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Paura del diverso, paura del possibile

Le persone che non hanno colore sono quelle che seguono la corrente, che si confondono nel gruppo, che temono il diverso, sia esso per il colore della pelle o per la religione o per le proprie opinioni e idee in generale.

di Fabrizio Cirnigliaro - mercoledì 17 giugno 2009 - 2905 letture

Pleasantville è un film del 1998 scritto è diretto da Gary Ross. Racconta l’avventura di 2 fratelli, che si trovano catapultati in una sit-com degli anni 50 (rigorosamente in bianco e nero), ambientata a Pleasentville. Il paese è composto da sole 2 vie, che iniziano da dove finiscono e non portano da nessuna parte, i cittadini sorridono sempre, ogni giorno splende il sole, non piove mai e tutte le sere i mariti trovano la cena pronta quando rientrano a casa da lavoro.

Tutto è perfetto in questa cittadina, piacevole, ma se David (Tobey Maguire) si ambienta subito, la sorella Jennifer (Reese Whiterspoon) incomincia a comportarsi seguendo il proprio istinto e i propri desideri, dando cosi inizio ad una piccola rivoluzione che stravolgerà la vita di tutti i concittadini. Il film è uscito nelle sale cinematografiche lo stesso anno di The Truman Show, ma mentre questa è stato acclamato e osannato dalla critica, Pleasantville è stato un po’ snobbato, forse perchè considerato solamente come la classica commedia adolescenziale americana.

Quasi subito però si intuisce quanto questo pregiudizio sia privo di fondamento, quando i 2 fratelli – che vivono negli anni ’90 – “distratti” dalle proprie passioni (la sit-com per lui e i ragazzi bellocci per lei) restano indifferenti alle problematiche della vita quotidiana denunciate dai professori:la disoccupazione, l’AIDS e l’inquinamento. Quando David arriva a Pleasantville capisce da subito che per vivere in questo paese perfetto si deve sempre seguire il copione, non uscire mai dalle righe, Walk the line, come cantava Johnny Cash.

Quindi non bisogna assecondare i propri desideri e le proprie voglie, bisogna sempre recitare la propria parte.”Già: perchè c’è sempre una parte da recitare”. Jennifer invece decide di cercare la propria libertà, anche se questo vorrà dire restare a casa e leggere per la prima volta un libro. La sua voglia di vivere contagerà poco a poco gli altri giovani, che inizieranno a scegliere un destino diverso per le proprie vite, a farsi delle domande, a ribellarsi alle regole imposte dall’autorità. Questa presa di coscienza sarà visibile a tutti, perchè le cose e le persone iniziano a prendere colore.

Si creano quindi le prime differenze fra coloro che sono nostalgici, contrari ai cambiamenti, e quelli che invece sono disposti a mettersi in discussione, uno fra tutti il barista del paese (Jeff Daniels), il quale realizza che lo scopo della sua vita non può essere limitato alla cottura di Hamburger. Ad un certo punto in questo paese immaginario, in cui il ruolo dei pompieri si limita a salvare i gatti rimasti sugli alberi dato che non esiste il fuoco, arriverà anche la pioggia, che segnerà il passaggio dalla Pleasantville vecchia, priva di colori e rassicurante ad un mondo totalmente nuovo, dove niente sarà più come prima.

Il diverso viene rifiutato dalla società e punito dall’autorità, vengono bruciati i libri e le persone vengono anche arrestate per aver disegnato dei murales. Il regista non pretende di fornire una soluzione ai problemi della vita. Non ha la bacchetta magica, siamo noi a controllare il nostro destino, attraverso le nostre scelte e “non scelte”. Non basta mostrarsi sempre pronti, sorridenti, “piacevoli”. La gentilezza a volte si confonde con l’ipocrisia. La famiglia perfetta non esiste, e sicuramente non è quella rappresentata dalle fiction televisive o dagli spot del “Mulino Bianco”.

Le persone che non hanno colore sono quelle che seguono la corrente, che si confondono nel gruppo, che temono il diverso, sia esso diverso per il colore della pelle, per la religione o per le proprie opinioni e idee in generale. ‘“disordine interiore ma ordine nel paese prigioni tribunali cellulari o forse chiese, paura della morte, paura della vita paura che la vita sfuggendo tra le dita, paura che diversa sarebbe anche possibile, paura del diverso paura del possibile.”’


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