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SFIDA SENZA REGOLE



mercoledì 1 ottobre 2008, di Eleonora Girotti - 457 letture

Al Pacino e Robert De Niro sono i protagonisti di questo poliziesco che lascia lo spettatore attaccato allo schermo fino all’ultima scena.

La storia è quella di due poliziotti anziani di New York, una squadra collaudata, due uomini che credono nella giustizia ma, solo fino a quando l’assassino e lo stupratore di una bambina di soli dieci anni viene assolto al processo.

I due decidono di incastrarlo facendolo condannare per un altro omicidio che l’uomo non aveva commesso, ma almeno, avrebbe pagato il suo debito con la giustizia.

Ecco dunque che che uno dei due da poliziotto diventa giustiziere, da giustiziere diventa serial killer, da serial killer diventa sociopatico e la storia continua tra interrogatori, sedute dallo psicologo, amori, rancori e l’enorme dubbio che rimane nello spettatore fino alla fine del film.

Il dubbio è quello che molti hanno al giorno d’oggi, ci si chiede se è giusto farsi giustizia da soli quando le istituzioni non riescono a offrirci la sicurezza della pena, quando uno stupratore rimane impunito, quando un prete pedofilo viene trasferito di chiesa in chiesa senza essere arrestato, quando un assassino di una bambina viene assolto ad un processo, quando uno spacciatore di cocaina continua indisturbato a fare il suo “mestiere”, quando uno sfruttatore di donne.

Il film diretto negli USA da Jon Avnet (il famoso regista di “Pomodori verdi fritti”) diventa dunque attuale più che mai in un Italia che non sa più offrire giustizia e sicurezza ai suoi cittadini, in un paese in cui sempre di più la rabbia cresce dentro l’animo di molti facendo esplodere comportamenti che giusti o sbagliati che siano sono pur sempre illegali.

Ecco quindi che quando si esce dalla sala dopo aver visto questo film cogliamo la sottile differenza che sta tra un poliziotto che tenta di fare giustizia dove non riesce a trovarla e un uomo che non è più in grado di controllare il suo istinto violento e la sua psiche malata.

I due premi Oscar non lasciano dubbi, due attori così non possono deludere, ma solo regalare quasi due ore di azione e riflessioni su temi che in Italia come in America continuano a sconvolgere coscienze.

La frase che domina il film è “La maggior parte della gente rispetta il distintivo, tutti rispettano la pistola”, quel che ci si domanda per alcuni minuti appena usciti dalla sala è se è giusto farsi giustizia da soli, ma sopratutto quando si supera il limite che passa tra la rabbia e la follia?

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