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Note in margine alla Festa della Mamma

A M. - Non so chi tu sia. Donna, uomo, mamma, una persona seria o una che ama gli scherzi. Magari non sei neppure una persona...

di Alessandra Calanchi - lunedì 13 maggio 2024 - 500 letture

Non so chi tu sia. Donna, uomo, mamma, una persona seria o una che ama gli scherzi. Magari non sei neppure una persona, e questa paginetta l’ha scritta Chat GPT. Mi è arrivata per caso nel mio telefonino. Avrei potuto cancellarla. Ma chiunque tu sia, persona o software, meriti una replica.

Ti chiamerò M.

ode alle non mamme

Mi presento: sono (fra le altre cose che mi definiscono) una mamma. Quindi, NON rientro tra le destinatarie dei tuoi “auguri” – che, se lo fossi, respingerei senza esitare al mittente. Ma siccome il tuo post ha fatto il giro delle mie amiche e amici (tutte/i indignate/i, chi più chi meno) e poi è sparito dal web, voglio esprimere il mio pensiero prima che sia troppo tardi.

La Giornata della Mamma (uno dei tanti riti sociali di cui dovremmo vergognarci, e liberarci, non solo perché fanno parte della abominevole liturgia consumistica ma anche perché sono altamente divisivi) è passata da un paio di giorni, ma la retorica (implicita ed esplicita) che trasuda dalle parole di M. purtroppo riesce sempre a trovare la strada per alzare la testa, travestita da qualcosa di buono.

Che bello essere mamma! Partirò da questo. Ho avuto questa fortuna, di poter scegliere. E ho avuto la fortuna di avere due figli sani. Una femmina e un maschio, come nelle favole. E ho avuto la fortuna di averli da un uomo che mi amava, e che è stato un bravo padre. Avevamo nonni, amici, e un lavoro sicuro. È comodo, parlare di maternità da una posizione di privilegio. Lo so bene. Tuttavia.

Detto questo, vorrei commentare le parole usate nel testo. Il pensiero dell’autrice (o autore) va a tutte quelle donne che ancora non hanno potuto sperimentare la maternità quella vera e non i vari surrogati. Al di là della mancanza di punteggiatura, mi chiedo 1, chi siano le destinatarie (non hanno potuto per età? perché non ci riescono? perché non possono permetterselo? perché non trovano marito? ecc.) e 2, cosa si intenda per surrogati – le ipotesi delle varie amiche consultate in proposito vanno dall’utero in affitto all’impianto di ovuli, dall’adozione all’affido, fino all’animaletto domestico. Del resto, perfino Meirivone Rocha Morales, che ha sposato un pupazzo, è rimasta incinta. Perché VOI NO? sembra denunciare M., piuttosto che empatizzare.

Ecco, arriviamo al motivo: per scelta o perché la vita ha scelto per loro, non hanno avuto il cuore toccato da un figlio – e qui entriamo nel surreale (altro che La donna con i cassetti di Salvador Dalì!) perché M. prosegue con una spiegazione “scientifica”: il feto tocca il cuore della mamma per 9 mesi. Probabilmente pubblicato di recente su Nature, l’articolo che riferisce di questa scoperta epocale dev’essermi sfuggito. E no, scusatemi, non è una metafora, perché lo ripete due volte. E comunque, ammettendo che lo fosse, saremmo veramente una razza abietta, noi umani, se solo un figlio potesse toccarci il cuore, e per tutta la vita! (Non sarà che essere mamma, alla fine, è proprio il contrario dell’altruismo? Non sarà che l’amore di mamma rende le mamme spaventosamente mammocentriche e figliocentriche?)

Si prosegue con una lista di destinatarie specifiche – e qui sì, che c’è da divertirci: alle donne centrate sulla carriera, sui soldi, sui beni, sui fisici, sul loro io… a quelle che dormono ininterrottamente… ecc. ecc.

Ora, a parte che 1, stridulo è un aggettivo e non un nome, e 2, non lo avrei mai usato per il pianto dei miei figli (non so che tipo di trauma abbiano subito i figli di M. per emettere strida o stridii), qui vedo emergere tutta la povertà, la miseria, l’invidia di questa persona (o viceversa la vis comica del software, come spero che sia). Ecco da dove nasce tutto questo falso augurio, che esplode in qualcosa che sembra più un avvertimento, una minaccia, una condanna: voi egoiste, sterili nonmamme, perché voi potete dormire e io no? Io, se vuoi, cara M., posso consigliarti una brava psicologa, corsi di yoga, di meditazione, e potrei darti anche alcuni buoni suggerimenti sulla riorganizzazione della casa e sull’educazione dei figli, ma temo di potermela immaginare, la tua routine rancorosa, la tua rabbia che rende tutti nervosi, la tua obbedienza al conformismo delle bilance e degli orologi, la tua fede nel Dio dei Percentili. Perché parli di viaggi conclusi, di vita finita, di fisici devastati? Parla per te, prego. Io non sottoscrivo neanche una parola, e spero che MAI i tuoi figli leggeranno quello che scrivi di loro.

Perché sì, magari non te ne sei accorta/o, ma è dei tuoi figli, e ai tuoi figli, che scrivi. Accusandoli di averti tolto il sonno, la vita, i viaggi, due tette da sogno. Ti suggerisco di rimangiarti i tuoi auguri, che spero ti rimangano in gola e non trovino più la strada di uscire di nuovo. Prova a respirare, a liberarti di questa ossessione, a ringraziare per ciò che hai avuto dalla vita. Perché quelle come te, ammesso che esistiate davvero, sono pericolose. Siete fallite come donne e anche come madri, ma fate le crociate contro l’Aborto, contro gli Anticoncezionali, contro le Donne (per voi di serie B) che per qualsiasi sacrosanta ragione non hanno (o non hanno ancora) figli. Invocate i valori della Famiglia ignorando quanta violenza ci sia tra le mura di casa, quando odio, quanti delitti. Credete di essere voi il santuario della vita, ma le vostre sono parole di morte.


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