“Dada” di Max Ernst

Olio su tela (1922-23). Cm 43,2 x 31,5, ubicato a Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza
di Orazio Leotta - mercoledì 24 settembre 2014 - 2992 letture

Max Ernst è stato uno dei massimi esponenti del movimento del Dadaismo. 89) DadaSorto a cavallo tra le due guerre mondiali, esso si prefiggeva una radicale critica della società dei benpensanti dell’epoca esprimendo un disgusto profondo verso un tipo di società che in fondo aveva soltanto prodotto, mascherata di perbenismo, solo esiti di morte e distruzione. Dunque è difficile comprendere il significato delle opere degli artisti dada, se si pensa che alla base della loro espressione artistica c’è solo la volontà di provocare uno shock nello spettatore.

E’ un’arte-non arte, o meglio, un’espressione che fa della distruzione del tradizionale modo di fare arte il centro del suo messaggio. Ernst aderì al dadaismo soprattutto per quel senso di opposizione ai patriottismi e ai loro toni trionfalistici, virando verso la cosiddetta “poetica del caso” fortemente intrisa di riferimenti onirici. Come in “Dada” in cui aleggia un’atmosfera da sogno: oggetti di varia provenienza sono accostati in modo casuale come in un sogno che solitamente nasconde una trama complessa di significati.

Noi vediamo un uomo di spalle di fronte a tanti cerchi concentrici e a quella che sembra una canna di fucile; tutto intorno strani oggetti, una sorta di lampada formata da sagome assimilabili a frammenti anatomici. L’uomo di spalle sembra tendere l’orecchio, sembra in ascolto, come stesse vivendo premonizioni di future catastrofi belliche. Questo filone dadaista del sogno, della suggestione e soprattutto il potere fortemente evocativo di immagini isolate per esprimere sensazioni, stati d’animo o più spesso un senso d’inquietudine rappresentò una fonte inesauribile di stimoli artistici per altri pittori quali Marcel Duchamp e per certi versi anche René Magritte.


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