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Cernobbio e la riforma delle pensioni

L’ argomento che suscita maggiore interesse e che non ha mancato di apportare una sana e si spera utile riflessione all’interno della sinistra è la spinosa questione delle pensioni.
di Marco Ferrone - martedì 5 settembre 2006 - 7231 letture

Il workshop di Cernobbio, tradizionale appuntamento che si tiene annualmente nei primi giorni di settembre, anche quest’anno non ha mancato di fare notizia. A Cernobbio si discute tra i tanti argomenti, degli ultimi ritocchi da apportare sulla finanziaria. Gli argomenti che hanno tenuto banco sono stati soprattutto quelli riguardanti il risanamento dei conti pubblici, manovre, ordine pubblico ecc.

Ma l’argomento che suscita maggiore interesse e che non ha mancato di apportare una sana e si spera utile riflessione all’interno della sinistra è la spinosa questione delle pensioni. La tematica delle pensioni :una vera e propria spada di Damocle per gli ultimi premier che nelle scorse legislature hanno soggiornato a palazzo Chigi. Basti pensare che in 15 anni sono stati varati quattro riforme in merito alle pensioni.

L’ultima, nota come la riforma Maroni, ha gettato nel panico gli italiani. Questo, perchè la riforma dell’ex Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale , prevede che a partire dal 2008, possono andare in pensione a scalare coloro che hanno 35 anni di contributi e 60 anni di età. Il che vuol dire che nel 2014 occorrono 62 anni di età per la pensione. Insomma l’argomento è piuttosto delicato proprio perchè riguarda il futuro di tutti noi e dei nostri figli, sempre più precari nella vita e nel lavoro.

A nessuno sembrerebbe entusiasmare l’idea di lavorare oltre i sessanta anni e di percepire una magra pensione con il rischio di perdere addirittura il tfr (il trattamento di fine rapporto). Il delicato argomento non ha fatto altro che destare l’attenzione del Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale,Damiani, che ha fatto notizia in questi giorni, con la sua proposta di abbassare l’età pensionabile. Notizia che ha riempito le prime pagine dei giornali, suscitando sentimenti contrastanti non solo all’interno dell’Ulivo, ma soprattutto da parte dei sindacati.

Ha sorpreso tutti Damiani, sostenendo che insieme ai suoi collaboratori sta studiando l’ipotesi di portare l’età pensionabile a 58 anni. Bonanni, segretario nazionale della CISL, non ha assolutamente apprezzato la proposta del ministro. Anzi, ha fatto presente che è preferibile tenersi lo “scalone” (così viene denominata la riforma Maroni) anzichè far subire al paese ulteriori danni. Questa proposta sta suscitando dissapori all’interno della sinistra.Tanto per citare dei nomi, Fassino non ha fatto mistero di pensarla in maniera diametralmente opposta al ministro del lavoro. Lo stesso dicasi per Rutelli.

Intanto Prodi, nella giornata di ieri, da Cernobbio, fà sapere che non bisogna essere rigidi sull’età pensionabile. Lo stesso leader ha preferito scendere in campo allo scopo di smorzare le polemiche e di dare una immaggine di compattezza del governo non solo al Paese ma anche agli occhi dell’U.E.

Le affermazioni di Prodi sono sintomaticamente significative: appoggiare l’ipotesi di Damiani, tanto da andare avanti senza tentennamenti in merito alla tematica delle pensioni. Questo vorrà dire che il paese dovrà prepararsi all’ennesima riforma inerente una tematica sempre più spigolosa per il paese. In sintesi la nuova riforma delle pensioni dovrebbe prevedere che chi ha compiuto 57 anni nel 2007 e maturato 35 anni di contributi può subito andare in pensione.

Dal 2008, invece occorrono 35 anni di contributi e 58 anni di età. Naturalmente altri particolari in merito alla possibile riforma sono in vista di ritocchi e prossimamente verranno resi pubblici. L’Inps, da parte sua, registra che nel 2006 dovrà liquidare ben 66776 nuove pensioni, in più rispetto al 2005. Un dato che la dice lunga. Per finire la tematica delle pensioni, ha spinto tanta gente a fare domanda di uscita anticipata dal lavoro, questo, perchè aumentano i timori degli italiani di uscire dal mondo del lavoro il più tardi possibile con il rischio di percepire una magra pensione. Nel frattempo l’Unione Europea, osserva il nostro Paese, sempre di più preso da mille problemi e con il rischio di diventare il fanalino di coda del “vecchio continente”.


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Cernobbio e la riforma delle pensioni
8 gennaio 2007, di : fred

35 anni di contributi e 55 di eta sono gli ideali, ma le pensioni andrebbero suddivise per lavori più usuranti e meno.