La seconda considerazione inattuale

di Pina La Villa - venerdì 21 marzo 2008 - 5011 letture

Le considerazioni inattuali

Il progetto di una rinascita della cultura tragica spinge la riflessione di Nietzsche verso la critica della civiltà occidentale. Nella prima delle considerazioni inattuali egli muove una critica a Wagner, che aveva ispirato insieme a Schpenhauer la sua prima riflessione, la musica era l’espressione immediata della vita, lo spirito dionisiaco.

La seconda considerazione inattuale

Scritta in pochi mesi, tra la fine del 1873 e gli inizi del 1874 Nella seconda considerazione inattuale, Sull’utilità e il danno della storia per la vita Nietzsche prende a bersaglio un altro dei tratti dominanti della cultura ottocentesca, lo storicismo. L’intero ottocento soffre di una malattia storica i cui sintomi sono l’eccessivo legame con il passato e l’atrofizzazione di ciò che in ogni cultura è l’elemento creativo e attivo. Questa saturazione di storia è in particolare pericolosa per la vita, indebolisce la personalità dell’uomo. L’eccesso di coscienza storica ha ridotto l’uomo occidentale alla decadenza, a passivo spettatore degli eventi. Per combattere la malattia storica Nietzsche reclama la possibilità di vivere e di agire in modo non storico. La vita ha bisogno di oblìo. L’uomo deve imparare l’arte del dimenticare così da poter agire secondo quel grado di incoscienza senza il quale non c’è felicità. Ancora una volta Nietzsche fa appello all’arte, come a quella potenza sovrastorica che è in grado di guarire la civiltà dalla decadenza orientandola verso l’eterno. Nietzsche distingue tre modi fondamentali di porsi in un rapporto non dannoso con la storia, i quali danno luogo a tre forme positive di storiografia: monumentale, antiquaria e critica. La storiografia monumentale serve all’individuo potente che combatte grandi battaglie, che ha bisogno di modelli e di maestri che non può trovare nel presente. La meta di costui è la felicità propria e dell’umanità intera. Il rischio è quello di falsare il passato, di mitizzarlo per renderlo degno di imitazione. Chi invece ama perseverare nella tradizione coltiva il passato come uno storico antiquario. Vita è per gli uomini di questo tipo essenzialmente memoria e fedeltà. Il loro limite è quello di servire la storia passata fino al punto di mummificare la vita. Chi al contrario soffre e ha bisogno di liberazione è indotto, per vivere, a gettare via da sé il passato, che avverte come un peso. Molto spesso dunque l’uomo ha bisogno anche di un terzo modo di considerare il passato. Qui subentra la storiografia critica, la quale esprime un atteggiamento aperto al presente, in grado di assumerlo come unità di misura per giudicare il passato. E tuttavia noi siamo sempre figli del nostro passato anche dei suoi errori e traviamenti: staccarsi dal passato è dunque sempre un processo pericoloso, pericoloso per la vita stessa. Solo se la vita sa porsi grandi compiti, ha ancora un senso guardare nel passato. Solo chi esprime una potente volontà di futuro sa scoprire il futuro che vive nel passato stesso. Se il progetto per il futuro viene a crollare, allora tutto il sapere storico è un peso morto, anzi un pericolo per la vita: l’uomo imparerà della storia solo la rassegnazione e la vita stessa, svuotata da impulsi creativi, si rifugerà nel passato ossia nell’illusoria pienezza di una vita già vissuta.

"la massa di ciò che affluisce è così grande, così sorprendente, il barbarico e il violento si gettano così possentemente serrati in orribili ammassi sull’anima giovanile, che essa può salvarsi soltanto con un’intenzionale ottusità. dove alla base c’era una coscienza più fine e forte, subentra anche un altro sentimento: la nausea. Il giovane è stato privato in tal modo di patria, e dubita di tutti i costumi e di tutte le idee. Ora egli lo sa: in tutti i tempi fu diverso, non conta come tu sia".


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