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Privatizzato anche un monumento

In Calabria quello dedicato ai fratelli Bandiera recintato da un privato

di Adriano Todaro - lunedì 11 luglio 2022 - 1242 letture

Nelle scorse settimane si è parlato diffusamente del sequestro – da parte della Polizia giudiziaria, della Guardia costiera e della Polizia urbana – del resort Maddalusa Lounge Beach, un complesso alberghiero con parcheggio di circa 5 mila metri quadri a soli 30 metri dalla battigia del mare di Agrigento, un’area che ricade nel Parco Archeologico della Valle dei Templi, protetta dall’Unesco.

Giustamente si è dato risalto a questa vicenda vergognosa che dimostra la protervia degli speculatori e non solo. Ci sono poi tantissimi altri casi in cui l’indegno comportamento di singoli cittadini sottraggono, per motivi privatistici, beni comuni e, addirittura, monumenti.

Un caso è capitato sotto i miei occhi lo scorso mese di giugno e che non ho potuto denunciare da queste colonne per motivi tecnici di trasmissione internet. Lo faccio oggi a dimostrazione di cosa avviene quando le autorità preposte sono “disattente”.

Sono circa le 13 di un caldo mercoledì di inizio giugno. Sono in auto e sto percorrendo, assieme a mia moglie, la Statale 106 che da Crotone raggiunge Taranto. Una strada che ha il triste primato di incidenti mortali. La temperatura esterna segna 33 gradi e sono alla ricerca del monumento dedicato ai fratelli Bandiera, Attilio ed Emilio, eroi del nostro Risorgimento.

Sulla stretta arteria frecciano auto e camion. È necessaria la massima attenzione. Sappiamo che il monumento si trova nella località di “Cantorato II”, all’incrocio tra la Statale 106 e la Provinciale 22. Ad un certo punto, il navigatore dell’auto mi avverte che siamo arrivati e imbocco la provinciale. Una strada in salita, stretta, dove a stento ci passano due auto affiancate.

Non c’è nessuna indicazione che indica il monumento ai fratelli Bandiera. Solo caldo. La voce del navigatore continua a ripetere “Ricalcolo percorso”. In giro non c’è nessuno cui domandare informazioni in merito al monumento. Probabilmente sono tutti rifugiati nelle case, a pranzo. Poi vedo una villetta con un uomo sul balcone. Entro in una specie di cortile, ma in quel mentre l’uomo rientra in casa. Così lo chiamo a voce alta e dopo qualche tentativo l’uomo riappare al balcone e mi chiede cosa voglio.

— Mi scusi se la disturbo. Non riesco a trovare il monumento ai fratelli Bandiera che dovrebbe trovarsi da queste parti.

— È praticamente arrivato. Ritorni indietro sino alla Statale e lo trova. È proprio alla fine della mia proprietà.

Ritorno indietro, ma non c’è nessuna indicazione che segnali il monumento. All’incrocio con la Statale, sulla mia sinistra vedo un uomo che sta sistemando un’aiuola fuori dalla propria abitazione e chiedo a lui.

— È lì, dietro di lei.

Mi giro e, finalmente, vedo il monumento dedicato ai fratelli Bandiera, inaugurato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, il 21 aprile 1966.

Come dicevo prima non c’è nessuna indicazione ed è tutto molto squallido. Erbacce cotte dal sole sono dappertutto. Squallore e tristezza. Eppure “l’entrata” ha una certa dignità e imponenza. Il progetto dell’architetto Giorgio Volpato, di Roma, prevede una scalinata molto ampia composta da una ventina di gradini con una struttura in cemento armato e marmo, su due livelli.

Alla fine della scalinata, sulla sinistra ci sono 17 elementi di pietra a significare il sacrificio dei 17 compagni che accompagnarono i due fratelli veneziani nel tentativo di organizzare una sollevazione popolare nel Sud Italia.

Siamo nel 1844 e il mio interesse per il monumento è che fra i 17 compagni dei Bandiera c’è anche Paolo Mariani a cui, nella cittadina in cui sono nato, in provincia di Monza, gli è stata dedicata una delle vie centrali. Salpati da Corfù, la sera del 16 giugno giunsero alla Foce del Neto, appunto in località Cantorato. Purtroppo una spiata li costrinse a uno scontro a fuoco con i Borboni. Due patrioti persero la vita, altri furono feriti. Gli altri catturati. Il 23 giugno, i superstiti furono processati a Cosenza: i fratelli Bandiera condannati a morte e fucilati il 25 luglio 1844. Gli altri, condannati in prigione, a vita.

Se questo è l’interesse, diciamo così storico, quello che vedo alla fine della scalinata è qualcosa di surreale.

Vorrei andare a osservare i 17 elementi in pietra di Trani di cui uno scheggiato, ma una rete me lo impedisce. Appena ci avviciniamo alla rete, sbucano fuori da una casupola due cani di grossa taglia che si avventano contro la rete abbaiando in continuazione. Non oso pensare cosa sarebbe avvenuto se non ci fosse stata la rete di protezione. Oltre i cani razzolano galline.

Ma poi, perché una rete? Perché un luogo istituzionale pubblico è recintato con dei cani di guardia? Perché e chi m’impedisce di visitare un monumento e i 17 elementi di pietra?

Per vederci chiaro, ritorno dall’ultimo signore a cui avevo chiesto informazioni.

— Senta, mi scusi se l’importuno di nuovo. Come mai parte del monumento è recintato?

— L’ha fatto un privato.

— Com’è possibile che un privato s’appropri di parte di una proprietà pubblica?

— Qua tutto è possibile. Io l’ho fatto presente a un assessore. Ma non è cambiato nulla. Vede quel tabellone con le epigrafi mortuarie, sulla destra della scalinata? Ecco, in origine c’erano i nomi dei 17 compagni dei fratelli Bandiera. Ora viene utilizzato per gli annunci mortuari.

L’uomo avrà una sessantina d’anni e dichiara di essere un cultore del Risorgimento. E così, ne approfitta per illustrarmi la vicenda dei Bandiera e dei 17 sfortunati compagni.

Poi, come spesso avviene al Sud, m’invita a «mangiare qualcosa assieme». Rifiuto gentilmente e pongo l’ultima domanda all’uomo: «Viene qualcuno a visitare il monumento? Qualche scolaresca?».

— No, non viene nessuno. È tutto abbandonato. Solo qualche volta gli uomini del Comune vengono a pulire.

Non ci resta che ripartire, delusi e arrabbiati di come sono trattati i luoghi della nostra storia, l’inutile sacrificio di tanti giovani immolatesi per un’Italia libera.

I luoghi di questi ricordi, noi li abbandoniamo all’incuria e quel che è più grave, si privatizza abusivamente, si alienano proprietà pubbliche. Una povera Italia senza futuro mentre di sicuro i Borboni se la stanno ridendo.

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Ai Fratelli Bandiera
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Stele commemorativa


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