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Il culto ancestrale di Pachamama

Alessandra Agosti è intervistata da Lorenzo Poli (Pressenza)
di Redazione - mercoledì 31 marzo 2021 - 561 letture

Si tratta di uno dei culti più antichi della storia spirituale della Terra. Un culto tipico delle popolazioni andine, delle civiltà precolombiane che oggi è cifra caratteristica dei territori del Perù e della Bolivia. Con la vittoria di Evo Morales in Bolivia nel 2006 è diventata un segno di rivendicazione di una tradizione e di identità culturale che trovava il bisogno di essere difesa da attacchi squadristi, terroristi, machisti e anti-indigenisti di movimenti paramilitari di estrema destra. Nel 2019, con il golpe di stampo militare in Bolivia, le comunità indigene diventano bersaglio di episodi di violenza e, con loro, anche le loro lotte, il femminismo comunitario antipatriarcale, la wiphala (la bandiera dei popoli andini che venne bruciata pubblicamente dai gruppi fascisti) e anche il culto di Pachamama che viene definito “rito satanico”. Non a caso durante il suo insediamento, avvenuto il 12 novembre 2019, la golpista Añez ha giurato sulla Bibbia, affermando che il cristianesimo dovesse tornare al governo e che le popolazioni andine dovessero essere «esorcizzate» con riti ecclesiastici. Cosa che è stata presa alla lettera da molti preti che hanno dato adito ad azioni di profanazione bruciando pubblicamente le statuette di Pachamama. Non è la prima volta che Pachamama è vittima di razzismo. Sempre nel 2019 Papa Francesco aveva ospitato in Vaticano le popolazioni andine e anche delle statuette di Pacahamama. Il settore integralista ultracattolica ha subito mobilitato più di 100 studiosi che lo definirono “sacrilegio”, “idolatria”, “inganno diabolico di Pachamama” ed altre espressioni fuorivianti. Gli stessi che applaudirono a coloro che gettarono la statuetta di Pachamama nel Tevere, portando politici come il leghista Pillon a definirli “Dottori della Chiesa”. Ma cosa è veramente Pachamama? Cosa insegna questa saggezza ancestrale? Di questo e molto alto ne parliamo con Alessandra Agosti, esperta di ecopsicologia e studiosa di spiritualità indigene che ha approfondito durante il suo percorso spirituale con le comunità Inca del Perù.

Facciamo una piccola nota biografica: quando hai iniziato ad entrare in contatto con questo tipo di spiritualità?

Sono nata in una famiglia che mi ha sempre parlato di spiritualità, di vita oltre la morte e molto altro. Io, però, ho sempre pensato: “non so se è vero quello che dicono. Devo sentirlo sulla mia pelle”. L’universo non ci ha pensato due volte ad esaudire il mio desiderio. Infatti, l’ho sentito sulla pelle quando quasi 6 anni fa il mio ragazzo dell’epoca è morto. È stata un’esperienza tanto terrificante quanto magnifica. Piero mi ha letteralmente aperto le porte dell’aldilà. Non ho potuto decidere se credere o non credere: Piero mi ha presa per mano e mi ha fatto fare il giro turistico del mondo invisibile. Da allora mi sono inoltrata nel cammino sacro della Madre Terra che mi ha portata in Perù, dove ho incontrato una famiglia speciale di discendenti Inca. Mi hanno accolta a braccia aperte e devo a loro molto perché mi hanno fatto capire che la spiritualità va radicata nella quotidianità, nel corpo e nella Terra. Un componente della famiglia poi, è diventato mio marito. Sono orgogliosa oggi di poter parlare per loro e poter condividere ciò che mi insegnano.

Come nasce il culto ancestrale di Pachamama? È giusto chiamarla religione o filosofia?

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Idolo di Bennet rappresentante Pachamama, ritrovato in Bolivia nel giugno 1932

Il culto di Pachamama io credo che sia nato insieme all’uomo. Pachamama significa Madre Terra in Runasimi (la lingua degli Inca) ed in tutte le culture antiche troviamo l’idea della Terra come madre da amare e rispettare. Anche qui in Valle Camonica, i Camuni onoravano la Concarena ed il Pizzo Badile come sacra unione del maschile e del femminile. Addirittura nella preistoria si onorava la vita sulla Terra. L’archeologa Marjia Gimbutas ha trovato molti reperti archeologici in Europa, riconducibili all’idea del culto della Madre Terra, la Grande Dea ciclica che fa susseguire la ruota vita-morte-vita. Rispetta le leggi del karma e si esprime attraverso tutto ciò che crea, anche gli esseri umani.

Più che una religione, è una filosofia, è lo stile di vita ideale per ogni uomo. È scientificamente provato ormai che se l’uomo si allontana dalla natura perde il suo equilibrio psico-fisico. Perciò è ormai obsoleta l’idea che le persone delle culture antiche siano ignoranti e arretrate. Conoscevano e conoscono la relazione fondamentale con la natura e questo basta per capire che sono più saggi di noi.

Dove è maggiormente diffusa?

Un tempo tutte le culture del mondo vivevano secondo la filosofia di Madre Terra. Non c’era nemmeno bisogno di credere o meno, perché la connessione era talmente forte che non poteva creare nessun dubbio. Purtroppo nel corso della storia le cose sono cambiate in molte culture, e ne sopravvivono veramente poche con questa spiritualità. Nelle Americhe resiste tutt’oggi. a fatica si fa strada fra il cemento. Sicuramente anche in altre parti del mondo resiste, come in Siberia, in Birmania, fra gli Ainu giapponesi. Tutte queste sono minoranze ormai, ma è commovente la loro resistenza. Sono felice che sempre più persone occidentali si stiano rendendo conto dell’importanza di questa spiritualità e spero che ognuno di queste si impegni a preservare quel poco della saggezza che ci rimane. È essenziale, però, allontanarci dal pensiero occidentale egoistico. Oggi, con tutta questa tecnologia, abbiamo la fortuna di poter contattare i rappresentanti di queste minoranze e quindi abbiamo l’obbligo di far parlare loro. Per troppo tempo abbiamo raccontato noi la storia di tutti, è ora di passare il microfono agli altri protagonisti del mondo.

Quali sono le sue principali celebrazioni?

Le date importanti di celebrazione sono principalmente i due solstizi e i due equinozi, che scandiscono il ritmo ciclico di Pachamama e di conseguenza anche quello degli umani.

Però, ho amato scoprire come ogni giorno gli indigeni celebrano Madre Terra e la ringraziano per donar loro la vita. Prima di ogni pasto la ringraziano con un’orazione e se consumano del cibo in natura, per prima cosa donano un po’ di quel cibo alla Terra. È importante sapere che non donano i resti del loro piatto, ma ne preparano uno appositamente per lei. Prima di bere, donano delle gocce della bevanda al suolo. Quando è tempo di raccolta, i primi frutti e ortaggi che nascono vengono donati alla Terra. Insomma, siccome la vita è sacra, ogni giorno è una celebrazione. Come si svolge questo rito? Partecipando all’antica danza del dare e ricevere con amore e gentilezza. Questa danza avviene tra esseri umani, fra umani e animali e fra umani e Madre Terra.

Secondo me, noi occidentali, prima di cimentarci in qualsiasi tipo di rituale complesso, dovremmo imparare questo: il più semplice ma essenziale. Dobbiamo partire dalla base, altrimenti la struttura cadrebbe al primo soffio di vento. È inutile saper fare viaggi astrali se non si riesce ad abbracciare la propria madre. È inutile celebrare con rigore certe date importanti, se poi nella quotidianità ci allontaniamo dal fare sacro.

Il grido della Terra e degli ecosistemi è un grido contro la devastazione ambientale; un segnale che dobbiamo radicalmente stile di vita. Quale cambiamento spirituale propone questo culto antichissimo?

Prima di tutto dobbiamo rallentare. Il tempo viene scandito dalla Luna e dal Sole. Ci vuole tempo per far si che le cose vengano bene. Si sa, con la pentola a pressione si fa più veloce ma il sapore non sarà mai lo stesso di una cottura lenta. Dobbiamo rallentare e respirare, osservare tutto ciò che ci circonda e piano piano riniziare a dialogare con la natura. Come la mia insegnante di ecopsicologia Marcella Danon dice: dobbiamo passare da una relazione io-esso ad una relazione io-tu con la natura. Parlarle come se stessimo parlando con il nostro migliore amico. Aprire i sensori dell’empatia, solo così possiamo renderci conto di far parte di una grande rete. Nella natura non c’è gerarchia e questa è una cosa fondamentale. Ci sono molte correnti spirituali basate su una gerarchia e questo è frutto della società odierna. Gli indigeni si siedono in cerchio. Nel cerchio non esiste un inizio e una fine, un prima e un dopo, quindi non esiste un migliore o peggiore. La spiritualità della Madre Terra non contempla il giudizio, ma comprende tutti gli esseri viventi allo stesso modo perché tutti hanno la stessa importanza.

Alcune correnti spirituali mirano all’illuminazione, all’ascensione dell’anima che trascende il corpo. La spiritualità di Pachamama invece è fatta di fango, di pioggia, di bruchi, di ragni. Il corpo non è un fardello da portare a fatica fino alla morte, ma il tempio in cui l’anima di Madre Terra può esprimersi in modi sorprendenti e creativi. Perciò dobbiamo riappropriarci del nostro corpo e sentirlo sacro, dobbiamo dare fiducia al nostro intuito e al nostro istinto. Sorridere, essere gentili, porgere una mano, aprire le nostre porte, accogliere, il tutto danzando al ritmo della Terra.

Covid-19, un piccolo virus, ha fatto emergere l’insostenibilità della nostra economia occidentale. Cosa può insegnarci la spiritualità indigena nella situazione che stiamo vivendo?

L’economia degli indigeni si basa sul dare ed il ricevere. Un tempo non esistevano i soldi ed ognuno poteva impegnarsi a sviluppare la propria arte (qualsiasi cosa artigianale secondo me è arte, perché fatta con il cuore) e metterla a disposizione per la comunità. Non veniva ripagato con i soldi, ma sapeva che ogni altro membro della comunità era pronto a condividere la propria arte con lui, se ne aveva bisogno. Tutt’oggi, quando ci sono delle cerimonie, in Perù, ognuno arriva nel luogo d’incontro con del cibo e delle bevande che posizionano su di una lunga tela. Uniscono le patate, il mais, il formaggio, la carne e nessuno riconosce più ciò che ha portato e questo non importa. Non c’è questo bisogno di primeggiare. È normale condividere e fare le cose con il cuore. Questa è l’economia indigena. Sanno dare anche il giusto valore alle cose e non cercano sconti. Ad esempio la persona che si reca da un curandero, sa che deve portare in dono qualcosa di molto prezioso per far si che la guarigione avvenga. Questo non è perché il curandero costa caro, ma perché la persona riconosce l’importanza del suo lavoro e ricambia con la stessa moneta. Nella nostra società invece, se non costi caro non sei qualificato. Se chiedi un’offerta di cuore, ti danno 5 euro per pietà. Per gli indigeni questo è inconcepibile. Ogni cosa ha un valore e viene riconosciuto.

L’economia del dare e del ricevere è circolare e chi ha donato infine si ritrova a ricevere il doppio di ciò che ha dato e di conseguenza dona il doppio di ciò che ha ricevuto. È un circolo vizioso positivo in cui tutti sono soddisfatti e nessuno viene escluso.


L’intervista è stata pubblicata nel circuito di Pressenza

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