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Patto franco-britannico: l’alba della difesa europea?

La collaborazione franco-tedesca in materia di difesa è destinata a scuotere gli equilibri geopolitici europei.
di Ulmus Morfeo - mercoledì 10 novembre 2010 - 1944 letture

L’accordo raggiunto nei giorni scorsi tra Gran Bretagna e Francia in merito alla cooperazione in materia di difesa che i due Paesi instaureranno nei prossimi anni è un passo storico per l’Europa. Dalla ridefinizione dei lineamenti e delle prospettive strategiche europee che è possibile ravvisare da questa nuova Entente Cordiale, è più che lecito attendersi delle ricadute sull’intero quadro strategico europeo che, riposando sull’asse franco-tedesco, da troppo tempo vive in uno stato catatonico.

I trattati in questione sono due, l’uno riguardante una generale cooperazione militare, l’altro incentrato sulla collaborazione anglo-francese in materia nucleare. Riguardo alla cooperazione militare generale l’accordo prevede la formazione di un corpo di diecimila uomini costituito in modo molto flessibile, capeggiato da francesi o britannici a seconda della natura dell’operazione da svolgere. Specializzato nell’intervento in caso di disastri naturali e in soccorso delle popolazioni civili in scenario di guerra, il corpo di spedizione si addestrerà unitariamente e la lingua utilizzata sarà l’inglese (c’est la vie, n’est-ce pas?). Inoltre i due Paesi si impegnano a supportarsi reciprocamente con due portaerei qualora ve ne fosse la necessità. La collaborazione è estesa anche alla manutenzione congiunta di alcune forze aeree di trasporto militare e nel campo della ricerca per l’innovazione delle tecnologie militari. La collaborazione in materia nucleare è incentrata sullo sviluppo e sul testaggio di armi nucleari: il laboratorio di Valduc situato nella Borgogna francese e destinato ad ospitare test e simulazioni nucleari di entrambe le potenze, sarà operativo dal 2014 ed è prevista la costruzione di un nuovo centro di ricerca ad Aldermaston in Gran Bretagna.

I fattori che hanno portato Londra e Parigi a compiere questo passo storico siano molteplici e abbiano operato in modo sinergico. Partendo da un’ottica ravvicinata, i tempi di crisi hanno imposto ai due governi la necessità di effettuare ingenti tagli alla spesa militare principalmente nei settori navale ed aereo e con questo accordo si cerca di massimizzare l’efficienza ed abbattere i costi. Un’ulteriore incentivo ricollegabile a fatti contingenti può essere individuato nel comportamento che Berlino ha assunto negli ultimi tempi: la Merkel ha lanciato fulmini e saette per far passare in Unione la linea di riforma del patto di stabilità. Nel fare questo, la Cancelliera ha squarciato la dogmatica guaina irenica che avvolge i rudi pistoni del motore franco-tedesco, vero timone di comando dell’UE, violando così una regola fondamentale per una serena cooperazione: il comando è accettato se il potere non viene ostentato. Ma non è solo una questione di toni fine a se stessa. Con la revisione del Patto di stabilità si avrà una devoluzione di poteri dagli Stati nazionali all’UE e la definizione di nuove regole e meccanismi (che sono assolutamente necessari) potrà ovviamente tradursi per qualche attore in un accrescimento di potere relativo. I toni tedeschi hanno fatto nascere l’impressione che la Germania si prepari ad ampliare ulterioremente il suo peso in seno all’Unione. Non sarebbe dunque troppo azzardato immaginare che Londra e Parigi abbiano deciso di inserire nel loro mazzo una carta che potrebbe essere destinata ad incidere sugli equilibri di potere nell’arena europea. Ad un livello più alto d’analisi si può osservare invece che il compimento di un simile passo sul continente era un fatto altamente preconizzabile: al lordo di due principali premesse quali l’allontanamento statunitense dall’Europa e l’immobilità dell’Unione Europea nel cercare di costruire un quadro strategico e di difesa comune (in un mondo globalizzato in cui il potere relativo dell’Europa pare destinato a diminuire) c’era da aspettarsi che prima o poi tra coloro che più hanno da perdere in questa situazione, qualcuno , per non deragliare assieme a tutto il carrozzone, avrebbe cominciato a muoversi al di fuori dei binari morti dell’UE.

Ma quale sarà dunque il fallout che l’accordo franco-britannico genererà sulle prossime geometrie strategiche dell’Unione Europea? Al momento la collaborazione tra Londra e Parigi appare come uno scarabocchio a penna sui disegni pitagorici della Polonia, che aveva annunciato la volontà di giocare un ruolo strategico su questioni di difesa e sicurezza in vista della sua presidenza UE del 2011. Il “triangolo di Weimar” costituito da Berlino, Parigi e Varsavia dovrà dunque plausibilmente lasciare spazio al delinearsi di nuove figure, ed in questo, la possibilità e l’abilità della Francia di giocare su due tavoli potrebbe rivelarsi un fattore decisivo. Come decisivo sarà il fattore britannico che potrebbe spingere in futuro verso due diverse direzioni: aprire in modo selettivo la cooperazione franco-britannica ad altri Stati membri dell’UE in modo da creare un sistema di difesa flessibile e a geometrie variabili (cosa che però implicherebbe un maggiore coinvolgimento britannico negli affari europei che a Londra storicamente non è visto di buon occhio), o tenere Parigi saldamente ancorata alla Manica strozzando il flusso di linfa che l’accordo tra le due potenze potrebbe portare fino a Bruxelles?

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