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Binomi di parole (17): Sfalci e ramaglie

L’italiano non è una lingua morta. È bello ritrovare parole dimenticate o appartenenti a registri specifici o cadute in disuso...

di Alessandra Calanchi - mercoledì 27 dicembre 2023 - 212 letture

Non intendo entrare nella banale polemica sui cambiamenti gattopardeschi delle espressioni italiane – spazzino, netturbino, operatore ecologico sono la stessa persona, che fa lo stesso mestiere, ma in tempi diversi della storia d’Italia. Voglio invece soffermarmi sulle disposizioni contraddittorie che regolamentano la gestione dei rifiuti nel nostro bel Paese. Anche qui sarebbe bene fare un po’ di storia. Quando ero bambina, mia zia che stava in un condominio urbano con usciere, nei quartieri alti, aveva un dispositivo sul pianerottolo di casa per cui bastava aprire una porticina per versarci dentro tutta la monnezza (come si dice Roma: a Bologna si dice rusco). Non doveva nemmeno uscire di casa! Io che invece stavo sull’Appennino vedevo i miei genitori utilizzare due sistemi allora giudicati ecologici in quanto – scusatemi se è poco – erano governati nientemeno che dai Quattro Elementi: il Fuoco (camino o falò) in cui l’Aria faceva bruciare la Legna (oltre ai rifiuti) e l’Acqua del Rampaio, un torrente vivace che si portava via tutto in un istante. Ma erano gli anni Sessanta e ancora non si sapeva che non si doveva buttare a terra nemmeno un foglietto di carta – cioè, si poteva buttare solo ciò che era biodegradabile. Peccato che poi di biodegradabile ci sia stato sempre meno materiale col passare del tempo.

Poi sono arrivati i cassonetti rettangolari. Poi quelli a campana. Poi le isole ecologiche. E altro ancora. E la raccolta differenziata è stata certamente un altro passo avanti. Peccato che le regioni non si siano mai messe d’accordo fra loro, per cui a Pesaro il metallo va con la plastica mentre a Bologna va col vetro. Le cose si complicano se ascoltiamo la pubblicità musicale sulla tv nazionale: “il coperchio col vasetto non ci sta”. Ma allora dove lo metto il coperchio???

E giungiamo all’ultima trovata: sfalci e ramaglie. Un piccolo cassonetto urbano, marrone, grazioso come uno stipo, su cui sono disegnati motivi floreali non meglio identificati, e queste due parole: sfalci e ramaglie. Giuro, non le avevo mai sentite prima. Così, mi sono informata.

Sfalci : “taglio dell’erba di un prato; la quantità d’erba tagliata”. Vengono considerati rifiuti urbani nel momento in cui sono prodotti dall’attività di un privato nel contesto della sua proprietà, altrimenti vanno tra i rifiuti speciali.

Ramaglie : “insieme di rami secchi, staccati nella ripulitura degli alberi o caduti”. Credo usato l’ultima volta da Gabriele D’Annunzio (“ramaglia in fiore”).

A parte il fatto che non ci sono tutti questi prati e alberi in città, sono entrata in confusione. Punto 1: Se non ho un prato ma un balcone, anche il rametto spezzato dal vaso del basilico rientra negli sfalci? Punto 2: Se qualcuno mi regala un mazzo di fiori, sono considerabili come sfalci o li metto con i gambi dei carciofi e le bucce delle patate? Punto 3: Se dopo le feste di Natale devo buttare via l’albero rinsecchito, quanti cassonetti mi serviranno per farlo a pezzi e farci stare tutti i rami?

Un punto a favore c’è. L’italiano non è una lingua morta. È bello ritrovare parole dimenticate o appartenenti a registri specifici o cadute in disuso. Ricordate l’obliteratrice? Ora è anch’essa desueta, ma al tempo l’alfabetizzazione degli italiani fece un gran balzo in avanti. Non ho mai saputo chi sia stato il geniale Primo Utilizzatore del termine, che ovviamente non conosceva nessuno perché non esisteva: fu uno spin-off di OBLITERARE = cancellare, annullare, invalidare, rendere illeggibile, e di qui “apporre un timbro o una stampigliatura”. L’esempio che fa uno dei dizionari consultati è divertente: Non dimenticare di obliterare il biglietto, ma se continuiamo a investigare scopriamo che OBLITUS significa… dimenticato. Da cui OBLIO, ovviamente. Mamma, ho obliato di obliterare il biglietto!!! Diverso è il termine OBLATUS, soprattutto al femminile, OBLATA, che si riferisce a certi ordini di suore letteralmente donate a Dio. Come la protagonista del film Magnificat di Pupi Avati (1993). Ma non si poteva dire CONVALIDATRICE? Perché in realtà convalida il biglietto, non lo rende invalido. E avremmo capito tutti, anche chi non aveva studiato, magari pure gli stranieri.

A proposito di stranieri: quante volte l’italiano è ricorso all’inglese quando non ce n’era alcun bisogno? In ambito sanitario, quelli della mia età ricordano certamente l’introduzione del TICKET (biglietto in inglese) “a indicare la quota variabile che ciascun assistito dal Servizio sanitario nazionale deve pagare per ogni medicinale, servizio o prestazione medica”. Possibile che in tutto il vocabolario italiano non si trovasse un termine adeguato? Ma c’era ticket, così comodo, così corto. Anche se in realtà bill sarebbe stato ancor più corto e anche più corretto, visto che significa bolletta o conto). Eppure, il ticket è entrato nel nostro linguaggio e mentre agli inglesi, americani, candesi e australiani ricorda il cinema, il teatro e lo stadio, a noi ricorda la malattia.

Quanto agli sfalci e alle ramaglie, mi concentrerò sulla plastica e sulla carta e lascerò a voi erba e rami.


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