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A partire dal cibo

Il cibo e l’alimentazione, con i tanti programmi a essi dedicati e la moda delle diete, sono sempre più presenti nelle conversazioni. Aumentano gli spazi televisivi e i social che li vedono protagonisti in assoluto, fino a diventare quasi un’ossessione...
di Massimo Stefano Russo - domenica 28 luglio 2019 - 1211 letture

Il cibo e l’alimentazione, con i tanti programmi a essi dedicati e la moda delle diete, sono sempre più presenti nelle conversazioni. Aumentano gli spazi televisivi e i social che li vedono protagonisti in assoluto, fino a diventare quasi un’ossessione. Il cibo è un argomento inesauribile, ma come trovare i motivi giusti e rendere interessante se non entusiasmante l’esposizione? Come interessare a una materia che anche se di per sé esaltante, vede tutto per forza di cose tendere a ritornare di continuo?

La fonte è data dall’esperienza del saper cucinare, capaci in varie forme di essere quanto più convincenti ed efficaci possibili. Entrano in gioco più attori ma quali proposte, visioni, riflessioni ruotano intorno al cibo? Il cibo unisce, consolida e grazie alla condivisione rituale dei pasti, stretti attorno alla tavola, ci si riconosce, sempre più [1]. Nelle conversazioni intorno al cibo e all’alimentazione gli argomenti ritenuti importanti implicano la convalida delle proprie opinioni. Le culture si rimescolano nelle abitudini alimentari e nel cibo ritroviamo i rituali di potere e prestigio sociale. Il cibo, versato da un recipiente comune nella scodella e nel piatto di ciascuno, affratella e riuniti attorno al desco si celebra un vero e proprio rito. Basti pensare alla minestra, parola dall’ampio spettro semantico che richiama molte preparazioni e tra loro diverse. Evoca il gesto conviviale del ministrare, somministrare, condividere e vi ritroviamo l’uguaglianza e la solidarietà del gruppo.

Uno sguardo alla cultura enogastronomica ci fa riconoscere un patrimonio importante, emergente già negli anni ’80. Occuparsi di cibo, di cucina, di gastronomia a lungo è stata considerata un’attività di poco conto, una frivolezza, mentre oggi, parlando tanto di cucina il rischio è di passare dalla gastronomia alla gastromania [2]. Il tema del cibo, sul piano della conoscenza individuale e collettiva, costruisce l’identità e arriva a essere distintivo. La gastronomia italiana, come emerge dagli studi di storia dell’alimentazione, è ricca e articolata. Un sapere che merita lo studio e l’approfondimento necessario. Cronologicamente è possibile fare riferimento a una periodizzazione distinta in fasi. Le sue radici sono rintracciabili e le ritroviamo sin dalla fine dell’Ottocento.

Il cibo nell’immaginario collettivo; i nuovi messaggi alimentari a partire da MasterChef

Nell’era della comunicazione quale ruolo e posto è riconosciuto al cibo e all’alimentazione? Un esempio significativo sul piano dello spettacolo viene da MasterChef un talent show culinario trasmesso per la prima volta dalla BBC nel 1990, creato dal regista Franc Roddam che nel 2005 si è rinnovato, diffondendosi su scala mondiale. I concorrenti, chiamati a dimostrare le proprie abilità culinarie, si affrontano in una serie di prove [3]. La prima edizione italiana fu trasmessa su Cielo dal 21 settembre al 7 dicembre 2011 [4]. L’apice si è avuto nell’ottava edizione dal 22 dicembre 2016 al 9 marzo 2017 con 1.285.000 ascoltatori e uno share del 5.07% [5]. Tra i primi programmi televisivi italiani di genere culinario è da segnalare Casa Alice [6].

I nuovi messaggi alimentari oggi passano sempre più attraverso i social media e sono ispirati dal proliferare dei blog che qualificandosi acquisiscono una loro significativa importanza, con uno stile distintivo, riconoscendoli esplicitamente [7]. Proprio nei blog, dove sono compresenti molti elementi, rintracciamo la capacità di raccontare il cibo interrogativamente e in forma intimistica [8]. Le ragioni sono anche interiori, interrogandosi sul proprio lavoro e dandone testimonianza. Il problema è distinguersi da tutti gli altri, di non confondersi con nessun altro, riflettendo e dando voce all’essere testimone. E’ la qualità della pagina con tutti i suoi molti registri a rendere più convincente ed efficace l’esposizione. Il rapporto tra narrazione e realtà è sempre problematico e ogni testimonianza è valida essenzialmente per se stessa. Bisogna parlare e scrivere bene, per tirare fuori la passione e il talento. Un talento da educare incessantemente sin dalle domande e rispondendo ai richiami di visitatori/lettori/ascoltatori. Se si tratta di un monologo questo deve essere organico, articolato, coerente in un linguaggio coinvolgente e con una intonazione speciale, come a voler mettere le virgolette.

Capaci di andare incontro al proprio pubblico e rispecchiare ciò che si sente, ricorrendo alla conoscenza, emotivamente convincente. In uno spazio di diffusione attraente, capaci anche di organizzare e promuovere eventi. La frequentazione, la visita del blog deve generare buoni risultati e far fruttare le proprie capacità. L’impressione, fin dal primo momento, deve essere piacevole, stimolando l’accesso e la partecipazione attiva. Il racconto non può essere vago, né impreciso, senza zone confuse, evitando che l’insieme si possa attribuire a una narrazione distratta. Un duplice intento tradotto nell’orgoglio di portare un messaggio, presentando una semplice forma di pane caldo appena sfornato. Si vogliono suscitare e soddisfare delle curiosità, con un’iconografia personale, proponendo vicinanza, pelle, emozione, condivisione. Far nascere così un rapporto di scambio e degno di ammirazione, rivolti, con un ruolo confidenziale, a un tutti onnicomprensivo, mettendo in atto un legame emotivo, genuinamente avidi di sapere. Al di fuori delle coordinate spazio-temporali, entro cui è avvenuta, la scena non deve perdere di vitalità, mantenendo il suo tessuto pulsante. In tutto ciò non bisogna dare luogo a malintesi, ma comunicare un messaggio semplice, diretto, univoco, determinati, senza distrazioni o esitazioni. Lasciando immaginare le pietanze come se stessero per entrare in bocca e far esplodere migliaia di scintille effervescenti contro il palato. Nell’analizzare i blog di cucina bisogna tenere conto dei cambiamenti sociali, mentali, culturali che presentano dei caratteri specifici, sottolineando analogie e differenze, combinando differenze e somiglianze in un confronto possibile e istruttivo.

C’è un modello culturale che sottende la creazione di un blog culinario? Ci sono indicazioni che stabiliscono l’ordine interno e soprattutto qual è l’idea di fondo? A quali si registri ci si attiene? I blog, presenti sempre più come una memoria collettiva, pur dispersa e frammentaria, hanno inaugurato una nuova condizione. Nel loro paradigma rientrano e stanno molte cose. Per quanto riguarda i blog culinari la sensazione nell’immediato è la soddisfazione sensoriale, di carattere estetico che si richiama al gusto. Frequentare i blog, con la voglia di confidarsi, in un eccesso d’intimità che sfiora l’osceno, muta il rapporto con il cibo? Quali questioni, quesiti sono posti e si ritrovano nelle conversazioni ritracciabili? Ci si fonda su un’idea di selezione che diventa inclusione, mettendosi a disposizione di tutti. Si sottolinea la vocazione all’ascolto.

Qual è il destino di questi blog? Il blog è una “porta aperta” che può favorire i processi di emancipazione e consente l’ingresso in una comunità. Si riconosce il valore assegnato al cibo, aderendo a un processo di costruzione dell’identità. Si sollecitano angoli prospettici diversi, a favore di una conoscenza immediata, di prima mano, facilmente sperimentabile, direttamente, mettendosi alla prova, in prima persona, ai fornelli. Essere parte attiva in un blog è una cerimonia. Il fine è promuovere e rafforzare l’identità, identificandosi e riconoscendosi, sancendo un vincolo di appartenenza comunitaria tra l’autore e il lettore. Immersi, ma non isolati, in un atto solitario collocati dentro un processo complesso non solo pedagogico, dove si accompagna l’altro all’esercizio della pratica reale. In splendida solitudine si sperimenta un effetto quasi di rapimento già volti a preparare la ricetta descritta magistralmente, riponendo l’attenzione su regole precise, tutte da rispettare.

Su quali principi ci si basa? A misurarsi non è la differenza di cultura, ma possedere un sapere basato sulla conoscenza pratica. E c’è chi, dotato di talento e a partire dalle tradizioni, diventa soggetto della discussione e riferimento della riflessione. Si apre una nuova fase di metamorfosi mentale e culturale. Discutere di cibo e di ricette, nel voler esprimere un’affermazione identitaria, non appartiene alla retorica della persuasione. Nel parlare di cibo, i blog dedicati alla cucina svolgono un ruolo rilevante, proponendosi, come nuovi strumenti d’interazione. In tutto ciò non c’è unicità, non si è unici, anche proponendosi di ricercare un codice fondamentale, dove far rientrare norme specifiche alla luce di un sistema classificatorio. Il linguaggio della gastronomia si è consolidato e definito nel tempo, ma chiusi in sé e accreditati dal valore dell’identità, permangono latenze costitutive del senso comune, della tradizione, dell’eredità culturale che passa attraverso l’oralità. Sono gli impostori, i ciarlatani a ripetersi con la voce suadente e il linguaggio, disseminato di riflessi automatici e formule di seconda mano, poco convincente.

I blog più pertinenti sono quelli dove i piatti e le ricette si reintegrano, con sapiente diligenza; ogni cosa messa al posto che le spetta e dove ci si aspetta di trovarla. L’attenzione si perde nei dettagli, nel fluttuare delle immagini. Incollati al computer, dalla forza irradiata dallo schermo, dove si vede senza essere visti, bisogna dare il proprio meglio. Le immagini, genialmente ispirati, devono essere somiglianti alla realtà, a ciò che si vede dal vivo. Accompagnando un passo dietro l’altro la sequenza delle mosse da commentare e spiegare c’è anche chi, obnubilati da colori e forme, pretende di insegnare qualunque cosa. Sottomessi alla linearità e alla semplicità le domande che si pongono interessati, parlano e interrogano in modo appropriato, per risultare simpatici. Più del competere c’è il confrontarsi che non è solo curiosità. L’attrazione esercita un misterioso magnetismo e non mancano i piatti esotici celebri, con tanto di bibliografie specializzate. La cultura di simultaneità e montaggio è quella del concatenamento, della sequenza passo passo.

La pratica dello scrivere, nella realtà del blog, è determinata dal farsi leggere, rivolti al lettore a cui potenzialmente ci si richiama. La scrittura è determinata dall’uso appropriato dei materiali, fedeli all’esercizio della prassi. Un atteggiamento speculativo che pensando in pubblico si richiama a un patrimonio composito, per riconoscere ed esaltare il desiderio, il piacere del cibo che entra in relazione con la vita quotidiana, dove non c’è molto tempo per riflettere. La pretesa è di farsi leggere, cogliendo l’estemporaneità e le opportunità presenti in varie forme. La soddisfazione e l’identificazione, in uno scambio proporzionato, tra ciò che si chiede e ciò che si offre, raffigura il piacere che si potrà gustare. Nei blog, dilatando la percezione, ci si esibisce e ci si espone, pensando a ciò che viene presentato per essere consumato. Si escogitano pratiche d’intrattenimento, liberamente eccitati, identificando, incapsulando, presentando “fette di vita” che gustano i piaceri proiettati da lontano, inebriati un’atmosfera avvolgente di amabilità. Nel far credere allo spettatore che la scena sia allestita solo per lui, anche se disponibile per tutti.

E’ uno scenario pop per eccellenza, nel pensare il mondo come una raccolta di stereotipi senza qualità, gerarchie, né valore specifico, ravvivando i sensi, riportandoli alla mente.

L’immaginazione disinvolta è condizionata dalle immagini inseparabili dal testo scritto che occupano lo scenario. Meticolosi nella laboriosa preparazione culinaria a dissezionare e dividere le sequenze, relazionandosi con la vita, il suo movimento, il suo ritmo, la sua molteplicità. In uno spazio aperto e accogliente comunicando ci si riconosce, ci si avvicina familiarmente a soddisfare numerose richieste e tanti desideri. Il blog è qualcosa che è stato creato, che è posseduto, in cui si interviene per essere rappresentati. Le regole strutturali e di composizione, nel parlare delle cose che si amano, presentano certe regolarità in un sistema più o meno coerente di echi o simmetrie, in una leggibilità generalizzata di ritagli e frammenti da leggere e comprendere. Sono attimi fissati per, realizzare, nel saper leggere, guardare e ascoltare, il divenire davanti a noi. La serie di fotografie è chiamata a dare coerenza a ciò che si va immaginando.

Quale potere hanno i blog culinari? Uscendo da un territorio circoscritto si costituiscono vere e proprie aziende. Anche se non sono letti dalle masse si pensa possano rivelarsi uno strumento redditizio, pur tenendo conto che la maggior parte dei suoi lettori è un’élite interessata ai temi proposti e affrontati. Si cerca di convincere i visitatori del valore delle proposte avanzate, con una consapevolezza teorica e artigianale per dare corpo al loro successo. In tale ottica si raccolgono e si selezionano i materiali necessari a ricostruire i piatti e le ricette tradizionali, certificandone l’origine e collocandoli in una nuova luce da diffondere. Nel rielaborarle se ne garantisce la sopravvivenza. Le immagini, confezionando i prodotti si presentano duttili e morbide, aderenti alla realtà, assumendo l’apparenza desiderata. Si cerca di raccogliere e stimolare il piacere promesso, rappresentato con intensità. Si modula il tema nel palinsesto, isolato e definito con precisione timbrica, eliminando eventuali stonature, generate dal sovrapporsi di testi e immagini, per assaporare al meglio il momento in cui si potrà gustare quanto proposto. La tecnica narrativa coinvolge la scrittura narrativa, sfruttando le risorse oggettive funzionali a ricomporre quanto accumulato. Recuperando frammenti sconnessi, quando non ritenuti incompatibili, delineati come residui, tra semplificazione e sovrabbondanza. Se necessario, localizzando, circoscrivendo e servendosi di una prospettiva ristretta. L’occhio è richiamato a scoprire le varie parti da identificare con certezza e far coincidere con l’insieme. Rivolti per essere convincenti alla più naturale ed economica fonte di energia: la naturale credulità dei lettori.

Conservando in sé quell’ingenuità indispensabile per interrogarsi e dimettendo l’illusione reverenziale. Assecondando una disciplina grammaticale che accoglie dubbi e limiti, senza trascurare l’inatteso e l’imprevedibile, da rendere addomesticabile, intuendo il fascino dell’imparare altro. Si presentano itinerari significativi, visibili e istruttivi dove le regole interne, pur minuziose, sono meno tassative, comminate con codici astratti che, incastrandosi sapientemente, si assimilano, appellandosi alla contaminazione innovativa. A dominare, registrandone il tracciato, compensati dalla finezza della visione, è un’altra convivialità familiare, dal risultato imprevedibile, ma coerente. Nell’analizzare la più lieve sfumatura, si scoprono altre gradazioni, nel variare delle dosi. Il lettore è invitato a dialogare senza remore, accantonando ogni giudizio preliminare, rifiutando l’ordine retorico. I problemi di rappresentazione sono risolti in una prospettiva nuova, volti alla narrazione tematica, in una sovrapposizione che vede scorrere il testo e le immagini.

La composizione emergente è la forma diario. La forza del blog come momento di unione, di condivisione e di crescita è data dalle modalità innovative che consentono al narratore, di raccontare storie e fondere materiali diversi e soprattutto, in un’inesauribile genialità, di superare il limite estremo della narrazione, adempiendo ai propri desideri. Nelle immagini, dove figurano varie combinazioni e permutazioni, si esprime il ricordo visivo legato al gusto, al sapore che si tenta di trasmettere da interprete, per tradurre simultaneamente la propria testimonianza. Le informazioni meticolose, precise, espandono il ricordo e permettono di raggiungere la coscienza, di sollecitarla e smuoverla. Il sapore rimarrà a lungo come ricordo, sorretto dall’attesa, proiettata come impalpabile speranza, in uno scenario di sovrapposizioni di frammenti di azioni con i vari momenti della giornata, a scandire l’orario dei pasti rivisti e rivisitati. Con il pranzo, a parte, distesi in uno stato di benessere, quale occasione particolare di convivialità. Sono tutti momenti distinti che si colorano, si differenziano e prendono una specifica forma, una diversa densità riconoscibile.

Riaffiorano, entrando in contatto con esse, le vecchie tradizioni, a partire dalle antiche osterie. Si conoscono così, con mordace ironia, i cambiamenti della cucina, attraverso le chiacchiere confidenziali e le testimonianze personali, sin da quelle familiari, scambiandosi convenevoli e pacche sulle spalle. Deliziati dalla saggezza delle sane abitudini e dei piccoli piatti, in cui affaccendati e laboriosi, puntualmente si ritrova la dolcezza del pane caldo appena sfornato, esibito dopo che è stato lavorato con delicatezza e fatto lievitare, mentre si presenta il lascito della dispensa che riserva, in varie forme, prelibatezze nutritive dolci e succulente, da assaporare con gusto. Il piacere della gola, gioiosamente si fa più vivo, e nel dare seguito alle emozioni si offrono rilevanti motivi di interesse. Ci si lascia andare con delizia al gusto, divertiti dalle passioni, trovando il tempo disponibile per essere golosi. Chiamati a esprimere il proprio parere o fornire spiegazioni importanti e immediate, spesso ci si rivolge al sostegno, di voci autorevoli che accreditano e danno autorità, soprattutto quando con termini specifici si sollevano questioni metodologiche e di competenza che non si possono ignorare. Nelle pagine web, sollecitati dalla fantasia, con una rinnovata intensità espressiva, linguistica e culturale si mantiene, con uno stile scorrevole e divertito, una ricostruzione meticolosa delle regole. Una graduale sovrapposizione, per affermare una nuova consapevolezza in materia di cibo e alimentazione.

Il tentativo è di raffinare la cultura culinaria, facendone un’arte vera e propria. Differenziando il registro formale sul piano colloquiale da quello lessicale, riconoscendo le tradizioni frutto di identità. Nel dare una diversa lettura del passato, riportato in forma di sperimentalismi, adattando le tradizioni e riabilitando i piatti di un tempo, ricollocati in un contesto diverso, attenti alle trasformazioni tecnologiche. La proposta è di una nuova formazione, incentivando la raccolta di testimonianze per farne opera di divulgazione, dando conto delle sfumature particolari e dei diversi registri lessicali. Si elabora così un’estetica che con un linguaggio scarno ed essenziale, accurato e preciso, vede un punto di confluenza sostanziale nell’individuo, a cui si rivolge. Un linguaggio realistico, semplice e immediato che pone in secondo piano la personalità dell’autore e riesce ad attirare tanti giovani talenti. La cultura gastronomica, espressa in un linguaggio naturale, così diversa da quella letteraria, artistica, e anche specialistica o professionale, trae vantaggio dal conversare vivace, disincantato, nel suo essere garbato ed elegante.

Si apre così l’accesso a un mondo che nei suoi diversi elementi ricchi di significato e di bellezza è in parte ancora ignorato. Ma soprattutto è importante che la scuola avvii un dibattito approfondito e multidisciplinare sull’educazione alimentare, insegnando il valore primario del cibo, evitando comandi e dipendenze, per sviluppare una coscienza autonoma dalla pubblicità, dalle influenze sociali e dalle mode, coscienti e fiduciosi del valore delle proprie scelte.


Massimo Russo (Lentini 1959) dal 2000 ricercatore presso l’Università di Urbino Carlo Bo, insegna sociologia del tempo libero presso la Scuola di comunicazione e sociologia dell’educazione nella Scuola di sociologia e servizio sociale. Si è occupato dei processi di istituzionalizzazione della sociologia, in particolare nel contesto italiano. I suoi interessi di ricerca sia teorica che empirica negli ultimi anni sono sempre più concentrati sull’universo giovanile e in particolare le nuove tecnologie nel contesto del tempo libero. Tra le sue ultime pubblicazioni Della sociologia e del tempo libero, Aracne Roma 2017; I paradossi del caso Cucchi: un sommerso che si doveva poteva salvare, in Lo Stato irresponsabile il caso Cucchi a cura del Gruppo di ricerca su potere, istituzioni e forme di controllo sociale-Università degli studi Carlo Bo, Aracne, Roma 2017. Camminare, guardare, ascoltare: paesaggio sonoro e tempo libero, in Giornate sonore a cura di A. Calanchi e M. Morini, Aras Edizioni, Fano 2018. Con I. Matteucci e M. Corsi, Conoscenza e comunicazione come primi strumenti di prevenzione Un’indagine sulla Food Literacy di giovani studenti, Tangram Edizioni Scientifiche, Trento 2018.


Questo contributo rappresenta sintesi e riflessione critica operata sui contenuti del volume: Matteucci I., Corsi M., Russo M., Conoscenza e comunicazione come primi strumenti di prevenzione. Un’indagine sulla Food Literacy di giovani studenti, Tangram Edizioni Scientifiche, Trento, 2018.

Articolo correlato: Mario Corsi, Parlare di cibo a scuola, in: Girodivite, 28 luglio 2019


[1] Nel 2018 il Pil del cibo di qualità ha raggiunto il 3,1 per cento.

[2] Marrone G., Gastronomia, Bompiani, Milano, 2014.

[3] Il programma senza conduttori è introdotto e chiuso da una voce fuori campo, mentre spetta a un’altra voce, a parte il commento. Prodotto inizialmente da Magnolia, dal 2016 è passato poi a Endemol Shine Italy. I vincitori si aggiudicano € 100.000 in gettoni d’oro e la possibilità di pubblicare un libro, con le proprie ricette originali.

[4] Con 349.000 spettatori e uno share di 2.16%, per poi passare dal 2012 su Sky Uno. L’ultima edizione dal 17 gennaio al 4 aprile 2019 con 753.000 telespettatori e uno share del 3.28%.

[5] Prodotto da Magnolia, JuniorMasterChef Italia. Al vincitore 15.000 euro di borsa di studio e un viaggio con la famiglia in una località turistica Sulla scia di MasterChef dal 2014 al 2016 è andato in onda sempre su Sky Uno Dal 16 marzo 2017 al 5 aprile 2018 è andato in onda Celebrity MasterChef Italia (Sky Uno), partecipi vip e personaggi noti dello spettacolo. Per il vincitore 100.000 euro da devolvere interamente in beneficienza.

[6] Prodotto da Sitcom per Lt Multimedia. Iniziò le trasmissioni con Rosanna Vaudetti nel 2003, sostituita da Franca Rizzi conduttrice dal 2003 al 2015, che dopo una breve pausa è ritornata dal 2017 alla conduzione.

[7] Il primo food blog dal nome di Chowhound fu pubblicato in America nel 1997 ed era una bacheca online in cui ci si scambiavano consigli su dove mangiare a New York.

[8] Significativo l’esempio, per molti aspetti sorprendente, di Sonia Peronaci che con il compagno Francesco Lopez, nel 2005 ha fondato il sito Internet e video blog di cucina Giallo Zafferano.


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