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Mafie e dintorni Viaggio nell’arcipelago mafie e nei loro rapporti con lo Stato e la società civile

Viaggio nell’arcipelago mafie e nei loro rapporti con lo Stato e la società civile
di Franco Plataroti - mercoledì 22 gennaio 2020 - 1836 letture

Al Nord, le mafie non esistono. Ecco, bisogna partire da questa frase stereotipata e falsa e strumentale, che succede a quella altrettanto strumentale secondo la quale la mafia sarebbe stata creata ad hoc per infangare il buon nome dei siciliani, per comprendere quale sia la motivazione alla base delle attività che un liceo artistico statale torinese, il Renato Cottini, ha intrapreso da qualche anno a questa parte. Noi crediamo che al Nord le mafie esistano, con buona pace di quell’area grigia di conniventi e complici che gravitano nei mondi magmatici della politica, della pubblica amministrazione, dell’imprenditoria, delle libere professioni e che, in un armonioso do ut des, traggono benefici e benefici rendono alle locali della ‘ndrangheta o agli affiliati alla camorra.

Proprio perché consapevoli che nel silenzio dell’opinione pubblica e della società civile, nell’asettica indifferenza di chi ignora, le organizzazioni mafiose possano rinvigorire i loro traffici illeciti e l’alchemica trasformazione dell’illecito in lecito, pensiamo che restare inerti sia altrettanto delittuoso che delinquere. Dunque, con il sostegno di un dirigente scolastico (arch. Antonio Balestra) sensibile alla questione, da circa quattro anni, abbiamo dato vita a una serie di iniziative che hanno messo dinanzi a discenti e docenti (e, in qualche caso, agli abitanti del quartiere) alcune personalità legate, spesso in modo drammatico, al tema: Giuseppe Costanza, l’autista di Falcone, miracolosamente scampato all’attentato di Capaci, Salvatore Borsellino e, ancora, Paola Caccia, figlia di Bruno, magistrato ucciso su ordine della ‘ndrangheta a Torino nel 1983.

L’incontro con le Agende rosse, create proprio da Salvatore Borsellino, è diventato qualcosa di più che una collaborazione. Con la sezione torinese “Paolo Borsellino”, e grazie all’impegno di Carmen Duca (referente della sezione) e di altri volontari, si è stipulato un accordo al fine di rendere il movimento “presidio permanente” del Cottini. Un accordo che, va sottolineato, implica la condivisione da parte del liceo della cornice ideologica dentro la quale si colloca, almeno in parte, l’attività delle Agende rosse, ossia quella che riconosce come indebolimento del tessuto democratico del paese la “trattiva Stato-mafia”, così come viene delineata dalla sentenza della Corte d’Assise di Palermo del 20 aprile 2018.

E’ all’interno di tale accordo che nasce l’idea di promuovere un corso di formazione per docenti piemontesi sul tema delle mafie in Italia e sui loro rapporti con lo Stato e la società civile, l’area grigia, appunto. A partire dal prossimo 13 febbraio e sino al 5 maggio, presso l’aula magna del liceo si alterneranno cinque relatori, scelti in base al principio della competenza e della varietà professionale, ai quali si è chiesto di spaziare sul tema in questione. Ai primi relatori, Maria Bergadano e Lorenzo Amadio (membri delle Agende rosse torinesi), ai quali spetterà il compito di tratteggiare una carrellata storico-politica che dal Maxi-processo giunge sino alla “trattativa”, succederà l’avvocato Fabio Repici (7 marzo), avvocato noto per aver sostenuto la causa giudiziaria e morale delle vittime di mafia, che illuminerà il caso di Attilio Manca, l’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, scomparso, secondo la procura di Viterbo, per aver ingerito un mix letale di droga, tranquillanti e alcolici. La relazione dell’avvocato Repici cercherà di puntualizzare le tante ombre di una vicenda che, anche sulla base delle suggestioni problematiche offerta da alcuni pregevoli lavori giornalistici (Luciano Mirone, “Un suicidio di mafia” o Lorenzo Baldo, “La mafia ordina: suicidate Attilio Manca”), appare sconcertante e inquietante, poiché, dietro la nebbia e le lacune giudiziarie, si intravede l’ombra di quel Gaspare Troia, alias Bernardo Provenzano, latitante sotto la probabile copertura dei servizi segreti, operato alla prostata forse proprio dallo sfortunato medico barcellonese.

Il terzo relatore sarà Piercamillo Davigo (23 marzo), attuale Presidente della II Sezione Penale presso la Corte Suprema di Cassazione, che condurrà i partecipanti al corso dentro il tema “mafia e corruzione”, analizzando così quello che il professor Rocco Sciarrone dell’Università di Torino definisce uno di quei fattori di contesto, la corruzione appunto, che rendono appetibile per le organizzazioni mafiose l’infiltrazione e/o il radicamento al di fuori delle zone di origine. Tale aspetto, ossia l’espansione delle mafie nelle regioni centro-settentrionali, sarà ulteriormente sviluppato dalla giornalista torinese Manuela Mareso (7 aprile), già direttrice per anni della rivista ‘Narcomafie’. Attraverso l’analisi di un libro da lei curato, “Loro mi cercano ancora” (autobiografia della prima pentita di ‘ndrangheta al Nord, Maria Stefanelli), la relatrice esaminerà, da un lato, la condizione complessa delle donne all’interno del contesto ‘ndranghetista, e, dall’altro, ribadirà la questione posta dall’inizio di questo contributo, cioè la significativa presenza della criminalità mafiosa in Settentrione e, nello specifico, in Piemonte.

Il corso, nella mattinata del 5 maggio, sarà chiuso da Don Ciotti, figura che non richiede particolari precisazioni per l’impegno svolto sul fronte dell’antimafia. Il suo intervento, in fase di definizione, chiuderà un percorso che ci si ripromette di arricchire ulteriormente, magari attraverso la creazione di un gruppo di lavoro di docenti piemontesi in grado di affinare le competenze metodologiche e concettuali per affrontare adeguatamente un fenomeno larvato e sfuggente, a cui, come è noto, fa gioco il maestoso silenzio delle coscienze. Di tutte le coscienze, di quelle frammiste al puzzo criminale, di quelle, altrettanto se non più maleodoranti, complici della giostra delittuosa e criminale e, ancora, di quelle alle quali, come dichiara candidamente una studentessa, la mafia non interessa. Da questo candore potenzialmente esplosivo deve partire la scuola. Da questo candore che va sciupato con la realtà intendiamo partire.

LA BROCHURE DEL CORSO

Contatti: franco.plataroti@liceocottini.it


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