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I monologhi del pene

Era il 7 marzo del 2001 e 22 attrici, compresa la ministra Belillo, recitarono ’il Giorno della Vagina’, celebre serie di interviste a donne che subiscono violenza di Eve Ensler: fu al teatro Argentina di Roma. Sembrano passati decenni.

di Doriana Goracci - sabato 5 gennaio 2008 - 4302 letture

A parlare di donne, di leggi per le donne, di feti nati morti o feti morti vivi, sono lì, due dei più grandi caratteristi della scena politica italiana. Si fa un impietoso Primo Piano sui loro volti, consunti da un digiuno recente per Ferrara che ha voluto imitare l’antagonista di fronte, Pannella, avezzo a ben altre prove di digiuno e bulimia. Sembrano aver ritrovato la misura, non debordano più con facili effetti e logorroiche aggressività. Stanno lì in Rai a parlare di moratoria si o no, che tradotto per chi è ignorante, sta a significare un provvedimento di attesa , di sospensione, una dilazione. E’ stato scelto questo termine per iniziare una lotta quanto mai falsa e acchiappagrulli, è stato studiato al tavolino, non può essere casuale la parola-campagna per chi la sostiene, per chi ci si confronta.

Intanto i pugni cari alla Belillo sono persi nella memoria, le donne al parlamento si dicono intransigenti, ’che forse si può accorciare rammendare ricucire qualcosa...per far contenta sua santità. Le uscite- davvero- dal silenzio, rischiano una condanna per terrorismo, il palco ce l’hanno ancora saldamente quelle che vennero elette dai dirigenti di partito, la discussione on line sembra rimanere del si dice nel mio orto: vendono bene solo i cd di certi attori e i calendari delle veline, con carta di credito.

Di fatto, dopo aver visto la 194 ( merce internazionale- roba da narcotraffico) intervistata dalle interessate, travestite da Pannella e Ferrara, è andato in onda in televisione un mercoledì quasi notte, ’C’era una volta’, giornalismo di genere onesto e difficile, quello che lo capiscono tutte e tutti, sulle multinazionali in Colombia, si parla di Nestlè e Coca Cola grazie al reportage di Silvestro Montanaro. Scopro di notte, quando devo digerire tutto quello che ho visto, che Grillo ha copiato il V-Day.

Era il 7 marzo del 2001 e 22 attrici, compresa la ministra Belillo, recitarono ’il Giorno della Vagina’, celebre serie di interviste a donne che subiscono violenza di Eve Ensler: fu al teatro Argentina di Roma. Sembrano passati decenni.

Continuano anche nell’anno nuovo a farci le feste e noi a credere a certi Peter Pan di un’isola che non c’è. E a guardare allucinate come me, i monologhi del pene , in prima tv.

Prometto che spengo le trasmissioni, costi quel che costi.


L’articolo di Doriana è anche su Reset Netsons


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I monologhi del pene
9 gennaio 2008

Cara Doriana lascia stare i monologhi, con quello strumento tanto caro a voi donne si possono suonare magnifici duetti.

E non ci pensate più al femminismo che fra un po’ il pene spunta a voi, e sai perchè? Perchè in grande maggioranza le femministe di oggi sono lesbiche. Altro che monologhi del pene.

I monologhi del pene
13 gennaio 2008, di : Espanol

Doriana te prejo tu potrebe esplicarme mejo acun labiales che tu pronunziaste in esto articulos: me referisco en particular a los dos tiermines VAGINA et PENE ca nun cumpriendo in matarragna lingua. In mea linguada los dos tiermines son semblanti a los dos tipos des organ masculino et feminino, ma non me par possible ca tu pronunziaste los dos tiermines in esta franca manera. Cadunque sunt sertamente in error si penso ca tu parlaste de pen et vaginas come si fosse natural metter le suas vergognas enta la plasas. Effectivamente volio cunfessarte che misi ne la ricerca la parula vaginas ricercando pictiones de los organos por meschines rajones. Me paria a lo primo achitos che lo sitos "girodivite" putesse trattarse de un sidos ca praticaste lo escambio de copula. Me escucio por la mea maleducacion ma me manca muelto la femina espanola, caliente et hermosa. Doriana si me mandi una fotos te mandos una fotos in esta manera potremos canuscerci. Escuciame ancor per lo monologo de los pen ca tiengo in esta manera estupida, ma nun sapiendo cun chi parlar me retruevo sol a far monologhi del pen. Efectivamiente me manca vieramente las vaginas, me manca como el pan, el pen quelo lo tiengo ancora anco si de tanto in tanto la noche se miete a pianger por las suas solitudines.