Uranio impoverito o coincidenza?

di Letizia Tassinari - martedì 16 novembre 2010 - 4909 letture

Un altro caso di Uranio Impoverito? “La mia odissea è iniziata molti anni fa”. A raccontare il suo calvario di oltre dieci anni è Catia Bonuccelli, sorella dell’ex sindaco di Viareggio e moglie di Alfredo Bandini, un maresciallo pilota dell’esercito oggi in pensione. Catia è una bellissima donna: bionda, alta, dal fisico esile, elegante, un sorriso dolce e lo sguardo triste. Madre di tre figli, la piu’ piccola ha solo 20 anni, e dal carattere forte. Non si è mai arresa e si è decisa a parlare della sua malattia, contro la quale combatte ancora, dopo aver letto la scorsa settimana sul Nuovo Corriere l’intervista al primario di Oncologia dell’Ospedale Unico “Versilia” dottor Amoroso in merito al militare colpito da una neoplasia testicolare al rientro da una missione di pace nei Balcani e delle migliaia di persone ammalate, e le centinaia morte, a seguito del contatto con il killer invisibile. “Mi sono sempre chiesta il motivo per cui mi ammalavo quando mio marito tornava da una missione”. Era il 1991 e il pilota era appena rientrato dall’Iran quando la moglie scoprì il suo primo linfonodo: le analisi, l’agoaspirato, ma nessun esame fu in grado di trovare il “male”. Passati tre anni, tra cure devastanti ed alti e bassi, il maresciallo Bandini nel marzo del 1994 riparte per una seconda missione: destinazione Somalia, per sei mesi. Al suo ritorno Catia però sta di nuovo male ed è costretta a sottoporsi ad un intervento chirurgico: il medico le toglie numerosi linfonodi dal collo – la cicatrice sul collo è visibile ancora, profonda, e lunga - li sottopone ad esame istologico, scoprendo che tre sono colpiti da neoplasia. E la diagnosi è quella che non lascia scampo: linfoma di Hodgkin, forma tumorale maligna. “ Per sei mesi sono stata sottoposta a radioterapia, dalla bocca alla milza, e il danno è stato devastante – ricorda -, anche se ho recuperato un po’ di salute e dall’estate del 1995 fino al 2000 la situazione è stata sotto controllo”. Dopo la nuova missione del marito in Kossovo, iniziata nel marzo del 2000 e finita nel settembre, Catia però si riammala: “Avevo mal di gola, non riuscivo nemmeno a deglutire, inizialmente mi diagnosticarono un ascesso tonsillare ma invece si trattava di un altro linfoma, il “no Hodgkin”, il peggiore”. E la cura a cui viene sottoposta è una serie di chemioterapie, di cui due sperimentali. Fortissime. “I dolori erano atroci, mi sono dovuta far sedare con l’oppio – racconta. Poi, per circa un anno, il marito pilota riparte, destinazione Libano, e quando ritorna in patria a Catia diagnosticano un nuovo linfoma, questa volta alle adenoidi. Altre chemio, la decisione di farsi prelevare le cellule istaminali, per potersi sottoporre all’autotrapianto, poi uno scompenso cardiaco, il dubbio dei medici di intervenire e la decisione, coraggiosa, di operarsi ugualmente. “Ho sempre pensato che la causa del mio male fosse l’inquinamento, e che il fatto che mi ammalassi ogni volta che mio marito tornava dalle missioni fosse solo un caso – confessa -, ma oggi mi vengono dei dubbi”. Il maresciallo pilota per stare accanto alla moglie, e alla famiglia, dopo un breve periodo concessogli dalla Legge 104, è dovuto venire in pensione ma Catia ora vuole sapere perchè si è ammalata: “La mia vita è un punto interrogativo - un qualsiasi disturbo, anche il più piccolo, accende in lei la paura di un nuovo tumore -, con controlli costanti, tac total body con contrasto, ecografie, radiografie, gastroscopie e analisi del sangue”. Senza contare che non ha più la tiroide, ha le arterie bruciate e il cuore è ormai compromesso. L’incubo è che il male torni, o che colpisca anche i figli. Forse solo nuovi esami sui vetrini effettuati in passato potrebbero far luce sulle cause – in letteratura è noto il caso di una madre e di una sorella ammalatesi dopo il ritorno di un militare da una missione, ora morto - ma per ora il dubbio di Catia Bonuccelli rimane: “Uranio Impoverito o coincidenza”?


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