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Cronache marziane, di Ray Bradbury

Cronache marziane / Ray Bradbury ; traduzione Veronica Raimo ; postfazione Tristan Garcia. - Miano : Mondadori Libri, 2020. - 276 p., br. - (Oscar Mondadori cult). - ISBN 978-88-04-72487-2

di Alessandra Calanchi - mercoledì 6 dicembre 2023 - 242 letture

Ho scoperto colpevolmente, con ben tre anni di ritardo, la nuova edizione delle Cronache marziane di Ray Bradbury (1920-2012), uscite la prima volta negli USA nel 1950, in nuova traduzione (della scrittrice vincitrice Strega giovane 2022 Veronica Raimo) e postfazione (del filosofo e romanziere Tristan Garcia, qui tradotta dall’edizione francese uscita nel 2019). A parte certe esclamazioni (Cribbio!) e vezzeggiativi (praticelli), la traduzione è per lo più corretta e coinvolgente. Certo, la traduzione di Giorgio Monicelli rimane un pilastro importante nella memoria. Sulla postfazione, quarta di copertina, e sull’intera operazione avrei però qualcosa da dire.

Il romanzo – o meglio, l’insieme di più cronache che iniziano nel 2030 e coprono vari decenni – ha una valenza politica importante. Pubblicato all’alba degli anni Cinquanta, i tranquillized fifties, in una società catapultata sul baratro dell’era atomica ma tenuta calma dal sogno del benessere economico, fra le mazzate del maccartismo e le rassicurazioni di Duck and Cover, rispecchia e riformula in chiave esoplanetaria la crisi identitaria e politica di un genere – quello umano, qui nella sua fattispecie americana – che si avvia inesorabilmente alla decadenza se non all’estinzione. Ripubblicare oggi questo libro è dunque un’operazione coraggiosa e responsabile, che dovrebbe metterci in guardia – come Bradbury infatti intendeva – contro gli eccessi sfrenati del consumismo, la violenza della sopraffazione, il razzismo, il sessismo, l’ipertecnologizzazione, la sete di conquista di nuovi territori.

Rivedo emergere invece, purtroppo, il lessico sessista e neocolonialista - il racconto di una violenza carnale, chi conquista con la forza, chi ama per possedere (cito dalla quarta di copertina): un lessico che, seppur animato da buone intenzioni, stride con il linguaggio poetico, elegante e ironico di Bradbury. Queste parole sono violente, quasi compiaciute: anche se vogliono denunciare, in realtà diventano complici. Inoltre, la postfazione si conclude a p. 272 con la frase “Marte è il futuro”. L’operazione complessiva del libro sembra così rivelarsi come un tassello anticipatore dell’odierna corsa allo spazio, della terraformazione progettata dai vari Elon Musk e Robert Zubrin. Mi dispiace contraddire Garcia, ma questo romanzo non è “un mito del dopo” e i marziani alla fine del romanzo non sono “l’incarnazione di ogni speranza”. Sono i figli dei conquistatori che si sono macchiati le mani di sangue, sono le nuove generazioni a cui abbiamo lasciato l’inferno in eredità, sono il residuo della distruzione che abbiamo operato sul pianeta Terra e che stiamo esportando nel cosmo. Oggi, 73 dopo l’uscita del romanzo, non siamo andati molto lontano. Anzi.

Voglio spendere due parole di più, in questa sede, su Ray Bradbury, più noto per il visionario e profetico Fahrenheit 451, ma altrettanto impegnato sul fronte della denuncia sociale in questo testo che si fa passare per elegiaco ma è innanzitutto politico. Tanto per cominciare, l’interesse dello scrittore per Marte non si esaurisce con le Cronache, ma si esprime anche in una quarantina di altri racconti: per esempio “The Other Foot” (1951), dove sono gli afroamericani ad aver colonizzato Marte. Dopo che una guerra atomica ha semidistrutto la Terra, alcuni superstiti bianchi si rifugiano su Marte, e a questo punto i coloni devono decidere cosa fare di loro: in questo scambio di ruoli, Bradbury si chiede (e chiede a noi) se secoli di intolleranza razziale, ingiustizia e odio continueranno a persistere o meno sul nuovo pianeta.

È bene sottolineare che la posizione di Bradbury, nelle Cronache, non coincide mai con quella dei coloni. L’autore ci presenta infatti diversi punti di vista, ma soprattutto quelli dei marziani. È per questo motivo che, più che interessarsi agli aspetti fantascientifici, Bradbury sceglie di sottolineare la somiglianza tra la colonizzazione di Marte e la conquista del Nuovo Mondo dal 600 all’800: gli umani si insediano infatti sul suolo marziano senza alcuna considerazione per gli indigeni, che vengono uccisi dalle malattie portate dalla Terra, come accadde appunto ai nativi americani, dalle loro armi, dal loro whisky. Per colmo di umiliazione, è solo quando l’antica civiltà marziana è ormai distrutta che i terrestri abbandonano Marte per unirsi nuovamente agli amici e familiari che stanno combattendo una devastante guerra mondiale sul proprio pianeta di origine.

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Copertina di Cronache marziane, di Ray Bradbury - edizione 2020

Ultima cosa: Bradbury ha dichiarato che il suo unico romanzo di fantascienza è Fahrenheit 451, definendo le Cronache “fantasy”. Questo è il punto: a Bradbury non interessa immaginare il futuro se non come cartina di tornasole del passato, e per questo le Cronache sono intrise di storia americana, di politica, di conflitti sociali. Per questo Bradbury riscrive a modo suo l’arrivo dei Padri Pellegrini, la Frontiera, le varie ondate migratorie, il razzismo, l’anticomunismo, l’inquinamento ambientale, la guerra nucleare.

Prima di augurarvi buona lettura, qualche aneddoto non del tutto secondario:

1, esistono due serie ispirate alle Cronache: la miniserie tv del 1980 e i podcast del 2014.

2, esistono due versioni delle Cronache, perché quando Bradbury fece una riedizione nel 1997 tolse il racconto “Way in the Middle of the Air” e inserì “The Fire Balloons” e “The Wilderness.” Inoltre, tutte le date furono spostate in avanti.

3, le Cronache furono più volte colpite da censura (nel 1982, 1987 e 1993 in Florida, North Carolina e Tennessee). Nel 1998, il romanzo originale fu sostituito con una versione ridotta da cui erano state rimossi i contenuti ritenuti inadatti per le scuole (una sorte analoga era toccata a Fahrenheit 451, “epurato” addirittura dall’editore dal 1967 al 1979 e censurato più volte negli anni successivi, fino a oggi).

A questo punto non posso che lasciarvi nelle mani di Ray Bradbury: se in questi tre anni non l’avete ancora letto, affrettatevi – è un testo da non perdere, credetemi.


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Regali di Natale 2023


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