Il quadro della settimana: “Maja desnuda” e “Maja vestida” di Francisco Goya y Lucientes

1800-1803 circa.
 Olio su tela, cm 97 x 190 e 95 x 190.
 Ubicate al Museo Prado di Madrid.
di Orazio Leotta - martedì 2 luglio 2013 - 8042 letture

Intorno al 1800 Francisco Goya dipinse una bella donna elegante mollemente abbandonata su un letto ricoperto di grandi cuscini. Il fatto che la raffigurasse anche in una tela di dimensioni quasi identiche, nella stessa posa ma nuda, ha suscitato da sempre grande interesse e curiosità. Maja desnudaSebbene sia ormai accertato che la tela con la figura nuda fosse normalmente nascosta dall’altra, la rappresentazione priva di pretesti allegorici o mitologici di un corpo femminile nudo doveva apparire notevolmente ardita a quel tempo.

La “decenza” dell’arte spagnola era, fra l’altro, severamente controllata dall’Inquisizione e l’uso del nudo era sostanzialmente proibito, o comunque enormemente limitato, anche nei temi mitologici. La Maja desnuda e la Maja vestida sono diventate così fra i dipinti più celebri dell’arte spagnola non solo per la loro straordinaria qualità, ma soprattutto per la curiosità suscitata dal soggetto, dalla loro storia e dalla loro relazione. Numerosi i tentativi di identificare la giovane che posò per i quadri: l’ipotesi per cui le due tele sarebbero un ritratto di Maria Teresa Cayetana, duchessa d’Alba, dipinte nel 1797 quando Goya soggiornò nella residenza della famosa nobildonna a Sanlucar, non è suffragata da documenti e oggi tende ad essere esclusa.

Peraltro Mariano Goya, nipote dell’artista, nel 1868 rivelò al pittore Luis de Madrazo che la modella era stata una giovane protetta di un amico del pittore. Molte altre supposizioni sono state fatte (fra l’altro, che Goya abbia usato due modelle diverse) ma nessuna ha raccolto unanimi consensi. Le due tele furono custodite a lungo insieme all’Accademia di San Fernando, dove la versione senza veli restò per molto tempo nascosta, finché nel 1901 furono esposte entrambe al Prado. Il formato orizzontale delle tele fa si che le figure siano riprese da un punto di vista molto ravvicinato, che infonde loro monumentalità. Maja vestida

La posa della fanciulla e la composizione sono identiche, ma sono state riscontrate tra le due versioni alcune differenze di tecnica. Nella donna vestita la tecnica pittorica è al tempo stesso sommaria e raffinata, con un impasto di colore ricco e denso, soprattutto nel corpetto dorato, nella fascia rosa e nel bianco lucente del vestito. L’abito, dipinto con tonalità iridescenti che ravvivano il tono opaco dell’ambiente, lascia intuire chiaramente il corpo, tanto che a molti questa figura appare anche più seducente dell’altra. Nella fanciulla nuda sembra incarnarsi un ideale di bellezza femminile vicino a quella della tradizione accademica. Rispetto alla tecnica più libera della versione vestita, qui la pittura è nitida e le carni sembrano come di porcellana o di smalto.

Forse per evitare il rischio di eccessiva uniformità nei colori, in questo dipinto il cuscino verde diventa più grande e fa risaltare la carnagione chiara della fanciulla. In entrambe le figure sorprende il volto sostanzialmente inespressivo, che sembra quello di un manichino, appoggiato al tronco in maniera innaturale. La fanciulla vestita mostra comunque un incarnato dal colorito più rosato e vivace. marchesa de Santa Cruz Inevitabile è il confronto tra le due majas e il ritratto della marchesa de Santa Cruz, che Goya raffigurò nel 1805 distesa su un letto e rivolta con mossa audace verso lo spettatore. In questo caso però, come voleva la tradizione rinascimentale e poi accademica, l’atteggiamento abbandonato e sensuale è mascherato da un “travestimento” mitologico: la nobildonna viene ritratta nelle vesti di Euterpe, musa della musica, mentre la maja non si cela dietro alcun riferimento colto.


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