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L’Ultima Missione

Un film di Olivier Marchal. Con Daniel Auteuil, Francis Renaud, Olivia Bonamy, Virginia Anderson, Philippe Nahon, Gérald Laroche, Clément Michu, Guy Lecluse, Moussa Maaskri e Catherine Marchal.

di Antonio Cavallaro - mercoledì 30 aprile 2008 - 4718 letture

In una cupa e piovosa Marsiglia si susseguono i delitti di un serial killer, sulle sue tracce c’è Louis Schneider, poliziotto della Brigata Criminale, annientato dal senso di colpa per la morte della figlia e lo stato vegetativo in cui è finita la moglie a seguito di un incidente stradale. Parallelamente un altro maniaco, arrestato anni fa da Schneider, sta per essere rimesso in libertà; tale evento fa sprofondare nell’angoscia e nella paura Justine, sopravvissuta (insieme alla sorella) anni fa alla furia omicida del maniaco che le uccise entrambi i genitori. Justine si mette alla ricerca di Schneider, per chiedere al poliziotto protezione e giustizia.

Rispettoso e ligio ai canoni del noir alla francese, “L’Ultima Missione” ripropone il clichè del tipico anti-eroe che da la caccia al maniaco di turno proprio mentre la sua vita personale collassa su se stessa, attraverso un percorso autodistruttivo e di autopunizione (forse Schneider si rimprovera di non essere stato con la sua famiglia al momento dell’incidente, e forse il motivo è il tradimento di Schneider con un’altra donna, la collega e sua superiore Marie).

Il regista, ex-poliziotto dell’antiterrorismo francese, Olivier Marchal dopo il precedente “36 Quai des Orfèvres”, chiude la personale trilogia (cominciata nel ’92 con “Gangsters”) dedicata al noir francese, attingendo di nuovo a piene mani tra gli elementi di genere salvo, ed è forse questo l’elemento più interessante de “L’Ultima Missione”, enfatizzare e sviluppare quelle connotazioni che definiscono la solitudine e l’abbandono del protagonista: Auteuil restituisce sullo schermo in maniera convincente la disperazione di Schneider.

Malgrado la devozione al genere, Marchal ha il merito di regalare a “L’Ultima Missione” un epilogo non convenzionale, anche se il risultato complessivo paga l’eccessivo simbolismo di cui il film è sovraccaricato. La regia di Marchal è appassionata e la macchina da presa è presente e coinvolta nell’azione; inoltre la costruzione filmica gode anche di una ottima fotografia, che rende in pieno tutto il distacco e la sofferenza dei protagonisti, offrendo squarci di una Marsiglia mai filmata in questa maniera.

Curiosità: pur essendo “L’Ultima Missione” un film completamente francese e alla francese, e conoscendo il risaputo sciovinismo transalpino, spiazza la facilità con cui si può notare come tutte le automobili coinvolte nelle scene siano di una famosa casa automobilistica americana.


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L’Ultima Missione
3 maggio 2008, di : Tuo fratello Lucidi detto o’ strunzo

Agatina? A datte na carmata va?