Il tempo libero a passo di corsa

La corsa, nell’iniziare e continuare a correre motivati dalla pienezza del vivere, rappresenta l’attività fisica più naturale, capace di creare legami profondi, ed essere fonte di felicità.

di Massimo Stefano Russo - mercoledì 19 giugno 2024 - 708 letture

Muoversi e andare a correre per strada negli anni Sessanta veniva considerato un atto stravagante, eccentrico, persino un po’ da “svitati”. Memorabile l’immagine di Alberto Sordi, in Mamma che impressione! (1951).

La pratica del correre con regolarità e della corsa nasce e si afferma in Nuova Zelanda col nome di jogging (1962), per poi iniziare a diffondersi soprattutto negli anni Settanta. La corsa esprime un’attività solidale e democratica capace di stimolare la conoscenza ambientale e migliorare il senso civico. Nel ritrovarsi in strada contano poco e niente le diversità sociali, le ricchezze e i privilegi acquisiti. I chilometri da percorrere, la fatica, il valore, la capacità di soffrire rendono tutti uguali, nel correre in pantaloncini, magliette e scarpe. Spetta alle proprie risorse fisiche marcare la differenza nelle gare.

Correre ha tutta una sua bellezza e spiritualità. Il maratoneta (1976) che rappresenta un inno alla corsa ha inizio con l’arrivo di Bikila Abebe alla 42 chilometri olimpica di Tokyo 1964 e vede Dustin Hoffman correre a Central Park con un cappellino in testa, il busto proteso in avanti, costretto a inseguire un altro corridore più veloce di lui che lo sbeffeggia: culmina con la fuga di Hoffman a torso nudo dai bassi fondi di New York. (Abebe già ai giochi olimpici di Roma del 1960, con una maglia scura e il numero 17, aveva trionfato scalzo e sbalordito il mondo: tagliato il traguardo, sotto l’Arco di Costantino, si mise a fare ginnastica e persino una capriola).

In Rochy 2 si ha un’altra corsa memorabile con Sylvester Stallone che si allena a Filadelfia. Forrest Gamp (1994) celebra la bellezza della corsa, mentre Boston – Caccia all’uomo racconta il dramma del 15 aprile 2013, quando due bombe esplosero e provocarono tre morti e oltre duecento feriti.

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Rober Delaunay, I corridori, 1924

La corsa rimedia alla sedentarietà. Murakami, nell’individuare una relazione tra l’attività della scrittura e la pratica della corsa, racconta di aver iniziato a correre nel 1983 a trentaquattro anni, in modo costante, a partire da cinque chilometri, aumentati progressivamente. Regolarità, disciplina, motivazioni interiori, un progetto a lungo termine sono gli elementi in comune. Scrivere un libro assomiglia a una maratona. Si deve partire freschi e cercare il fluire regolare del ritmo.

Chi corre insegue un sogno e così come chi scrive viene sostenuto da una visione. La scrittura che si arena inibisce così come quando chi corre viene assalito da momenti vuoti, di buio e smarrimento e deve saperli fronteggiare. La crisi assale all’improvviso: il dolore blocca le gambe e rende difficile proseguire e andare avanti. Ci si ritrova con le funzioni del corpo ridotte al minimo. Si corre soprattutto con la testa nel saper sfruttare i muscoli e i piedi. L’individuo che corre nella corsa compete con sé stesso in una sfida interiore per dare senso alla competizione con il sé stesso che diventa l’avversario da battere. L’impatto del piede col fondo deve diventare lieve e quasi impercettibile. Correre permette di conoscere meglio il mondo.

Quando si calpestano i sampietrini la fatica aumenta, col caldo e l’umidità che imperversano, senza dare tregua, esausti persino nel pensare. Nel correre giornalmente qualche chilometro diventa importante la continuità che senza spezzare il ritmo, deve saper mantenere la costanza per ottenere qualche risultato. Correre diventa così un esercizio fisico piacevole e ricco di significato: l’allenamento irrobustisce il corpo e lo spirito e permette di mantenersi in forma. Il corridore dilettante si prefigge a ogni gara un suo obiettivo personale. L’arrivare al traguardo in tot ore. Si ha uno stimolo interiore per migliorare gradualmente ed evolvere. L’allenamento quotidiano nel dare equilibrio e armonia mantiene in forma.

Si corre per divertimento nell’andare avanti e inseguire un’immagine ideale di sé. Emil Zatopek, la “locomotiva umana” l’unico atleta che ha vinto 5.000, 10.000 e maratona nella stessa Olimpiade (Helsinki, 1952), rimane un esempio fulgido di grande campione e sportivo. Zatopek ha evidenziato che nell’allenarsi bisogna aver fiducia nel proprio corpo capace di proporre istintivamente le scelte migliori. I programmi di allenamento, le gare, gli obiettivi, nel lasciarsi guidare nei ritmi, con le ore da dedicare al riposo, la quantità e qualità di cibo e bevande servono a rafforzare la motivazione.

Nella corsa che ha un obiettivo cronometrico si condividono esperienze ed emozioni, per ritrovarsi con entusiasmo a divertirsi in compagnia. Ogni corsa, con gli altri da avversari e compagni, è un’avventura: il nemico, col tempo che passa veloce, la fatica. La debolezza arriva improvvisamente e nell’aggredire, col sudore che cola dalla fronte e dalla schiena, a volte abbatte.

La maratona da avventura dello spirito, spinti al limite che ognuno può raggiungere con la propria forza e la propria volontà, pone davanti a una sfida. Ogni corridore deve conoscersi e capire le proprie possibilità, per spingersi al limite. Il problema cruciale, un passo fondamentale e necessario è conoscere cosa si è capaci di fare col proprio corpo. L’avventura, nel dedicare tempo e risorse alla preparazione, incentivati a coltivare il proprio talento ogni volta si rinnova, con sempre le stesse regole, nel porre chi corre di fronte agli stessi problemi fisiologici e agonistici, nell’avere la capacità di valutare e definire il ritmo sostenibile per impostare correttamente la gara.

La corsa, nell’iniziare e continuare a correre motivati dalla pienezza del vivere, rappresenta l’attività fisica più naturale, capace di creare legami profondi, ed essere fonte di felicità.


Per saperne di più

- S. Boldrini, La filosofia della corsa, Diarkos 2024.

- G. Breccia, La fatica più bella, Laterza, Roma-Bari 2020.

- J. Echenoz, Correre, Adelphi, Milano 2012.

- A. Finn, L’arte giapponese della corsa, Sperling & Kupfer, Milano 2015.

- A. Marcolongo, De arte gymnastica, Laterza, Roma-Bari 2023.

- H. Murakami, L’arte di correre, Einaudi, Torino 2012.

- R. Roll, Finding Ultra, Piano B edizioni, Prato 2020.



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