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Cous cous e riserve naturali

Si è conclusa la 25° edizione del Cous Cous Festival a San Vito Lo Capo. Un’occasione per visitare i luoghi del trapanese

di Piero Buscemi - mercoledì 5 ottobre 2022 - 1401 letture

Siamo riusciti appena in tempo a sfuggire dal maltempo che ha flagellato la zona occidentale della Sicilia lo scorso fine settimana, proprio a ridosso della chiusura del festival prevista per il 25 settembre. Le immagini televisive ci hanno mostrato l’ennesima storia di dissesto idrogeologico e le conseguenze che da decenni sono subite dalla cittadinanza colpita. Li chiamano fenomeni meteorologici di forte intensità, spesso imprevedibili, a volte sottovalutati. Le uniche certezze che rimangono sono le strade trasformate in torrenti, le auto bloccate e i disagi che durano per giorni, fino a quando il deflusso dell’acqua piovana segue il suo corso naturale ristabilendo in parte una forma di normalità. Fino alla prossima "bomba d’acqua".

Girodivite, abituale presenza al Cous Cous Festival di San Vito Lo Capo da almeno un ventennio, non si è fatta mancare l’occasione per seguire l’evento e per tornare a visitare i luoghi più caratteristici del trapanese. Non poteva mancare la visita a Erice e ai suoi monumenti, la passeggiata nel centro storico di Marsala dopo oltrepassato la Porta Garibaldi, un salto a Calatafimi alla ricerca di segreti risorgimentali mai rivelati, la visita obbligata a Trapani.

Tra le varie località, una che ci ha riservato una sorpresa mistica-culturale che non ci aspettavamo è stata Castellammare del Golfo. Visitata di sera in cerca di un po’ di refrigerio nonostante un settembre inoltrato, siamo stati invitati a entrare in una piccola chiesetta da un curioso personaggio che, con competenza e dovizia di dettagli, ci ha riassunto la storia e descritto i vari dipinti appesi alle pareti e raffiguranti vari santi. Si tratta della Chiesa del Purgatorio, una chiesetta risalente al 1600 che ospita nel sottorranei una cripta che ci ha mostrato un ambiente ampio e completamente bianco che ospitava delle tombe.

La Riserva del Monte Cofano è stata, però, l’arricchimento storico-naturalistico della nostra visita. Meno conosciuta della blasonata e sempre menzionata Riserva dello Zingaro, quella del Monte Cofano è una tappa obbligata per chi si trovi in viaggio da queste parti. Raggiungibile facilmente a piedi sia da Castelluzzo che dalla spiaggia di Cornino, offre al visitatore di inoltrarsi in un ambiente in stile dolomitico, con il mare cristallino alla destra del sentiero percorso, la roccia selvaggia a sinistra che, al calar del sole assume quell’intrigante colore rossastro del tramonto. Anche qui è possibile incontrare la palma nana, ma anche il carrubo, il mirto per citare qualche pianta tipica del luogo.

Noi siamo entrati dal lato di Castelluzzo seguendo le indicazioni, prima per il Lido Acqua Azzurra dove abbiamo incontrato qualche camper. Da qui, proseguendo a piedi, ci siamo indirizzati verso l’ingresso est che ci ha accolto con un ampio parcheggio destinato ai più pigri. Oltrepassato il parcheggio, che ospita la spiaggia di Punta Bucerno, ci siamo indirizzati verso una delle prime tappe panoramiche e suggestive della riserva. Si tratta della Torre della Tonnara di Cofano. Edificata intorno alla metà del XVI secolo, di forma quadrata e con le pareti concave, presenta questa caratteristica inusuale con lo scopo di deviare le palle di cannone sparate dalle navi nemiche.

La Torre ospita due ambienti sovrapposti. Il piano terra presenta un’apertura sul pavimento che costituisce una cisterna scavata nella roccia. Da una scala è possibile accedere al piano superiore che comprende due piccoli ambienti, spesso utilizzati per mostre o eventi culturali. Un’altra scala a pioli consente l’accesso alla terrazza sovrastante dove è possibile ammirare il panorama che si affaccia sulla baia di San Vito Lo Capo.

La Riserva di Monte Cofano riserva moltissimi altri sentieri da percorrere, si può decidere di seguire le indicazioni per Baglio Cofano e salire in cima fino a 657 metri, dalla stessa Tonnara ci si può arrampicare all’interno fino a raggiungere le scoperte archeologiche di Mauro Carpinteri. Suggestiva poi la leggenda legata al Passo della Zita che racconta di una giovane sposa (zita) che percorreva insieme al marito il ripido sentiero sulla sella di un asino e che, proprio in quel punto della costa, l’animale per paura di un serpente abbia sbalzato la giovane donna facendola cadere giù in mare.

Sono pertanto tante le motivazioni che invitano a visitare questi luoghi che ci siamo ripromessi di tornare a testimoniare, mentre ci giungono notizie di un ennesimo acquazzone abbattuto nel trapanese con prevedibili allagamenti di strade, case e negozi. Non più di qualche giorno fa, esattamente giorno 1 ottobre, abbiamo ricordato la tragedia di Giampilieri e Scaletta nel messinese. Il dissesto ambientale in Sicilia rientra tra le puculiarità delle quali si dovrà occupare il nuovo governo regionale. In attesa di risultati tangibili in tal senso, godiamoci quello che la natura è in grado ancora di offrirci.

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Panorama su San Vito Lo Capo
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Scalinata maiolica Calatafimi
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Indicazioni Riserva Monte Cofano
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Tonnara
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Monte Cofano
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Cripta


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