Il quadro della settimana: “Ritratto di vecchio con nipote” di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio

Olio su tavola
 cm 62,7 x 46,3
 1490-1493
 Louvre di Parigi

di Orazio Leotta - martedì 16 ottobre 2012 - 6331 letture

Il pittore si dedicò costantemente all’esecuzione di ritratti, sia inserendo effigi di personaggi viventi all’interno dei cicli affrescati, sia nei ritratti con immagini indipendenti. L’artista trasmise alla sua bottega, ove lavoravano anche i suoi fratelli David, Benedetto e Giovanbattista, la passione per i ritratti. 14) Ritratto di vecchio con nipote.jpg Il dipinto del Louvre fa parte di quelle poche opere che associano la figura di un anziano a quella di un bambino, una scelta che coinvolge gli effigiati in un intenso dialogo emotivo. La fisionomia del vecchio, contraddistinta dal rinofima (una malattia dermatologica che ha come conseguenza l’ingrossamento del naso), ricorre anche in un disegno a matita rossa conservato nel Nationalmuseum di Stoccolma, nel quale, oltre alla rappresentazione della patologia e degli stessi tratti fisionomici dell’uomo del dipinto parigino, l’anziano è raffigurato a occhi chiusi. Sebbene l’identità dei due effigiati conservi l’anonimato, è interessante riportare un’ipotesi avanzata recentemente: nel foglio di Stoccolma il vecchio sarebbe raffigurato dopo la morte (gli occhi chiusi), quando il pittore fissò indelebilmente le sue fattezze. Il ritratto su tavola dovrebbe dunque essere stato commissionato in un secondo momento, e rievocherebbe l’amata figura del nonno scomparso: il giovane nipote posa dolcemente una mano sul petto dell’anziano familiare, la sua bocca socchiusa potrebbe simulare un dialogo interrotto.

Ghirlandàio, Domenico Bigordi detto il. - Pittore (Firenze 1449 - ivi 1494). Figlio di un artigiano (famoso per le acconciature femminili di ghirlande, donde il soprannome), il Gh., forse allievo di A. Baldovinetti, fu certo attento alle novità elaborate nell’ambito della bottega del Verrocchio e nel circolo mediceo, anche se non toccato dalle istanze intellettuali più avanzate. Ultimo rappresentante della tradizione pittorica fiorentina quattrocentesca, elaborò con felice vena narrativa un’arte caratterizzata da sapiente equilibrio formale e compositivo, sostenuta da una grande perizia tecnica, soprattutto nella decorazione a fresco. Dopo le prime opere (affresco con i Ss. Gerolamo, Barbara e Antonio Abate, 1470 circa, S. Andrea a Cercina; decorazione della cappella Vespucci, 1472, e Cenacolo nel refettorio, 1480, Firenze, chiesa e convento di Ognissanti; affreschi con le Storie di s. Fina, 1473-75, San Gimignano, collegiata; ecc.), il Gh., a capo di una bottega sempre più fiorente e accreditata, fece fronte a numerosissime commissioni, non trascurando anche lavori di routine. Tra le più importanti realizzazioni ad affresco: a Roma, la Vocazione dei ss. Pietro e Andrea nella Cappella Sistina (1482); a Firenze, la decorazione della sala dei Gigli in Palazzo Vecchio (1482), le Storie di s. Francesco nella cappella Sassetti in S. Trinita (1483-85), le Storie della Vergine e del Battista, commissionate dai Tornabuoni per la Cappella Maggiore di S. Maria Novella (1485-90). Tra i dipinti su tavola, di grande rilevanza l’Adorazione dei pastori, non esente da suggestioni fiamminghe (1483, S. Trinita), la Natività (1487, Uffizi), l’Adorazione dei Magi (1488, Firenze, ospedale degli Innocenti), il ritratto di Giovanna Tornabuoni (1488, Lugano, collezione Thyssen Bornemisza) che, come i numerosi ritratti ricorrenti nelle sue opere, mostra grande acutezza psicologica. È ancora da ricordare la sua attività nell’ambito della "rinascita" del mosaico, voluta da Lorenzo il Magnifico e messa in opera soprattutto dal fratello David. Della sua abilità disegnativa rimane testimonianza nel Codex Excurialensis, con copie dei suoi disegni di antichità romane. Nella bottega del Gh. si formarono, tra gli altri, Michelangelo, Fr. Granacci, G. B. Utili.


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