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Benvenuti nel lato oscuro dell’Impero

Zdanov : Sul politicamente corretto / Alberto Giovanni Biuso. - 1 ed. - Viagrande : Algra, 2024. - 157 p., [3] : br. ; 21 cm. - (Contemporanea : concetti, pratiche e forme / collana diretta da Davide Miccione ; 9). - ISBN 978-88-9341-732-7.

di Sergej - giovedì 23 maggio 2024 - 564 letture

A un certo punto abbiamo imboccato una strada sbagliata. La corriera in cui ci trovavamo ha smesso di percorrere strade asfaltate. Il cielo si è fatto livido, minaccioso. I passeggeri del pullman sono diventati degli zombie. E a guidare la corriera non riusciamo a intravedere nessuno. Che fine ha fatto l’autista? Come abbiamo fatto a finire qui, in questa distopia?

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Copertina di Zdanov, di Alberto Giovanni Biuso

L’agile libro di Alberto G. Biuso affronta in alcuni densi brevi capitoli alcune delle caratteristiche più inquietanti di questo nostro tempo. Già il titolo è una sfida al conformismo: "Zdanov", richiamo al funzionario sovietico del XX secolo. Ma, dice l’autore nella nota di premessa: "Naturalmente, il libro avrebbe potuto intitolarsi anche Goebbels. Sul politicamente corretto". Il saggio parla delle culture devastanti di questi anni: il "politicamente corretto", appunto; il "woke", il "gender". Si parla della scuola e del degrado dell’Università. Biuso interviene nella carne viva di questo nostro tempo distopico - usa un linguaggio forte, sferzante. Non è il suo un discorso di retroguardia, lontano da forme adulterate e nostalgiche tipo: "ah, tempi beati quando ancora c’era la democrazia" ecc_. Biuso brandisce Spinoza ("In una libera Repubblica è lecito a chiunque di pensare quello che vuole e di dire quello che pensa") e un’idea diversa e forte di umanità, e persino di Europa: "Di fronte all’invito fondamentalista e irrazionale al Pentiti! - pèntiti di essere europeo, bianco, maschio, eterosessuale - di fronte al buio incipiente e sempre più diffuso che viene dagli Stati Uniti d’America, ribadisco con orgoglio che l’Europa è la mia casa, è mia madre, è Heimat, è ciò da cui sono sgorgato, è la mia radice, è la lingua che parlo, sono gli dèi, è la bellezza, è la filosofia, è la libertà" (p. 154).

Il processo che dopo il 1973-75 ha decostruito l’Europa a partire dal thatcherismo (il fideismo del TINA: "There is no alternative" al capitalismo), con l’utilizzo persino del wahhabismo (in Afghanistan e poi nel Medio Oriente) [1], la sua introiettazione nelle forme del fanatismo e del fondamentalismo. Non un processo lineare, ma composito e che ha usato convergenze e sfruttato varie "fonti" culturali. Di qui il convergere e la sovrapposizione odierna di movimenti e fenomeni culturali diversi - ma tutti opportunisticamente incoraggiati nell’obiettivo egemonico.

"Il decostruzionismo woke è esattamente questo, è una barbarie che assume forme di rado intraviste nella storia delle società; un analogo potrebbe forse essere costituito dai militanti dell’ISIS che hanno abbattuto ’gli idoli’, le statue del Buddha, in Afghanistan [...]" (p. 18). Un decostruzionismo anche linguistico e concettuale finalizzato, proprio tramite il "politicamente corretto" a eliminare dall’orizzonte le problematiche socio-economiche: "Un esempio molto chiaro è la scomparsa della parola ’sfruttati’, sostituita da termini quali ’esclusi, sfavoriti, ultimi’ e soprattutto ’discriminati’. Mentre lo sfruttamento implica la critica a un ben preciso sistema produttivo e rapporto di produzione, i termini psicologistici e sociologici che lo hanno sostituito rimandano invece a una vaga e quindi innocua forma della morale" (p. 18).

E ancora:

"[...] il Politically correct costituisce l’alibi che ritiene di poter sanare e nascondere con un linguaggio asettico la ferita sociale. Il politicamente corretto è soprattutto tra le meno percepite ma tra le più profonde forme di colonizzazione dell’immaginario collettivo provenienti dagli Stati Uniti d’America [...]" (p. 30-31)

Questo di Biuso è un libro importante, che si colloca all’interno dei diversi tentativi che stanno avvenendo di ricostruzione e una ridefinizione degli apparati concettuali necessari per far fronte alla catastrofe in atto [2].

In questo nostro tempo orwelliano, facciamo fatica a usare una serie di termini, parole d’ordine, che invece costituivano il lessico familiare novecentesco. Dire comunismo, socialismo, capitalismo, occidente persino (cosa è "occidente": il dominio anglo-americano, le spinte neonazi del centro/nord europeo?), o sinistra... Siamo nella notte che fa tutti grigi, anche noi non sappiamo che colore siamo - di che colore è la nostra pelle. La neolingua invece ci bombarda con le sue distorsioni. Il nemico è "terrorista" e "dittatore"; le guerre sono "esportazione di pace" o di "democrazia". I missili non sono ordigni di morte ma "intelligenti". Dopo il 1989 ogni freno è stato disinibito, il muro è crollato e la parte dei vincitori è salita sul carro a voler rimodellare il mondo a propria immagine e somiglianza. Dismettendo la maschera che aveva fino ad allora usata, per convenienza e per propaganda. E ha calato la maschera anche sulle proprie popolazioni, fino ad allora blandite e satollate a dovere. Per i pezzenti non c’è bisogno del welfare state. I ricchi hanno vinto, i pezzenti hanno perso una guerra che avevano dimenticato ci fosse. Benvenuti nel XXI secolo, svegliatevi bambini - la realtà del Matrix è in questa guerra che ci accingiamo a combattere e subìre, in cui non ci sono buoni e in cui i nostri corpi servono solo per il tritacarne universale, e nella distorsione delle parole e dei concetti che stiamo attraversando. Abbiamo attraversato lo specchio dalla parte sbagliata, uno stargate, ma ancora non ci siamo davvero svegliati.

Chi scrive, chi prova a ragionare, non può che aggirarsi nervoso con un orologio in mano, proprio come un Bianconiglio. Avvertire: "Presto! presto! È già tardi!". Un po’ desueto, portatore di una lingua antica e con abiti non alla moda ("il tramonto della figura dell’intellettuale" p. 20) [3]. Ma chissà, se sei curioso, puoi seguirlo e infilarti nel buco del terreno, attraversare lo specchio e stavolta magari ritrovarti da un’altra parte ancora e scoprire che una "parte giusta" esiste davvero e non è solo una ennesima falsa parola...


Sinossi editoriale

Il politicamente corretto, l’oblio del corpo e della biologia, il crollo di ogni tentativo di trasmettere un’attitudine alla comprensione del reale, l’odio per la propria storia culturale e le sue feconde contraddizioni, il tentativo di operare ortopedicamente sul linguaggio. Questi sono alcuni degli argomenti di Ždanov. Evocando sin nel titolo i guardiani delle più ottuse ortodossie novecentesche, Biuso compie una difesa solenne e dolente, e a volte dura e beffarda, della necessità di serbare il pensiero, la libertà e la nostra natura cercante di fronte a chi ha deciso di maneggiare la bontà e i valori come fossero un randello o un sudario. (Davide Miccione).

L’autore

Alberto Giovanni Biuso è professore ordinario di Filosofia teoretica nel Dipartimento di Scienze Umanistiche (DISUM) dell’Università di Catania. In questo Dipartimento insegna Filosofia teoretica, Metafisica e Filosofia delle menti artificiali. Tema privilegiato della sua ricerca è il tempo. Altri temi di cui si occupa: la mente come dispositivo semantico; la vitalità delle filosofie pagane; le strutture ontologiche di Internet; la questione animale. Il suo libro più recente è Chronos. Scritti di storia della filosofia (Mimesis, 2023). Per Algra editore ha già pubblicato Disvelamento. Nella luce di un virus (2022). Il suo sito web è www.biuso.eu

Alberto Giovanni Biuso collabora con Girodivite da diversi decenni. Questa è una "recensione" decisamente di parte. Acquistate e leggete il libro! (s.)


[1] Stiamo parlando dell’Arabia Saudita. Vedi: Wikipedia.

[2] Tra le diverse letture, oltre a quelle segnalate da Biuso nel suo libro, segnalo anche David Graeber - figura di provenienza libertaria nordamericana (Thoreau ecc_). Dal mondo culturale tedesco potrebbe essere interessante Rahel Jaeggi: cfr. Glorie e miserie della filosofia in Europa : Una riflessione su politica e progresso sociale a partire da Fortschritt und Regression di Rahel Jaeggi / di Giacomo Croci, in: Il Tascabile.

[3] Sebastiano Addamo, in altra temperie culturale, parlava dei "chierici traditi".


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