Il quadro della settimana: “La Torre di Babele” di Pieter Bruegel il Vecchio

1563. Olio su tavola, cm 114 x 155. Kunsthistorisches Museum Vienna

di Orazio Leotta - martedì 18 febbraio 2014 - 7208 letture

Bruegel, in questo dipinto, intende rendere esplicito il significato dell’episodio biblico cui il titolo fa riferimento; egli concepisce il quadro come un’allegoria della superbia umana e del carattere fallimentare di ogni impresa tentata dall’uomo senza tener conto del volere di Dio. L’imponente costruzione, vista a volo d’uccello e che quasi schiaccia con la propria mole la città circostante, a prima vista sembra estremamente solida, con la sua spropositata base fondata su grandi massi; a una più attenta osservazione, però, si nota che la struttura è assurda e non realizzabile, come se mancasse qualsiasi progetto logico.

Il pittore si ispirò per la sua torre all’architettura del Colosseo, La Torre di Babele luogo della morte di molti martiri cristiani e dunque simbolo perfetto della superbia e della sfida a Dio degli imperatori romani; la rielaborò, però, in termini del tutto fantastici. Le alte gallerie a volte portano tutte verso il centro dell’edificio, dove si alza una struttura cilindrica che non sembra avere una funzione precisa. Una serie sovrapposta di terrazze orizzontali sono sostenute da contrafforti verticali; una struttura dunque verticale-orizzontale, sfasata tuttavia rispetto alle gallerie interne. Il risultato è che il guscio esterno sembra incompatibile con l’interno, quanto meno dal punto di vista strutturale.

Dunque, se a prima vista la torre investe lo spettatore con solennità ed apparente robustezza pian piano però si rivela illogica e impossibile, frutto distorto della superbia degli uomini che inutilmente si affannano attorno ad essa (sulla collinetta a sinistra in primo piano). Il tema illustrato è un episodio della Bibbia successivo al Diluvio Universale. Viene narrato nella Genesi (11,1-9) come gli uomini, che di nuovo si erano moltiplicati e parlavano la stessa lingua, si fossero stabiliti nella pianura di Sennaar, in Mesopotamia. Qui vollero costruire una città in cui vivere tutti assieme e una torre tanto alta da toccare il cielo. Per la loro superbia Dio li punì, trasformando il loro idioma in infiniti linguaggi diversi affinché non si capissero più tra loro. L’umanità si disperse così sulla terra e la torre non fu mai completata.


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