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Poesia è politica (5): Poesia come rivoluzione

Cartografe del silenzio / di Adrienne Rich ; traduzione di Maria Luisa Vezzali ; introduzione di Massimo Bacigalupo. - Milano : Crocetti, 2020. - 256 p. - ISBN 978-88-8306-285-8.

di Alessandra Calanchi - mercoledì 27 marzo 2024 - 464 letture

Oggi parliamo di Adrienne Rich, grande poeta americana di cui è uscita in italiano un’ottima traduzione di Maria Luisa Vezzali, con introduzione di Massimo Bacigalupo. Il titolo è Cartografe del silenzio (Crocetti 2020).

Dall’esordio alla morte (1951-2012), si legge in risvolto di copertina, “Rich ha saputo analizzare e raccontare il cambiamento privato e storico” grazie alla sua “incrollabile fiducia nella poesia come rivoluzione”. La sua, come ebbe a definirla lei stessa, citando Edouard Glissant, è una “poetica della relazione”, e non fatichiamo a rinominarla “politica della relazione”.

Voglio iniziare citando una strofa di “Gli esploratori” (1955), p. 31:

[…]
O piccola Terra, nostro villaggio,
i giorni erano tutti troppo brevi e
la luce delle stelle non restava.
Noi, provinciali su quel gran treno
che ci vorticava nel buio e nella solitudine,
volevamo stupirti con un mito
più grande di quello che impallidiva
i nostri padri. Qui in questa notte lunare soli attendiamo l’alba come mai
è stata attesa prima da qualcuno. […]

Chi sono, oggi, gli esploratori? Siamo noi, che guardiamo il cielo stellato, o sono quelli che dissennatamente progettano di colonizzare Marte, dopo che il nostro pianeta è stato ridotto come sappiamo? Questi versi ci fanno sentire piccoli, ancora più piccoli della “piccola Terra”, che è un villaggio globale come scriverà McLuhan nel 1964, dove “non si può più tornare a casa”. I terrestri sono piccoli, provinciali, destinati alla solitudine, e un po’ patetici in quell’illusione di creare miti. Oggi, vittime di noi stessi (il cambiamento climatico, le disparità sociali, le pandemie, le guerre), non ci resta davvero che attendere l’alba come mai è accaduto prima, sospesi tra la speranza e l’abisso.

Desidero proseguire con la seconda parte della poesia n.9 della raccolta “Istantanee di una nuora" (1958-60), p. 41:

[…]
Donne, non val la pena a sospirare.
 Il Tempo è maschio
e quando beve brinda alle belle.
Lusingate dalla galanteria, sentiamo
celebrare la nostra mediocrità,
l’indolenza interpretata come abnegazione,
il ragionamento sciatto è chiamato istinto,
ogni errore perdonato, la nostra unica colpa
proiettare ombre troppo nette
o d’improvviso rompere gli stampi.

Per questo, celle punitive,
gas lacrimogeni, guerre di logoramento.
Poche le aspiranti a tale onore.

Qui è affrontata un’altra tematica oggi più che mai attuale, cioè l’impossibile raggiungimento di una autentica parità di genere. In Italia continuano ad aumentare il numero delle donne aggredite e uccise da partner ed ex partner e queste parole ci risvegliano l’orrore di fatti recenti, un orrore che non fa in tempo a sopirsi che ecco ne arriva un altro. Il tempo è maschio. L’oppressione, la violenza domestica, il sentirci sempre in colpa, è un onore a cui non dovremmo aspirare. E anche in questa parola si nasconde l’orrore del delitto d’onore, abolito dal nostro codice solo nel 1981.

Infine, da “Ghazal" (Omaggio a Ghalib) leggiamo l’incipit della poesia che porta come titolo la data, 26/7/68 (p. 77):

La notte scorsa hai scritto sul muro: rivoluzione è poesia.
Oggi non hai bisogno di scrivere; il muro è crollato.
[…]

I muri possono rappresentare confini, barriere, ma a volte sono solo spazi dove ci si può esprimere, e lo sanno bene gli autori dei graffiti urbani e i street artists. Qui il muro è una pagina bianca su cui scrivere un’agenda di vita, un corollario all’azione. Uno spazio su cui dare voce a parole che accompagnano il pensiero e l’ideale.

Se il muro crolla, ci sono due possibilità. O è perché al suo posto è stato creato un ponte fra diverse culture, un parco, uno spazio di festa e di libertà; oppure è perché qualcuno ha voluto distruggere quello che c’era scritto sopra, cioè quello che rappresentava la pietra stessa una volta che le parole le avevano dato loro un nuovo significato.

Ma in realtà c’è una terza opzione.

Il muro è crollato da solo, come se fosse stato sfinito dalla fatica del Tempo, dalla scarsa manutenzione, dall’oblio.

In tutti e tre i casi, portiamo sempre con noi una matita per tenere viva la parola Poesia.


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Copertina di Cartografie del silenzio, di Adrienne Rich

Adrienne Rich nacque il 16 maggio 1929 a Baltimore, nel Maryland. Esordì nel 1951 con la raccolta A Change of World; si sposò, ebbe tre figli, e dagli anni Settanta si avvicinò sempre più al movimento femminista diventando un’importante figura di riferimento. Attivista contro la guerra e per i diritti civili e autrice del celebre Nato di donna, si allontanò progressivamente dal marito e nel 1976 si unì a Michelle Cliff, narratrice e saggista, con cui rimase fino alla morte. Insegnò in diverse università ed ebbe molti premi. Morì a Santa Cruz, California, nel 2012.

Maria Luisa Vezzali vive a Bologna, dove insegna Materie letterarie nella scuola superiore, Di Adrienne Rich ha tradotto anche La guida nel labirinto (2011, premio per la traduzione dell’Università di Bologna) Ha tradotto inoltre Lorand Gaspar (Conoscenza della luce, 2006) e curato un’edizione di Saint-John Perse, Anabasi (2011). Poeta lei stessa, ha pubblicato L’altra eternità (1987), Eleusi marina (1992), dieci nell’uno (2004), lineamadre (2007, premio Anterem/Montano), Forme implicite (2011). Suoi testi sono tradotti in inglese, spagnolo, francese, tedesco e svedese.

Massimo Bacigalupo è uno dei massimi americanisti italiani. Professore emerito dell’Università di Genova, membro effettivo dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere, è anche regista indipendente e traduttore. Si è occupato di Emily Dickinson, Ezra Pound, Wallace Stevens e molti altri poeti e scrittori, ottenendo premi prestigiosi. È stato presidente dal 2001 al 2004 dell’AISNA (Associazione Italiana di Studi Nord Americani). Nel 2020 ha tradotto Averno e L’iris selvatico di Louise Glück (Premio Nobel per la Letteratura) e nel 2022 ha pubblicato Ezra Pound. Un mondo di poesia.


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