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Lentini dal Socialismo al Comunismo: 1946-1952

Come nel dopoguerra Lentini divenne comunista. Nuova puntata dedicata alla storia di Lentini, attraverso lo sguardo di uno dei suoi maggiori storici, Ferdinando Leonzio.
di Ferdinando Leonzio - mercoledì 31 gennaio 2018 - 3313 letture

La clamorosa vittoria dei socialisti alle elezioni amministrative del 17 marzo1946 [1], confermata anche dai risultati delle elezioni per la Costituente del 2 giugno, fu altrettanto importante della loro vittoria del 1920, quando, per la prima volta [2] nella storia della Città, essi conquistarono il Comume [3].

Il nuovo successo infatti dimostrava il radicamento nel proletariato lentinese degli ideali socialisti, neanche scalfiti da vent´anni di dittatura fascista.

Eppure, alla luce dell´esperienza successiva, quel successo si rivelò gracile per tre motivi fondamentali:

1- La rissosità del movimento socialista italiano, accentuata a Lentini dalla rivalità Castro-Marino.

2 – L´affermarsi, all´interno del PCI, di un giovane e combattivo gruppo dirigente, perfettamente allineato con la tattica del „partito nuovo“, che seppe approfittare politicamente delle vicissitudini socialiste.

3 – La scelta dei ceti moderati cittadini di schierarsi all´ombra dello Scudo Crociato, per combattere in prima persona e arginare efficacemente la crescente forza del PCI cittadino.

Il PSI [4], che dopo la unificazione con il MUP e con UP, aveva assunto la denominazione di PSIUP [5], era al suo interno poco omogeneo, in quanto vi confluivano portatori di varie esperienze: i vecchi militanti tornati dall´esilio (Nenni, Saragat, Modigliani), quelli usciti dal carcere (Pertini), quelli provenienti dal Centro Interno (Morandi), gli ex esponenti del MUP (Basso), i giovani di UP (Vassalli, Zagari, Vecchietti), i partigiani (Bonfantini).

Questa gloriosa ma eclettica pattuglia entro poco tempo si divise in tre correnti: la „sinistra“ di Basso, cui guardava anche Nenni, che privilegiava l´unità di classe col PCI, per frenare ogni tentativo di restaurazione della vecchia italia prefascista; „Iniziativa Socialista“, che raccoglieva essenzialmente i giovani (Matteo Matteotti, Vassalli, Zagari), ma non solo, la quale, pur collocandosi su battagliere posizioni di sinistra, era schierata per una lotta autonoma socialista e per un´intesa col socialismo europeo, capace di costruire una reale alternativa al comunismo e al capitalismo; „Critica Sociale“, che raccoglieva i vecchi riformisti (Faravelli, Modigliani, D´Aragona) che ruotavano attorno alla rinata omonima rivista, un tempo diretta da Turati, cui guardava Giuseppe Saragat, i quali erano fautori della piena autonomia del partito.

La convivenza non fu difficile fino al congresso dell´aprile 1946, che si concluse con un compromesso fra le correnti [6], quanto mai opportuno, vista l´imminenza delle votazioni per il referendum istituzionale e per l´elezione dell´Assemblea Costituente.

Ma col successivo congresso di Roma del gennaio 1947 l´unità socialista fu spezzata [7] dalla scissione detta „di Palazzo Barberini“, con cui il le correnti autonomiste diedero vita (11-1-1947) al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani“ (PSLI).

A Lentini, sotto la guida di Castro, il partito aveva assunto un accentuato carattere autonomista e di forte rivalità col partito comunista, come dimostrava, con plastica evidenza, la formazione di un monocolore socialista al Comune, lasciando fuori dell´area del potere i comunisti; i quali, pur nel formale rispetto del „Patto di unità d´azione“ vigente sul piano nazionale fra i due partiti operai, ricambiavano la „cortesia“ con altrettanta animosità. Lo si vide fin dalla seduta d´insediamento del Consiglio Comunale, quando il leader comunista Marino propose (senza successo) di invalidare l´elezione del braccio destro di Castro, Severino Ielo [8].

Sullo sfondo di questo curioso, rispetto ai tempi, contrasto, si intravvedeva la diversa composizione sociale delle basi delle due formazioni politiche. Stavano con Castro e col PSIUP la maggior parte dei contadini, coltivatiri diretti e piccoli proprietari, soci di cooperative che avevano ottenuto il loro appezzamento di terreno, che la piantagine ad agrumeto aveva reso abbastanza fruttifero; cioé , nel PSIUP lentinese militavano, per dirla con la pittoresca frase di un ex bracciante, quelli „che avevano la mula“; c´era poi con Castro la „corporazione“ dei carrettieri, i camionisti e taxisti del tempo, legati al leader socialista probabilmente per via dell´antica sua professione (esercitata con maestria) appunto di pittore di carretti siciliani.

Con i comunisti, a parte la pattuglia dei fondatori e degli antifascisti, quasi tutti artigiani, stava la massa dei braccianti senza terra, costretti a lavorare a giornata e solo in alcune stagioni, i quali vedevano il loro riscatto non in una vaga prospettiva di graduali riforme, ma in un rivolgimento rivoluzionario, che risolvesse di colpo il problema impellente del pane quotidiano.

Con questa divisione in classi si intrecciava anche una notevole divisione generazionale: mentre i vecchi socialisti in maggioranza restavano fedeli alla loro bandiera, i loro figli spesso si schieravano col PCI, ritenuto assai più determinato nell´azione politica e sindacale, come aveva dimostrato Peppino Stalin infliggendo una sonora batosta ai nazifascisti [9].

Si aggiunga, infine, la rivalità tra Castro (1884-1961) [10] e Marino (1893-1961), dotati entrambi di una forte personalità, capace di affascinare le masse.

Castro, che partecipò, come delegato, al congresso del gennaio 1947, quando fu messo di fronte alla scelta se seguire gli scissionisti e aderire al nuovo partito oppure rimanere nella „vecchia casa“, spedì un telegramma alla sua sezione per averne il parere [11].

La sezione di Lentini e l´intero gruppo consiliare aderirono in massa alla nuova formazione politica [12]. Di conseguenza a Lentini la scissione fu recepita solo come un semplice cambio di sigla: la politica dei „castriani“ di rivalità coi comunisti rimase la stessa, amici e avversari continuarono a chiamarli „i socialisti“, a loro rimase la storica sede di Via Italia, che continuerà (per sempre) ad essere chiamata „la casa dei socialisti“.

Tanto più che il nuovo partito [13] si collocò all´opposizione del governo De Gasperi.

Un momento significativo di confronto fra il PSLI e il PCI di Lentini si ebbe in occasione delle elezioni regionali del 20 aprile 1947, che decretarono il capovolgimento dei rapporti di forza fra i due partiti della sinistra.

Il Blocco del Popolo (BDP) formato tra PCI e PSI, ma a Lentini praticamente sostenuto dai soli comunisti [14] ottenne, infatti, il 42,9 % dei voti e, per di più, elesse deputato regionale il leader comunista Francesco Marino, mentre il PSLI di Castro dovette accontentarsi del secondo posto col 25,7 % dei voti.

Al terzo posto si classificò il Blocco Democratico Liberal Qualunquista (BDLQ), cartello elettorale formato tra liberali e qualunquisti, sotto le cui bandiere aveva trovato rifugio la destra, una variegata schiera di moderati, conservatori e nostalgici locali [15].

Si venne cosí a determinare, a livello istituzionale, una situazione piuttosto imbarazzante, soprattutto per Castro. Il Consiglio Comunale eletto l´anno precedente era composto solo da 18 socialdemocratici „castriani“ e da 12 comunisti, mentre era ormai dimostrata in città la presenza di un centro-destra che rappresentava più o meno un terzo degli elettori [16], ma che non aveva rappresentanza in C.C.

Inoltre la città era governata da un monocolore PSLI, ormai largamente superato nel consenso degli elettori, dalla minoranza consiliare, che però aveva la maggioranza relativa fra i cittadini.

Castro, politico navigato – spinto in ciò non solo da un prosiaco calcolo politico, ma anche da un senso cavalleresco della democrazia - capì che era venuto il momento di fare un passo indietro, lasciando la direzione del Comune al partito che aveva più voti, che in ogni caso sarebbe stato condizionato dalla maggioranza socialdemocratica che egli saldamente controllava.

Fu dunque eletta (18-6-1947) una nuova Giunta Comunale PSLI-PCI, guidata dal giovane capogruppo comunista Giovanni Pattavina, con tre assessori socialdemocratici [17] e tre comunisti [18].

Ma alcuni avvenimenti successivi provvidero a demolire il breve idillio fra i due partiti.

Circa un mese dopo l´elezione della nuova Giunta si dimise il governo tripartito DC-PCI-PSI (13-5-1947) e ne venne costituito uno nuovo, sempre presieduto da De Gasperi, ma composto da DC, PLI e indipendenti, dunque con l´esclusione di socialisti e comunisti, rompendo cosí l´unità antifascista, in assonanza con il sorgere nel mondo di due blocchi contrapposti.

Ma il fatto che segnò una frattura insanabile fra il PSLI e gli altri partiti di sinistra (PCI e PSI) fu l´ingresso (15-12-1947) dei socialdemocratici nel governo De Gasperi [19]; il che, agli occhi della sinistra, li qualificava come fiancheggiatori, se non complici della borghesia.

L´inevitabile polemica che ne seguí, anche sul piano locale, man mano che si avvicinavano le elezioni politiche, fissate per il 18 aprile 1948, non poteva non avere ripercussioni sulla politica comunale, vista la collocazione in fronti opposti dei due partiti che a Lentini reggevano la cosa pubblica [20]. La polemica toccò il suo culmine con la presentazione (15-2-1948) da parte del gruppo consiliare del PSLI di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Pattavina, che dopo varie polemicche si dimetterà, assieme agli assessori comunisti, dopo le lezioni politiche [21].

Il 6 luglio 1948 Filadelfo Castro fu rieletto sindaco, di nuovo con una giunta monocolore socialdemocratica [22] e il PCI ritornò all´opposizione.

Il quadro politico lentinese, cosí apparentemente stabilizzato, era però destinato a profonde modifiche.

Il PCI, avendo ormai riassorbitala dissidenza areniana, per il momento „autoconfinatasi“ nella bottega da orologiao del loro leader Neddu, era ancora governato dalla vecchia guardia prefascista e antifascista [23], intrisa di massimalismo e non del tutto rassegnata all’accantonamento della soluzione rivoluzionaria, come voluto da Togliatti. Essa era però capeggiata dall´on. Francesco Marino che, come cooperatore di primissimo piano, era politicamente assimilabile più ai vecchi riformisti emiliani che ai bolscevichi leninisti. All´ombra delle vecchie glorie dell´antifascismo si stava sviluppando una forte organizzazione giovanile, guidata da Giovanni Pupillo.

E intanto cresceva di tono la lotta bracciantile per la terra e per il lavoro, guidata dal sindacato unitario CGIL [24], del tutto egemonizzato dai comunisti.

Uno dei sistemi di lotta dei braccianti affamati era allora il cosiddetto „sciopero alla rovescia“, con cui essi, senza il preventivo ingaggio, entravano nei feudi dei vari latifondisti, vi svolgevano dei lavori di miglioria o di coltivazione e poi chiedevano di essere pagati. Qualche volta i proprietari , impauriti dalla forza numerica della massa, pagavano, qualche altra volta, avendo fiutato il nuovo clima a livello governativo, chiamavano la polizia per farli sgombrare dai loro terreni. Cosa che avvenne anche in una mattina di ottobre del 1948. in seguito all’occupazione della „Vaddara“ [25], in contrada Riina. L´intervento della polizia richiamò sul posto, dai vicini feudi, dove lavoravano, altri numerosi braccianti, che riuscirono a disarmare la forza pubblica.

La sera stessa la polizia, intervenuta in città con mezzi ingenti e numerosi uomini, operò una vera e propria retata che portò all´arresto di 52 persone, compresi alcuni dirigenti sindacali, fra cui il prestigioso leader contadino Mario Strano [26].

La notizia di quanto avvenuto rimbalzò sulla stampa nazionale ed approdò perfino in Parlamento; ma soprattutto scombussolò il vecchio gruppo dirigente comunista, che memore delle persecuzioni subite durante il fascismo, praticamente si eclissò per sottrarsi ad un paventato arresto.

Fu dopo questi avvenimenti che la direzione provinciale chiamò alla guida della sezione comunista e della massa bracciantile che la seguiva, l´organizzazione giovanile. Giovanni Pupillo divenne segretario della sezione, con un gruppo dirigente del tutto allineato con le posizioni nazionali e votato a combattere difficili battaglie politiche che si presentavano di lunga durata, piuttosto che a coltivare anacronisti sogni rivoluzionari. Ne facevano parte quadri politici destinati a ricoprire tutti un ruolo importante nel partito e nella vita politica lentinese, come Mario Strano, Guido Grande, Carmelo Baudo, Fortunato Mastrogiacomo, Cirino Garrasi, Peppino Calamaro, Ciccio Ciciulla, ecc.

Il nuovo gruppo dirigente volle anche emanciparsi dalla presunta tutela della vecchia guardia e lo fece soprattutto colpendone il leader Marino, che venne espulso dal Partito [27], e accantonando gli altri, mentre il gruppo consiliare, abbandonato a se stesso, era dedito, anima e corpo, ad una dura opposizione all´amministrazione socialdemocratica [28]. Neutralizzati gli avversari interni, il nuovo gruppo dirigente del PCI si dedicò infine alla lotta contro i socialdemocratici , favorito in ciò dalla travagliata vita del socialismo italiano [29] e dalla trasmigrazione nell´invisa area governativa governativa della socialdemocrazia; la quale, dal canto suo, precipitò in un anticomunismo sempre più „viscerale“.

Intanto a Lentini anche il centro-destra, nelle sue varie articolazioni si andava assestando. Dopo la dissoluzione dell´Uomo Qualunque, cominciata con le elezioni del 18 aprile 1948, la parte cattolica dell´elettorato moderato (l´avv. Vincenzo Bombaci [30] e, più tardi, l’avv.Alessandro Tribulato, ex esponenti dell´Uomo Qualunque) aderí alla DC, unendosi ad altri militanti provenienti dall´Azione Cattolica, come i proff. Alfio Rossitto e Alfio Moncada, l´ing. ´Nzinu Ragazzi, il cav. Pasquale Valenti, il capitano Alfio Parisi e il commerciante Vincenzo Schiavone, mentre quella più laica, rappresentata soprattutto dagli avv. Giuseppe Bruno e Alfio Sgalambro, si collocò nel partito liberale.

L´elettorato „nostalgico“ trovò una sponda nel neocostituto Movimento Sociale Italiano (MSI) [31], che, agli inizi del 1947, aveva aperto una sezione a Lentini per iniziativa del rag. Sebastiano Neri e del cav. Salvatore Zammataro, cui poco dopo si uní il cav. Attilio Iachelli.

Gli anni fra il 1948 e il 1951 furono caratterizzati, a Lentini, da una sostanziale inerzia della socialdemocrazia, tutta concentrata nell´Amministrazione Comunale; da un lavoro lento ma costante della costruenda DC, che poteva attingere ai nuovi quadri man mano provenienti dall´Azione Cattolica [32], ispirata dal vigile parroco della Chiesa Madre mons. La Rosa; e dal dinamismo del nuovo gruppo dirigente comunista.

Quest´ultimo, pur con una punta di settarismo nei confronti delle altre componenti interne (areniani, mariniani), grazie a un assiduo lavoro di penetrazione e al monopolio sindacale, riuscí ad egemonizzare la guida degli operai agricoli, quasi identificandosi con essi, tanto che per molti anni le zone cittadine abitate dalla classe bracciantile (sostanzialmente il quartiere „Sopra Fiera“) costituiranno un grosso serbatoio elettorale per il PCI e i suoi eredi.

Va detto, tuttavia, che questa totale identificazione tra sezione comunista e bracciantato agricolo, se nell´immediato e per molti anni ancora, costituí „lo zoccolo duro“ dei comunisti lentinesi e della loro egemonia in città, dall´altro ne preparò in certo senso la liquidazione. Infatti l´aver trascurato varie componenti della società lentinese (sottoproletariato, artigiani, impiegati, liberi professionisti) lascerà spazio alle altre forze politiche, in particolare alla DC, che, grazie alla nuova generazione di dirigenti [33], saprà inserirsi in quegli spazi e creare le premesse per contendere efficacemente ai comunisti la guida della città, specialmente quando, nell’economia cittadina, il terziario comincerà a prevalere sul settore agricolo.

Il primo banco di prova per verificare l´efficacia del lavoro politico svolto dal giovane gruppo dirigente comunista furono le elezioni regionali del 3 giugno 1951. Esse rivelarono con chiarezza i profondi mutamenti avvenuti in quegli anni nello scenario politico lentinese.

Il Blocco del Popolo [34], rappresentativo di larga parte del proletariato, per la prima volta raggiunse la maggioranza assoluta, col suo 56,1 %, dimostrando cosí di aver quasi interamente assorbito l´elettorato socialista dei due dopoguerra: considerazione, questa, avvalorata anche dal corrispondente crollo socialdemocratico, che collocava, col suo scarno 9,3 %, il PSLI all´ultimo posto fra i partiti partecipanti a quella tornata elettorale.

Il restante elettorato pur diviso tra:

- la DC, ancora in fase di costruzione organizzativa (11,6%), ma che aveva già assorbito buona parte dell´elettorato qualunquista;

- i liberali (12,6 %), che avevano potuto contare su leader locali stimati e sulla presenza in lista del francofontese on. Sebastiano Franco;

- e i nostalgici del MSI (10,4 %), che stava coagulando attorno a sé l´opposizione di destra, attirando anche piccoli settori proletari, confermava il radicamento in città delle forze moderate e conservatrici.

La cocente sconfitta alle regionali, unitamente alle tormentate vicende del socialismo italiano, travagliato da scissioni e fusioni varie [35], indussero Castro e i consiglieri socialdemocratici a rassegnare le dimissioni dalle rispettive cariche, determinando cosí il commissariamento del Comune.

Castro poteva vantare a suo merito una gestione della cosa pubblica all´insegna dell´onestà [36] e della competenza, anche se politicamente le sue posizioni accesamente anticomuniste lo facevano additare come uno che aveva abbandonato il campo proletario, per passare a quello borghese [37].

Dunque al Comune, il 21 luglio 1951, si insediò il Commissario Prefettizio dott. Mario Vaccaro, che vi rimase fino alle successive elezioni amministrative. Esse si sarebbero svolte con una nuova legge elettorale maggioritaria, che assegnava tre quarti dei 32 seggi (non più 30) alla lista prima classificata, mentre il restante quarto sarebbe stato proporzionalmente ripartito tra la seconda e la terza, la quale però avrebbe partecipato all´attribuzione dei seggi solo se avesse superato il 12 % dei voti).

La legge dunque consigliava le coalizioni al fine di poter accedere all´assegnazione dei seggi consiliari.

La sinistra si presentò però con tre diverse liste:

1 – Una lista, organizzata dal PCI e denominata „Autonomia e Rinascita“, la quale, secondo un uso assai diffuso tra i comunisti, aspirava a rappresentare un „largo fronte“ comprensivo delle varie anime della sinistra. In essa erano, infatti, presenti, oltre alle nuove leve [38], alcuni candidati di area socialista „nenniana“ [39], uno di area repubblicana [40] e un indipendente [41].

2 – Una „ufficiale“ socialdemocratica, messa su alla buona.

3 – Una „socialista indipendente“ capeggiata da Castro (simbolo „martello e spighe“).

Il centro-destra si presentò, a sua volta, diviso in due tronconi:

1 – Una lista di „Unione Cittadina“ fu presentata da democristiani e liberali, ciascuno dei quali riteneva di non essere abbastanza forte per poter accedere alla ripartizione dei seggi, come previsto dalla nuova legge elettorale.

2 – Un´altra lista fu presentata dal MSI, decisamente in espansione, in quanto usufruiva della crisi poltica dei monarchici e dell´apporto di piccoli settori artigianali e proletari.

Il responso delle urne confermò quanto avvenuto l´anno precedenti alle elezioni regionali.

La lista „Autonomia e Rinascita“ conquistò la maggiornata assoluta con un ottimo 56,3 % e elesse 24 consiglieri, fra cui tutti e cinque i non comunisti.

Il socialismo ne uscí a brandelli: i tre di area PSI della lista vincente erano solo dei fiori all´occhiello del forte PCI, non avendo né un partito organizzato alle spalle, né una forza elettorale propria; i socialdemocratici „ufficiali“ del PSLI raggiunsero appena il 3,4 % , mentre quelli „indipendenti“ di Castro conseguirono l´11, 5 %, rimanendo entrambi i raggruppamenti fuori dal Consiglio Comunale [42].

La lista liberal-democristiana [43], col 15,4 %, si classificò al secondo posto, ma dovette dividere gli otto seggi spettanti alla minoranza con quella del MSI [44], classificatosi terza e con una votazione del 13,4 %.

Cominciava cosí l´era della Lentini „comunista“ [45], con un PCI massiccio, il cui apparente monolitismo negli anni seguenti si rivelerà più di facciata che di sostanza, ma che comunque, tranne piccole interruzioni, sarà la forza predominante in città fino al 1975.


* Gli avvenimenti raccontati in questo saggio sono quasi tutti più ampiamente trattati nel volume di Ferdinando Leonzio Vicende politiche - Lentini 1892-1956, ripubblicato, riveduto e corretto dall´autore, da ZeroBook editore.


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[1] I socialisti (PSIUP) conquistarono 18 seggi su trenta. La vittoria socialista fu resa ancora più eclatante dal fatto che i 12 consiglieri di minoranza furono tutti attribuiti al PCI. Anche se questo risultato era stato in qualche modo gonfiato dal meccanismo della legge elettorale, questo quadro politico-istituzionale rese Lentini famosa nell´intero territorio nazionale come roccaforte della Sinistra classista.

[2] In realtà i capi e fondatori del socialismo locale, gli avvocati Vincenzo Consiglio Zappulla, Francesco Sgalambro e Raimondo Bruno, erano già entrati (alleandosi coi „moderati“) nella Giunta Comunale, dopo essere transitati nel nuovo partito costituito dai riformisti di destra bissolatiani (PSRI) che erano stati espulsi dal PSI nel suo congresso di Reggio Emilia del 7-7-1912. Avevano anche, per un certo periodo, ottenuto la sindacatura nella persona dell´avv. Bruno (26-11-1916/22-7-1919).

[3] Nel 1920 il PSI ottenne in Consiglio Comunale 24 seggi su 30. I restanti 6 seggi andarono alla minoranza nazionalista.

[4] Il PSI era stato clandestinamente ricostituito il 20-9-1942, con segretario Giuseppe Romita.

[5] Il PSIUP, costituitosi il 23-8-1943, aveva come leader Pietro Nenni, segretario del partito e direttore dell´Avanti! e un prestigioso gruppo dirigente, di cui facevano parte Sandro Pertini, Rodolfo Morandi, Giuseppe Saragat, Giuseppe Faravelli, Giuliano Vassalli, ecc.

[6] Il congresso ebbe luogo a Firenze dal´11 al 16 aprile 1946. Dato il sostanziale equilibrio tra la „sinistra“ da un lato e gli „autonomisti“ (Iniziativa Socialista e Critica sociale) dall´altro, segretario del partito fu eletto Ivan Matteo Lombardo e presidente Pietro Nenni.

[7] In quell´occasione il PSIUP ritornòall´antica denominazione di PSI, con segretario Lelio Basso e direttore dell´Avanti! Pietro Nenni. Il 21-10-1947 vi confluì la maggioranza del Pd´Az. (Riccardo Lombardi, Francesco De Martino, Vittorio Foa).

[8] In quanto dipendente comunale al momento della presentazione della lista. Qualche tempo dopo (luglio 1949) Castro riuscí a far decadere da consigliere proprio il Marino, per una presunta incompatibilità col suo ruolo di presidente della cooperativa Unione, che aveva appaltato dei lavori comunali.

[9] A titolo di esempio citiamo il caso di due giovani comunisti, in seguito abbastanza noti, figli di due vecchi socialisti: Cirino Garrasi e Paolo Di Falco.

[10] Per comprendere la personalità di Castro occorre ricordare la forte polemica, sia politica che personale, tra lo stesso e gli scissionisti, poi comunisti, del 1921 ed anche la delusione per il nullismo massimalista che, nel primo dopoguerra, aveva involontariamente favorito il fascismo, cosa che l´aveva spinto, nel 1924, al seguito del deputato siciliano Vincenzo Vacirca, ad aderire al riformista PSU di Turati.

[11] Non tutti gli autonomisti, infatti, a livello nazionale, aderirono al nuovo partito.

[12] Pochissimi i socialisti lentinesi dissenzienti: Peppino Aliano, ´Nzulu Garrasi, Puddu Saccà, Andrea Magnano, Sandro Tornello e pochi altri.

[13] Il PSLI inizialmente fu retto da una segreteria collegiale composta da Giuseppe Faravelli, Alberto Simonini e Giuliano Vassalli. Organo del partito era L´Umanità.

[14] I „nenniani“ (cosí erano detti i socialisti del PSI per distinguerli da quelli del PSLI, a loro volta chiamati „saragattiani“) a Lentini avevano allora un peso elettorale pressoché insignificante. Il PSI riuscì ad aprire una sezione a Lentini solo a metà degli anni ´50.

[15] La DC, non ancora organizzativamente presente in città, ottenne solo il 5,3 %, in quanto suscitava ancora diffidenza nella destra conservatrice di tutte le gradazioni, poiché era stata un partito del CLN e governava ancora, a livello nazionale, con PCI e PSI.

[16] Il 2-6-1946, in occasione del referendum istituzionale, i monarchici avevano conseguito il 34,2 %.

[17] Severino Ielo, Alfio Crifò e Francesco Falcone.

[18] Sebastiano Ventura, Salvatore Cattano e Gaetano Emanuele.

[19] Anche il PRI seguí lo stesso percorso del PSLI. Iniziò da allora l´epoca dei governi quadripartiti (DC-PSLI-PRI-PLI) e del „centrismo“, contrapposto al „frontismo“ delle sinistre (PCI-PSI) e alle destre (PNM-MSI).

[20] La campagna elettorale si svolse in un clima di forte contrapposizione fra lo schieramento centrista governativo, in particolare la DC, ormai vista come la vera „diga“ contro „il pericolo comunista“ e il Fronte Democratico Popolare, che dal confronto elettorale uscí duramente sconfitto (i socialisti ancora di più, poiché i comunisti avevano meglio organizzato il gioco delle preferenze).

[21] I risultati di Lentini riservarono qualche sorpresa. Per la Camera il Fronte Democratico Popolare (FDP) ebbe una flessione rispetto alle regionali, scendendo al 35,8 %; Unità Socialista (PSLI+ Unione dei socialisti di I.M. Lombardo), pur rimanendo al secondo posto, risalí al 29,7 %. La DC passò al 23 %, mentre la vecchia destra liberalqualunquista ne uscí indebolita.

[22] Ne facevano parte Severino Ielo, Salvatore D´Anna, Alfio Crifò, Carmelo Conti, Francesco Falcone e Ferdinando Celza.

[23] Delfo Nigro, Cirino Speranza, Delfo Santocono, Ignazio Magrí, Tano Giudice, Carmelo Ansaldo, Paolo Di Giorgio, ecc.

[24] L´unità della CGIL era però destinata a rompersi in seguito alla scissione dei sindacalisti democristiani, (settembre 1948) che porterà alla formazione della CISL, con leader Giulio Pastore e a quella dei sindacalisti socialdemocratici e repubblicani (giugno 1949) che darà luogo alla costituzione della UIL, guidata da Italo Viglianesi.

[25] Sui „Fatti della Vaddara“ si può vedere l´approfondito saggio di Marco Leonzio, in corso di pubblicazione.

[26] I lavoratori imputati furono difesi da un combattivo gruppo di avvocati, fra cui il lentinese, ex ufficiale partigiano, Salvatore Lazzara.

[27] L´on. Francesco Marino, contrariamente alle direttive del suo gruppo, ma coerente con la sua lunga battaglia per la terra, nel 1950 aveva votato (27-12-1949) a favore della riforma agraria proposta dal governo regionale (assessore regionale all´Agricoltura era Silvio Milazzo).

[28] Un momento unitario però ci fu, quando il Consiglio Comunale, all´unanimità e per acclamazione, conferí alla bergamasca signora Virginia Gervasoni, vedova dell´illustre filantropo lentinese ing. Giuseppe Manzitto, la cittadinanza onoraria di Lentini. (Per la biografia di Manzitto vedi, di Ferdinando Leonzio, il libro 13 storie leontine, Aped, Lentini, 2007).

[29] Il PSI, dopo la scissione del PSLI (1947), aveva subito quella dell´Unione dei socialisti (1948), capeggiata da Ivan Matteo Lombardo, e quella del Movimento Socialista Autonomo (1949) guidato da Giuseppe Romita (1949). L´UdS e il MSA di erano poi fusi con la sinistra socialdemocratica (Mondolfo, Faravelli) e dato vita ad un terzo partito socialista , il Partito Socialista Unitario (PSU), politicamente collocato fra PSI e PSLI, col quale ultimo finirà col fondersi il 1° maggio 1951, dando vita al PS-SIIS (Partito Socialista- Sezione Italiana dell´Internazionale Socialista), in cui poi approdò Giancarlo Matteotti, proveniente dal PSI. Il PS-SIIS , nel suo congresso del gennaio 1952 modificò la sua denominazione, adottando quella definitiva di Partito Socialista democratico Italiano (PSDI).

[30] L´avv. Vincenzo Bombaci, rappresentante a Lentini della corrente scelbiana („Centrismo Popolare“), diverrà commissario zonale della DC e darà un apporto fondamentale alla costruzione della sezione di Lentini.

[31] Per una storia del MSI lentinese, si veda, di Ferdinando Leonzio il capitolo „Italiani di Lentini“ del libro 13 storie leontine, cit.

[32] Ad esempio il giornalista Pippo La Pira e l´avv. Giovanni Sgalambro.

[33] Enzo Nicotra, Salvatore Moncada, Carlo Mugno, Vittorio Chiaramonte, ecc.

[34] Sostanzialmente a Lentini il solo PCI, essendo la presenza socialista (PSI) ridotta a poche persone, allora del tutto disorganizzate.

[35] Nello stesso periodo, per questi motivi, si ebbe una temporanea rottura di Castro con la sua federazione provinciale.

[36] Si diceva che Castro, quando andava in missione per il disbrigo di pubbliche pratiche, si portasse la colazione da casa, per non far gravare le eventuali spese del ristorante sulle casse del Comune!

[37] L´accusa non era fondata. Castro, pur spostandosi a destra, non varcherà mai i confini dell´area socialista. Le sue posizioni all´incirca coincidevano con quelle del leader nazionale Saragat, la morte del quale il noto dirigente comunista Pajetta cosí commentò : „E´ morto un compagno“, riconoscendone implicitamente la piena cittadinanza nel variegato movimento socialista e operaio.

[38] Giovanni Pupillo (segretario della sezione), Peppino Calamaro, Cirino Garrasi, Alfio Caruso, ecc. Degli uscenti fu ricandidato il solo Alfio Raiti, suscitando cosí qualche malumore nelle altre componenti interne.

[39] Il prof. Alfio Baracca, il sig. Guglielmo Moncada e il prof. Peppino Ferrauto. Si trattava di singole personalità, perché il PSI a Lentini era praticamente inesistente, nonostante gli sforzi di alcuni giovani come Sebastiano Centamore e Filadelfo Pupillo

[40] Alfio Cannone.

[41] Alfio Caracciolo.

[42] Castro successivamente si riconciliò con la sua Federazione, ma rimase fuori del C.C. fino al 1956. L’influenza socialdemocratica in città da allora resterà per sempre a livelli minimi.

[43] Alla lista andarono quattro seggi equamente divisi tra democristiani (prof. Alfio Moncada e avv. Alessandro Tribulato) e liberali (avv. Alfio Sgalambro e avv. Giuseppe Bruno).

[44] Per il MSI furono eletti il rag. Sebastiano Neri (capogruppo), Giovanni Busà, Filadelfo Conti e Salvatore Zammataro.

[45] Sindaco fu eletto il prof. Giuseppe Ferrauto, con assessori Giovanni Pupillo (vicesindaco), Cirino Roccaforte e Alfio Ferrante del PCI; AlfioBaracca e Guglielmo Moncada di area socialista „nenniana“ e Alfio Caracciolo (ind.). La Giunta subirà vari rimaneggiamenti nel prosieguo della legislatura.


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