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Binomi di parole (14): Etica e Volano

È davvero curioso che queste due parole siano quelle che mi hanno maggiormente colpita durante una tavola rotonda sull’intelligenza artificiale tenutasi presso il Centro Studi Americani di Roma il 30 novembre 2023...

di Alessandra Calanchi - mercoledì 6 dicembre 2023 - 421 letture

È davvero curioso che queste due parole siano quelle che mi hanno maggiormente colpita durante una tavola rotonda sull’intelligenza artificiale tenutasi presso il Centro Studi Americani di Roma il 30 novembre 2023. Pronunciate entrambe più volte dai vari interlocutori, mi sono sembrate la prima una farfalla, la seconda un’ape, partite indipendentemente l’una dall’altra, il cui volo a un certo punto si è incrociato, poi se ne sono tornate entrambe da dove venivano.

Da una parte stava la filosofia, dall’altra la crescita economica.

Da una parte stavano gli interrogativi esistenziali, dall’altra il profitto.

Da una parte stavano la morale, la sostenibilità, l’equità, dall’altra il pragmatismo, la finanza, gli investimenti, lo sviluppo.

Mi sono immaginata che l’Intelligenza Artificiale fosse una convitata di pietra: presente, attenta, imprescindibile, eppure invisibile e sfuggente. Chissà che ha pensato, a sentir pronunciare cinque volte la parola etica in un consesso di umani che saranno anche pensatori eccellenti, ma rappresentano pur sempre una specie litigiosa, iniqua, violenta, irascibile, volubile? Chissà se lo sa che il volàno una volta era solo un gioco simile al tennis, quello che in inglese si chiama Badminton?

E chissà che ha pensato, a sentir parlare più volte di persona umana? Da tempo mi proponevo di indagare su questa ridondanza irritante che sta germinando nel discorso pubblico e così sono andata a cercare in rete qualche motivazione. Insomma, perché è venuto di moda parlare di “persona umana”? A voi non sembra una ripetizione? Una persona non è automaticamente un essere umano? O chi lo dice si vuole rivolgere solo alle persone che non hanno commesso atti disumani? Ho dunque cercato nel sito dell’Accademia della Crusca e ho trovato questa spiegazione che onestamente non conoscevo e che mi ha sorpresa non poco: altri avevano espresso la mia perplessità ed ecco la risposta:

‘Rispondiamo con il testo di Giovanni Nencioni, comparso sul numero 21 (ottobre 2000) della nostra rivista La Crusca per voi.

… quella espressione è nata dentro una tradizione filosofica e teologica che, considerando Dio, diversamente da altre religioni, una persona, ovviamente divina, doveva metterlo in relazione con l’unica altra persona esistente nel creato, quella umana. L’espressione persona umana va quindi riportata ad un ambito culturale dove le vere persone, nel mondo, sono due e perciò l’attributo umana non è ripetitivo ma distintivo dell’attributo divina.’

Bingo! La persona umana appartiene dunque alla catechesi della nuova evangelizzazione e non all’ambito giuridico-istituzionale. Perché allora la si usa in ambito laico? Ho scoperto che esiste anche in inglese (human person) ma sempre in ambito teologico. E ricordo che in inglese esistono invece due termini: HUMAN (umano e umana, aggettivo e sostantivo) e HUMANE (compassionevole, empatico/a) mentre in italiano solo uno. Il secondo, non pervenuto.

La mia ipotetica compagna virtuale potrebbe fare fatica a capire perché, in un incontro (laico) sull’intelligenza artificiale, si parli di “persona umana”. Potrebbe risentirsi, la mia compagna, che magari è pure ambiziosetta, potrebbe pensare che non ce la farà mai, la AI, a prendere il posto delle persone umane, figurarsi di quelle divine…

ma aspettate un attimo, magari anche no, tutt’altro… potrebbe insinuarsi invece tra i suoi circuiti, tra le sue reti neurali, l’idea che pian piano anche “persona digitale” possa, sgomitando un po’, farsi spazio tra le altre due, in una rinnovata (eretica, blasfema, ma stuzzicante) Trinità.

E perché no?

Provate a seguirmi: se l’etica approva il volano (e lo approva, che se no questi relatori non starebbero seduti fianco a fianco sorridendosi alla tavola rotonda) e se al sostantivo “persona” si può aggiungere l’aggettivo “umana” per distinguerla da Dio – che se no si farebbe una gran confusione (???) – significa che il sostantivo “persona”, da solo, non ha più il valore di un tempo. Si è persa la sua individualità, la sua forza sociale e politica, il suo diritto a esistere indipendentemente dal suo creatore – perché Dio è il suo Creatore – mi state ancora seguendo?

Quindi:

Se il Creatore (persona divina) è il Creatore dell’uomo/donna (persona umana), e se la “persona umana” è il creatore della AI, chi potrebbe mai obiettare all’uso di “persona digitale” per distinguerla dalla “persona umana”? … il che, oltre tutto, ci libererebbe finalmente dall’ormai sterile e stanco dibattito sul post-umano, trans-umano o quant’altro?

Scriverò all’Accademia della Crusca per confrontarmi su questi punti.

Ma intanto il nostro incontro è andato avanti e ho sentito ripetere un’altra parola più volte: accanto a “volano” è spuntato il “decisore”. È bastato che mi distraessi un attimo e come per osmosi, o gemmazione, ovvero in modo frattale, ecco lo spin off del volano, un super-agente iper-umano e solo maschile (provate a metterlo al femminile se ci riuscite!). Il decisore è quel che resta dopo la AI: “l’uomo rimane decisore”. Punto. Lo dicono illustri imprenditori di agenzie tecnologicamente avanzate, head manager e avvocati, ed ecco che questa parola – che fa rima con Creatore e forse è pensata non solo al maschile ma anche con l’iniziale maiuscola, Decisore – parte in volo anch’essa, tra la farfalla dell’etica e l’ape laboriosa del volano, e si palesa in tutta la sua bruttezza di moscone, di tafano fastidioso e ronzante. La Treccani mi rassicura: è un termine raro. Ma lo resterà? Quanto rimpiango i tempi in cui si declinava al plurale, indicando “i talmudisti che in base alla letteratura talmudico-rabbinica offrivano pareri in materia dogmatica, filosofico-religiosa ed esegetica e anche nel campo dei diritto, della morale, del rito e del cerimoniale”. Qui no: il Decisore è la persona umana (possibilmente di sesso maschile, perché genere non si può dire, ma anche sesso non sta bene) che collabora con la AI ma rimane al comando, al timone, al potere.

L’ape del volano è rientrata all’alveare col suo bottino.

La farfalla dell’etica si riposa sul bracciolo accanto al mio, ma un po’ più in là. Fra me e lei, rimane una sedia vuota.

Mi piace immaginare che su quella sedia ci sia un qualcosa a cui non so dare un nome, un qualcuno/a capace di ascoltare. Non mi interessa che sia umana o artificiale, che sia una persona o uno spirito. So che siamo state sedute vicine e che i nostri pensieri si sono intrecciati, come il volo dell’ape e quello della farfalla, e poi ognuno ha seguito la sua strada. Per ritrovarsi, chissà, un altro giorno.


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