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Poesia è politica (4): Arte di difesa personale

Elogio dell’indeterminazione / di Gianni Darconza. - Rimini : Raffaelli Editore, 2019. - 100 p. - ISBN 978-88-6792-242-0-

di Alessandra Calanchi - mercoledì 20 marzo 2024 - 500 letture

Che belle le poesie di Gianni Darconza, studioso, traduttore, autore, docente e poeta che dopo una prima laurea in Fisica ne prese una seconda in Lingue e Letterature Straniere, come a completare un puzzle che non poteva far bastare la scienza ma aveva bisogno delle humanities. E che qui unisce poesia e indeterminazione, immaginazione e realtà. “Per conoscere i propri limiti / bisogna prima farsi nebbia”, scrive (p. 7), ed è un po’ una dichiarazione di poetica: un elogio quasi dell’inconsistenza, della dissolvenza, non per un cupio dissolvi ma al contrario per radunare le forze e valutare con maggiore lucidità i confini – i limiti, le frontiere, i contorni.

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Copertina di Elogio dell’indeterminazione, di Gianni Darconza

“Perdere la propria forma” (Id.) è un presupposto per l’esplorazione, per la conoscenza: può essere il risultato dell’esilio ma anche il superamento della propria oscurità. “Siamo onda e particella / siamo amici e siamo nemici / siamo liberi e siamo in cella” (p. 8) – torna l’immagine della cella, che è la sineddoche del carcere ma anche lo specchio dell’elemento più piccolo di cui siamo fatti, la cellula.

Tra le poesie appare Einstein, ma anche Blade Runner, e anche l’Acheronte, e Il deserto dei tartari, e Maiorana… L’immaginario di cui ci siamo nutriti, noi di queste generazioni che hanno visto il tracollo delle democrazie e l’inizio della catastrofe climatica, è un immaginario che ci ha regalato mostri benevoli rispetto a quelli che siamo destinati a incontrare di qui a poco. E anche l’orrore della fine – che sia entropia o esplosione cosmica – non regala al naufrago solo desolazione, ma anche la speranza di una nuova terra promessa, o la magia di un’alba.

Sto giocando coi titoli delle poesie, di qui i corsivi.

Ma la più bella, quella che voglio riportare per intero, è Tecniche di difesa:

Scrivo sillabe e rime
per andare oltre la schiuma sporca
sulla superficie del fiume
per indagare nel profondo
di ciò che non porta via la corrente
Scrivo sillabe e strofe
per affrontare il brivido del vuoto
e lanciarmi col mio paracadute
in un viaggio astrale verso il suolo
su cui è inciso il mio destino
Scrivo sillabe e versi
come arte di difesa personale
contro le avversità di un mondo
che predilige l’inganno consueto
di ciò che brilla e non rimane

Credo che questi versi rendano alla perfezione la funzione politica della poesia: laddove la società preferisce l’inganno di ciò che è transitorio, la menzogna, la facile promessa, ecco che la scrittura può restituire l’essere umano alla sua umanità, al suo diritto di difendere se stesso e il proprio destino, a sconfiggere il vuoto e a resistere alla corrente.


Gianni Darconza (Giovanni quando veste i panni del docente di Letteratura Spagnola e di Letterature Comparate) insegna all’Università di Urbino da quasi vent’anni, e scrive e traduce per diversi editori ed è autore di un romanzo (Alla ricerca di Nessuno, 2007), racconti (L’uomo in nero e altre scorie, 2009), un’avventura per ragazzi (Il ladro di parole, 2013), un saggio (Il lettore e lo scrittore. L’evoluzione del giallo metafisico in Poe, Borges, Auster, 2013) e, insieme a Gian Italo Bischi, Lo specchio, il labirinto e la farfalla. Il postmoderno in letteratura e matematica (2018); La Pizia, la civetta e il cavaliere. Investigando Sciascia e Dürrenmatt (2022); e Calvino e la limpidezza della complessità. Tra Palomar e Parisi (2023). Molto conosciuto sia in Italia sia nei paesi del Sud America, partecipa spesso a eventi internazionali di poesia e ha vinto premi prestigiosi. Ha raccolto in volume La grande poesia ispanoamericana (2018), ha tradotto José Ramon Ripoll, Óscar Hahn e Marisol Bohorquez Godoy, co-fondato con quest’ultima la rivista Vuela Palabra, e ha pubblicato diversi volumi di poesie: Oltre la lastra di vero (2006), Scintillii in uno specchio rotto (2016), La memoria degli specchi e altre poesie (2016); Pensieri in forma khiusa (2020).



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