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Dopo il pianto non facciamo sbollire la rabbia

"Dopo che sono stati sepolti i lavoratori uccisi alla ThysseneKrupp, dobbiamo continuare a gridare che la precarieta’, la flessibilita’, la competivita’, l’aumento degli orari di lavoro, lo sfruttamento UCCIDONO"
di Letizia Tassinari - mercoledì 19 dicembre 2007 - 3495 letture

DAL VOLANTINO DI RETE 28 APRILE, nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacale:

" Dopo che sono stati sepolti i lavoratori uccisi alla ThysseneKrupp, dobbiamo continuare a gridare che la precarieta’, la flessibilita’, la competivita’, l’aumento degli orari di lavoro, lo sfruttamento UCCIDONO.

In questi giorni tutti hanno pianto i morti di Torino, quanta solidarieta’ ma anche quanta ipocrisia! Sappiamo tutti che questi e tutti gli altri lavoratori e lavoratrici uccisi sul lavoro non hanno perso la vitra per causa del destino, ma per precise responsabilita’ delle imprese e per la non curanza e l’inefficienza dei poteri pubblici.

La difesa della salute passa attraverso salari giusti, lavoro sicuro e non precario, orari umani e tempi di lavoro accettabili. Tutto questo oggi non c’è perche’ in tutti i luoghi di lavoro un’organizzazione della produzione tesa al massimo profitto nel piu’ breve tempo possibile consuma e distrugge la salute e la vita delle persone. Per dire basta bisogna cambiare davvero il modo di lavorare, deve finire il ricatto : " o mangi questa minestra o salti dalla finestra", cioè le imprese devono essere costrette a rinunciare al supersfruttamento del lavoro. Per ottenere questo devono intervenire i poteri pubblici, con la prevenzione e la repressione, senza connivenze e senza indugio e punendo con il carcere chi è responsabile di omicidi sul lavoro.

Dopo il pubblico cordoglio non vogliamo piu’ parole ma fatti e i fatti sono che le imprese, i poteri pubblici, il governo devono considerare la persona che lavora prima di tutto, prima della produzione, prima del profitto, prima del mercato.

Non si deve piu’ scambiare il diritto alla salute e alla sicurezza con il diritto al posto di lavoro.

Nei luoghi di lavoro bisogna lottare per la salute e la vita: se c’e’ un rischio denunciamolo, fermiamoci, non lavoriamo e non facciamo lavorare.

Nel sindacato ci deve essere la massima intransigenza nella difesa della salute dei lavoratori, senza subire ricatti, pressioni, mincacce da parte delle imprese. Chiediamo a Cgil, Cisl, Uil lo sciopero generale per la salute e la sicurezza sul lavoro.

FERMIAMO IL PAESE PER FERMARE LA STRAGE"


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Dopo il pianto non facciamo sbollire la rabbia
21 dicembre 2007, di : Damiano |||||| Sito Web: Un serial killer chiamato Capitale

SERIAL KILLER!

L’ennesima tragedia con 3 operai morti, altri feriti - anche gravemente - per un’esplosione in un’ acciaieria a Torino ed ecco il solito scontatissimo e stucchevole bla,bla, bla del presidente della repubblica, del papa, dei sindacati, degli opinionisti, dell’azienda etc. etc. Stavolta c’è più visibilità delle solite quattro righe in cronaca, forse perché avviene in un grande stabilimento. “E’ inaccettabile, non deve accadere , etc” dicono lorsignori e via di retorica e frasi fatte. I soliti ipocriti discorsi sulle misure di sicurezza che erano carenti perché bisognava risparmiare, lo straordinario per integrare i magri salari, una disattenzione umana, il caso ecc. ecc. Come sempre. Come l’ultimo infortunio mortale. Come il prossimo. Gli unici che non parlano sono i lavoratori, i colleghi; gli unici che ne avrebbero il diritto. E che ne sanno immensamente di più di tutti loro. Fateci caso, dove i salari sono più alti gli infortuni e le morti sono proporzionalmente più basse…

Compagni noi moriamo in 1400 ogni anno semplicemente perché siamo una MERCE CHE COSTA DAVVERO POCO sul mercato e come tale non importa molto al suo acquirente – il padrone - se si rompe o viene a mancare. Ma questo quasi nessuno ce lo dice. Triste realtà, vero ?? Di sicuro. Però è anche la realtà della stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti nel mondo, alcuni miliardi di persone, più o meno. Quindi, se vogliamo realmente porre davvero un argine a questo stato di cose va recuperato l’istinto e l’orgoglio di essere e sentirsi parte di una classe operaia internazionale. Nel numero consiste la nostra forza, non nel padrino politico-sindacale cui deleghiamo la tutela dei nostri interessi (con risultati palesemente scarsi tra l’altro). Solo facendo argine collettivamente contro gli interessi del sig. Padrone gli possiamo imporre misure di sicurezza reali e salari più dignitosi, e solo con scioperi senza preavviso – specialmente quando c’è più bisogno di produzione - rallentamenti del ciclo produttivo, picchettaggi ecc. In breve, esattamente l’opposto di quanto fanno i sindacati, siano essi confederali – apertamente collusi col padrone – o quelli sedicenti di base, che agitano – non importa se in buonafede o meno – l’arma spuntata del sindacalismo rispettoso delle normative anti-sciopero. Questo è l’unico linguaggio che i padroni capiscono: COSTI MAGGIORI per le LORO MERCI. Tutto ciò è solo il primo, necessario passo da fare, senza però mai dimenticare che solo il superamento del sistema capitalistico ci può mettere al riparo da quel serial killer che è il capitale! Vogliamo la LOTTA non I LUTTI !!

Così stanno le cose. E fintanto che non ne prendiamo coscienza per noi ci rimangono solo abbrutimento, rassegnazione e fatalismo.

P.C. Internazionalista – Battaglia Comunista

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