Pasquale Scimeca ha curato la regia di Minatori Rosso Malpelo, film girato nell’ennese e che si ispira alla famosa novella di Verga, Rosso Malpelo.
Le riprese sono state realizzate in gran parte a Sperlinga, dove tra le caverne trogloditiche e il castello medioevale, il vissuto arcaico e la precarietà della famiglia di Malpelo hanno trovato adeguate possibilità di rappresentazione scenografica; sono poi continuate nella miniera di Floristella e a Piazza Armerina, ed hanno impegnato per la seconda parte della storia, gli attori professionisti e l’interprete principale del film, un ragazzo di Assoro, senza alcuna esperienza di attore, che è sembrato il più adatto a mostrare bene i tratti caratteristici di Malpelo, che ‘si chiamava così perchè aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone’.
La miniera di Floristella (che è diventata un parco e un museo minerario), situata nei pressi di Valguarnera, in un paesaggio africano di terre aride e montagne, in lontananza, dalle sembianze d’animali, è molto simile alle cave catanesi di Monserrato, piene di gallerie - dove Malpelo lavorava come bestia e dove morì, come v’era morto suo padre - sopra le quali ‘la sciara si stendeva malinconica e deserta fin dove giungeva la vista, e saliva e scendeva in picchi e burroni, nera e rugosa, senza un grillo che vi trillasse, o un uccello che vi volasse su. Non si udiva nulla, nemmeno i colpi dei picconi di coloro che vi lavoravano sotterra’.
Piazza Armerina, scelta per le sue peculiarità artistiche e architettoniche, peraltro fu, negli anni a cavallo tra otto e novecento, la città dove dimorarono un gran numero di ingegneri, amministratori e ’padroni dello zolfo’, dall’osservazione dei quali trasse materia per diverse sue opere, lo scrittore piazzese Luigi Marrocco, ritraendoli nei loro diversi sentimenti e comportamenti etici.
Il film che è venuto fuori dal lavoro di Pasquale Scimeca e che sarà nelle sale la prossima primavera, è stato veramente un grande esperimento culturale e si spera diventi anche un ottimo investimento: prodotto, con i fondi del POR Sicilia 2000-2006, dall’Ente Parco Minerario di Floristella Grottacalda e dall’ Assessorato Regionale ai Beni Culturali, ha come finalità quella di far conoscere i centri caratteristici e fascinosi della Sicilia interna. L’incanto che ha suscitato Sperlinga e la sua gente, in una scrittrice italo-americana in visita in Sicilia, Therese Maggio, lo si può cogliere in un suo libro, The Stone Boudoir, uscito l’anno scorso e molto letto e apprezzato in America, che sin dal titolo richiama le famose grotte del paesino ennese.
Ben vengano quindi film come quello di Pasquale Scimeca che, in una società della visione come è la nostra, dove le immagini ’arrivano’ prima e in modo più incisivo rispetto alle pagine dei libri, possono pubblicizzare efficacemente luoghi sì remoti ma che possiedono ancora un’anima; che sono adesso lontani dai circuiti tradizionali del viaggio di massa, ma che possono esercitare attrazione e richiamo per un turismo diverso e animato da intelligente curiosità.