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Cosa avrebbe detto Pasolini? Borghesi e fascisti

Quali sono gli effetti dell’omologazione che la scuola dell’obbligo e la televisione hanno generato?

di Evaristo Lodi - giovedì 30 novembre 2023 - 456 letture

Quali sono gli effetti dell’omologazione che la scuola dell’obbligo e la televisione hanno generato?

Il 2 novembre scorso mi è crollato il mondo addosso: sono ormai passati 48 anni da quell’orrendo omicidio. Ma soprattutto mi sono tornati alla mente i nostalgici impeti giovanili legati alla voglia di cambiare il mondo. Oltre che pericoloso, avere nostalgia del passato è sterilmente anziano e quindi ho preferito concentrarmi sul presente, per immaginare cosa avrebbe detto Pier Paolo Pasolini o qualche altro intellettuale del suo calibro, non sono poi così tanti, che hanno lasciato la loro impronta nella cultura globale.

Su cosa si scagliava quel poeta friulano: sui borghesi e sui fascisti; sulla cultura italiana imperante che, attraverso la scuola dell’obbligo, omologava le masse verso un benessere diffuso; sui giovani rampolli degli “italioti” ricchi e benestanti che si scontravano con la polizia; sul comune senso del pudore e su molto altro di cui taccio per non dilungarmi troppo.

Cosa avrebbe detto sui borghesi e sui fascisti? La domanda non è retorica: i borghesi sono una razza estinta a meno che non si voglia ricordare quelli che, soprattutto nei paesi democratici e occidentali, si sono arricchiti a dismisura. In realtà sono talmente pochi che, se non fosse per la loro smodata e spesso ostentata ricchezza, ci procurerebbero un trascurabile conato di nausea, come per una ragazza nei primi mesi gravidanza; sempre che la maternità in Italia sia ancora vissuta da ragazze e non da donne sulla soglia della menopausa.

E i fascisti? In Italia sono diventati gli spaventapasseri, come gli anarchici, da sventolare sotto il naso dei votanti benpensanti per distogliere l’attenzione dai reali problemi che la società sta attraversando. E nel resto del mondo? Sono rimasto oscenamente colpito dal ritrovamento dell’esercito israeliano di una copia di “Mein Kampf”, pubblicato quasi cento anni fa, nei famigerati tunnel di Hamas che a me ricordano, più che i nazisti, le gallerie sotterranee dei Vietcong. Ma davvero siamo soggiogati dal pensiero di Giambattista Vico e dei suoi corsi e ricorsi?

Sulla rete si trovano simpatiche tesi pseudostoriche a favore di Israele: (3) Facebook che descrivono il rapporto nefasto del nazionalismo arabo con le gerarchie naziste. Intendiamoci, a voler perdere tempo sui social sono convinto che si trovino storielle molto simili a favore del popolo palestinese e, perché no, a favore di Hamas. Il giovane storico greco che pubblicizza le sue tesi sui social non è uno sprovveduto: due lauree all’Università di Bologna (sic! è anche la mia Università) e altrettanti master nei corsi online dell’Università Niccolò Cusano di Roma BLOG (sotiriosdrokalos.com). Mi taccio sulle polemiche scatenate dalla trasmissione Report sulle università online e in particolare sulla gestione di Unicusano.

Il nostro è un esperto di relazioni internazionali ma i suoi interessi sono legati alle strategie militari di tutti i tempi, intrecciati alle strategie del terrorismo internazionale. Come dire, attenzione ai complotti internazionali che si stanno ordendo ai danni dell’Occidente. La Grecia, si sa, fu dilaniata da una guerra civile e si rivolse all’Occidente, grazie anche a un lungo periodo di dittatura militare, per opporsi alle fanatiche mire espansionistiche dell’URSS e a quelle turche sull’isola di Cipro (quando la giunta militare greca stava per essere esautorata).

Piuttosto mi soffermerei sul rapporto fra il mondo arabo e il regime nazista: non voglio smentire questo rapporto che non conoscevo e che ho sentito nominare per la prima volta ma che do per scontato sia vero; vorrei solo evidenziare che, prima della seconda guerra mondiale, gli inglesi dominavano nel mondo arabo e che questo si è rivolto al nazismo nella speranza di scrollarsi di dosso il dominio della perfida Albione. Gli arabi non immaginavano che, dopo gli inglesi, sarebbero stati soggiogati dai cow-boy d’oltreoceano.

Il nazismo imperversa anche nella guerra di Ucraina: come sappiamo Putin ha invaso quella terra per sradicare quei pazzi nazisti, rei di essersi rivolti all’Occidente e alla Nato in particolare. Putin avrebbe potuto creare un simpatico sillogismo: gli ucraini si rivolgono all’Occidente; gli ucraini sono nazisti; tutto l’Occidente è nazista. Anche nelle file dei battaglioni Azov e Wagner, di cui si sono fregiati i due regimi combattenti, le braccia e i corpi dei militari più fanatici erano e sono ricolmi di svastiche. Pasolini avrebbe sicuramente qualcosa da dire anche sui regimi, sordidamente assonanti nei nomi propri, di Vladimir (Putin) e di Volodymyr (Zelens’kyj).

Siamo di fronte a un pensiero unico globale?

Allo scoppio della guerra in Ucraina, alcuni hanno sostenuto che la globalizzazione fosse finita, morta e sepolta, ma ormai speriamo che sia viva e vegeta perché una governance globale (che ad oggi non esiste) sarebbe l’unico strumento a nostra disposizione per dirimere le controversie internazionali e salvarci dalla catastrofe.

Sono sempre più convinto che la propaganda sul cosiddetto scontro di civiltà ci porterà alla rovina e che considerare l’Occidente l’unico baluardo in difesa della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli ricordi, questo sì, un estremo nazionalismo che ha condotto l’Europa alla Grande Guerra e alla barbarie assoluta della Seconda Guerra Mondiale. Questo nazionalismo ortodosso e anacronistico ha impedito di trovare una credibile governance internazionale creata con lo spirito sacrosanto di evitare un’altra guerra ma con il difetto di avere l’intento di essere gestita come un patrimonio yankee.

Ora ci troviamo di fronte a una Guerra Grande [1] senza una minima comprensione di cosa stia accadendo in realtà, a meno di non prendere le parti di un’atroce fazione o di un non meno crudele sionismo, democraticamente eletto, che, nonostante le atrocità inenarrabili compiute a Gaza, continua ad avere il sostegno dell’Occidente.

A volte ripenso alle battaglie fra gli interventisti e i pacifisti di inizio del XX° secolo e il totale disturbo dissociativo del partito Socialista italiano che, dopo la Grande Guerra, da una sua costola, vedrà nascere il partito Comunista italiano. Poi mi dico che sono passati più di cento anni e che stiamo vivendo un’altra epoca. Ora lo scontro di civiltà ci sta distruggendo e noi ci preoccupiamo solo di essere interventisti o meno, a favore di una parte o dell’altra, in qualunque parte del globo sia scoppiata una contesa che fa ruggire le armi. Non ci rendiamo conto del fatto che le armi super intelligenti sono state create solo per il nostro sterminio, quello della specie umana.

Oltre a Pier Paolo Pasolini, anche Italo Calvino avrebbe qualcosa da dire su questa mentalità falsamente globalizzante che ci sta portando verso l’abisso. E sarebbe decisamente rinfrancato dall’opinione che gli arabi si sono accorti di lui come intellettuale globale:

Chiara Comito, curatrice degli incontri: «In questi confronti stanno emergendo molti collegamenti tra la produzione letteraria di Calvino e la cultura e la letteratura arabe, compresa la poesia classica. A partire dalla sua morte Calvino è stato tradotto molto in arabo, soprattutto le sue favole, la trilogia I nostri antenati e le stesse Lezioni americane. Dalla fine degli anni Ottanta Calvino è entrato infatti non solo nelle librerie della Tunisia, ma anche di Siria, Egitto, Iraq, Kuwait e Arabia Saudita» [2].

A volte immagino che Pasolini, così come faceva in vita, anche oggi si sarebbe potuto scagliare violentemente contro ogni rigurgito di fascismo e nazismo ma, come intellettuale che viveva immerso profondamente nella sua realtà, avrebbe cambiato completamente prospettiva: quei nuovi attori protagonisti del pensiero unico, e quindi totalitario, sarebbero stati individuati in tutti coloro che, scatenando una qualsiasi guerra, sventolano sotto il naso del nemico, gli spauracchi del passato. Avrebbe poi messo in guardia contro qualsiasi forma di nazionalismo armato. Tutti coloro che lo professano sono molto più pericolosi e truculenti di quei turpi dittatori del XX° secolo.

[1] Editoriale: “C’è luce oltre la guerra”, Limes, ottobre, 2003. «Esercizio di stenografia geopolitica prevede di chiederci perché siamo finiti nella Guerra Grande. Risposta: perché le massime potenze si vogliono in pericolo di vita. Vale per Stati Uniti, Cina e Russia. Ciascuna a suo modo sente l’acqua alla gola. Il panico confonde la mente dei decisori e accelera la disgregazione del “mondo basato sulle regole”, leggi: egemonia americana. Mentre il cosiddetto Resto del Mondo o “Sud Globale”, i sette ottavi dell’umanità – tutto fuorché un blocco -, non vede ragione di restare ai margini del sistema firmato Occidente, ormai inceppato. La guerra totale, se sarà, deriverà dall’implosione dei Grandi. Vittime di sé stessi, non di maligni complotti altrui, né di aggressione nemica».

[2] Rocco Bellantone, Calvino a Tunisi, Nigrizia, novembre 2023


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