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Binomi di parole (13): Costellazione e filiera

Non ci viene detto fin da quando eravamo bambini che le luci che vediamo nel cielo sono partite dalle stelle miliardi di anni fa? Forse anche le stelle erano in filiera, allora.

di Alessandra Calanchi - domenica 3 dicembre 2023 - 305 letture

Cos’hanno in comune queste due parole? Nulla. E tutto.

Cominciamo dalla prima. Una costellazione è un raggruppamento di stelle messe in un certo “(dis)ordine”. Possono formare linee o figure, ma una è diversa dall’altra e non rimandano a figure geometriche regolari. Acquisiscono diversi significati solo grazie alla nostra immaginazione, alla nostra cultura, al nostro vissuto filogenetico, tanto che abbiamo dato loro dei nomi. La più nota è l’Orsa Maggiore (detta anche Grande Carro), ma sentiamo spesso parlare di Andromeda, Fenice, Giraffa, Cassiopea… Le costellazioni lungo l’eclittica sono 13, di cui 12 legate ai segni zodiacali, ma se ne conoscono (a oggi) ben 88.

La parola “costellazione” in senso metaforico può anche indicare un insieme di cose o edifici o persone sparse su una superficie, oppure un gruppo di divi/e (stars, stelle). Infine, esistono le “costellazioni familiari”, che non sono le stelle che frequentano casa nostra (come il nome parrebbe indicare), bensì un approccio terapeutico che mira a rivelare e sciogliere le dinamiche nascoste dentro di noi: secondo tale teoria, avremmo assorbito dalla nostra famiglia (inclusi gli antenati) tali dinamiche, che ora possono condizionare la nostra vita impedendoci di essere pienamente felici e di vivere serenamente le relazioni.

Filiera è un termine antico che è venuto di moda nel nuovo millennio a indicare una catena di produzione, una “fila” di elementi possibilmente virtuosa in termini di profitto e di tracciabilità. “Filiera” nasce come un dispositivo nella produzione di fibre tessili artificiali; crescendo, diventa una macchina per eseguire la trafilatura; in zoologia definisce l’organo produttivo della seta; ma è usato anche in chirurgia e in ostetricia a indicare parti di strumenti; in economia è l’avviso di messa a disposizione della merce; solo in età adulta la filiera, seguita dall’aggettivo “produttiva”, viene ad avere il significato con cui la conosciamo oggi: cioè, catena di passaggi produttivi che precedono l’arrivo della merce sullo scaffale del negozio (Treccani), ovvero, in altre parole, l’insieme degli agenti che direttamente o indirettamente operano lungo tutto l’itinerario economico di un prodotto, dallo stadio iniziale della produzione a quello finale dell’utilizzazione (Wikipedia).

ragnatela - immagine by pixers

Oggi filiera evoca trasparenza, equità, una produzione responsabile, una collana di anelli interconnessi, qualcosa di lineare, di bello, di utile, che ha un inizio e una fine, che ha anche un fine, tanto che anche solo l’atto di pronunciarla – “filiera” – sentite come fila bene – è garanzia di sostenibilità, endorsement di saggezza condivisa, assicurazione di qualità, imprimatur del Mercato. In inglese è chain (catena) ma guai a tradurre production chain con catena di produzione, perché fa un brutto effetto, ricorda le catene degli schiavi e la catena di montaggio delle fabbriche. E Dio non voglia, qui siamo nel Paese dei Balocchi del Made in Italy.

E riprendiamo le costellazioni. Le stelle non sono una filiera. Formano disegni, arabeschi, allineamenti, curve, ma non sono una serie di passaggi prevedibili, non hanno sequenze regolari, non hanno un prima e un dopo. Non stanno in fila. Non hanno uno scopo.

O forse sì? In fondo, non ci viene detto fin da quando eravamo bambini che le luci che vediamo nel cielo sono partite dalle stelle miliardi di anni fa? Forse anche le stelle erano in filiera, allora. Forse a un certo punto si sono stancate, sono scappate dalle catene, se ne sono andate in giro per l’universo reclamando la loro libertà.

Mi piace pensarla così.

Perché forse fra miliardi di anni anche le nostre azioni – lineari, ripetute, meccaniche, finalizzate, inconcludenti, meschine – si trasformeranno in luce.


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