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Ballare all’indietro con i tacchi

La cantante e attrice australiana Olivia Newton-John è morta lunedì, a 73 anni, nel suo ranch a Santa Barbara, in California. Celebre soprattutto per il suo ruolo nel musical Grease (1978)...

di Sergej - martedì 9 agosto 2022 - 1319 letture

La cantante e attrice australiana Olivia Newton-John è morta lunedì, a 73 anni, nel suo ranch a Santa Barbara, in California. Celebre soprattutto per il suo ruolo nel musical Grease (1978), dove recitò al fianco di John Travolta, Newton-John ha cantato alcune canzoni che ebbero un grande successo di pubblico negli anni Settanta e Ottanta: quattro dei suoi dischi vendettero più di due milioni di copie ciascuno. Nel 1974 partecipò all’Eurovision Song Contest con la canzone “Long Live Love” e arrivò quarta. Nello stesso anno uscì “I Honestly Love You”, con cui vinse quattro premi Grammy.

La notizia della morte di Newton-John è stata diffusa dal marito John Easterling attraverso la pagina Facebook della cantante. Nel post Easterling ha ricordato l’esperienza della moglie con il cancro al seno: le era stato diagnosticato per la prima volta nel 1992, a 44 anni; era guarita e successivamente Newton-John era diventata un’attiva promotrice della ricerca scientifica. Aveva raccontato di avere di nuovo il cancro nel 2017.

Fonte: Il Post


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Nata a Cambridge nel 1948, dopo l’infanzia e l’adolescenza in Australia, nel 1966 Olivia Newton-John si trasferì nel Regno Unito dove iniziò la carriera nella musica incidendo il suo primo singolo "Till you say be mine". Nel 1974 si classificò al quarto posto all’Eurovision Song Contest con il brano "Long Live Love". A darle la grande popolarità, nel 1978, fu Grease, il musical di maggior successo nella storia del cinema. Da allora ha pubblicato numerosi singoli di successo, diventati numero uno, collezionato tour a livello internazionale e diversi premi Grammy.

Secondo lo storico Joel Whitburn, l’artista anglo-australiana è stata la cantante solista femminile di maggiore successo negli anni ’70, un decennio nel quale riuscì a piazzare nove singoli nella Top 10, tre dei quali in cima alla classifica.

Con gli anni ’90 finì l’epoca d’oro ma Newton-John ha continuato a restare un’artista apprezzata anche nel nuovo millennio, grazie soprattutto alla sempreverde fortuna di "Grease", autentico culto per milioni di fan in tutto il mondo che ora piangono la perdita di una delle più belle voci della musica leggera anglosassone.

Nel 2017 ha girato gli Stati Uniti con l’album "Live On", inizialmente sospeso per i dolori alla schiena causati dal tumore. "Amo cantare, è tutto ciò che so fare - aveva detto in un’intervista - tutto ciò che ho fatto da quando avevo 15 anni, quindi è la mia vita". Tra i suoi più grandi successi, nel 1981 il singolo Physical seguito dall’omonimo album, vincitore di diversi dischi d’oro e di platino. Nello stesso era stata consacrata dalla stella sulla Hollywood Walk of Fame.

"Mia cara Olivia, hai reso le nostre vite migliori. Ti voglio tanto bene. Ci vedremo lungo la strada e saremo di nuovo tutti insieme. Tuo dal primo momento che ti ho visto e per sempre! Il tuo Danny, il tuo John!". Lo scrive su Instagram John Travolta, protagonista di Grease insieme a Olivia Newton-John.

Fonte: RaiNews



Nel 1978 con "Grease" fu un’esplosione. Qui da noi si era ancora nel corso della crisi economica - quella "petrolifera", che portò a una dura ristrutturazione di tutto il nostro mondo economico e sociale. In Italia ancora con gli strascichi del "terrorismo" e della "strategia della tensione", la mafia dominante al Sud e un potere politico avvitato su se stesso -. Negli Stati Uniti e in Europa, in Italia e poi dappertutto, il film fu dirompente: perché era una liberazione. Un atto di libertà - quella dei singoli, degli individui e della musica nei confronti a tutto quello di brutto e di opprimente dovevamo vivere ogni giorno.

Il musical ha sempre avuto una grande funzione liberatoria.

Fred Astaire e Ginger Rogers ballavano nel periodo più nero della crisi economica del 1929. Ginger Rogers era quella che faceva gli stessi movimenti di Fred Astaire ma con i tacchi. Il "ritorno" del musical nel cinema statunitense, dopo qualche anno di tramonto, fu nel 1978 una luce in fondo al tunnel. Anche qui, Olivia Newton-Johns era quella che ballava coi tacchi, seguita dal giovane John Travolta che le guardava il culo (per dire che "qualcosa" nei tempi e nelle appartenenze etniche e sociali era pur cambiato...).

Nel musical del 1978 vi era una libertà e il senso della sfrontatezza, che nessun film poteva avere in quegli anni. Non solo perché i protagonisti erano giovani - maledettamente giovani, diremmo oggi che li riguardiamo con gli occhi di anziani -, ma perché recavano nel cuore il senso di una liberazione e di una libertà, la freschezza e la leggerezza, di una modernità che avevamo perso. Non è un caso che proprio attraverso questo film, questo musical, inizia un fenomeno di lunga durata della cultura occidentale: il revival degli anni Sessanta, la retromania. Badate: siamo nel 1978, e gli anni Sessanta già appaiono un mito, lontanissimi. Davvero "l’epoca" era cambiata. E da qui in poi si cominciò a pensare agli anni Sessanta come "i mitici", "gli anni gloriosi", gli anni della giovinezza dell’Occidente. L’età perduta dell’oro.

Non è un caso, penso, che per il ruolo di attrice protagonista venga presa proprio lei, una australiana. Gli Stati Uniti cominciarono allora a "pescare" dai vivai australiani e canadesi, per ritornare in auge dopo la grande crisi. E non a caso la rivisitazione degli anni Sessanta avviene attraverso una "rilettura" modernizzata: prendere un italo-americano come co-protagonista, una cosa impensabile negli anni Sessanta (gli italo-americani erano ancora mafia e più vicini alle minoranze nere, in quanto a considerazione). La sfrontatezza, l’uscita fuori dai canoni - Olivia Newton-John con giubbetto nero da "teppista" e sigaretta in bocca: quasi una provocazione alla Kurt Weil che non un soporoso musical degli anni Venti e Trenta, di solito ambientato nell’alta rassicurante società degli smoking e della galosche...

"Grease" fu un piccolo grande film, un tassello importante della nostra storia sentimentale - e politica. Perché liberarsi della retorica della filmologia "impegnata" e barbosa fu anche questo, in quel punto della nostra storia, liberatorio. L’unico problema fu che a quel punto una ideologia aveva vinto - e noi ancora non lo sapevamo - e la scansione del capitalismo in chiave democratica e rooseveltiana era stata per sempre abbandonata. Il mondo ora era fatto di colpi di Stato contro le democrazie in Cile e Argentina, e il gruppo dei neolerci neoliberisti si avviava a "rivoluzionare" all’indietro la storia del mondo occidentale.



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