Gustare il tempo libero

A Ludwig Feuerbach si deve l’espressione “siamo quello che mangiamo”...

di Massimo Stefano Russo - mercoledì 13 dicembre 2023 - 1096 letture

A Ludwig Feuerbach si deve l’espressione “siamo quello che mangiamo”. L’alimentazione quotidiana degli antichi Greci era fatta di cereali e verdure, la carne riservata quasi esclusivamente in occasione dei sacrifici. Il proverbio: “mangiare come Dio comanda” sottolinea che individui e popoli attraverso le scelte alimentari costruiscono la propria immagine.

Mangiare riguarda il nostro “cibo interiore”, il nostro vissuto di mangiatori, con la mente alimentare aperta che si correla alla mente aperta nella vita. L’apertura mentale a tavola corrisponde a una apertura mentale culturale e umana. L’alimentazione sta all’origine del gusto, col consumare cibi legato agli dei e ai pasti sacrificali. La sensibilità gustativa esprime una delle componenti più “carnali” della nostra conoscenza. Il gusto, relegato al rango dei “sensi minori”, emerge da una grammatica da apprendere, coltivare ed esercitare. Cosa influenza il gusto?

La carne per i Padri della Chiesa è sempre un peccato. Disertori e codardi nel Medioevo venivano umiliati escludendoli dal consumare la carne. San Girolamo nell’elaborare il concetto di moderata refectio, la “dieta moderata”, ne ha fatto la regola di vita del buon cristiano. Le grandi rivoluzioni sono legate all’alimentazione, con la “sfera pubblica” che nasce dai banchetti sacri. Fuoco e utensili umanizzano il cibo cotto, una prerogativa dei mortali, rispetto a quello crudo degli dei.

L’uomo civilizzato ha vocazione cerealicola, in un legame complesso tra il gusto e il piacere. L’esperienza culturale raffinata e carica di significati promuove la convivialità, la socialità e sollecita il conversare che si nutre del gustare. Il gusto ha una componente voluttuosa. Mangiare e bere, il cibo e il vino buono, appagano, gratificano e procurano piacere: una ricerca innata in ognuno di noi.

Grazie al mangiare si accede anche alla conoscenza: gustare il cibo accende la vita emotiva e si stimola la mente. Solo l’umano possiede il privilegio del gusto. La cioccolata, simbolo del gusto, di una cultura e di un modo di sentire rappresenta l’emblema della società barocca, cattolica, aristocratica, mediterranea, mentre tè e caffè simboleggiano la velocità, il dinamismo e la mobilità economica e sociale, espressi dalla borghesia nordeuropea. “Mangiare come Dio comanda” arriva a essere più importante che credere al Dio che comanda. Rinunciare al cibo purifica il corpo ed eleva l’anima.

Esercitare la temperanza libera l’uomo dal servire la carne. Privati del cibo si favorisce la contemplazione che libera dalla schiavitù del desiderio e apre alla compassione. L’istinto bulimico umano va controllato. Pitagora favorisce un’alimentazione non violenta che serve la pace interiore e l’armonia condanna i sacrifici animali. Col cristianesimo che abolisce il sacrificio animale la macellazione smette la sua pratica sacrale. Il cibo, gustato solo con gli occhi o annusandone il profumo, gratifica anche chi lo prepara.

Il piacere di cucinare, con le pietanze preparate accuratamente espressione di vera e propria passione, rappresenta l’altra faccia della gioia di mangiare. Il cibo emoziona e regala gioie. Una sensazione di beatitudine accompagna e segue un buon pasto. Invitare qualcuno a pranzo significa farsi carico della sua felicità nel tempo trascorso insieme.

I cibi che mangiamo e i vini che beviamo hanno proprietà qualitative che li avvalorano. La religione cristiana, nel considerare il cibo dono divino, condanna e colpevolizza quanto accende le passioni. La tentazione del cibo ha una componente edonistica, col peccato di gola tra i sette vizi capitali. Il piacere del cibo primitivo e istintivo, per Sant’Agostino va domato con l’astinenza. Chi sa mangiare, sa apprezzare i sapori dei cibi e ne riconosce il valore. La cultura e la tecnica influenzano il godimento, acquisito e affinato. Il cibo prodotto e cucinato, lo assaporiamo e lo gustiamo. L’esperienza del mangiare gratifica nel trasformare un bisogno fisiologico in un piacere e in una esperienza culturale ricca di significati.

Il cibo, necessario per mantenersi in vita, ha una primaria funzione biologica con connessioni sociali e psicologiche, con la cucina, luogo del nutrimento per eccellenza, spazio e luogo materialmente e simbolicamente ideale, sempre in evoluzione. Il mangiare, spesso inconsapevoli di stare mangiando, senza sapere quale sapore abbia il cibo, ci rende noncuranti e ci fa dimenticare di assaporare e godere del cibo che può rendere più profonda la qualità nostra della vita. Non a caso il mondo del cibo e la ristorazione negli ultimi anni hanno compiuto cambiamenti radicali, con molte pratiche e regimi alimentari a promuovere e testimoniare teorie e tecniche salutistiche.


Per saperne di più

- L. Feuerbach, L’uomo è ciò che mangia, Bollati Boringhieri, Torino2017.

- I. Fiorino, La cucina storia culturale di un luogo domestico, Einaudi, Torino 2019.

- E. Moro-M. Niola, Mangiare come Dio comanda, Einaudi, Torino 2023.

- D. Olivero, Riprendiamoci la tavola, Effatà, Cantalupa 2015.

- M. Onfray, I filosofi in cucina. Critica della ragione dietetica, Ponte alle Grazie, Firenze 2011.

- P. Rossi, Mangiare, il Mulino, Bologna 2016.

- Thich Nhat Hanh, Mangiare in consapevolezza, Terra Nuova Edizioni, Firenze 2016.



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