Il tempo libero come tempo della cura

Il tempo della cura come atto volontario e disinteressato, raccoglie e recupera: nell’imparare a conoscere e riconoscere, indica e identifica l’altrui esemplarità.

di Massimo Stefano Russo - domenica 7 aprile 2024 - 864 letture

Il verbo curare e i sostantivi cura, curatela, curatore hanno storia consolidata, soprattutto in ambito medico, legale e editoriale. L’atto del curare esprime anche la competenza, il gusto, la sensibilità. I curatores nella Roma imperiale, in quanto funzionari, avevano incarichi specifici nei lavori pubblici: i curatores viarum supervisionavano le strade. La parola cura presenta temi e incrocia discipline diverse. Ogni cultura ha una sua psiche e una visione diversa dell’idea di cura. Cosa intendiamo per cura?

Curiosus ha origine nella parola cura: il curioso è uno attento, gli piace investigare. La cura, senza legami personali, fra timore e attenzione ha un duplice significato: si passa dal guardare e osservare alla premura e alla sollecitudine, verso l’altro che si assiste e ascolta, con vigilanza premurosa e preoccupazione costante. Per capire la mente altrui ci vuole impegno, tempo e assidua attenzione. L’essere umano che si organizza in vista di bisogni a venire, nell’empatia esprime e assume il punto di vista altrui e prova compassione. Nel curare fiduciosi si mantengono vive le relazioni e per dare forma buona alla propria vita si ha bisogno di cura.

Michel Foucault, nel riportare l’attenzione dei nostri tempi alla “cura di sé”, nella cultura contemporanea, richiama all’atteggiamento egoistico e individualistico. La cura di sé ha un forte valore etico, la si associa alla dolcezza. Nel prendersi cura, nel dedicarsi all’altro, a cui si assegna importanza, bisogna avere flessibilità e concedere i maggiori margini di autonomia e manovra possibili. La cura che storicamente nel tempo assume significati e valori diversi, quale forma di sostegno, in funzione di raggiungere l’autonomia, ha una sua rilevante centralità.

La cura porta a prendere degli impegni. Chi cura, sotto varie forme, si sente legittimato a farlo. Il tempo della cura si presenta come tempo individuale che si propone di introdurre un beneficio chiaro e semplice. La cura ha una sua valenza politica come spesa sociale e peso fiscale. Con quali punti distintivi si presenta la cura e cosa ci dobbiamo aspettare? Cosa emerge dal tempo della cura?

I destinatari di azioni e interventi di cura ne fanno emergere le criticità quale valore dove si riceve molto e si generano aspettative. Della cura, in forma di accompagnamento che spesso viene percepita come qualcosa di gratuito se ne riconosce l’efficacia nella misura in cui lascia il segno, nell’imbarazzare e consolare porta con sé affetto e sentimenti, anche se poco propensi a dare qualcosa per niente, senza un tornaconto.

Nella cura, con i costi che gravano sulle spalle dei contribuenti, ci si ritrova a fronteggiare difficoltà impreviste e prove da superare. La cura, dalle domande e richieste inimmaginabili che colgono alla sprovvista, non la si può improvvisare, necessita sempre di calma e riflessione attiva, per sapere bene cosa fare. Il tempo della cura, garanti dell’essere presenti, avvia la revisione del proprio agire. L’obiettivo principale consiste nel compensare con una corretta programmazione e gestione. Come servizio e trattamento prolungato si afferma e diventa necessaria in contesti di fragilità, grazie a interventi costanti, accurati e basati su regole. Il tempo della cura come atto volontario e disinteressato, raccoglie e recupera: nell’imparare a conoscere e riconoscere, indica e identifica l’altrui esemplarità.

La salvezza possibile, fondata sulla cura, si afferma come azione di recupero rivolta anche al saper custodire. Il richiedere di mettere in atto l’intesa sensibile e il controllo responsabile, si identifica con l’obbligo e la scelta che si ritrovano in essa. Il prendersi cura motiva e obbliga ad agire e impegnarsi. Il tempo della cura, la spinta a curare oggi cresce e si impone quale pensiero e comportamento in varie forme, col “curatore” che filtra la cultura e il consumismo di massa, in stretta alleanza tra il suo operare e le culture del capitalismo. Quali emozioni motivano la cura come attività cooperativa? Cosa significa prendersi cura in un tempo dove sembra che tutto sia cura e da curare, con l’ambiente naturale da salvare e il sistema globale da risanare?

La cura che necessita di attenzione, si nutre della fiducia e si assume i rischi dell’agire. Senza una continua cura sembra impossibile il sopravvivere umano. L’etica della cura, da tutti invocata, necessita di gesti e parole a fondamento dell’esistenza. Gli eventi pandemici mettono al centro il tema della cura, nel dovere di curare i malati e prendersi cura dei sani. È la mancanza di tempo a mettere in crisi la cura.

Nei diversi passaggi di età, con le passioni provenienti da diverse direzioni e col tempo che si dilata ognuno cura e viene curato. I bambini hanno bisogno di molte e continue cure per crescere. Nel soccorso si manifesta la cura come relazione d’aiuto e curati, si avverte affetto e speranza, ci si sente più sicuri, rassicurati.

Oggi, con le informazioni che proliferano a velocità altissima e rischiano di sopraffare la capacità di decidere e orientarsi, mentre Internet e i social media veicolano la cultura del successo per evitare di disperdersi nella confusione, diventa indispensabile prendersi cura della propria identità personale, così da poter realizzare una vita armoniosa e serena.


Per saperne di più

- AA.VV., Dire, fare: curare, Homeless Book, Faenza 2023.

- M. Foucault, Tecnologie del sé, Bollati Boringhieri, Torino 1992.

- N. Janigro-R. Màdera, Cura, Editrice Bibliografica, Milano 2023.

- C. Risè-P. Ferliga, Curare l’anima, La Scuola, Brescia 2015.

- G. Seraghetti, Democratizzare la cura. Curare la democrazia, Nottetempo, Milano 2020.



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