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Dibattiti autentici in un finto tribunale

Un articolo di Francesca Sibani, giornalista di Internazionale

di Redazione - mercoledì 3 gennaio 2024 - 666 letture

Il Bentaria è un piccolo paese dell’Africa australe, con un’economia in rapida crescita che fa invidia ai vicini, tra cui la repubblica di Peradila. Nel 2017, dopo un’elezione contestata a Peradila, migliaia di persone hanno chiesto asilo politico in Bentaria. Tra loro, c’era Khali Bozozo, dentista e attivista per i diritti lgbt+. Ma la sua richiesta è stata respinta. Per questo e altri motivi, un’organizzazione per i diritti umani, la Leave us alone (Lua), si è rivolta alla Corte africana per i diritti umani e dei popoli per denunciare il Bentaria, accusato di aver violato i trattati internazionali a cui aderisce.

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The mooting competition

Il caso, evidentemente fittizio ma dai tratti molto realistici, è stato al centro dell’edizione 2019 del concorso Christof Heyns african human rights moot court, ospitato quell’anno dall’università di Gaborone, in Botswana. Nel film The mooting competition (disponibile su Arte) la regista sudafricana Shameela Seedat – già autrice del documentario Whispering truth to power, presentato in una vecchia rassegna Mondovisioni – ci fa conoscere dall’interno un moot trial, una competizione di dibattito tra studenti di legge di tutte le università del continente.

I ragazzi e le ragazze si sfidano in eloquenza, competenza e chiarezza davanti a dei veri magistrati per essere scelti come la coppia di aspiranti avvocati più convincente. Dal 1992 il concorso ha coinvolto 170 università di 47 paesi africani, e molti dei partecipanti sono poi diventati degli esperti di diritti umani.

Al centro del film di Seedat ci sono i ritratti dei ragazzi e delle ragazze. Li segue nella preparazione, negli incontri con i professori e durante le prove, facendo emergere in maniera toccante le loro ambizioni e le loro ansie. Sanno tutti di avere delle grandi responsabilità e delle aspettative da non deludere. È il caso di Danielle e Jerome, studenti dell’università Makerere di Kampala, in Uganda, che devono tenere alta la reputazione del loro ateneo, classificatosi sempre ai primi posti.

Lo stesso vale per la coppia formata da Amor e Rachel, due ragazze dai caratteri opposti ma complementari, che studiano legge all’università di Nairobi, in Kenya. L’universita di Città del Capo manda invece Tawfeek ed Edward, dichiaratamente gay. Incontrarsi con i loro coetanei di tutto il continente a Gaborone è un’occasione per scambiare idee e prefigurare un futuro migliore per l’Africa. Ma, in certi casi, può essere anche una delusione. È quella che prova Edward quando si rende conto che, perfino in un evento dedicato ai diritti umani, c’è chi non esita a mostrare la propria omofobia.

The mooting competition ci mostra dall’interno quell’Africa giovane e ambiziosa di cui si parla sempre più spesso (segnalo a proposito lo speciale del New York Times, Old world, young Africa) e che costituisce una risorsa preziosissima. Gli studenti del moot trial di Gaborone hanno le loro idee, le vogliono affermare e lo fanno con una forza di volontà e una determinazione encomiabili.

Questo testo è tratto dalla newsletter Africana.


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