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PNNR e uguaglianza di genere

Il PNRR prevede 600 milioni per orientare le studentesse verso le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics) con laboratori che si aggiungeranno alle ore curriculari. L’acronimo è rigorosamente statunitense. L’intervento è meritevole di non poche osservazioni critiche.

di Salvatore A. Bravo - mercoledì 28 febbraio 2024 - 411 letture

Siamo dinanzi ad un “episodio” che svela l’orientamento della democrazia a forma e misura del capitale. Walter Lippmann in Public Opinion (1922) e Edward Bernays in Cristallizzare l’opinione pubblica hanno definito l’attuale assetto istituzionale: democrazia guidata/gestita. Siamo probabilmente ad un ennesimo caso di “democrazia gestita dall’alto”. L’intervento del PNRR per la parità di genere dovrebbe sanare una ineguaglianza tra gli studenti e le studentesse con laboratori finalizzati a orientare le studentesse verso le discipline STEM. Tale provvedimento volto a salvaguardare l’uguaglianza delle opportunità formative tra alunni e alunne avrebbe un senso, se durante l’attività scolastica le studentesse fossero oggetto di una discriminazione nella partecipazione alle ore d’insegnamento delle scienze e delle discipline affini. Fortunatamente studenti e studentesse nelle medesime classi ricevono eguali attenzioni didattiche e usufruiscono di un eguale numero di ore di insegnamento in ogni disciplina. Studenti e studentesse frequentano il PCTO e hanno un tutor che li “consiglia e sostiene nell’orientamento”. La presenza di “figure professionali e di opportunità in modo massivo per la scelta professionale” è la spia evidente della “democrazia guidata”. Verrebbe da chiedersi dove sia l’autonomia quale valore e fine educativo primario.

Le opportunità, quindi, sono egualmente distribuite e i fatti lo dimostrano. Se si parte da tale presupposto reale e razionale non si comprendono le motivazioni per le quali nella partecipazione ai laboratori STEM le studentesse dovrebbero essere favorite. Dov’è dunque il merito, se è sufficiente appartenere ad un genere per avere una corsia preferenziale per accedere ai laboratori STEM? Tale modalità d’azione perché non porta alla protesta o alla semplice discussione uomini e donne in nome delle eguali opportunità? Per rafforzare le materie STEM inoltre, le scuole potranno usufruire anche dei servizi in partenariato con soggetti pubblici e privati, università e centri di ricerca.

Mercato STEM e ignoranza

La preparazione è il risultato di uguali opportunità formative e non di percorsi preferenziali che riproducono disparità. Se tale incoerenza non è debitamente valutata ciò è dovuto probabilmente alla naturalizzazione delle differenze sociali e delle opportunità ormai naturalizzate e normalizzate. Il mercato ricerca laureati STEM, pertanto si dà avvio in nome della parità di genere ad una operazione di riorientamento verso la scelta delle Facoltà e delle scuole tecniche-scientifiche in genere. Si devono rafforzare le competenze STEM, benché qualsiasi docente e operatore constatino sempre più spesso che la vera urgenza in ogni grado di scuola siano le competenze della letto-scrittura senza le quali è inibita la partecipazione democratica si è sudditi e non cittadini. I nostri alunni necessitano di lettura e di riflessione, ormai sono abituati alla sola logica S-R, manca non poche volte il pensiero complesso. Tale deficit è la causa profonda della violenza nelle relazioni e dell’ignoranza dei nuovi titolati. In Italia si può essere laureati e ignoranti esattamente come si può lavorare ed essere poveri.

Al centro non vi sono gli studenti o le studentesse ma il mercato che attraverso i fondi del PNRR penetra nelle scuole e le riduce a elemento orbitante intorno ad esso. Se lo studente fosse al centro dell’azione didattica, lo si lascerebbe libero di scegliere nel rispetto della propria indole e della propria storia formativa. La disparità presunta tra gli iscritti e le iscritte alle facoltà STEM non potrebbe dipendere dalla diversa indole e predisposizione dei generi?

In una società democratica l’essenziale non sono i numeri delle iscrizioni, ma il rispetto dell’indole delle persone. Il sospetto è che tale intervento didattico abbia lo scopo semplicemente di omologare le scelte al fine da ottenere cittadine e cittadini a misura dei desiderata del mercato.

Il messaggio indiretto che giunge agli studenti e alle studentesse è chiaramente di “orientarsi liberamente” verso le Facoltà STEM, perché le Facoltà umanistiche sono superate e ancor più sono per i perdenti. Non oso immaginare, ma dovremmo, lo stato d’animo delle studentesse e degli studenti che ricevono quotidianamente il nuovo catechismo laicista che le invita a iscriversi alla Facoltà STEM per essere emancipate e libere dai pregiudizi. Si pensi ad un Liceo classico dove le studentesse e gli studenti si iscrivono per amore delle discipline classiche e sono oggetto di un libero riorientamento. Si comunica loro che le materie classiche sono solo un residuo del passato da dimenticare, per cui la demotivazione verso lo studio è dietro l’angolo. Se fossimo in una nazione dalla solida democrazia partecipata le studentesse dovrebbero essere le prime a rifiutare trattamenti che le favoriscono in nome di una seria uguaglianza di genere, invece non ci sono manifestazioni che contestino il pericolo del matriarcato in nome dell’uguaglianza. Il silenzio su tale tema grava su tutti noi e sulla democrazia. Democrazia è possibilità di vivere la propria indole senza condizionamenti ma conoscendo se stessi profondamente. La pressione continua e il timore inoculato per la disoccupazione in un mercato volatile sono mezzi per condizionare le scelte, tanto più che vi è un generale discredito verso le discipline classiche, le quali sono parte fondante della nostra identità di italiani. Si deve diventare anglofoni e tecnocrati come i competitori e i dominatori del mercato.

L’iperstimolazione quantitativa delle attività didattiche neutralizza il pensiero e diventa la corrente fredda che necrotizza i talenti.

Stereotipi…

Ancora una volta dietro le buone parole e gli slogan si cela il mercato che guida la formazione, ormai decaduta con lo studente-consumatore-cliente e il docente animatore, a noi tutti non resta che ravvivare il dibattito, affinché il malinconico fatalismo possa essere sostituito dal pensiero critico. Tale vuoto politico e dialettico dimostra la necessità formare seri studiosi delle discipline classiche e filosofiche, oggi più che mai, poiché necessitiamo di strutture concettuali, in una realtà in cui imperano solo automatismi e nuovi pregiudizi non riconosciuti.

Gli stereotipi sono sempre un male, ma nel nostro tempo lo stereotipo è l’economicismo che utilizza presunti stereotipi di genere nelle scelte delle Facoltà per ridisegnare la vita comunitaria. Se fosse vero che i laboratori STEM hanno la funzione di trascendere taluni stereotipi, in base ai quali le studentesse si iscrivono alle discipline umanistiche per pregiudizi indotti, si dovrebbe agire, per parità di genere, egualmente con gli studenti che si iscrivono alle Facoltà giudicate maschili perché condizionati da pregiudizi e stereotipi, pertanto dovrebbero esserci laboratori per liberare anche gli studenti dai pregiudizi verso le discipline classiche. Non pare che questo avvenga o sia minimamente posto tale problema, anzi se uno studente/studentessa mostra interesse per l’Umanesimo non trova che freddezza e ostilità. Lo si dissuade garbatamente per il suo bene. Ma qual è il bene per uno studente? Non penso sia il mercato ipostatizzato o l’adorazione crematistica che conduce ad una infelice reificazione esistenziale. Se si ha passione, le difficoltà occupazionali che riguardano con gradi differenti tutti i l futuri lavoratori. sono ben affrontate.

La verità si rivela facilmente, se si martella con la forza del logos il provvedimento in oggetto. Si legge nelle Linee guida pe le discipline STEM:

“Le azioni didattiche e formative, finanziate con le risorse dell’investimento “Nuove competenze e nuovi linguaggi”, sono finalizzate al rafforzamento delle competenze STEM, digitali e di innovazione da parte degli studenti in tutti i cicli scolastici, con particolare attenzione al superamento dei divari di genere nell’accesso alle carriere STEM e possono ricomprendere, a titolo esemplificativo e non esaustivo, lo svolgimento di percorsi formativi di tipo laboratoriale e attività di orientamento sulle STEM, la creazione di reti di scuole e di alleanze educative per la promozione dello studio delle discipline STEM e delle competenze digitali. Inoltre, i finanziamenti contribuiscono allo sviluppo di una didattica innovativa, alla condivisione di buone pratiche, alla realizzazione di iniziative, anche extrascolastiche, per gli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado volte a stimolare l’apprendimento delle discipline STEM e digitali. Infine, possono essere promosse azioni di informazione, sensibilizzazione e formazione rivolte alle famiglie, in particolare in occasione della celebrazione nelle istituzioni scolastiche della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, per incoraggiare la partecipazione ai percorsi di studio nelle discipline STEM, principalmente delle alunne e delle studentesse, superando gli stereotipi di genere. Con le risorse PNRR per la formazione dei docenti, le istituzioni scolastiche hanno la possibilità di organizzare percorsi formativi sull’utilizzo delle metodologie didattiche innovative per l’apprendimento delle STEM, in linea con le scelte operate all’interno del piano triennale per l’offerta formativa e del proprio curricolo, anche basate su percorsi “immersivi”, centrati su simulazioni in spazi laboratoriali innovativi” [1].

Se anche vi fossero “stereotipi” che limitano le scelte delle alunne, la soluzione, certo, non è discriminare. Il progetto prevede, anche, il coinvolgimento delle famiglie, le quali devono partecipare all’orientamento. Una nazione è grande nella qualità, quando non predilige e non orienta, ma favorisce la crescita di ogni singolo individuo in modo spontaneo e libero. Per rendere il nostro tempo reale dobbiamo pensarlo e problematizzarlo per comprendere il percorso che stiamo attraversando, in quanto possiamo ancora divergere dal politicamente corretto.

[1] Linee guida per le discipline STEM, pag. 5


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