Il quadro della settimana: “Autoritratto con pelliccia” di Albrecht Durer

1500, olio su tavola. Cm 67 x 49. Alte Pinakothek Monaco di Baviera
di Orazio Leotta - mercoledì 22 ottobre 2014 - 5450 letture

Durer gode di ampia fama nel mondo dell’arte soprattutto grazie alla mole di autoritratti da lui realizzati nel corso della sua carriera, attraverso i quali è possibile ripercorrere le tappe fondamentali della sua evoluzione. Autoritratto come strumento di affermazione di sé: nessun artista del suo tempo, né tedesco né europeo, ne dipinse tanti nella sua vita. Fonti autorevoli attestano che già all’età di tredici anni Durer ne realizzò ben due di pregevole fattura. Persino Raffaello scambiò alcuni suoi disegni con un autoritratto di Durer, lo stesso poi finì nelle mani di Giulio Romano (fonte Vasari). 93)_Autoritratto_con_pelliccia

Fra quelli conservati ai giorni nostri, l’ultimo in ordine temporale eseguito dall’artista, è “Autoritratto con pelliccia”, che rappresenta Durer all’apice della carriera di artista e intellettuale. Egli ci appare come un uomo maturo e abbastanza sofisticato. La frontalità e la simmetria della rappresentazione rispondono più all’iconografia del Cristo, che a quella del ritratto. Una spiegazione di questa associazione può essere data dal fatto che Durer era vicino alla filosofia neoplatonica, secondo la quale l’artista ha una funzione sacra per la conoscenza e la rivelazione della verità delle cose. Pertanto in questo ritratto convivono realismo e spiritualità.

Notare anche la cura dei particolari: la fronte è alta e spaziosa, segno di una profonda vita interiore; negli occhi dell’uomo si vede il riflesso di una finestra, cosa che racchiude un significato simbolico, perché secondo un’idea molto diffusa negli scritti di un tempo, gli occhi erano considerati la finestra dell’anima. Attraverso gli occhi dunque è possibile percepire, proprio come attraverso due finestre, il mondo interiore di un uomo.


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