Il Piantadosi che pianta grane

Con la faccia da trombettiere che mi ritrovo voglio fare l’eroe della patria e suonare l’adunata alla carica, con corde e gagliardetti, urlando a squarciagola: “Avanti Savoia e Boia chi Molla”.

di Deborah A. Simoncini - sabato 5 agosto 2023 - 2265 letture

Con la faccia da trombettiere che mi ritrovo voglio fare l’eroe della patria e suonare l’adunata alla carica, con corde e gagliardetti, urlando a squarciagola: “Avanti Savoia e Boia chi Molla”. Ho capacità di sintesi e una memoria stupefacenti e con dignità selvatica faccio sorridere del mio eroismo strabico. “La tempesta ha provocato un disastro e volevano darmi la colpa”.

Le opposizioni mi hanno circondato con un diluvio cartaceo di petizioni e verdetti, legati e sigillati. L’ho detto e ribadisco: il nuovo sistema economico va fondato sull’agricoltura di piantagione e per questo ci servono i migranti. Nei viaggi di approvvigionamento, ancoro la barca nel fitto degli scogli, poso le nasse per gli astici e libero gli squali gattuccio, senza farmi mordere. La legalità ha i suoi sacerdoti ma spesso l’offendono. Ai trafficanti se non la smettono farò tagliare il naso. Sono protetto come si deve e andrà tutto bene. Farò picchettare le coste dalla Legione straniera. Pilota esploratore da militare, ne sono tornato traumatizzato, mi soprannominavano Lavvy-Loo: il lavatoio. Da ministro cerimoniere vi avverto di conoscere molti invitati alla cena delle beffe e sono in grado di pensare al futuro, anche se non ho idea alcuna di quale forma prenderà il mio futuro. Sono assolutamente incapace di fare progetti, anche perché non ho mai messo il naso fuori di casa: ho paura.

Si vedono solo stranieri e ci sono troppi neri in giro. Un quotidiano ha stampato a caratteri cubitali: IL VOLTO DELLA PAURA. Come si fa ad avere pensieri precisi? Sono andato via dal mio paese natio perché volevo diventare ricco, potente e famoso. Una rivincita sul mondo che mi aveva respinto. Oggi guardo tutti quelli che ho conosciuto nella prima parte della mia vita e dico: “guardate dove sono adesso. Mi avete insultato ma conto più di voi; avete fatto male i vostri calcoli a disprezzarmi e trattarmi da debole … quando si dovevano fare le squadre per partite di calcio o di pallamano non mi voleva nessuno. Ora soffrite dei vostri errori e per non avermi amato. Gli insulti e la paura mi hanno salvato. L’umiliazione mi ha obbligato a essere libero. L’unica via d’uscita era scappare. A dodici anni volevo fare l’attore. Ho fatto domanda, ho aspettato, ma la risposta non è mai arrivata. Ho alloggiato in più di una bettola di infima categoria. In tante occasioni mi hanno sorpreso a mentire e ne sono rimasto turbato”. Sapevo che ce l’avrei fatta solo attraverso la mia perseveranza. Nei primi mesi, quando viandavo, mi ero accampato e dormivo su un letto pieghevole decrepito, al centro di una grotta vuota, pervasa dall’odore d’umido, nella proprietà di un certo Liam.

Governavo quattro mucche, due cani pastore, un mulo e un numero variabile di pecore. Distillavo un’acquavite di patate che vendevo clandestinamente per comprare birra, tabacco e caramelle. Oggi, da uomo in maschera, ho un sorriso aperto, ampio, americano, gli occhi vivaci e un gesticolare teatrale.

Giorgia è tosta, avveduta e leale: di lei mi fido ciecamente, ha un aspetto così radioso da scaldare il cuore. Siamo inseparabili, ci uniscono le infedeltà. Non amo che le persone percepiscano le mie ombre e per questo colto da malinconia mi rifugio in camera e chiudo a chiave la porta. Quando sento in me la tristezza mi rinchiudo in me stesso finché non passa. Contrariamente alle aspettative sono nato nel pomeriggio invece che a mezzanotte. Per quanto possibile cerco di dare agli avvenimenti della giornata una valutazione positiva. Scrivo le leggi con umiltà e con umiltà chiamo ad applicarle e praticarle. La discussione sulla legalità va sottratta al monopolio dei giuristi, va messa con i piedi per terra. Ho bisogno di mezzi finanziari smisurati che posso avere solo illecitamente, chiedendoli a chi li ha, in cambio di favori illeciti. Il declino etico in questi anni ha accompagnato l’implosione del sistema politico. Un sistema retto da una pluralità di centri di potere. Il paese ha un indebitamento stratosferico. Per alcuni sono antieuropeista, per altri il più europeo di tutti. Mi ritengo un opportunista capace di approfittarsi delle contingenze, un difensore dei valori tradizionali, un conservatore dell’identità. Mi accusano di avere tendenze autoritarie ed essere fazioso, ma io la penso in grande: ho ben in testa un’idea di Europa che sarà inaspettata e divisiva, perché conosco bene la tecnocrazia europea e la voglio colpire con tutta la mia autorità. Voglio proteggere dall’immigrazione di massa e dalle pandemie.

Bravissimo in matematica e imbattibile nel raccontare storie, in casa mia sono diventato un estraneo. Scopro emozioni sconosciute: non ne sospettavo nemmeno l’esistenza. Lo chiedo a voi: a cosa devo mettere mano quando sento pronunciare la parola cultura? Da pettegolo, di livello mondiale, per evitare guai porto sempre con me uno straordinario cane lupo addestrato, il muso affamato d’aria e non solo. Se lo sguinzaglio so che in un soffio morderà mani e ginocchia e farà a pezzi chi dico io. Da bravo organizzatore di bagagli impilo alla perfezione, con previdenza, sempre pronto a tutto per la carriera.

Efficiente e lucido, mi sono ritagliato un campo d’azione vasto, anche se difficile da controllare: tutto il territorio nazionale. Voglio allargare la mia sfera d’influenza, senza sfinire la mia voce in conversazioni o discorsi inutili: per intrattenere l’attenzione del pubblico, quando parlo dal palcoscenico mi ergo alto. Mio padre passò la vita a spendere tutto ciò che aveva e quando morì stava sul lastrico e pieno di debiti. Non voglio fare la sua fine. Di mattina allegro fino alla rasatura, dopo era meglio non stargli tra i piedi. Da ubriaco faceva smorfie raccapriccianti. Alterava i lineamenti del volto in espressioni strambe e terribili che mi spaventavano a morte.

Vedo tutto anche a occhi chiusi e sento tutto anche se dormo, ma per evitare di affaticarmi gli occhi non guardo le piaghe degli incapienti nella vita quotidiana. Quel che c’è da vedere e da dire dico di vederlo e dirlo ai miei sottoposti. Una goccia di sudore gli scivolò dalla fronte: trattenne il fiato, fece una capriola e strombazzando scomparve dalla vista.


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