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Il caso Cianciulli

Il caso Cianciulli : La saponificatrice di Correggio / di Maurizio Garuti. - Bologna : Minerva, 2023. - 192 p. : br. - (Egida). - ISBN 978-88-3324-533-1

di Alessandro Castellari - mercoledì 26 aprile 2023 - 1686 letture

Correggio. In una fredda mattina del 1939 Leonarda Cianciulli saluta Faustina Setti, una vecchia amica in partenza per Pola con tutti i suoi risparmi con sé. Leonarda le ha trovato un vedovo un po’ basso e un po’ zoppo, non un granché, ma una brava persona, lei dice, con cui Faustina può vivere i suoi ultimi anni. Le fa scrivere due cartoline postali con cui rassicurare della sua partenza le amiche: “Sto bene, non cercatemi, distinti saluti”.

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Copertina di Il caso Cianciulli, di Maurizio Garuti

L’anno dopo nel settembre del ’40 Leonarda saluta Clementina Soavi da poco vedova alla quale ha procurato un lavoro di educatrice in un istituto privato di Piacenza: una cosa senza concorso, per via di aderenze, come ora capita in tempo di guerra. Anche Clementina come Faustina ha ritirato tutti i suoi soldi che porta con sé, anche a lei Leonarda fa scrivere cartoline alle amiche sorprese della sua assenza.

Nel novembre Leonarda saluta Virginia Cacioppo, un tempo brillante cantante lirica ma ormai al tramonto, rimasta vedova del bravo violinista di Correggio Alfredo Fanti. A lei, non più giovane e sola, Leonarda assicura attraverso un impresario teatrale un lavoro nel prestigioso teatro “La Pergola” di Firenze. Anche Virginia ha prelevato dalla banca il suo gruzzolo e scrive cartoline di commiato.

Tutto avviene sempre in casa di Leonarda, “dentro le fauci oscure del portone al civico 11 di via Cavour”, dove lei abita col marito Raffaele Pansardi, impiegato all’ufficio del catasto, insieme a tre figli, mentre il quarto è nei militari.

La prima che si accorge che qualcosa non va è Alberta Fanti, sorella del violinista Alfredo e cognata di Virginia Cacioppo. Le tracce di Virginia sono svanite stranamente; inoltre viene a sapere che altre due donne sono sparite. Voci, ma anche indizi: un abito di Faustina è al mercato dell’usato, i titoli di stato della Cacioppo sono riscossi attraverso un prete e un casaro. Entra in scena il commissario Federico Serrao che inizia le indagini attorno al palazzo di via Cavour. I suoi viaggi a Pola, Piacenza e Firenze non danno risultati; ma una sarta riferisce al commissario di essersi trovata fra le mani un abito da accorciare, quello che aveva fatto a Clementina sette anni prima; e poi la confessione dell’ancor terrorizzata servetta di casa Pansardi, Nella Barigazzi: una pentola sul fuoco che bolliva ed emanava una puzza da voltastomaco di carne marcia...

Ma lasciamo la storia all’inizio del capitolo 17, quell’incipit riportato nella quarta di copertina: “Signora Cianciulli, cosa ne ha fatto di quelle tre donne?”, chiese il commissario dopo aver elencato tutti gli elementi di accusa contro di lei.

Lasciamo la storia piena ancora di avvenimenti e di colpi di scena per dedicarci al “romanzo di una storia vera” che Maurizio Garuti ci propone. Bel romanzo storico, un misto “di storia e d’invenzione”, come avrebbe detto Alessandro Manzoni, autore amato dal commissario Serrao e dallo stesso Garuti. Alcuni ritratti della Cianciulli sono di mirabile efficacia: “I suoi occhi erano piccoli e incavati, la mascella dura e scarna in una espressione di disgusto”. Ritratti che scavano in un profondo doloroso e terribile: “La nefandezza di quella donna era cresciuta come un fungo maligno sul suo amore materno offeso”. In alcuni momenti la vicenda è resa con un’abilità descrittiva piena di suspense, come l’ispezione al pozzo nero di casa Pansardi alla presenza del commissario e sotto la direzione del professor Crema. In altri momenti la narrazione è insaporita dal grottesco del regime fascista, come quando il pretore raccomanda a Serrao di non far trapelare in nessun modo che la Cianciulli è iscritta al fascio, o come quando lo stesso pretore è preoccupato che il caso Cianciulli cresca come un cancro “minacciando la quiete sociale e la stessa credibilità del Regime”.

Maurizio Garuti ha consultato libri di storia locale, quotidiani dei giorni del processo, documenti degli archivi giudiziari, ma ha saputo rendere vivo l’ambiente di quella città di provincia e memorabile la figura di Leonarda Cianciulli, la “saponificatrice di Correggio”, immergendo quella vera storia criminale nella qualità della sua immaginazione letteraria.



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