Fraintendimenti elettorali
Il caso del Comune Z. Voglio parlarvi, a elezioni comunali avvenute, di un fatto che è locale ma rappresentativo di una logica diffusa, e dunque non nominerò il comune...
Voglio parlarvi, a elezioni comunali avvenute, di un fatto che è locale ma rappresentativo di una logica diffusa, e dunque non nominerò il comune dove si è verificato. Lo chiameremo Z. Chi lo conosce lo riconoscerà, chi non ne ravvisa somiglianze con le sue esperienze avrà modo di stare all’erta sulle scempiaggini che talvolta accadono.
In questa occasione, abbiamo un lieto fine.
Il primo personaggio della storia è un’assessora tenace e attiva nel sociale, che si dedica alle politiche di genere e ai rifugiati. In fase pre-elettorale le viene un’idea: creare un progetto di crowdmapping per aiutare le donne ad attraversare in sicurezza i luoghi del loro comune di residenza.
Il secondo personaggio della storia è un candidato di una lista che si autodefinisce “cristiani uniti”.
Non vi dirò chi è di destra e chi è di sinistra. Provateci da soli. E fa male.
Il primo personaggio (chiamiamolo A) fa girare un sondaggio al fine di iniziare a individuare i punti più pericolosi dell’area comunale, quelli meno illuminati, ecc.
Il secondo personaggio (chiamiamolo B) pubblica un post in cui deride il progetto, ricorrendo alla metafora di uno “sgambatoio per cani” in cui le donne potranno esibire le loro forme senza essere molestate.
Poi ci sono io (mi chiamerò C) che, indignata, rispondo all’invito di scrivere un commento su un giornale locale, che però ignora la mia lettera. Non mollo, e scrivo a un secondo giornale nazionale, ma con cronaca locale, che prima dimostra interesse, poi non pubblica nulla, facendo intanto passare la data delle elezioni.
Per fortuna le elezioni nel comune Z vanno bene e il progetto continua, articolandosi in una serie di incontri sulla sicurezza nei luoghi pubblici, finalizzati a creare una mappa digitale per leggere il territorio comunale in ottica di genere. Si parla anche di cura e di servizi alla cittadinanza. Gli incontri sono aperti a tutti, non serve essere donne, non serve prenotare. Il comune Z ha dato una lezione di vera democrazia (non populismo), di rispetto per l’Altro, di inclusione. Chiunque provi interesse per questo progetto potrà fare lo stesso nel proprio comune.
A seguire, la mia lettera che non è stata pubblicata. Abbiamo vinto lo stesso. Ringrazio A, l’assessora coraggiosa. E ringrazio Girodivite di esistere.
“Fraintendere l’idea di un crowdmapping femminile come una variante antropologicamente comica all’“area di sgambamento cani” non fa ridere. È un atto vergognoso e offensivo, che non varrebbe nemmeno la pena commentare, se non fosse che è un attacco aperto a una assessora del nostro Comune, una persona integra e impegnata nel sociale, a pochi giorni dalle elezioni comunali. Si parla spesso di hate speech, forse vale la pena tradurlo in italiano per chi non conosce l’inglese, ma il linguaggio dell’odio è una malformazione della comunicazione, un’ammissione di ignoranza mascherata da aggressività, una dichiarazione di impotenza linguistica e verbale. Come lettrice, sono piena di vergogna e auspico che l’autore non appartenga veramente al mio Comune, e che comunque trovi pace nella sua coscienza tormentata che gli fa cercare nemici dove ci sono vittime. Che si informi, questa persona, sul numero di donne assalite, beffeggiate, percosse, umiliate, discriminate, e non solo nel nostro Comune, ma nel nostro Paese che così vigliaccamente sbandiera i valori della Famiglia. Che provi a leggere qualcosa di serio, che impari a sostenere un dialogo, un dibattito, anche a contestare (per fortuna esiste il diritto alla libertà d’espressione) ma con il rispetto che merita ogni Persona”.
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