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Benvenuti nell’ultimo Occidente

C’è del marcio in occidente / Piergiorgio Odifreddi. - 1 ed. - Milano : Raffello Cortina, 2024. - 261 p., [3] : br. ; 19,5 cm. - (Temi). - ISBN 978-88-3285-665-1.

di Sergej - mercoledì 5 giugno 2024 - 453 letture

Può essere un’impressione, ma è quando i tempi si fanno cupi (ma lo sono poi mai davvero non cupi? a parte il mondo della nostalgia e del ricordo dico...) che ci si aggrappa persino a quel che dicono "gli scienziati". Lo abbiamo visto "ai tempi della covid-19" con il proliferare di infettivologhi o sedicenti tali, tutti impegnati a rassicurarci dispensando consigli e intrattenendoci con statistiche e astuti suggerimenti per la sopravvivenza dalla mortenera...

"Gli scienziati", e lo diciamo tra virgolette. Perché poi qui si entra in un ginepraio. Chi è "scienziato", e chi stabilisce chi lo è e chi non lo è? Basta una sovrascritta su uno schermo televisivo? In realtà la scienza esiste, ma nel brodo di finte notizie e intrattenimento in cui siamo immersi, e che ci fa dimenticare tutto quello che abbiamo imparato alle elementari, la nostra mente pigra vaga da una posizione all’altra - esattamente opposta -. Vaghezza e ondivaghismo sono quello con cui ci allattano. Scienza e non scienza si confondono - e nel torbido se ne approfittano chi ha interessi veri.

Leggo, diffuso sui social media:

"Dio mi sta bene, e anche la patria e la famiglia; ma il trilogismo Dio-Patria-Famiglia non mi sta più bene.
Dico no a quel dio usato come cemento nazionale, a quella patria spesso usata per distruggere altre patrie, a quella famiglia chiusa nel proprio egoismo di sangue.
Non mi riconosco tra quei cittadini ligi e osservanti che vanno in chiesa senza fede, che esaltano la famiglia senza amore, che osannano alla patria senza senso civico”.

L’attribuzione: Margherita Hack. Splendida persona, Hack - e scienziato vero. In particolare fisico e astrofisico. Lei era una toscanaccia atea e irreverente. Come tutti gli scienziati, quando parlava di scienza era una scienziata; quando parlava di altre cose, era una cittadina - colta, sarcastica, intelligente. Ma, quel che più qui interessa: la frase citata non è sua. Ma di Adriana Zarri [1]. Anche Zarri è stata una persona splendida, ma non era una scienziata - per cercare di incasellarla e non attribuirle la definizione di filosofo, la si dice "teologa". La parola di una cittadina teologa vale meno di quella di una cittadina scienziata? Per questo lo scambio di attribuzione? Hack è "più famosa" di Zarri?

Ci aggrappiamo ai sacerdoti laici della scienza, dato che viviamo in un mondo (l’Occidente) che dopo aver scacciato gli dèi ha silenziato anche gli ultimi occupanti dei templi monocratici?

In questi ultimi due anni abbiamo letto diversi libri di esponenti appartenenti al mondo della scienza, che pubblicano libri - e dunque gli editori pensano che tali libri si possano vendere - al di fuori della destinazione accademica e rivolti (bontà loro) per una platea più vasta. Carlo Rovelli, Stefano Mancuso. E il matematico e divulgatore Piergiorgio Odifreddi.

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Copertina di C’è del marcio in Occidente, di Piergiorgio Odifreddi

"C’è del marcio in Occidente" lo diciamo subito è un libro che consigliamo di leggere. Perché cade a proposito nel momento in cui l’Occidente, di cui facciamo parte, si trova in un momento particolare della sua storia, in guerra - ma "per procura" - con il rischio concreto stavolta di passare dalla fase di pace a una di restrizioni. La perdita della bambagia in cui eravamo stati avvolti, la consapevolezza che non sappiamo neppure se saremo in grado di reggerci in piedi nel nuovo mondo che si apre davanti a noi.

Odifreddi spazia tra i più diversi temi politici e sociali, tocca un po’ tutta "l’attualità" un po’ organizzando il discorso un po’ divagando. È un polemista moderato, democratico. Proprio per questo le cose che dice possono essere maggiormente comprese da un vasto pubblico.

Il libro è incastonato tra due "cori", iniziale e finale. In cui si parla di storia attraverso alcune figure note e di riferimento dell’immaginario collettivo: Marx ed Engels, Dostoevskij, Gandhi, Einstein, Fidel Castro, Patrice Lumumba, Nelson Mandela, Martin Luther King, Konrand Lorenz, Solzenicyn (coro iniziale); José Saramago, Edward Said, Osama bin Laden, Al Gore, Assange, Pepe Mujica, Wole Soyinka, Putin e Xi Jinping, Subrahmanyam Jaishankar, Bergoglio (coro finale). In mezzo stanno 10 capitoli in cui accanto al titolo "laico" fa corrispondere in sordina e ironicamente i dieci comandamenti. Così al capitolo "L’Occidente" corrisponde il primo versetto "Non avrai altro dio all’infuori di me" ecc_. Non è solo un gioco né solo una intelligente ironia: ma è sottolineare come la civiltà occidentale ha attualizzato ciò che erano le spinte etiche di una religione - quella cristiana di origine semita - che ha segnato di violenza e di stragi questa parabola che ha visto emergere questa cosa chiamata "Occidente". Termine discutibile e artefatto, come molte cose che riguardano quel che siamo.

Odifreddi è tutto proiettato al come siamo arrivati all’oggi, ai problemi che ci troviamo davanti. Attraverso le cose che ha imparato, la sua storia personale che fa capolino in brevi incisi, prova a parlare ai propri contemporanei (noi tutti) con le parole della moderazione e del buon senso.

"Oggi, continuando a viaggiare per il mondo con il corpo o con la mente, sento dentro di me la vergogna di appartenere a una razza, una cultura e un blocco economico-politico-militare che ha così tanto, e così a lungo, bistrattato il resto dell’umanità. E questo libro è la mia confessione dei peccati di pensieri, parole, opere e omissioni che pesano sulla coscienza di un bianco italiano, europeo e occidentale.

Non mi basta, per autoassolvermi, pensare che delle stesse nefandezze che abbiamo commesso e commettiamo noi, si siano potuti macchiare anche altri. E meno che mai mi allevia la coscienza l’illusione che, forse, altri possono persino essere peggiori di noi. Un ladro o un assassino, anche se non raggiungono gli exploit di Leopoldo II del Belgio, rimangono pur sempre un ladro o un assassino" (p. 18).

Sapremo ascoltare questa voce, quasi il testamento di una civiltà e di un’epoca? O ci distrarranno ancora le nuove eclatanti dichiarazioni a cazzo di cane di questo o di quello dello show politico televisivo e giornalistico?


Sinossi editoriale

Piergiorgio Odifreddi, come molti italiani nati nel dopoguerra, è cresciuto nel mito degli Stati Uniti e dei soldati americani “liberatori”: sono stati loro, d’altra parte, ad aver salvato suo padre e suo nonno, entrambi deportati dai nazifascisti. Eppure, a partire dalla guerra del Vietnam, il suo rapporto con gli Stati Uniti inizia a cambiare. Ci studia per due anni, e ci insegna per venti. Viaggia in tutto il mondo, ed esplora in lungo e in largo il continente americano. Con sempre minor sorpresa, e sempre maggior fastidio, si rende conto dei modi violenti in cui gli Stati Uniti l’hanno sempre fatta da padroni: sfruttamento economico, embargo commerciale, occupazione militare... In questo libro riflette sull’arroganza dell’Occidente, anche attraverso i grandi pensatori del passato, e ci invita a non farci alleviare la coscienza dall’illusione che, forse, gli altri possono persino essere peggio di noi.

L’autore

Piergiorgio Odifreddi (Cuneo, 1950) ha studiato matematica in Italia e negli Stati Uniti, e ha insegnato Logica matematica presso l’Università di Torino e la Cornell University di New York. Nel 2011 ha vinto il premio Galileo per la divulgazione scientifica. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Il computer di Dio (2000), La repubblica dei numeri (2002), Pillole matematiche (2022), A piccole dosi (2023), e C’è del marcio in occidente (2024).


[1] dalla rivista ’Servizio della Parola’ n°186 - marzo 1987.


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