Palermo, deficit di pragmatismo

La parte della sinistra oggi è quella di rappresentare la popolazione svantaggiata, che altro?
di Antonio Carollo - lunedì 6 febbraio 2012 - 1177 letture

A Palermo le componenti del centrosinistra hanno sottoscritto un documento unitario. Si faranno le primarie di coalizione, nessuna intesa col Terzo Polo. Ha vinto il fondamentalismo di Orlando e della sinistra radicale, dico io. Certo, se la coalizione di centrosinistra, così delimitata, dovesse sbaragliare il campo sarebbe il sogno che diviene realtà. Ma in una situazione come quella di Palermo, dove il clientelismo ha dominato per sessant’anni, salvo che nel breve intervallo della primavera orlandiana, è realistico oggi affidarsi al sogno? Mi si eccepisce che inseguire i numeri porta al consociativismo. Non sempre in politica valgono le somme aritmetiche. Lo dimostra proprio il Pd, che oggi ha meno voti delle due componenti che fondendosi l’hanno creato. D’accordo, ma perché? Nella sinistra c’è un forte deficit di realismo, il pregiudizio ideologico, non lo si vuole ammettere, prevale ancora, anche a distanza dalla caduta del muro di Berlino e dell’URSS. La sinistra non mastica quel pragmatismo che per me rimane l’unico metodo per differenziare le forze politiche. La parte della sinistra oggi è quella di rappresentare la popolazione svantaggiata, che altro? Non servono pregiudizi, schifiltosità, superiorità culturale, o altro. Se arrivano aiuti dal centro, cioè da gente che difende il ceto medio, e non il grande capitale, è sensato rifiutarli?, tanto più se si sa che a Palermo la sinistra è rimasta sempre in un angolo. Certo, il discorso non è semplice come lo faccio io. C’è la complicazione dei voti mafiosi e di quelli prettamente clientelari. Se si riflette proprio queste complicazioni dovrebbero spingere a qualche compromesso con i partiti di centro. Oppure si confida sulla capacità di saper sollevare una grande ondata populistica?


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