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Stand Up for Palestine

Lowkey, Yusuf Cat Stevens e Roger Waters in concerto a sostegno della pace, della libertà e della giustizia in Palestina

di Piero Buscemi - sabato 22 giugno 2024 - 672 letture

C’è un verso di una famosa canzone dei Pink Floyd che, forse, ha contribuito più degli altri a rendere immortale questo gruppo musicale. È quel "Heaven from Hell", inserito nell’iconico pezzo dedicato a Syd Barrett, fondatore e leader della prima fase della carriera della band, scomparso prematuramente e al quale Wish You Were Here ha rappresentato il devoto ringraziamento e la ballata che racchiude in poche strofe l’attaccamento all’amicizia e alla vita.

Quel Paradiso distinto dall’Inferno, come se possa essere ancora una scelta. A molti questa scelta non è dovuta. Non lontani da noi, sfiorano le nostre vite attraverso le notizie, a volte vere, più spesso false, che leggiamo e ascoltiamo, auspicando che la Storia ci possa restituire la verità.

Scegliere tra il Paradiso e l’Inferno possiamo ancora illuderci di poterlo fare, magari con una scelta politica, attraverso un voto che meriterebbe di essere più palese di quanto un’urna elettorale possa nascondere. Perché viviamo in mondo e in tempi in cui il silenzio e l’indifferenza sono i peggiori nemici.

Lo ha evidenziato Roger Waters, erede di quella creatività che oltre 50 anni fa ha consegnato al mondo una storia musicale che sembra non finire mai. La riconoscenza di Waters nei confronti di Barrett, in ogni occasione esternata, è stata presa a prestito dall’artista per deviare per un attimo questo sentimento nei confronti di un popolo, quello palestinese, ancora una volta oggetto di sopruso e violenza gratuita, sostenuta da un segnale divino che, chissà perché, è destinato solo ad una parte del mondo.

Si sono ritrovati, così, il rapper Lowkey, il cantautore Yusuf Cat Stevens e lo stesso Waters, insieme e in tre momenti diversi ad affrontare questo annoso problema, più giusto chiamarlo ingiustizia. Ha cominciato Lowkey con i suoi versi sincopati a parlarci di potere, quello del sopruso politico, quello dell’arroganza, quello che solo il popolo potrebbe rivendicare. Un popolo libero, rinchiuso dentro una Striscia come una condanna eterna per un peccato che non si ricorda di aver commesso.

E poi lui, l’autore di Father and Son, quel menestrello londinese che, come un incantatore ci ha guidato per decenni lungo una via che ci ha dato una nuova speranza per immaginare un mondo migliore. Quel Cat Stevens, poi Yusuf dopo la conversione all’Islam, che tanti problemi gli ha creato durante la sua carriera. Fedele al suo ideale di libertà, cantato e recitato tra una canzone e l’altra, ha ribadito l’amore per la pace, quella assoluta, quella che non giustifica mai una folle guerra.

Per ultimo Roger Waters, a riunire tutti i pensieri, i sentimenti e un destino comune che da sempre unisce l’umanità, anche quella che si ostina a sostenere un sopruso come unico scopo di vita. Waters, ha rimesso in gioco i versi e le emozioni di quella dedica a Syd Barrett, che Wish You Were Here rappresenta, dedicando il messaggio al popolo palestinese, riconsegnano la facoltà di scegliere tra quel Paradiso e quell’Inferno, in eterno contrasto fino alla fine dei tempi.

Fino a quando artisti di tale calibro, intellettuali, addirittura politici, semplici donne e uomini, si aggrapperanno a questa empatia globalizzata, rimarrà sempre la voglia di stringersi su un palco, accanto ad altri esseri umani, non importa sotto quale bandiera, ma uniti per sempre sotto un sentimento di libertà e di appartenenza ad una unica umanità.


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