle svariate implicazioni artistiche, politiche, storiche, sociali, psicologiche e del costume, diede vita a un fumetto cosiddetto “per adulti”.

Fra le opere piú innovative vogliamo qui ricordare: Alan Ford di Magnus e Bunker; La rivolta dei racchi di Guido Buzzelli; Una ballata del mare salato di Hugo Pratt; Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo; Sturmtruppen di Bonvi; Storia del West di Gino D’Antonio; Il gioco di Milo Manara; L’inferno di Topolino di Guido Martina; Zanardi di Andrea Pazienza; La Bionda di Franco Saudelli; Dylan Dog di Tiziano Sclavi; Druuna di Paolo Eleuteri Serpieri, Lupo Alberto di Silver; Martin Mystere di Alfredo Castelli.

Una piccola “rivoluzione culturale” nel mondo del fumetto fu provocata dall’apparizione in edicola, nel 1963, delle edizioni Fratelli Spada, che riportarono nel mercato italiano i piú famosi character del fumetto americano: Mandrake, L’Uomo Mascherato, creati dal grande soggettista Lee Falk, Gordon, Agente segreto X 9, Rip Kirby, opere dell’insuperato Alex Raymond, Cino e Franco di Lyman Young, Valiant, il capolavoro del maestro Harold Foster, Bat Star, nome dato al Brick Bradford, creato da William Ritt (testi) e Clarence Gray (disegni).

Le storie americane “originali” furono rafforzate numericamente anche da una buona produzione italiana e tutte le testate dalle ottime copertine di Mario Caria.

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Ma la vera novità dei fumetti Spada si trovava nelle loro 2a e 3a di copertina. Anziché essere occupate, come in passato, da racconti “a tutto testo” a puntate, che nessuno leggeva, o da piccoli concorsi a premio, esse erano destinate alla posta coi lettori, “Parliamone insieme”, incentrata sul mondo dei comics.

Si venne cosí a sapere che nella loro “patria” (gli USA) essi potevano essere pubblicati in daily strip (strisce giornaliere), in sunday pages (tavole domenicali) o in comic book (albi a fumetti).

Si scoprí che per ogni storia a fumetti c’era un soggettista (autore della trama) che poteva non coincidere con lo sceneggiatore, un disegnatore (autore dei disegni), che poteva non coincidere col copertinista, il quale, fra l’altro, garantiva unità al disegno del personaggio protagonista.

I lettori piú esperti cominciarono a conoscere gli autori e a riconoscerne lo stile, a ricostruire cronologie, a conoscersi tra loro, a pubblicare annunci per vendere, comprare, scambiare albi a fumetti, grazie alla stessa rubrica, poi intitolata “Scambievolmente”, a cercare fumetti nei vecchi ripostigli e nelle antiche cassapanche.

Emersero prestigiosi collezionisti come Glauco Nanni, Franco Grillo, Camillo Conti, Rinaldo Traini, Francesco Rum, Corrado Alessi. Spuntarono i grandi mercanti, antesignani dei negozi specializzati, le associazioni, il culto delle cronologie da completare, le ricerche personali; nacquero le fanzine [19] e le prozine [20].

E quando una collezione era troppo rara o incompleta, o troppo costosa, o poco conosciuta, spuntarono le ristampe amatoriali, accuratissime, in quanto opera di editori essi stessi appassionati ed esperti. Le ristampe potevano essere filologiche o anastatiche.

Quelle filologiche tendevano a presentare al pubblico le cronologie integrali di character creati dai maestri del fumetto, in genere americano, di cui ci limitiamo a citare Gordon di Alex Raymond, Tarzan di Burne Hogarth, Valiant di Harold Foster, Steve Canyon di Milton Caniff, Dick Tracy di Chester Gould.

Le ristampe anastatiche, che riguardavano giornali e personaggi italiani, riproducevano in modo inalterato, cioè identico all’originale, le pubblicazioni del passato, ormai introvabili o costosissime. Esse emanavano l’odore di un mitico passato, del buon tempo antico, per molti dell’infanzia e dell’adolescenza che mai piú ritorneranno.

Da questo festoso magma di iniziative nacque e si formò un nuovo tipo di lettore, piú attento, piú smaliziato, piú esigente. Ma anche piú informato e piú consapevole del legame che lega il fumetto, come tutti gli altri mezzi di espressione e di comunicazione, con la società che ci circonda e che continuamente si evolve.

Un’ulteriore innovazione fu prodotta dall’apparizione (1962), nelle edicole, di Diabolik, fumetto ideato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, che rovesciava i canoni moralistici dei fumetti precedenti, assegnando il ruolo di protagonista a un criminale. Successivamente apparvero Kriminal (1964) e Satanik (1964), creati dal geniale duo Bunker e Magnus [21].

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Il successo dei primi “fumetti neri” ne fece arricchire il panorama editoriale con Demoniak (1965), Sadik (1965), Infernal (1965), Zakimort (1965), Samantha (1966), Masokis (1966), Killing (1966), ecc. ecc.

Questi “antieroi” erano in genere accomunati da alcune caratteristiche: erano criminali ingegnosi e spregiudicati, ladri, giustizieri o vendicatori che in passato avevano quasi sempre subito un torto; durante il “lavoro” essi indossavano un caratteristico costume, in genere una calzamaglia [22]; i giornali che li pubblicavano avevano tutti il formato libretto; le loro vittime erano in genere personaggi senza scrupoli; i protagonisti venivano ricercati da onesti e caparbi servitori della legge di pari intelligenza; nel loro nome era spesso presente la lettera “K”, quasi per dare al protagonista un alcunché di esotico; infine questi killer protagonisti avevano sempre un partner del sesso opposto di grande fascino. Il che consentiva di inserire nel racconto qualche scena sexy, che il pubblico, stufo di tanti ipocriti divieti, sembrava non disdegnare affatto, o comunque molto meno dei pudibondi detrattori, preparando cosí il terreno all’emergere di un nuovo genere.

E, infatti, quando, negli anni ’70, l’affollato universo dei “fumetti neri” finí per saturare il mercato, essi scomparvero, ad eccezione di Diabolik e passarono il testimone al nuovo genere, cioè al “fumetto sexy” [23].

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Che si sia trattato di un’anticipazione delle lotte femministe in Italia, come sembrerebbe testimoniare il fatto che le protagoniste, sulla scia della fascinosa e libertina Satanik di Magnus e Bunker e dell’emancipata Valentina di Crepax, sono sempre donne, del tutto libere e disinibite; oppure che sia stato semplicemente questione di intuito e di operazione commerciale, certo è che le pur numerose testate del settore, sempre pubblicate nel formato libretto, trovarono una buona accoglienza nel pubblico, probabilmente per le scene erotiche sempre piú allusive e per le frequenti incursioni nell’horror. Eccone alcuni titoli: Messalina (1966), ambientata nell’antica Roma; Isabella (1966), Jolanda de Almaviva (1970), fumetti erotico-avventurosi, ambientati nel XVII secolo; Lucrezia (1969), ispirata a Lucrezia Borgia; Vartàn (1969), western erotico; Sukia (1978), di genere nero-erotico, come Cimiteria (1977), una morta riportata in vita da un mago; le “diaboliche” Lucifera (1971) e Belzeba (1977); le vampire Jacula (1969), Zora la vampira (1972) e Yra (1980); la licantropa Ulula (1981); la nazista Hessa (1970); la sensuale tarzanide Jungla (1968).

Ben diverso dal “fumetto sexy” ci sembra il “fumetto porno”, in cui tutto era esplicitamente “senza veli” e le trame esclusivamente funzionali alle scene. Anch’esso, per qualche anno, trovò il suo pubblico.

Negli anni ’70, mentre l’interesse per i fumetti neri, sexy e porno comincia a scemare, il mercato dei comics è dominato essenzialmente da due case editrici: la Bonelli e la Corno.

Per la Bonelli continua e si consolida il successo delle sue colonne portanti:

- Tex Willer, l’intramontabile creatura di Gian Luigi Bonelli e di Aurelio Galleppini, che mantiene il favore del pubblico, fatto di generazioni diverse di lettori, anche grazie all’innesto di nuovi validissimi talenti come, solo per citarne alcuni, gli sceneggiatori Claudio Nizzi e Mauro Boselli, i disegnatori Fabio Civitelli e Fernando Fusco, il copertinista Claudio Villa;

- Zagor, l’originale tarzanide uscito dalla penna di Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e dal pennello di Gallieno Ferri;

- Comandante Mark, creato dal collaudato trio della esseGesse [24];

- Mister No, ancora di Guido Nolitta, prestigioso soggettista, editore e critico del fumetto italiano.

Nello stesso periodo, notevole è la produzione dell’Editoriale Corno, che mentre continua a pubblicare l’apprezzata rivista Eureka, affiancata per poco tempo dalle consorelle Smack e Tommy, e i neri Kriminal e Satanik, cui nel 1969 si era aggiunto Alan Ford, nel 1970 immette nel mercato italiano i supereroi della editrice americana Marvel, creati soprattutto dall’inesauribile fantasia del geniale fumettista Stan Lee, come i notissimi L’Uomo Ragno e I Fantastici Quattro, ai quali seguiranno molti altri [25].

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Il successo dei supereroi pubblicati dalla Corno fu notevole, ma non superò il decennio.

A ravvivare il fumetto italiano ci pensarono due nuovi personaggi della Bonelli, i quali seppero conciliare la loro natura di fumetto popolare, come testimoniano la loro durata e il successo di vendite, con la loro vocazione di fumetto d’autore, come ci dice a chiare lettere l’alta qualità artistica delle storie e dei disegni:

Martin Mystere, detto “il detective dell’impossibile” (1982), creato dal colto ed esperto Alfredo Castelli e Dylan Dog, detto “l’indagatore dell’incubo”, ideato dal giornalista-scrittore Tiziano Sclavi.

Ma anche alcuni fumetti di avventura, di ottima qualità, riuscirono a imporsi a un buon numero di lettori italiani, sempre piú smaliziati ed esigenti: Nick Raider (1988), di Claudio Nizzi, edito dalla Bonelli, Balboa (1989) di Sauro Pennacchioli, edito dalla Play press e Lazarus Ledd (1993) di Ade Capone, pubblicato dalla Star Comics.

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I supereroi avranno un nuovo impulso in Italia per merito della Play Press che rilancerà gli eroi dell’universo fumettistico della DC Comics, in particolare Superman e Batman; e della Star Comics, che riporterà sul mercato italiano quelli della editrice Marvel [26].

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Alla stessa Star Comics e alla Granata Press si deve principalmente la diffusione in Italia dei nipponici Manga per adulti, che rapidamente conquistarono una consistente platea di affezionati lettori.

Il fumetto italiano, vera e propria “letteratura disegnata” [27], assediata da televisione, computer, videogiochi, ha ormai alle spalle un lunga storia, in cui ha avuto momenti di espansione e momenti di crisi, dai quali comunque ha sempre saputo risollevarsi, sfornando di continuo idee e iniziative, grazie alla bravura di tanti suoi protagonisti, al punto che oggi può ben considerarsi, in questo campo, per qualità, quantità e diffusione, al secondo posto nel mondo, dopo quello U.S.A.

Ad assicurargli questa solidità, a mio avviso, sono stati e sono:

La possibilità di poter contare su un numero elevato di talentuosi artisti: soggettisti, sceneggiatori, disegnatori, copertinisti, giornalisti specializzati, storici e critici del fumetto [28].

La presenza massiccia e radicata in Italia dei personaggi Disney, cui sono legati migliaia di preparatissimi lettori, grandi e piccini.

La serietà imprenditoriale della editrice Bonelli [29], sempre attenta alla qualità della sua produzione che ci ha dato un gran numero di collane e di personaggi, fra i quali TEX, piú volte ristampato e tradotto in varie lingue e ormai entrato nella leggenda.

L’attività di editori appassionati e competenti che hanno dato contributi eccezionali all’arricchimento dell’universo fumettistico italiano pubblicando testate, italiane ed estere, di grande spessore e di grande successo di pubblico, come Gim Toro, Kinowa, (Editoriale Dardo), Tarzan (Editrice Cenisio), Akim (Edizioni Tomasina), l’Intrepido e Il Monello (Editrice Universo), Dago (Aurea Editoriale), Il Piccolo Sceriffo (ed.Torelli), ecc.

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Le associazioni di appassionati, che si sono succedute nel tempo, sparse per tutto il territorio nazionale, che sempre hanno fiancheggiato la nona arte. Fra le molte, sia esistite in passato che tuttora in attività, ne citiamo alcune a caso: Club Amici di Topolino, Associazione Amici del Vittorioso, Gruppo Amici del Fumetto, Club dei Supereroi, Comic Art Club, TEX Willer Fan’s Club, Dylandogofili – Collezionisti Dylan Dog dal 2003, Diabolik Club, Associazione Culturale Nipoti di Martin Mystere, Associazione Lo Scarabocchiatore, Associazione La Nona Arte, Gli Amici del Fumetto…

Fra le associazioni una posizione di grande rilievo occupa l’ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Immagine) fondata nel 1992, con sede a Reggio Emilia [30]. Suo fiore all’occhiello è la prestigiosa rivista Fumetto, ritenuta fra le piú autorevoli del settore in Europa, diretta dallo storico e critico del fumetto prof. Gianni Brunoro. L’ANAFI cura la pubblicazione di albi e volumi a fumetti, molto apprezzati per le impeccabili cronologie, ma realizza anche ristampe anastatiche; promuove incontri con gli autori e organizza un’ottima mostra-mercato che si tiene a Reggio Emilia o a Bologna due volte l’anno, a maggio e a dicembre [31].

Le mostre, sia espositive, di uno o piú artisti, sia mostre-mercato, nate dallo sforzo congiunto di organizzatori, editori, mercanti, artisti, appassionati. Vere gioie per gli occhi, esse hanno contribuito notevolmente a tenere desto l’interesse per i fumetti, in ogni parte d’Italia. Qui ne ricordiamo solo alcune: Lucca Comics & Games (Lucca), Mostra Mercato del Fumetto – ANAFI (Bologna), Torino Fumetto (Torino), Alecomics (Alessandria), Comicon Bergamo (Bergamo), Riminicomix (Rimini), Romics (Roma), Etna Comics (Catania), Palermo Comic Convention (Palermo), Trapani Comix & Games (Trapani).

Cari amici lettori, ho pensato a lungo a come concludere questo nostro rapido viaggio nel mondo delle “nuvole parlanti”. Alla fine mi è sembrato appropriato rivolgervi un invito a esplorare, per conto vostro, le sue mille sfaccettature, consapevole del fatto che esso può soddisfare tante curiosità, suscitare tante sorprese, porre molti interrogativi a chi gli si avvicina. Soprattutto può assicurare un piccolo spazio di serenità a chi deve vedersela ogni giorno con le asperità della vita reale.

Ferdinando Leonzio


I copyright dei fumetti qui riprodotti appartengono ai legittimi proprietari. Essi sono stati pubblicati, a corredo dell’articolo, per fini esclusivamente culturali.


Il prof. Ferdinando Leonzio, autore dell’articolo di cui sopra, ha anche pubblicato il volume Sei parole sui fumetti, con prefazione del noto critico fumettistico prof. Gianni Brunoro, edito da ZeroBook nel 2018.


L’articolo qui pubblicato è diventato libro, pubblicato da ZeroBook nel corso del 2023.


[1] Nuvolette di fumo, da cui la parola fumetto. Negli USA e nei Paesi anglofoni i fumetti sono denominati comics, perché all’inizio le storie erano comiche; in francese bandes dessineés (strisce disegnate) e in spagnolo historietas.

[2] Si veda in proposito: Daniele Barberi, I linguaggi del fumetto, ed. Bompiani, 1991.

[3] Autonoma soprattutto rispetto alla narrativa, alla pittura e al cinema. Primo fumetto viene considerato comunemente Yellow Kid, apparso il 5-5-1895 nel supplemento domenicale del New York World.

[4] Uno dei distici piú famosi: Qui comincia l’avventura/ del signor Bonaventura. Il Corrierino cesserà le pubblicazioni nel 1995.

[5] Sui fumetti durante il fascismo si vedano: Claudio Carabba, Il fascismo a fumetti, ed. Guaraldi, 1973. e, di Pazienti e Traini, Fumetto alalà, ed. Comic Art, 1986.

[6] Su questo personaggio si veda: Gianni Bono-Leonardo Gori, Dick Fulmine. L’avventura e le avventure di un eroe italiano, Federico Motta Editore, 1997.

[7] Il loro formato rettangolare era simile a quello degli album scolastici da disegno.

[8] Sulla censura nel fumetto italiano si può vedere: Ermanno Detti, Il fumetto fra cultura e scuola, ed. La Nuova Italia, 1999.

[9] È stato anche sostenuto che tale formato veniva spesso privilegiato dagli editori per risparmiare sulla carta, allora molto costosa.

[10] Sul celebre personaggio di Torelli e Zuffi si veda: Domenico Denaro, La storia del Piccolo Sceriffo, ed. L’Arca perduta, 1991.

[11] Sulla celebre coppia di autori si veda: Paganelli e Valzaina, G. Bonelli – A. Galleppini , ed del Grifo, 1982. Su Tex c’è una bibliografia imponente.

[12] Sulla presenza delle donne nel fumetto italiano si veda: Sara Zanatta – Samantha Zaghini – Eleonora Guzzetta, Le donne del fumetto, Ed. Tunué, 2009.

[13] A questa logica non sfuggivano molti editori, vista la diffusione di pubblicazioni con protagonisti adolescenti.

[14] Questa definizione (1964) del fumetto è dovuta al critico cinematografico francese Claude Beylie. Le precedenti otto arti erano considerate l’architettura, la musica, la pittura, la scultura, la poesia, la danza, il cinema, la radio-televisione.

[15] Notissimi i suoi romanzi Il nome della rosa (1980) e Il pendolo di Foucault(1988). Un altro suo romanzo, La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), trae il suo titolo da un’avventura del celebre fumetto americano Cino e Franco, ideato nel 1928 dal fumettista statunitense Lyman Young. Eco, laureato in Filosofia, ricevette ben quaranta lauree honoris causa.

[16] Gli scritti di Oreste Del Buono sull’argomento sono stati raccolti nel volume Sul fumetto, a cura dello scrittore e fumettista Daniele Brolli.

[17] Fra i maggiori successi del grande scrittore siracusano i romanzi Conversazione in Sicilia (1941) e Uomini e no (1945). Sull’interesse di Vittorini per i fumetti si può vedere: Annalisa Stancanelli, Vittorini e i ballons. I fumetti del „Politecnico“, Bonanno Editore, 2008.

[18] Carlo Della Corte ha scritto anche, assieme a Giuseppe Mazzariol, il libro Lo specchio obliquo. Il fumetto erotico fra Liberty e Pop Art, Edizioni del Ruzante, 1978.

[19] La parola inglese fanzine deriva dalla contrazione delle parole fan –magazine e significa rivista non professionale redatta da appassionati.

[20] La parola prozine deriva dalla contrazione delle parole professional fanzine (riviste professionalmente redatte, come evoluzione di precedenti fanzine).

[21] Max Bunker (Luciano Secchi, il soggettista) e Magnus (Roberto Raviola, il disegnatore) saranno coautori di altri personaggi di successo: Dennnis Cobb-Agente SS018 (1965), Gesebel (1966), Maxmagnus (1968), Alan Ford (1969).

[22] Il primo eroe dei fumetti nel mondo ad indossare una calzamaglia fu l’americano Phantom (In Italia L’Uomo Mascherato) pubblicato nel 1936 con testi di Lee Falk e disegni di Ray Moore. Seguirono Superman, pubblicato nel 1938 su testi di Jerry Siegel e disegni di Joe Shuster e Batman (1939) creato da Bill Finger (testi) e Bob Kane (disegni).

[23] Sull’argomento si vedano: Dossier fumetto – Una guida al fumetto sexy, Edifumetto, 1977 e (a cura di S. Rossi) Maledette, vi amerò. Le grandi eroine del fumetto erotico italiano, Ed. Neri Pozza, 2007.

[24] Sul formidabile trio di artisti si veda, a cura di Pasquale Iozzino, C’eravamo poi lasciati…, Alessandro Tesauro Editore.

[25] Fra le testate di supereroi pubblicate dalla Corno da ricordare Devil, Thor, Capitan America, Conan e Kazar, I Difensori.

[26] Sulla Marvel si veda, a cura di Guidi/Vinci, 30 Anni di Marvel, Alessandro Distribuzioni, 1990.

[27] La definizione è di Hugo Pratt.

[28] Imponente la Guida al fumetto italiano dello storico del fumetto Gianni Bono, per la quale all’autore nel 1995 fu conferito il prestigioso Premio ANAFI.

[29] Sulle vicende di questo editore si vedano: (a cura di) Giulio Cesare Cuccolini, Un editore un’avventura, ANAF, 1983 e Gianni Brunoro, Un editore, la nuova avventura, ANAFI, 1993.

[30] In precedenza esisteva l’ANAF (Associazione Nazionale degli Amici del Fumetto), che pubblicava la rivista Il fumetto. Essa era stata fondata, su iniziativa di Alberto Lenzi, nel corso di un’assemblea di collezionisti, tenuta a Bologna il 22-02-1970.

[31] Attualmente è presidente dell’ANAFI lo storico e saggista Paolo Gallinari.


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