Libertà di stampa: Italia prima degli Usa ma dopo il Tonga

Crumiri in Rai – Spenta Al Jazeera e Tv francese – Che figura di… – A Il Mattino arriva Napoletano – Donne non firmano – Sole: organici giù, manager su

di Adriano Todaro - mercoledì 8 maggio 2024 - 660 letture

CRUMIRI DI TUTTO IL MONDO… ̶ E così, come avevamo scritto, c’è stato il tanto atteso sciopero dei giornalisti della Rai. Com’è andata? Male a causa dei crumiri di Unirai il nuovo sindacato “giallo” nato per sconfiggere l’Usigrai. Lo sciopero che aveva come parole d’ordine l’eccessivo controllo sul lavoro giornalistico e il tentativo, da parte del governo, di trasformare la Rai in un suo strumento di comunicazione. Inoltre le carenze di organico in tutte le redazioni, la mancata sostituzione delle giornaliste in maternità, mancata stabilizzazione dei precari e tanto altro. Al TG1 hanno lavorato una cinquantina di giornalisti (su 142) e nel pomeriggio del 6 sono riusciti anche a produrre un’edizione straordinaria sulla strage di Casteldaccia. Alle 20,TG1 completo e l’Usigrai ha accusato il TG1 di «strumentalizzare i morti sul lavoro per delegittimare lo sciopero in modo abominevole». TG3 fermo a parte Puglia e Molise. Al TG2, così sembra, i giornalisti hanno convinto il direttore, Antonio Preziosi, ad andare in onda. È la Rai: di tutto di più.

LE DONNE NON FIRMANO LE PRIME PAGINE – L’associazione Giulia Giornaliste (acronimo di GIornaliste Unite LIbere Autonome) ci fa sapere che nella settimana che va dall’8 al 12 aprile 2024 sul Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Messaggero, Avvenire, Domani, Il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Il Manifesto, Libero, La Verità, QN, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport, c’è una disparità enorme fra giornalisti e giornaliste. Questi i risultati della loro inchiesta: Firme in prima pagina: 881 uomini, 303 donne – Editoriali e commenti in prima pagina: 160 uomini e 28 donne – Interviste: 230 uomini e 79 donne.

SOSPESO CANALE FRANCESE – In Burkina Faso, il governo golpista ha sospeso per due settimane il canale francese Tv5Monde mentre il suo sito (e altri 6 siti d’informazione europei e africani) sono stati sospesi «sino a nuovo ordine». Secondo l’Ansa, il governo ha sospeso anche i siti web di Deutsche Welle, Ouest-France, Le Monde, Apanews, Guardian e Agence Ecofin.

CHE FIGURA DI… – Dopo che l’inviato televisivo Franco Di Mare ha annunciato in Tv di avere un mesotelioma, un tumore raro associato quasi sempre all’esposizione all’amianto e che la Rai ha negato lo stato di servizio con l’elenco dei luoghi e la durata delle trasferte della sua carriera di inviato in luoghi di guerra, l’amministratore delegato Rai, Roberto Sergio su Facebook ha scritto che «Franco Di Mare riceverà a brevissimo quanto richiesto negli anni passati. Confermo che non ero informato fino ai resoconti stampa di lunedì mattina dello stato di salute del collega e delle Sue reiterate richieste. Gli sono vicino umanamente».

GIRO DI POLTRONE – Roberto Napoletano fra poco assumerà la direzione de Il Mattino. A Il Quotidiano del Sud lo sostituisce Stefano Regolini, oggi vicedirettore. Regolini ha lavorato a La Notte di Milano, al Giornale (direzione Montanelli) e poi, seguendo l’avventura di Montanelli, alla Voce. In seguito ha lavorato alla Provincia di Cremona, alla Libertà di Piacenza e alla Gazzetta di Parma. Nel 2000 l’approdo al Messaggero come caporedattore centrale. Poi al Gazzettino come vicedirettore, con un ritorno al Messaggero nel 2014, sempre come vicedirettore. Dal 2019 è stato vicedirettore con Roberto Napoletano con il quale ha contribuito fin dall’inizio alla nascita della testata.

SPENTA AL JAZEERA – Altra impresa del governo di Netanyahu. Dal 5 maggio il governo israeliano ha votato per la chiusura delle attività e la confisca delle attrezzature della Tv. L’accusa? Essere «il megafono» di Hamas a Gaza e di «istigare» contro Israele. Al Jazeera ha definito la decisione «criminale». L’Onu ha chiesto che il provvedimento sia ritirato. «Media liberi e indipendenti sono essenziali per garantire trasparenza e responsabilità. Ora, ancora di più date le rigide restrizioni sulle notizie da Gaza. La libertà di espressione è un diritto umano fondamentale. Esortiamo il governo a revocare il divieto», ha scritto. Nata nel 1996 la Tv del Qatar Al Jazeera, fondata dall’emiro Hamad bin Khalifa al-Thani, si è sempre più affermata per la “copertura” di notizie dell’Africa e Medio Oriente. Numerosi i premi ricevuti per i suoi scoop ma spesso è stata censurata. Il governo siriano, ad esempio, ha chiuso gli uffici della Tv nel paese per alcuni mesi nel 2011 accusandola di sostenere l’opposizione armata. Lo stesso accadde in Libia sempre nel 2011: il governo di Muammar Gheddafi oscurò Al Jazeera accusando l’emittente di sostenere i ribelli. Due anni dopo, nel 2013, il governo egiziano chiuse gli uffici di Al Jazeera nel Paese a seguito del colpo di Stato militare che destituì l’allora presidente Mohamed Morsi. Il Cairo l’accusò di essere vicina ai Fratelli Musulmani, organizzazione considerata terroristica dalle autorità egiziane. Nel 2017 l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti insieme ad altri Paesi arabi l’hanno accusata di sostenere gruppi estremisti e promuovere instabilità nella regione.

LIBERTÀ DI STAMPA: L’ITALIA VA GIÙ – Il 3 maggio, in tutto il mondo, si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, la ricorrenza vuole mettere l’accento sull’importanza di un’informazione libera e indipendente e Reporter Senza Frontiere (RFS) ha rilasciato la sua annuale classifica dei Paesi in cui valuta lo stato dei media in 180 Paesi, dai più liberi a quelli in cui l’attività giornalistica è sottoposta a limitazioni o censure. La situazione, a livello globale, non è per nulla positiva. Al primo posto della classifica, come sempre, troviamo i Paesi del nord Europa. La Norvegia, il Paese in cui il giornalismo risulta essere più libero e autonomo, seguita da Danimarca e Svezia, rispettivamente al secondo e al terzo posto. Perde posizioni l’Irlanda che nel 2023 era seconda e oggi è in ottava posizione. La libera informazione viene però messa più a dura prova in Ungheria, Malta e Grecia, i tre Paesi Ue più bassi in classifica. E l’Italia? Perde ben cinque posizioni e scivola al 46esimo posto. Perché? Secondo Rsf la stampa italiana è subissata da pressioni politiche e in più c’è anche l’acquisizione dell’agenzia Agi da parte degli Angelucci, «un membro – scrive Rsf – della coalizione parlamentare al potere, sta cercando di acquisire la seconda più grande agenzia di stampa, Agi». Meglio di noi fanno Tonga, Fiji, Slovenia. Fra i Paesi più difficili c’è il crollo degli Stati Uniti scesi di 10 posizioni e oggi al 55° posto, il Togo che scende di 43 posizioni al 113esimo posto, e l’Ecuador, sceso di 30 posizioni al 110° posto. Più giù ci sono l’Afghanistan (178esimo, in calo di 26 posti), Siria (179esima) e, ultima, l’Eritrea che hanno sostituito Vietnam, Cina e Corea del Nord, fanalini di coda nel 2023. La situazione mediorientale con la guerra fa registrare un record di violazioni contro i giornalisti e i media e più di 100 reporter palestinesi uccisi dalle forze di difesa israeliane, di cui almeno 22 mentre erano in servizio. Numeri che ne fanno il Paese più mortale per la categoria. Seguono l’area Asia-Pacifico e l’Africa. Anche l’America Latina mostra indicatori allarmanti di repressione politica del giornalismo. In Argentina, il nuovo presidente, Javier Milei, si è vantato del suo attacco alla libertà di stampa e ha chiuso la più grande agenzia del Paese. Situazione grave anche in Russia, dove quasi tutti i media indipendenti sono stati banditi, dichiarati “organizzazioni sgradite” o sottoposti alla censura militare. Ricopre il 162esimo posto.

SOLE24ORE: ORGANICI GIÙ, MANAGER SU – Vanno bene i conti del Sole-24Ore ma l’informazione ha sempre più poca visibilità. Meglio va il marketing, la pubblicità, la formazione. Il costo del lavoro è diminuito in maniera ancora più netta, sia in percentuale, quasi il 9%, sia in valore assoluto (-3,7 milioni). Grazie all’applicazione su tutti i dipendenti, sui giornalisti in particolare, di tutti gli ammortizzatori disponibili, dalla cassa integrazione ai prepensionamenti. In dieci anni l’organico dei giornalisti del quotidiano è diminuito di quasi il 25%, passando da 230 a 177, un calo con riflessi problematici, dalla difficoltà a fare fronte a carichi di lavoro aumentati, alle sempre più accentuate disparità di reddito tra colleghi. Emerge l’aumento della remunerazione sia dell’amministratrice delegata, Mirja Cartia d’Asero, sia della prima fila dei manager, sia del consiglio di amministrazione, a fronte di una diminuzione di quasi tremila euro della retribuzione media del dipendente Sole 24 Ore. Ovviamente tutto regolare e legale ma servirebbe un ragionamento più profondo. I profitti vanno bene, gli stipendi dei manager anche. Ricordiamo, però, che sono supportati dai tagli ai dipendenti.


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