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Coop 28 di Dubai

Il fallimento, prossima tappa il 2050

di cirignotta - mercoledì 20 dicembre 2023 - 736 letture

Dalle patentate testate giornalistiche ai rappresentanti dell’Unione Europea tutti hanno esultato in riferimento al documento ufficiale uscito alla fine della Coop 28. Nella realtà i fatti sono ben diversi e gli Stati che vivono alle spalle dei combustibili fossili sono riusciti a decantare i tempi sull’abbandono di questi combustibili creando una ipotetica sorta d’intenti che pone l’inizio dei processi di cambiamento al 2050. Avete letto bene l’inizio di una progressione graduale dovrebbe avvenire proprio fra 30 anni.

Tra le fonti alternative di cui veramente si è parlato troviamo il nucleare che ha rappresentato una condivisione a larga maggioranza, ma la sfida non è certo quella che viene presentata in quanto vi sono ragioni geopolitiche e tecniche che vanno a collidere con le illusioni politiche. Uno degli esempi di questa sfida è l’industria e specie quella dell’acciaio di cui si è molto parlato, un materiale che tende ad avere proprio entro il 2050 un aumento esponenziale che lo porterà ad un top di produzione di 25 miliardi di tonnellate al mondo.

La sua produzione è basata sugli altiforni che attualmente sfruttano l’energia fossile con produzione di CO2. Occorre una energia pulita e solo per fare girare questa industria occorrerebbero 900 centrali nucleari, cosa nella realtà impossibile. Aprendo un’altra parentesi importante, occorre visionare anche l’industria della guerra e le stesse guerre che fanno incetta di CO2 nell’atmosfera, con grande contraddizione di chi si batte il petto per mandarle avanti creando, delle contraddizioni freudiane di palese delirio. Il Mondo oggi aveva bisogno di restare su una prospettiva legata all’aumento della temperatura terreste di 1,5°, cosa oggi oramai impossibile vista la dilazione dei tempi che gli stati appartenenti alla coop 28 si sono dati, dobbiamo infatti parlare in considerazione delle scelte fatte di un 3,2° di riscaldamento globale entro il 2050.

Le previsioni in tal senso sono altamente allarmanti per ecosistema della Terra e in special modo per i fenomeni atmosferici. Come abbiamo accennato all’inizio molti paesi emergenti produttori di petrolio facenti parte dell’OPEC, tra cui ultimamente anche il Brasile, si sono opposti alla transizione fossile e continueranno tranquillamente le loro politiche che rappresentano per loro ricchezza e motivo di sviluppo economico la maggior parte del pianeta. Tali posizioni non sono state scardinate perché tali Paesi non hanno nessun interesse, la sfida di cui si è comunque parlato è che forse rappresenta il futuro è il nucleare a cui molti paesi hanno aderito in un processo d’intenti per triplicare le centrali nei loro paesi non rendendosi conto però che rappresentano solo il 50% del Pil mondiale.

Anche l’Italia si è trovata d’accordo sul nucleare ma non vuole istallare centrali nel proprio paese proponendo solo centrali con reattori di piccola taglia che devono attuare gli imprenditori in un sistema off - grid. Naturalmente solo parole visto che in Italia l’energia elettrica viene prodotta al 45% dal Gas e per il 15% con energia importata.

Infine, sia l’aumento della temperatura terreste collegata per alcuni ai cambiamenti climatici e la produzione di energia sostenibile viene rinviata al 2050. Il grande attore protagonista Mr. Nucleare, nella sua visione olistica, non potrà mai fornire una fissione utile a dare energia prima del 2050. Aspettare gli eventi ed il 2050 rappresenta la mera realtà con cui confronteremo nel futuro prossimo, questa è la reale visione della coop 28 di Dubai.

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